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Critica d'arte, ruolo e valore di Giorgio Seveso
Cari Masi e Granetto, ecco qui un mio primo contributo alla
vostra sollecitazione (Pagina 88 del
Forum).
La situazione generale della critica darte italiana, oggi,
risponde in generale a quella della nostra arte contemporanea:
manca di profondità. Personalmente, ho ormai la sensazione di
vivere in una dimensione dellarte infantile, primaria,
semplificata, in cui si sono evidentemente imposte pulsioni e
motivazioni profonda-mente diverse dalle mie, un altro sistema di
avvalorazione delle opere, delle idee, delle qualità. Certo,
come critico e come cronista d'arte non ho mai avuto (e non
lho tuttora) la pretesa di capire tutto dell'arte che mi
sta intorno. Ma sostengo che per giudicare, per sentire la
qualità delle idee, dei sentimenti, delle espressioni occorre
seguire sempre e soltanto le proprie pulsioni interiori senza
adeguamenti opportunistici, occorre seguire solo le risposte che
detta la sensibilità di fronte alle opere, alle posizioni
culturali, alle persone. Non ho la pretesa di sistematizzare
questo mio modo, di dargli un nome culturale che possa chiamarsi
teoria o metodo, eppure lo seguo fedelmente, istintivamente,
consapevolmente, proprio come faceva (ho scoperto di recente il
suo bellissimo Critique davant-garde) anche
quel vecchio amico degli impressionisti che è stato Théodore Duret. Seguo il mio modo, anche perché cosa c'è dall'altra
parte? Ci sono soltanto sistemi di giudizio e di valorizzazione
mutuati direttamente da quelli del Mercato (uso la maiuscola
poiché mi riferisco a tutta l ideologia attualmente
trionfante del commercio, non solo al mercato dellarte);
dal luogo in cui, insomma, il valore è dato dal successo. Vendi:
vali. Non vendi: non vali. Ecco, questo è il punto rispetto al
quale ho le mie più forti perplessità sulla critica darte
di oggi. Vedo le riviste in giro, ciò che scrivono i giovani
critici: ognuno si sbraccia con argomentazioni tanto bizantine ed
oscure quanto autogiustificate e gergali per sostenere gli stessi
grandi nomi o i loro oscuri epigoni di provincia. Ve lo devo
dire? Sono profondamente scontento della società in cui viviamo
(non credo proprio che il nostro sia il migliore dei mondi oggi
possibile), ma sono soprattutto scontento della sua arte, almeno
di quella prevalente: di ciò che si vede in generale da almeno
trent anni in ogni grande rassegna contemporanea, ad ogni Kassel, ad ogni Biennale eccetera
Ecco, rispetto a queste
cose credo che il lavoro del critico d'arte come lintendo
io obblighi ad una sorta di solitudine, di discrasia rispetto
allo stretto contemporaneo. Forse è per questo che non scrivo
più su un quotidiano, come ho fatto per 30 anni qui a Milano con
l'Unità. Ciò che invece accade è che si stabilisce un ruolo
della critica estremamente pragmatico, che parte da un rapporto
esclusivamente teorico e libresco con i fatti dellestetica
per sfociare su di un atteggiamento diviso tra la figura
dellagente pubblicitario (un po intellettuale, un
po sensale degli artisti e soprattutto buon conoscitore dei
meccanismi del mercato e degli agganci internazionali attraverso
i quali imbastire una ministrategia di promozione per quella
tendenza, quel gruppo o quell'artista) e la figura del
capocordata, alla ricerca di una propria squadra da far trionfare
e sulla quale lucrare onori e denari. È anche per questo che
oggi non trovi un critico che davvero critichi un artista, che
operi la stroncatura di una volta: denunciare
linconsistenza di qualcuno sarebbe, difatti, come
denunciare la propria; sarebbe come svelare il gioco, il patto di
reciproca omertà rispetto allignavia del grande pubblico.
È passata universalmente, da noi, nellimmaginario diffuso
del nostro ambiente, la filosofia del DAMS bolognese. Arte uguale
musica uguale spettacolo: tutto è spettacolo, operazione sullo
spettacolo, show-business
No, il critico d'arte - per me -
deve essere critico, e dire se una cosa è inutile o
utile, e perché. Devessere uno che s'innamori
delle opere oppure le odi. Spiegando il perché e il percome
delle sue passioni. Pensando che il mercato è un accessorio,
talvolta utile ma più spesso fastidioso perché tende a piegare
e trasformare i gusti del pubblico secondo i propri interessi e
le proprie ragioni. In fondo la cultura è sentimento, cioè
intensità e consapevolezza del sentire: non è altro. E allora
bisogna distinguere: da una parte cè il ruolo che le
abitudini oggi dominanti hanno conferito al critico come
promotore, come animatore del mercato, come vetrinista di
determinate scelte; dall'altra cè un ruolo che somiglia,
se volete, a quello del missionario, certamente più appartato,
certamente meno gratificante sotto il profilo del successo
personale. Questo secondo ruolo, questa seconda possibilità
dessere si concretizza nell intervenire (così come
fa l'artista) sul corpo dell'arte viva di oggi per dire le
proprie autentiche reazioni, per agire le proprie convinzioni, le
proprie scelte. E poi (non dimentichiamolo) cè l
informazione. Anche questo è ruolo, compito culturale. Ma
cè qui anche un problema etimologico: informare non
significa soltanto mettere al corrente i lettori circa il listino
dei prezzi, come per la Borsa, e i vari andamenti del mercato e
delle sue tendenze. No. Significa anche formare, significa
operare per contribuire ad una crescita di conoscenza e di
strumenti critici nel pubblico, il quale spesso è disarmato e
vulnerabile, disinformato e non-formato. Significa rifiutarsi di
usare una eccessiva specializzazione della scrittura, un uso
gergale della lingua e dei riferimenti. Significa, insomma,
rifiutarsi di accettare il rischio di corporativismo, come si
diceva una volta. Cè un gruppo corporativo di persone che
si occupa di arte per se stessa e in se stessa, di un'arte che
basta a se stessa. Di unarte il cui destino sociale si
esaurisce nella grande collezione dinvestimento o nelle
scelte operate dalla lobby dei direttori dei grandi musei, che
gestiscono, soprattutto in Nord America e adesso anche in Europa,
le grandi donazioni e le Fondazioni, applicandovi (come per una
grande multinazionale dellarte contemporanea) le loro
idiosincrasie, i loro gusti, le loro convenienze. E non
dimentichiamo che si tratta di scelte che orientano, che
indirizzano non solo il mercato mondiale di ciò che già esiste,
ma anche influenzano e modificano i progetti di vita e di lavoro
dei giovani artisti e dei giovani critici. Per cui la grande
maggioranza di loro (che rappresenta larte di domani e di
dopodomani) si autoviolenta, si autocensura, lavorando in una
direzione che non è la propria, convinti che il destino
dell'artista (e del critico) sia soprattutto quello di vendere e
non di essere, di realizzare ciò che ha dentro. Ed ecco che il
cerchio di questi disvalori si chiude, e si rinnova.
Giorgio Seveso via Cenisio, 54 20154 Milano (Italy) http://www.digibank.it/seveso
Un Maxi Sito per L'Arte di Claudio
Corteggiani
Seguo regolarmente il
vostro sito da parecchio tempo e sono, come voi, impegnato nella
diffusione dell'informazione non mercificata dell'arte. Il mio
sito (
http://www.artstudio.it ) continua da quasi
due anni, nonostante le difficolta' economiche, a fornire
informazione il piu' possibile diversificata e completa nel
settore dell'arte, ma, nonostante il numero di contatti veramente
elevato ed in continua crescita, mi rendo conto che da solo non
riesco a fare piu' di tanto. La proposta, scaturita anche dai
contatti con Giorgio Seveso, potrebbe essere
quella di cercare di unificare gli sforzi di tutti gli
appassionati che, come noi, si occupano di questo settore. Non so
ancora cosa esattamente si protrebbe fare ma forse sarebbe utile
cominciare a discuterne in modo da creare una specie di maxi
sito, forse anche separato dai singoli siti, cui potrebbero
contribuire tutti quelli come noi. Esiste, per altri argomenti,
qualcosa di simile in Francia, dove un gruppo di webmaster ha
creato una rivista, U-zine, a cui ognuno apporta il proprio
contributo. Vorrei, con il vostro permesso e quello di Giorgio
Seveso al quale lo ho gia' chiesto, riprodurre nella mia sezione
'Eventi & Proposte' l'intevento nel Forum
"Critica d'arte, ruolo e valore" di
cui condivido pienamente lo spirito ed il contenuto, naturalmente
segnalando che e' gia' stato da voi pubblicato e linkandolo nel
modo consueto.
Vorrei pregarla inoltre di segnalare nella vostra pagina
dedicata ai migliori siti d'arte tra le riviste d'arte anche 'Titolo'
di Giorgio Bonomi che riproduco in forma telematica sul
mio sito gia' dal mese di aprile all'indirizzo http://www.artstudio.it/titolo . La rivista, presente quasi
esclusivamnte per abbonamento e giunta ormai al suo nono anno di
vita, e' a mio avviso, una delle piu' serie ed interessanti del
settore. In attesa di una vostra cortese risposta vi invio i miei
piu' cordiali saluti ed auguri di buon lavoro
EDIZIONI ART STUDIO Via Monterone 1 - 06049 Spoleto-
tel./fax +39-0743.49755
http://www.artstudio.it / mailto:redazione@artstudio.it
Caro Corteggiani,
la sua proposta ci sembra, non solo molto coraggiosa, ma anche
indispensabile per incominciare a porci seriamente il problema di
una moderna urbanistica informatica che renda la navigazione
nella rete italiana un po' più agevole. Noi pensiamo che per
l'arte bisognerebbe costruire una pagina web intersiti come
quella dedicata alla scuola, alla quale noi abbiamo aderito (
vedere Sit-in) . Per quanto riguarda la pubblicazione
sul suo sito dell'intervento di Giorgio Seveso naturalmente non
abbiamo nulla in contrario ma potrebbe essere più utile un suo
contributo sugli argomenti dibattuti da Seveso da pubblicare sul
suo sito e da segnalare nel nostro; un azione in tal senso
attiverebbe una sorta di ponte ipertestuale capace di dare
dinamicità al nostro comune lavoro. La ringraziamo infine
d'averci segnalato l'importante rivista Titolo' di Giorgio Bonomi, che abbiamo inserito nella pagina
dedicata ai migliori siti d'arte
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