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Il Riserbo e gli istrioni (lettera a Giorgio Seveso) di Alessandro Masi
Caro Seveso,
ho letto con interesse la tua risposta sul forum aperto da Gnomiz e mi sembra che ci siano tutti i capitoli della
discussione in oggetto, ossia del dificile rapporto tra l'arte e la critica, tra la critica e il pubblico e, infine, tra la critica e
la storia dell'arte di questi ultimi anni. Solo per mia comodità riassumo i sette passaggi essenziali del tuo intervento:
1) la mancanza di profondità del messaggio critico, come pure dell'arte di oggi; 2) la difficile individuazione di un
sistema di "avvalorizzazione"; 3) il tentativo di costituire una base di giudizio attraverso le "proprie pulsioni";4) la
"scontentezza" di vivere questo mondo; 5) la spettacolarizzazione della cultura; 6) l'essere "vetrinista" (e imbonitore)
del critico d'arte e - infine - la diacronia tra il ruolo dell'informazione che non riveste più l'ufficio di "formazione".
Complimenti! in un solo colpo hai riassunto tutti i mali del sistema. Concordo pienamente su tutti i punti.
Tuttavia aggiungerei un qualche segno di speranza al tuo lucido discorso, poichè sono convinto che non tutta l'arte
contemporanea italiana sia composta soltanto da nevrotici teorici invecchiati precocemente nella modernità
dell'avanguardia. C'è anche - per fortuna - un'altra Italia che riflette sulle tue idee, sulle nostre idee. Un'altra nazione, un
altro popolo della cultura che non rinuncia alla cultura.
E' vero molte colpe le abbiamo. Dovevamo vigilare di più: piccoli come i grandi critici che hanno ingrassato le tasche
della nostra provincia ed inquinato la coscienza dei nostri giovani continuando a farneticare liberamente. I loro libri - più
ancora della morale - hanno infranto quel velo di libertà che fino a qualche anno fa portava noi tutti a parlare
liberamente e costruire il nostro futuro creativamente. Un certo sensazionalismo e un fascismo della parola,
dell'immagine e dell'azione hanno preso il sopravvento sui più riservati cultori della cultura sospingendoli all'angolo e al
silenzio.
Conformisti e avventurieri si sono avvinghiati ai giornali, alle riviste, ai galleristi e agli stessi artisti avvelenando gli
spiriti, contaminando l'ambiente. Gli anni Ottanta e - peggio ancora - quelli successivi hanno registrato un pullulare di
piccoli istrioni, emuli di intelligenze partenopee, desiderosi soltanto di affermarsi - e non di affermare - la loro azione
prima ancora che le loro idee. Si tradivano senza accorgersene. Occupavano senza preoccuparsi di cosa, come chi
avrebbero poi danneggiato.La loro preoccupazione è stata solo quella dell'autoincenso.
Ma continueremo a parlarne. Complici tutti.
La lettera di Alessandro Masi richiama l'intervento di Giorgio Seveso pubblicato
alla
pagina 101 di Gnomiz Forum.
Il sito di Alessandro Masi
Il sito di Giorgio Seveso

Lettera a Masi di Claudio Corteggiani
Caro Masi, chiaramente non posso non essere che d'accordo con la vostra visione della situazione dell'arte in Italia (e non solo) e da parte mia sono disponibilissimo ad occuparmi e preoccuparmi di un eventuale coordinamento tecnico del nascituro sito di cui sopra. Per il momento mi sono permesso di pubblicare i tuoi interventi (e quello di Granetto e Seveso - li sto mettendo ora on line) nelle mie pagine 'Eventi & Proposte '. Credo che unire gli sforzi dei veri appassionati come noi sia l'unica via per avere un peso pari o superiore a quei siti d'arte in mano a potenti gruppi commerciali che fanno del dibattito e dell'informazione sull'arte nient'altro che un fiore all'occhiello di promozione pubblicitaria della loro attivita'. Ma credo di sfondare con voi una porta aperta e d'altra parte non credo neanche di aver scoperto l'acqua calda perche' mi sembra di capire che tutti noi operiamo in condizioni abbastanza precarie e che i nostri siti si reggono soprattutto sulla buona volonta' ed il desiderio di trasformare la comunicazione di massa, o meglio "per" le masse (come dicevo giorni fa a Seveso) in comunicazione "tra" le masse, cosa questa questa che rende la parola democrazia forse un po' meno vuota del suo reale significato. Un caro saluto Dott. Claudio Corteggiani- EDIZIONI ART STUDIO-Via Monterone 1 - 06049 Spoleto
tel./fax+39-0743.49755- / http://www.artstudio.it / -mailto:redazione@artstudio.it

Con-Corso di Direzione Aziendale a cura di Gemini Europa
Il con-Corso di Direzione Aziendale (novembre 1998 - marzo 1999) Il 23 novembre 1998 prendera' il via il con-Corso di Direzione Aziendale, un corso di formazione manageriale a carattere nazionale, di livello equivalente ad un Master in Business Administration (MBA). Il corso si svolge a distanza (email e fax) e permette pertanto la partecipazione di manager (o aspiranti tali) provenienti da ogni localita' italiana. Si tratta di un metodo di formazione innovativo, il training by practice simulation. Il principio animatore e' quello del learning by doing, ovvero dell'apprendimento tramite la pratica. Il corso prevede la simulazione di una realtà aziendale che i partecipanti devono gestire. Il contesto in cui si svolge il programma di formazione è quindi realistico, perché ricrea tutti i fattori economico-aziendali esistenti all'interno di un'impresa. Ciò consente di operare in tutta sicurezza e di sperimentare soluzioni creative senza che le conseguenze delle proprie azioni, e soprattutto dei propri errori, abbiano ripercussioni nella realtà lavorativa personale e in quella dell'azienda. Il con-Corso e' organizzato e gestito da Gemini Europa in partnership con MCC International e con la collaborazione di "Italia Oggi".
Per maggiori informazioni e' possibile visitare il sito http://www.geminieuropa.com/mcc/conc-dir_gen.htm in cui e' presente anche la scheda d'iscrizione. Gemini Europa s.a.s. Piazza Cavour 17 -00193 Roma -Italia -Tel.+39 6 32651319/51
Fax.+39 6 32651830 -E.mail gemini@geminieuropa.com - Url http://www.geminieuropa.com

Ida Barbarigo di Rossana Bossaglia
Ida Barbarigo è un esempio straordinario di intelligenza e vitalità artistica che sono riuscite a utilizzare con libera indipendenza le favorevoli circostanze di vita e di cultura in cui si sono sviluppate; circostanze di tale privilegio che avrebbero sopraffatto una personalità meno forte della sua. Mi spiegherò meglio. Ida è giustamente grata alla sorte per essere nata in una famiglia pervasa per generazioni di interessi artistici; dove si sono distinti architetti, musicisti, e appunto pittori; di aver seguito le lezioni del padre, il celebre Guido Cadorin; di aver vissuto tra Venezia e Parigi, non senza esperienza di viaggi e soggiorni in vari e diversi paesi. Ma queste favorevoli condizioni, che in altri casi avrebbero condotto la persona, sia pur dotata, a compiacersi della propria cultura e a sfruttare la sapienza manuale assorbita in famiglia, sono state da Ida utilizzate con un rigore, direi persino un ascetismo psicologico, senza alcun abbandono alla piacevolezza del mestiere (e che mestiere! Basterebbe far passare sotto gli occhi i suoi sottili e vibrati disegni di fiori, trame di base delle sue figurazioni pittoriche, quasi un sensitivo filo conduttore). Si pensi alla seduzione di Venezia, cui difficilmente i pittori qui dimoranti riescono a sottrarsi, e se le si sottraggono lo fanno sovente in maniera autopunitiva; Ida recepisce e vive quella seduzione, ma le fermenta dentro come traccia espressiva, in modi del tutto anticonvenzionali e antiedonistici.Così è avvenuto per tutte le esperienze del suo bellissimo percorso creativo. Ha incominciato - lo dichiara lei stessa - con lo staccarsi dai modi del padre, che pure erano stati fondamentali per la sua formazione, per andare in una direzione diversa. Atteggiamento non solo legittimo, ma utile per un artista che cerca il proprio linguaggio e intende vivere la propria generazione. Nel suo caso però non si è trattato di un semplice lasciarsi alle spalle il passato: Ida ha continuato a vedere e assimilare le novità dell'arte internazionale; ma benché nella sua produzione sia corretto rinvenire tracce precise di alcune scuole e indirizzi - l’espressionismo informale, certo surrealismo fra il tragico e il beffardo, la linea Giacometti/Bacon- le sue soluzioni interpretative, il muoversi della pennellata, che è poi il muoversi delle intuizioni sino a farsi immagine, sono del tutto personali; con una coerenza, poi, nello scorrere del tempo, non in quanto ripetizione dei medesimi stilemi, bensì in quanto sviluppo di un'idea dell'arte, come risposta a baluginanti emozioni, connesso con la sua personalità. E si pensi a quelle sedie" che sono state leit-motiv della sua ricerca per vari anni, tema che rimanda all’assurdo teatrale di Ionesco e insieme schema-base del reale che si fa scheletro di se . Tutto è simbolico sotto le mani di Ida, le Passeggiate sono sagome filamentose di una disgregazione e insieme persistenza interiore;; e ne vien fuori un'idea tragica della vita e dell'essere, tuttavia non nichilista, percorsa com’è da un’energia profonda. Per venire più direttamente alle opere riunite nella presente occasione, si parte dagli anni sessanta, e dalle serie di figure maschili, per lo più monocrome, cui l'artista ha attribuito il titolo ironico di Persecutori. Il Persecutore è per lo più un personaggio a modo, decorosamente vestito in abiti borghesi, spesso un po’ calvo e occhialuto: modello di una società che l’artista prospetta in termini polemicamente simbolici. La forza di queste immagini non tanto consiste nel loro essere fredde rappresentazioni di una realtà sociale, quanto nel loro essere colte come in una folata di vento, o meglio, come se ci passassero sotto gli occhi in un treno in corsa, o in una accelerata sequenza cinematografica: come dire che non si tratta di individui , neppur di persone; rivestono un ruolo ma sono tra loro sostituibili, o interscambiabili. .Nello stesso periodo, i quadri sul tema dei fiori(Diventar peonie,Foglie), anch'essi sostanzialmente monocromi, rappresentano anch'essi il divenire, il trasformarsi; ma non l’effimero: nei fiori, e specie nella carnale peonia, Ida ravvisa la sostanziale identità delle forme viventi. Mentre ogni corpo, dunque,, può farsi fiore, i dipinti con le Erme, ispirate a iconografie classiche, e in particolare alle loro rivisitazioni cinquecentesche, vedono dissolversi le forme umane ( l’essere individuale o la storia? L’arte ci propone immagini che ciascuno di noi decodifica secondo la propria sensibilità). L’Erma del l984 è posta sul fondo della laguna, una laguna grigia e aspra, senza seduzioni. E’ in questo periodo che Ida si dedica a più riprese a rappresentare paesaggi, o meglio ancora vedute di città, in una sorte di rievocazione sironiana liberamente interpretata nella scia, direi, del grande cinema francese del dopoguerra: un camminare nella solitudine, nella nebbia, in mezzo a strutture architettoniche riconoscibili come tali e tuttavia estranee a ogni abitabilità. Così come Il mare. La Spiaggia sembrano spietate e insieme emozionate trasfigurazioni del neorealismo post-bellico, ormai consunto, disgregato, fattosi sogno, larva, rievocazione; fattesi anche, le immagini, aspra demolizione di ogni compiacimento sensuale ed edonistico, macinata ombra del corpo. E proprio a questo punto viene da sottolineare la stupefacente attualità delle ultime opere di Ida: Siamo negli anni novanta, quando la pittura internazionale, specie quella dei giovani, è per larga parte interessata alla rappresentazione del corpo nella sua carnalità sofferta, spesso con sottolineature sadiche, sempre con brutalità materica. Ida svolge temi simbolici d’ispirazione mitologica, Dioniso, Narciso, e l’idea dei "Demoni-svaghi", con terribile violenza, in una risposta potente, non compiaciuta, dichiaratamente drammatica, allo "spirito del tempo". Ma non certo come un artista che si aggiorni secondo il gusto del momento: giacché ella sviluppa, portandoli alla massima tensione, soggetti, e modi di rappresentargli, tipici di tutta la sua produzione, dai Precursori alla Sfinge e così via; maestra, potrei dire, di questo tipo di raffigurazione, come se l’avesse prevenuta e preparata nel tempo attraversando secondo la propria fantasia le vicende estreme dell’espressionismo. Una forte personalità d’artista sempre coerente con se stessa ma sempre innovativa, sempre sulla breccia. Si consenta a chi scrive queste righe, coetanea di Ida, di ringraziarla per l’energia vitale, oltre che per i valori intellettuali, che continua a emanare dalla sua produzione.
( Prefazione al catalogo per la mostra di Ida Barbarigo Galleria Italarte.Largo del Pallaro, 11-00186 Roma dal 15 ottobre al 15 novembre 1998)

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