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Novità Editoriali: Edimond "Renato Guttuso-il primato della pittura"premessa di Alessandro Masi, prefazione di Marcello Veneziani
Premessa di Alessandro Masi
Con la pubblicazione del volume dedicato agli scritti di Renato Guttuso apparsi sulla rivisita "Primato", la collana editoriale "Parabola. La forma delle parole" si arricchisce di una ulteriore testimonianza preziosa che meglio ci permetterà di conoscere i fermenti che hanno caratterizzato l'arte italiana di questo secolo. Renato Guttuso è stato senz’altro uno dei protagonisti della cultura del '900 e non solo per le sue straordinarie doti di pittore e di disegnatore, ma anche per la sua vis polemica. per la chiarezza delle sue idee, per la lucidità dei suoi ragionamenti, per l’originalità dei suoi pensieri e per la generosità del suo sguardo intellettuale. Spesso la critica ufficiale ha preferito accostarsi al Guttuso più noto e consueto, cavalcando i luoghi comuni maggiormente frequentati del conformismo culturale, dimenticando quanta parte di sofferta elaborazione umana e spirituale vi sia stata all'origine di una personalità così complessa e ricca. Questo volume vuole rendere giustizia all’artista cercando di evidenziare del suo carattere quei tratti nobili e di equilibrio di giudizio che lo videro, seppure giovanissimo, già sul finire del '30 a fianco dei nomi più importanti della cultura italiana e collaboratore, come polemista e critico d'arte1 nella rivista "Primato" diretta da Giuseppe Bottai, l’uomo più illuminato del regime fascista. Dai saggi riportati in volume si evince una maturità di carattere e una serenità dì valutazione che sgomenterà certamente tutti coloro che in questi fogli andranno ricercando chissà quale parentela o lontano riferimento. Al contrario, questi segmenti di pensiero dimostrano la coerenza della visione delle cose dell'arte ed una prospettiva lungimirante della 'questione culturale' italiana tali da riproporre Guttuso sul primo margine delle doverose riletture novecentesche, almeno per quel che è stato il nostro, presunto o vero che sia, "primato della pittura'. Con questa doverosa avvertenza al lettore, intendo ringraziare innanzitutto Marcello Veneziani per l'illuminante presentazione degli scritti, Fabio Carapezza Guttuso per la serietà e la scientificità con cui ha dotato di strumenti didattici la pubblicazione, gli Archivi Guttuso di Roma per le Conti e la stesura degli apparati fotografici ed infine l’ambasciatore Bruno Bottai per aver concesso la consultazione in archivio dei testi di Renato Guttuso apparsi su «Primato».
Prefazione di Marcello Veneziani
Colpisce negli scritti di Renato Guttuso qui riportati la quasi totale apoliticità dei suoi interventi. E’ vero che si tratta di scritti apparsi sii una rivista come "Primato"che riuscì a mantenere un atteggiamento problematico e a tratti impolitico, al riparo dalla retorica di regime, ma colpisce che su una rivista legata ad un esponente fascista come Bottai, allora dell 'Educazione Nazionale, in di forte tensione ideologica accentuata dal conflitto bellico, si possa scrivere d'arte prescindendo quasi completamente dal clima del tempo Non c’è nemmeno una vena sotterranea di dissenso politico o di comunismo in nuce D'altra parte Guttuso era pienamente inserito nella vita artistica dell'epoca, aveva conseguito premi e riconoscimenti dal regime, e non poteva certo dirsi un antifascista. Anche se già negli anni di "Primato» si sarebbe avvicinato al partito comunista clandestino: se così fu, Guttuso seppe simulare bene il suo apoliticismo e la sua permanenza in quell’humus artistico legato al. fascismo Basterebbe vedere le copertine di "Primato" disegnate da Guttuso che esprimono l’iconografia militar-fascista dell’epoca. Fu solo nel ’43 che il pittore siciliano esplicò la sua partecipazione all’antifascismo militante. Anche di lui si può dire che ha compiuto il lungo viaggio attraverso il fascismo, come Ruggero Zangrandi Anche se a ben vedere, il viaggio non fu poi cosi lungo, perché sottile fu il corridoio che legò molti intellettuali nel loro passaggio da un superfascismo rivoluzionarlo ad un antifascismo rivoluzionario. Questi scritti sono la testimonianza di quel corridoio; anzi sono stati scritti mentre Guttuso percorreva quella via tra un impegno ed un altro, attraverso il purgatorio del disincanto e dell’assorbimento nella vena artistica. Significativo di quel passaggio è la sua affermazione: "non è necessario per un pittore essere d'un partito o d’un altro, o far una guerra, o fare una rivoluzione, ma è necessario che egli agisca, nel dipingere, come agisce chi fa una guerra o una rivoluzione". L’arte come imitazione della vita e delle ragioni per vivere e per morire. C'è tuttavia in quei pensieri sulla pittura l’invito a liberarsi dalla pittura "pavida solo preoccupata a salvarsi da ibridazioni i e compromessi con la vita". Ed un elogio delta lotta, come luogo di formazione di una sensibilità artistica oltreché civile. Ma che vi sia un filo conduttore tra le due esperienze lo testimonia, tra tanti, un piccolo episodio simbolico che vale la pena di raccontare. Nel maggio del '65 Guttuso realizzò un manifesto per il PCI contro l'invasione americana del Vietnam. Ma quel manifesto era in realtà la riproduzione di un altro manifesto che Guttuso aveva realizzato proprio nel settembre del ’41, all'epoca dei suoi scritti su " Primato", in favore dell 'Asse contro l’attacco americano in Algeria, apparso nel numero 9 della rivista "Documenti". L’antiamericanismo resta uno dei fili di continuità tra il Guttuso comunista del dopoguerra e il Guttuso d’epoca fascista. Lo stesso artista ebbe una volta l0onestà di dichiarare all’ "Europeo" del 12 marzo 1976: " Le cose migliori che abbiamo prodotto, le code veramente nostre, le abbiamo fatte sotto il fascismo. Perché sia Elio Vittorini con "Conversazione in Sicilia", sia Luchino Visconti, con "Ossessione", sia io co la " Crocifissione", abbiamo dato il meglio di noi sotto il fascismo". Questa affermazione si riannoda al senso degli scritti che qui si ripropongono. Affiora infatti negli interventi di Guttuso su "Primato" il fervore di una stagione pittorica che è stata vitale nel nostro paese. Paese anche se non adeguatamente riconosciuta a livello internazionale. La stagione degli anni trenta, la scuola romana, la pittura dei Soffici e dei Maccari, via via risalendo a ritroso verso la pittura metafisica e il futurismo. C’è in Guttuso ancora forte la difesa del carattere nazionale della pittura, l’orgoglio di una tradizione, di cui egli rivendica la nobiltà e la sanguigna vitalità. L’italianità, la sicilianità, la mediterraneità di Guttuso e della sua pittura combaciano con quella dei suoi scritti. L’innocenza di un passaggio riscattata dalla coerenza di un paesaggio.

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