I Forum di
Gnomiz
I Saggi di Gnomiz
| Il Gioco della Parola, della Memoria e dell'Invenzione |
Arte a Milano di Luigi
Granetto
In un recente saggio,
pubblicato su questo stesso Forum (Critica d'arte, ruolo e valore), Giorgio Seveso rispondendo all'invito di Alessandro Masi ad aprire <<..un serio dibattito
sulla critica d'arte in questo paese e su quanto di buono e di
cattivo essa abbia prodotto in questi ultimi anni >> afferma che oggi è impossibile trovare
<<..un critico che davvero critichi un artista, che operi
la stroncatura di una volta..>> per Seveso
<<..denunciare linconsistenza di qualcuno sarebbe,
difatti, come denunciare la propria; sarebbe come svelare il
gioco, il patto di reciproca omertà rispetto allignavia
del grande pubblico..>> <<.. informare non significa
soltanto mettere al corrente i lettori circa il listino dei
prezzi, come per la Borsa, e i vari andamenti del mercato e delle
sue tendenze. No. Significa anche formare, significa operare per
contribuire ad una crescita di conoscenza e di strumenti critici
nel pubblico, il quale spesso è disarmato e vulnerabile,
disinformato e non-formato..>> <<..scelte che
orientano, che indirizzano non solo il mercato mondiale di ciò
che già esiste, ma anche influenzano e modificano i progetti di
vita e di lavoro dei giovani artisti e dei giovani critici. Per
cui la grande maggioranza di loro (che rappresenta larte di
domani e di dopodomani) si autoviolenta, si autocensura,
lavorando in una direzione che non è la propria, convinti che il
destino dell'artista (e del critico) sia soprattutto quello di
vendere e non di essere, di realizzare ciò che ha dentro. Ed
ecco che il cerchio di questi disvalori si chiude, e si
rinnova>>
Ora, se non è difficile simpatizzare per le idee di Seveso, è
più problematico farsi venire il coraggio d'intraprendere la
strada dell'intelletto dialogante che fu di pittori come Gauguin
o Mondrian o di poeti come Baudelaire. Pesa sulla nostra paura
d'esprimerci la visione di una civiltà in disfacimento che, dopo
i disastri ideologici, resi più tangibili da guerre e stermini ,
ha il timore di concedersi il progetto di un futuro
capace di dare senso alle disastrose utopie del suo più recente
passato. Quasi tutta l'arte prodotta in questo secolo
sarà ricordata come un arte incapace di creare valori
condivisibili dall'insieme dei gruppi sociali che formano una
civiltà. In passato questa condivisibilità era aiutata dalla
presenza complementare di più piani interpretativi:
l'accessibilità ai rapporti che intercorrono fra oggettività e
metaforicità delle immagini, la sapienza dell'astrazione,
scatenatrice di fantasia e di emotività, la possibilità di
esprimere, per differenza, un giudizio sulla qualità delle
tecniche usate, una problematica, ma rispettosa dipendenza, con i
valori delle civiltà del passato. Tutto ciò ha garantito
all'opera d'arte il suo diritto a muoversi liberamente negli
spazi della condivisione del senso e se la sua presenza ha talora
creato qualche malinteso, forse qualche dubbio, fu solo per
riconfermare la sua versatilità. Poi, come tutti sanno, con
l'affermarsi di nuove classi incapaci di sanare il proprio
dissidio con il passato e con i propri simili, l'arte ha cercato
o di farsi interprete dei nuovi valori, o di testimoniarne il
fallimento, come dire: o di suicidarsi o di giocare una partita
truccata. Per uscire da questa maleodorante decadenza, che a
forza di decadere dovrebbe finalmente limitarsi a cadere,
dovremmo farci venire il coraggio di raccontarci tutte le
storiacce che abbiamo scambiato per favole; indagare con serietà
i punti di contatto fra i deliri teosofici di Mondrian e i deliri
esoterici del terzo Reich, fra il progressismo piccolo borghese
di Marinetti e quello di segno diverso, ma di uguale matrice
ideologica, di un classicismo da strapaese, fra il nichilismo
ateo di Duchamp e quello svenevolmente spiritualista di tanta
cultura fin de siècle. Svelare insomma, con spirito lucido, i
trucchi e le finte opposizioni di un pensiero che ha scambiato la
propria miseria mercantile o la propria nevrosi intellettuale per
i problemi molto più seri del mantenimento e avanzamento della
nostra civiltà. Ma per non rimanere nel vago delle denuncie fine
a se stesse vorrei qui di seguito riportare qualche pensiero
raccolto sul campo. Il 12 novembre, alla Galleria Gian
Ferrari di Milano (via Brera 30-20121-Milano-Tel
02-86461690- Fax 02-801019), è stata inaugurata la mostra di
José Marìa Sicilia, uno degli epigoni di Tapiès adorato dai,
sempre più esigui, collezionisti d'alto bordo con patente
nautica scaduta (spero che Claudia Gian Ferrari riesca a trovarne
ancora qualcuno magari fra i marosi del lago di Como). Fra
anziani signori ben vestiti e antichi artisti
concettual-meneghini, confortati dalla rigorosa assenza di un
pubblico giovane o plebeo, si potevano ammirare grandi tavole di
cera, quasi tutte eguali, sulle quali Sicilia ha dipinto
ossessivamente e ripetutamente l'immagine del fiore di
papavero.Per non cadere in frettolosa foga critica, o
semplicemente per non addormentarmi, mi sono letto un illuminante
fogliettino di "spiega": i tavoloni di cera per celle
frigorifere, anche i macellai possono diventare collezionisti,
sono un omaggio alla parola Horabaixa <<..parola che nel
dialetto catalano significa crepuscolo e che metaforicamente sta
a rappresentare quel momento al termine del giorno in cui l'uomo
si sente più propenso alla riflessione sulla sua fragilità.
Fragilità che Sicilia interpreta attraverso l'immagine del fiore
di papavero...un fiore che proprio all'ora del crepuscolo
appassisce, come a rappresentare l'aspetto effimero della
vita..>> Riposto in una tasca l'utile foglietto ho trovato
conforto nell'idea che, mentre per capire Mondrian bisogna, come
scrive Bernard-Henri Lévy immergersi <<..in una vertigine
di parole, in un orgia di dottrine>> perché le opere di
quel maestro, pur non avendo titoli <<..hanno delle tesi,
dei testi, hanno tutto un fruscio di lingua che li precede, li
segue, li accompagna, li commenta; interi volumi che, meglio
della loro bandiera o modo d'impegno, sono un elemento che gode
interamente del loro dispositivo estetico.>> per capire
Sicilia basta riconoscerci come esseri effimeri. Mi sembra un
atteggiamento più idiota ma anche più semplice, un oggettivo
passo in avanti. Sempre il 12 novembre , e sempre a Brera al
numero 11 alla galleria Il tempo
Ritrovato, veniva inaugurata la
mostra del giovane pittore figurativo Andrea Padovani, un
veronese nato nel 1961 che vive in Canada. Mostra che si è
rivelata piuttosto importante ai fini del discorso che qui cerco
di fare. Padovani dipinge un po' alla Gauguin e un po' alla
Bonard; credo che faccia questo perché vuole darci più o meno
le stesse sensazioni di quei suoi illustri predecessori ma non ci
riesce perché ignora completamente le tecniche pittoriche con le
quali quei maestri avevano deciso di esprimersi. Le suo opere, di
gioiosa freschezza, potrebbero rappresentare una buona base di
partenza per trovare un linguaggio che gli doni la possibilità
di raccontarci ciò che ama. Scrive Padovani <<..Qual è
l'unità di misura / per la magia di un luogo / per la magia di
un momento? / La sua irripetibilità l'intensità del vento / il
calore del sole / la lunghezza delle ombre / l'intensità dei
colori / la grandezza del tuo cuore di allora..>> Ma, a
questo punto bisogna chiederci: come si fa a fare della
"magia", della "poesia", se non si conosce
l'arte di confondere le velature a secco con quelle ottenute
sovrapponendo i colori ancora freschi? Come raccontare la luce, o
la metafora della luce, se non si riesce qua e là a far
intravedere la laboriosità di preparazioni fatte apposta per
essere "spugnate" o "grattate" e infine come
si fa a procedere per sottrazione se si sceglie troppo presto la
strada troppo rischiosa dei colori puri? Auguro a Padovani di non
prendersela per questa mia quasi "stroncatura", i suoi
quadri mi sono piaciuti in "nuce", spero un giorno di
vederli nella loro evoluzione e intanto gli suggerisco di andare
a vedere alla Compagnia del Disegno in via del Carmine
all'11, La mostra "Paysages". Alla Compagnia
del Disegno, senza pagare il biglietto e, complice la coglioneria
dei milanesi, senza fare la fila , si possono ammirare capolavori
di: Corot, Delacroix, Diaz, Dupré, Jongkind, Courbet, Patà,
Manet, Cézanne, Redon, Monet, Renoir, Gauguin, Valtat, Gruber.
Oso porgere qualche piccolo suggerimento per una visione non solo
di "pancia" della mostra: davanti al quadro di
Corot "Hauts Rochers" avete il permesso
d'affermare che il bravo Morlotti sembra una sega, davanti a
"Enfants sur la plage" di Valtat potete
ripetere per dieci volte il '900 non gli ha uccisi tutti, davanti
a "Louveciennes"di Renoir se vi scappa
un "boo!"di troppo, avete subito l'opportunità di
girarvi su voi stessi per ammirare un grandissimo capolavoro
dello stesso maestro (un'attribuzione per me certa) "
Jeune Homme dans la forèt de Fontainebleau", davanti
ai pastelli di Monet vi potete rendere conto
cosa vuol dire arrivare alla grande pittura per sottrazione,
mentre " Sur la plage de Berck-sur-mer"di Manet
vi converrà tacere e basta, se poi vi soffermerete a
guardare il piccolissimo olio di Redon (13,7X18,1)
"Petit Vilage" vi renderete conto della follia
moderna di quotare i quadri per la loro grandezza e inoltre....Cézanne
rende meraviglioso un brutto paesaggio urbano,
Dupré e Courbet affidano al potere dell'ocra la
capacità di regalare "astrazione" a quadri del tutto
convenzionali, mentre Gauguin mette su carta una
piccola idea geniale per qualche sogno che realizzerà più
tardi.
Meeting sulla scuola a cura di Data Docens
1) Meeting sulla scuola e l'informatica:
novità organizzative
Il già annunciato meeting è in fase organizzativa:
probabilmente esso si svolgerà sotto il patrocinio del
Provveditorato agli studi di Milano e, ci auguriamo, con la
presenza del Provveditore stesso. Alcuni problemi organizzativi
connessi ai tempi burocratici necessari per la sua organizzazione
ci costringono però a rinviare la data del meeting. Probablmente
esso si terrà al termine del prossimo gennaio o agli inizi di
febbraio. Non appensa saranno disponibili informazioni
dettagliate, esse vi verranno inviate e saranno visibili in: http://www.data-docens.com/meeting.htm
2) Prossimo rilascio del CD "Insegnare con il
computer, oggi: si può!"
E' ormai prossimo il rilascio del corso su CD "Insegnare con
il computer, oggi: si può! L'uscita definitiva del CD è
prevista per il 15 dicembre p.v. Entro fine novembre saranno
disponibili e resi noti le caratteristiche definitive del corso,
il suo prezzo e le modalità di acquisto. Tempestiva
comunicazione sarà pubblicata in: http://www.data-docens.com/scuola/cd-rom.htm
I Re sono nudi di Giorgio Seveso
Facciamo sul serio? Bravo Granetto, continua così!
I RE SONO NUDI (ovvero: ANCORA SUI CRITICI
D'ARTE)
Nella celebre favola di Andersen i cortigiani fingono
opportunisticamente di non vedere la nudità del loro Re vanesio
e credulone, vestito di un abito che in realtà non esiste: solo
l'ingenuità irriverente e sincera di un bambino, alla fine,
smaschererà l'ipocrisia di fondo della situazione. Una analogia
con il sistema dell'arte -suggeritami dall'ultimo intervento di
Luigi Granetto- oggi può essere istruttiva e di un qualche
divertimento. Il Re è, ovviamente, l'opera d'arte contemporanea,
con la sua quasi universale povertà di sostanze e con la sua
tronfia presunzione d'essere tanto più importante artisticamente
quanto più carente di memoria storica, di leggibilità, di
qualità manuali e tecniche, insomma di rapporto con gli uomini e
con il mondo. I cortigiano siamo noi: artisti, critici,
intellettuali, mercanti o operatori dell'informazione, che
assistiamo a questa sfilata di vacuità senza mai osare (nei
migliori dei casi) d'essere quelli che per primi grideranno la
nudità di ciò che abbiamo di fronte, nel timore di venire per
questo cacciati dalle cucine di quel Palazzo in cui ci siamo
ritagliati il nostro cantuccio, oppure (nei peggiori) profittando
anche noi della situazione, con calcolo e cinismo. Profittandone
semplicemente con il silenzio, sardonicamente consapevoli di una
nudità sulla quale tuttavia è conveniente tacere poichè, in
definitiva, proprio su quel vuoto è possibile imbastire tutto e
il suo contrario, e dunque magari salire fino ai "piani
nobili" della reggia, e accedere alle stanze davvero
importanti.
Sullo sfondo della scena c'è infine, silenziosa, attonita, un
po' frastornata e intimidita, la folla dei sudditi e dei villani,
la massa del pubblico, che assiste senza capire a questa commedia
grottesca e impazzita. Ed è forse necessario aggiungere che tra
i ciambellani che più intimamente si occupano della vita
quotidiana del Re vi è addirittura qualche camerlengo il quale,
cinicamente, mormora con parole opportunamente velate a chi lo
voglia ascoltare che tale nudità è, sì, incontestabile, però
costituisce una sorta di eleganza in sè, atteso che il monarca,
in fondo, non aveva più niente da mettersi di veramente chic?
Ora, all'interno dell'analogia con la fiaba, manca ancora un
aspetto assai rilevante della situazione attuale, che invece mi
preme mettere in rilievo. Si tratta -per continuare appunto il
giuoco- di coloro i quali, sapendo perfettamente che ad ogni modo
il Re è ormai nudo, hanno smesso per questo di guardarlo
davvero. E, del resto, che senso avrebbe il farlo ? I suoi
presunti abiti o la sua effettiva nudità da un pezzo hanno
smesso di interessarli ma, per rimanere comunque presenti, per
non annoiarsi, per giustificare i propri ruoli, le sinecure e gli
appannaggi di cui godono a Palazzo, questi dignitari si occupano
invece prevalentemente di ciò che gli altri vengono dicendo e
scrivendo ipocriticamente di questo famoso vestito regale:
commentano i commentari, ragionano sui ragionamenti, edificano
teorie e epistemologie fondate su altre teorie e altre
epistemologie. In verità avendo smarrito da tempo il proprio
vero soggetto, le palpitanti passioni dei loro inizi accademici
oggi si sono mutate, per questi osservanti della critica
"scientifica", in un astratto e cerebrale nominalismo
delle cose, in una sorta di entomologia delle idee e delle
tendenze, disposte tutte in bell'ordine sugli spilli dei loro
asettici raccoglitori, e confrontate nel chiuso dei loro studi.
Non c'è effettiva realtà dell'arte per loro. Non c'è neppure
l'heideggheriano ed epocale essere-per-scomparire (poichè,
comunque, di pensiero e di attività estetici essi debbono pur
vivere) nè, tantomeno, c'è il gramsciano ottimismo della
volontà rivolto a qualcosa di più solido: quell'ottimismo che,
generosamente, stimola a persistere e ad agire. Tutto si risolve
e si riduce, per questi adepti ai lavori, invece, in un
indistinto, intercambiabile presente neutrale, valido in sè e
per sè, privo di vera dimensionalità e di spessori, di
antecedenze e di succedenze: soprattutto di valori veri e,
dunque, di possibili gerarchie o antagonismi tra gli stessi. E
allora?
E allora ha ragione Granetto: quando i re ci sembrano nudi
diciamolo! Ne guadagnerà forse l'arte contemporanea e la sua
immagine e, certamente, ne guadagneremo noi in termini di pulizia
e di nettezza culturale.
Giorgio Seveso
via Cenisio,54 20154 ( Italy ) telfax ++39 02 315840- giosev@digibank.it
Museo Mav di Felipe
Martínez Larrahona
Es muy grato trovare un sitio como Italian Site for the
Arts and Culture Gnomiz. No encontramos el link a nostro Museo MAV donde está? Nosotros
agregaremos su link a nuestro directorio http://194.184.41.120
Felipe Martínez Larrahona Director
Il vostro link è nella
pagina principale di Art
Internet Resources
Vox Inside |
Indice Generale
NEXUS di Gnomiz
L'enciclopedia
di Gnomiz con i migliori siti in Rete
Se siete
qui, vi consigliamo i seguenti NEXUS-Argomenti
.
| Libri | Librerie on line | Biblioteche | Produttori
di Software | Contemporaneita' | Catalogo del Sofware | Le Riviste |Universita' | Scuola | Scuole on line
| Stampa Estera | Radio e Televisioni | Agenzie di Stampa | Musei | Arte | Fumetti | Storia | Storia Moderna
| Teatro | Spettacoli | Politica | Psicologia | Scienze | Musica Classica
| Musica Leggera | Cinema | Letteratura Greco-Latina | Letteratura Italiana | Letterature Straniere | Archeologia | Filosofia | Religioni |