I Forum di
Gnomiz
I Saggi di Gnomiz
| Il Gioco della Parola, della Memoria e dell'Invenzione |
Adolf Wölfli e Armodio
di Luigi
Granetto
mercoledì 18 novembre al Centro Culturale
Svizzero di Milano (CCS, Via Vecchio Politecnico 1/3
Tel.02-76016118 e-mail ccsphmi@tin.it)
è stata inaugurata la mostra di Adolf Wölfli ,
lo schizofrenico, amato da Dubuffet, che fu rinchiuso per 35 anni
nel manicomio di Waldau (Berna) fino al 1930, anno della sua
morte. A illustrare la figura di questo esponente dell'Art Brut,
sono stati chiamati Achille Bonito Oliva e Daniel
Baumann conservatore della Fondazione Adolf Wölfli e-mail
baumann@kmb.unibe.ch .
Com'era facilmente prevedibile Bonito Oliva ha colto
quest'occasione per riaffermare le sue note tesi sulla presunta
"obbligatorietà al nomadismo individuale" degli
artisti contemporanei che, a suo dire, sono costretti a scegliere
l' emarginazione, la maniacalità e il disorientamento per
dissotterrare, dal "luogo intransitivo del logos", i
significanti che rendono possibile " l'intersoggettività
dell'opera e dei suoi significati con il pubblico". Bonito
Oliva definisce questo nomadismo un movimento a spirale fra due
zeri, fra il luogo dell'opera come assenza e il luogo della sua
proiezione, fra la colpa del "traditore-artista" e la
colpa della "riparazione ordinatrice". Scrive Bonito
Oliva, nel saggio pubblicato per questa mostra, "..per il
soggetto creatore non c'è scampo. Egli oscilla continuamente tra
le due infondatezze quella del linguaggio da una parte e quella
della follia dall'altra, tra l'aggressività della parola e la
maniacalità della prassi artistica. L'abbandono all'infondatezza
del linguaggio passa attraverso la fondatezza dello stile, inteso
come fondazione dell'unica pratica possibile". Tutto ciò
sembra molto complicato e magari anche innovativo, ma si tratta
invece della solita insalata romantica, ricondita con un po' di
psicanalisi lacaniana citata a sproposito. Molto prima che Lacan
e amici spadroneggiassero, in terra di Francia si erano già
accorti del pericolo rappresentato da un significante troppo
sbarazzino, capace di malefatte facilmente smascherabili da
uomini acuti come Saint Beuve o profondi come Baudelaire. Il
primo rimproverava a Chateaubriant di giustificare la sua ignavia
con la risibile invenzione "di un'improbabile unità
dell'artista di stile", il secondo, recuperando il migliore
Aristotele, scriveva :" tutto l'universo visibile non è che
un deposito di immagini e di segni ai quali l'immaginazione deve
attribuire un posto e un valore relativo, una sorte di nutrimento
che l'immaginazione deve assimilare e trasformare. Tutte le
facoltà dell'anima umana vanno subordinate all'immaginazione, la
quale le requisisce tutte in una. Così come il possesso del
dizionario non implica di necessità la conoscenza dell'arte
della composizione, e l'arte della composizione a sua volta non
implica l'immaginazione universale, allo stesso modo un buon
pittore, può non essere un grande pittore. Ne un grande pittore
è per forza un buon pittore, in quanto l'immaginazione
universale include l'intelligenza di tutti i mezzi e il desiderio
di acquisirli". Parole chiare in un mare di nebbia. Ora, a
me sembra che non sia giusto scambiare l'interessantissima
produzione di Adolf Wölfli come grande arte, perché la sua
reinterpretazione allegorizzante del mondo è indebolita sia da
un uso distorto dell'autocoscienza, senza cioè la possibilità
d'intervento della riflessione, della ragione, del gusto estetico
e del giudizio morale, sia da un predominio di idee di
riferimento oggettivamente povere. Difficilmente l'immaginazione
universale, evocata da Baudelaire, si rende accessibile ha chi
non sa interrogarla con la propria autocoscienza, con la propria
capacità di farle domande, consce o inconsce. I materiali
onirici sono strutturati sulla capacità di formulare domande
complesse. Ci sono sogni che restituiscono la profondità di
emozioni e pensieri che pensavamo inaccessibili e ci sono sogni
che parlano solo della nostra fragilità intellettuale: i primi
spaventano gli psicanalisti, i secondi riempiono i loro
portafogli. I disegni, la musica, le poesie di Adolfo Wölfli non
sono, come troppo entusiasticamente afferma Chasper Pula,
direttore del CSC, "L'operato artistico di un genio di
questo secolo", ma rappresentano, come nota giustamente
Daniel Baumann, un interessantissimo caso di "...ricezione e
riproduzione delle tensioni, della ricerca di valori e delle
aspirazioni del secolo moderno". Ricezione fredda,
inconsapevolmente tragica perché incapace di "vedere"
oltre ai problemi le risoluzioni, oltre le utopie le conseguenze,
oltre le incognite ciò che rende vera l'uguaglianza. Dobbiamo
essere grati al CSC per questa importante mostra che ci sbatte in
faccia la debolezza di quasi tutte le idee del '900 e che ha il
pregio di farci toccare con mano le conseguenze che questi sbagli
hanno avuto sullo spirito ingenuo e fantasioso di un Giullare di
Dio. Chissà se un giorno, invece di trarre profitto dalle nostre
peggiori idee, riusciremo piuttosto a vergognarcene, magari
rivalutando il detto di Roberto Bazlen: "la problematica
dell'uomo moderno: Ulisse non basta più, di conseguenza, invece
d'andare avanti, nostalgia per il paradiso perduto di
Polifemo"?
Per cercare di capire quanto sia ancora vitale per l'arte un
rapporto non "obbligatoriamente" malato fra cultura,
razionalità e fantasia, potremmo andare a vedere alla Galleria
di Antonia Jannone (20121 Milano C.so Garibaldi 125-Tel
02-29002930 Fax-02-6555628) la bella mostra di Armodio
"Ritratti da Passeggio". In esposizione 27
quadri di straordinaria fattura, che sanno raccontare, attraverso
semplici "scarpe", il ticchettio della Storia,
ricreando con singolare ironia borgesiana, il sapore-sapere di
una dimensione che l'eccentrico Bonito Oliva vorrebbe preclusa
agli artisti. Fra i grandi pregi di questa impeccabile
esposizione, vi è anche il catalogo con un testo di Marco
Vallora che ricrea con la parola il lavoro pittorico, senza mai
cadere in spiegazioni testuali ma cercando d'inventarsi, per
analogia, una credibile verosimiglianza letteraria. Naturalmente
la scarpe di Vallora-Armodio, maledicendo "la loro
condizione ancillare e subalterna, non sopportano nemmeno quel
loro nome modesto ed odioso: "scarpe" e si danno da
fare per farci sentire la loro voce, ricordandoci che soltanto
Marinetti le aveva messe in risalto una serata trionfale, in un
dramma di piedi e di suole, filtrato alla luce clemente di un
sipario a mezz'asta. Ah, i bei tempi futuristi! Loro non si
sentono "scarpe", ma ogni tanto sbattono contro questo
suono vile e tronco, quasi onde veriste e slacciate, come topi
ubriachi che vanno a scontrarsi in una lastra di specchio e non
si accorgono nemmeno di essere diventati dei sosia.."
"Ritratti da Passeggio" è una mostra particolarmente
adatta a quanti amano le novità che possono permettersi di
crescere all'interno di una "memoria" lievemente più
antica di quella un po' fasulla del '900.( Granetto Home
Page )
Mattia Moreni di Katia
Spadon
A Giorgio Seveso e a Luigi Granetto Il tempo e' tiranno
e il lavoro schiavizza (bel quadretto!!!) Vorrei rispondervi
partecipando piu' attivamente, ma purtroppo combatto su un altro
fronte, comunque utile al mondo dell'arte...spero
Katia Spadon
Giovedi' 10 Gennaio 1999 alle h. 18 si apre
l'esposizione personale di MATTIA MORENI OPERE RECENTI: Moreni,
<<.."L'elettronica in avanzata"...E
un altro paradosso potrebbe apparire il fatto stesso che continui
a dipingere, pur dichiarando senza mezzi termini che "oggi
l'avanguardia e' l'elettronica". Solo che l'arte attuale,
anche quella piu' intrigata dall'elettronica, in realta' ne va a
rimorchio, balbettando un linguaggio di cui ignora quasi tutto
che non sia 'dejà vu'. Accarezza il mito del nuovo, ma e' ancora
quello coltivato dalle prime avanguardie e invecchiato con tale
rapidita' da produrre un'archeologia del 'moderno' che ora si
riveste di panni alla moda. Un 'pret-à-porter' di gusto
decisamente retro'. Lo sconquasso Dada e' diventato via via
Dadaumpa, o un dadapop, dadapunk, dadarock, dadafunk,
dadahip-hop, un acid dada e magari un afrodada: una spruzzata di
tribalismo - please - nella salsa americana. Ballabili 'pour tout
le monde', o cose che fanno tendenza. O in altri casi, un dada
per vetrinisti di successo, da alta 'boutique'. Meglio, per
Moreni, raccontare questo spettacolo di un mutamento genetico
anche dell'arte...>> (da "L'umanoide tutto
computer" - Claudio Spadoni) La mostra documenta la
produzione ultima dell'inesauribile Moreni Sara' disponibile un
catalogo con riproduzioni a colori e un testo critico di Claudio
Spadoni L'esposizione sara' aperta dal MARTEDI' al SABATO (orario
continuato: 11,00-19,00, il lunedi' e festivi per appuntamento)
fino al 6 Marzo 1999 Galleria
Morone-via Morone, 3 - Milano (Italy) xplanart@tin.it
Complimenti a Spadoni che mi
sembra in via di "redenzione critica" e auguri a Moreni
che è uno dei pochi pittori che ha saputo sempre rispettare la
qualità della cucina di questa vecchia pietanza che è la
pittura (Luigi Granetto)
World Fine Art di O'Delle
Abney
Dear Luigi Granetto: Thank you for the link, however. All of our
gallery information for artists who which to exhibit here is
located at http://www.worldfineart.com/contracts.
World Fine Art Gallery is an Artist
Collective Gallery with selected members who exhibit their
artwork in our Manhattan gallery and on the Internet. The gallery
exhibits primarily paintings, photos and prints of all styles and
medium. Artworks are for sale to collectors and general
public. Thank you,O'Delle Abney, Director
L'indirizzo e i numeri di
telefono di questa galleria si possono trovare su questo stesso
sito alla pagina dedicata a New
York
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