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Il Gioco della Parola, della Memoria e dell'Invenzione

Balla, De Chirico e De Dominicis di Luigi Granetto
Alla Galleria , Fonte d'Abisso @ di Milano in via del Carmine 7 l, fino al 6 gennaio, si è aperta il 19 novembre la mostra "Futur natura- la svolta di Balla  1916-1920", a cura di Maurizio Fagiolo dell'Arco con la collaborazione di Elena Gigli, catalogo Mazzotta E-Mail mazzotta@iol.it . Questa rassegna, che conta una quarantina di opere, mi fornisce l'occasione di cercare d'esporre alcune idee, che il noto collezionista Giorgio Franchetti definì: pericolose eresie. Quattro anni fa, dopo un pomeriggio passato con Franchetti e Gino De Dominicis, a discutere sulle conseguenze concettuali che l'arte di Balla aveva avuto sulla nostra generazione, decisi di scrivere ad entrambi una lettera. Naturalmente quel mio intervento, molto apprezzato da De Dominicis, non entrava nel merito delle novità formali indiscutibilmente presenti nell'arte di Balla ma si limitava ad esaminarne solo i contenuti concettuali. La parte della lettera che qui di seguito ripubblico, risente di una particolare vis polemica indirizzata, non tanto agli storici dell'arte, ma piuttosto agli artisti e ai critici che in questi ultimi anni non sono riusciti a liberarsi dal "decadentismo modernista". Il testo propone, anche per l'arte, una profonda revisione delle idee che, nate nell'800, hanno prodotto nel nostro secolo le tragiche conseguenze culturali e politiche da tutti conosciute. E' mia convinzione, infatti, che l'apparente confusione che stiamo vivendo dipenda da una generale incomprensione del pensiero epistemologico, un fraintendimento che trasforma la relatività in possibilismo, il valore inferenziale in un irresponsabile gioco al rimando, dove, la palla dei tennisti, rischia di finisce sempre oltre la siepe.
LETTERA A GIORGIO FRANCHETTI E A GINO DE DOMINICIS
<< Amo molto Balla, come si ama un bambino o come si venera un avo. Sento nella sua poetica, che fa della meccanica il paradigma della scienza, un'innocenza vitalistica che chiude quel bel secolo di sogni eroici che è l'800. L'idea del "tempo" in Balla è quella del tempo progressivo, procede da una struttura fattualmente conosciuta a un'altra conoscibile, il suo senso unidirezionale ha bisogno di quel punto di partenza costruttivista che, dal sillogismo aristotelico al procedimento combinatorio, estensionale e sintetico di Leibniz, ha rappresentato per secoli l'unico campo visuale ritenuto possibile. Prigioniero ma insofferente di questo "tempo" che cerca "senso" in un "futuro" in grado di ripeterlo, Balla chiude un epoca come un grande personaggio tragico: "accorgendosene", cercando disperatamente di urtare contro i limiti del linguaggio. Nella sua opera il problema non è Cassandra, non vi sono innovazioni incomprese che preludano a un futuro capace di confermarle, ma è piuttosto Ifigenia, una spietata visione sull'ineluttabilità del destino. Egli vive in un epoca nella quale gli apparenti contrasti ideologici si nutrono di una medesima forma mentale: l'idealismo hegeliano, che produce da una parte un lacerante patos tragico, dall'altra un'inconsapevole e travolgente liricità. Non è certo un caso che dopo le passionali ingenuità del primo futurismo Egli ricerchi nella teosofia e nello spiritualismo ciò che non aveva trovato nella scienza.Balla non aprirà mai la sua porta quasi dadaista (Tzara dimorerà sotto ben altri cieli), se ci fosse riuscito si sarebbe trovato davanti al "tempo" di Einstein, in un luogo, questo si moderno, dove una qualsiasi X non potrà mai essere in relazione a una qualsiasi Y, ma solo porsi nella relazione R a una qualsiasi Y. Nella prospettiva mentale di Balla tutto può essere ritenuto visibile, scoprire è ancora leggere, come Giorgio Franchetti ci ha dimostrato parlando del disegno "Penetrazione nello spazio". Nella prospettiva scientifica moderna si sa solo che l'invisibilità, determinando un'ipotesi di visibilità, necessita di un linguaggio del tutto strumentale, il meno meccanicistico e assiomatico possibile che non penetri ma che inferisca in questa bella notte fenomenica. Nessuno oggi, può vedere o leggere o descrivere degli elettroni, ma può osservare tracce luminose in una camera di Wilson. Se proprio desideriamo trovare un padre concettuale della nostra più recente modernità ci converrebbe pensare a Giorgio De Chirico, che ha saputo mettere in mostra la rappresentazione in quanto tale (il teatro delle muse inquietanti), inferendola con una specie di stanza dei rifiuti, capace di creare relazioni libere dal tempo continuo o progressivo: muse, spazio, metafisica, fabbrica ecc. De Chirico ha saputo in quella felice intuizione anticipare la stessa azione di Duchamp quando mise in mostra una portaccia del suo studio per esperire un fenomeno di osservazione molto simile alle " tracce luminose in una camera di Wilson". Venendo ai giorni nostri Gino De Dominicis riesce a portare lo spazio fuori dallo spazio, il linguaggio fuori dal linguaggio, la pittura fuori dalla pittura. Finalmente l'inquietudine delle muse diventa la serenità della pura inferenza come tale; la lacerazione tragica si riappropria del sorriso omerico. Sia Duchamp consapevolmente, sia De Chirico forse inconsapevolmente, sia De Dominicis il sorridente, azzerano le loro azioni-relazioni in quel punto che Einstein chiamava della meraviglia, proprio dove il caro e romantico Balla canta la meccanica, un vecchio arnese di gozzaniana memoria. >>
LA TESTIMONIANZA DI GIUSEPPE BOTTAI
E' curioso pensare che, mentre dopo gli anni cinquanta molti critici, mercanti e purtroppo artisti, con incredibile cecità, hanno cercato di utilizzare il Futurismo a scopi del tutto strumentali e ascientifici, gia nel 1920 Giuseppe Bottai scriveva: <<..questa mattina, nello studio di Balla, ho avuta ancora la sensazione dell'aderenza perfetta tra l'amoralità del tempo e quest'arte futurista, che, invano, si tenta far apparire come stramba invenzione di un uomo, mentre non è che esplosione necessaria, fatale. Le spiegazioni ch'Egli dà de' suoi quadri, affannose e minuziose, praticizzanti, quasi piccole e puerili, non sono altro che la applicazione di spiegazioni logiche a cose istintive,non logica..>> <<..oggi domina la cosa, la materia, il numero. Ecco che il mistero sparisce, e il miracolo esula. Il ghirigoro di colore e di luce che sboccia dalla mano del pittore, così, in una necessità di stile, su misurazioni tutt'al più d'equilibrio istintivo e fisiologico, e che è veramente un miracolo a sé, dev'essere spiegato. Dev'essere una cosa. Un oggetto. E non si pensa che il capriccio colorato del pittore può essere qualcosa così come lo è il fiore cui si è appiccicato il cartellino logico d'un nome. Un fenomeno logico è veramente tra i mali che più ci mina, ha attaccato gli artisti e rovina non solo i giovani ma l'infanzia stessa. Noi crediamo che sia veramente utile riaprire le valvole della fantasia. Ricreare il casaccio scapestrato e avventuroso. Scapigliare la razza. Ridarle la sua agile allegria. Perché ormai si muore tra una genia di calcolatori.>> (Giuseppe Bottai-Quaderni giovanili 1915-1920 Pag340-341 Fondazione Arnoldo e Alberto Mondadori) E' straordinario notare come Bottai, pur non potendo prevedere quali effetti liberatori avrebbe portato la nuova scienza e il conseguente pensiero epistemologico (il suo testo prelude alla sua quai totale adesione alle idee di Gentile), intuisca quanto una mentalità "praticizzante" e "piccola e puerile" sia nociva al "miracolo" dell'arte, che "ricreando il casaccio scapestrato e avventuroso" può "ridarle la sua agile allegria". Wittgenstein, uno dei massimi logici del secolo scriveva, qualche anno dopo, : "Seria è la vita, allegra l'arte".
SPIRITISMO IN MOSTRA
Per venire alla Mostra nella Galleria Fonte d'Abisso ho trovato molto interessanti i quadri dove Balla non cerca di scimmiottare la scienza ma si lascia andare alle sensazioni spiritistico decadenti della sua epoca. "Fluidità di primavera" un olio su tela del 1917 è una versione più convincente del famoso quadro "Volo d'angeli" del 1904 del teosofo Erich Mallina, visibile al Kunst di Vienna, mentre le due tempere dal medesimo titolo "Trasformazione forme spiriti", riprendono con singolare freschezza i paesaggi raggisti dell'inizio secolo di Larionov. A proposito di queste opere, concordo pienamente con il giudizio di Maurizio Fagiolo dall'Arco che precisa nel catalogo: << anche a proposito di questa tematica, siamo di fronte a una costruzione geometrica che non si può tuttavia definire astratta: tutto ha un preciso significato nell'operazione sperimentale di Giacomo Balla. A proposito del soggetto di questo ciclo ricordo le parole di Luce ed Elica che mi ripetevano la spiegazione del pittore futurista: le piramidi delle "forme" si indirizzano verso il cielo a sinistra; verso destra discende un irraggiamento astrale; in basso appare la curvatura terrestre; in alto, nel vortice del cielo, si agitano le "forme" che si sono "trasformate", purificandosi, in "spiriti" >> Di notevole interesse pittorico e critico è anche "Primavera a Villa Borghese", che Fagiolo dall'Arco definisce molto opportunamente "una sintesi in chiave art déco". Si tratta di una tela dipinta al modo del caké-gikù, sostenuta da due bacchette che testimonia un gusto indissolubilmente legato alle mode orientaleggianti di quell'epoca. Per concludere: questa mostra, per i criteri finalmente scientifici con la quale è stata allestita, per la qualità delle opere esposte, potrà aprire un capitolo nuovo in merito all'interpretazione e al godimento di questo discusso pittore italiano che, per essere amato, non ha bisogno di anacronistiche strumentalizzazioni.( Granetto Home Page )

Alliance of Queens Artists di Jonathan Wilner
Thank you for your link. Alliance of Queens Artists-community visual arts center serving the New York City metropolitan area.Dedicated to serving the community, the Alliance of Queens Artists is in the forefront of creating understanding and harmony between people from various cultures and ethnic backgrounds.
Events:"Giving Form to Thought IV:Sculpture Show" October 17 to November 7, 1998 - Reception Oct. 24th | "Water & Light VI: Watercolor show" November 14 to December 12, 1998 - Reception Nov. 21st | "Small Works Show" December 19 to January 2, 1999 L'indirizzo e i numeri di telefono di questa organizzazione si possono trovare su questo stesso sito alla pagina dedicata a New York

Nuova Icona di Vittorio Urbani
Caro Latoside, ho visto l'intervento di Granetto sulla mostra di Adolf Wölfli (ed altro); debbo dire complimenti davvero perchè l'ho letto tutto trovandolo interessante, cosa che mi succede rarissssssssssssimamente leggendo testi sull'arte. (Sono uno che crede ancora, poveretto, che le arti visive si guardino, come la musica si sente: ma i critici e i filosofastri debbono pur impiegare il molto tempo libero, no?). Davvero di cuore poi approvo il downsizing dell'art brut: anch'io penso che una mente degradata dalla malattia non possa produrre una vigorosa e valida nuova interpretazione del mondo, come sono supposti fare i grandi artisti. Mi rimane però una domanda: chi siete? Perchè mandate queste recensioni? Perchè non recensite anche le mostre di Nuova Icona? Ciao, buon lavoro, Vittorio Urbani Nuova Icona Giudecca 454 30133 Venezia tel.e fax. 041-5210101 email nuovaicona@iol.it
Non ci è concesso sapere esattamente chi siamo, ma solo chi non siamo: non siamo furbi, non siamo potenti, non siamo cretini. Mandiamo in giro qualche estratto del nostro Forum per cercare di destare qualche bella addormentata nei boschi del pensiero. Quando verrò a Venezia visiterò senz'altro il vostro spazio espositivo. Per il momento mi limito a segnalare le vostre attività: mostra in corso degli artisti Maria Morganti, Giuliano Del Molin, Federico Rizzi in collaborazione con Lo Studio Bassanese di Trieste. Dal 5 dicembre "A Quattro Mani" mostra, curata da Vittorio Urbani e Clorenza Catullo degli artisti tedeschi Gerhard Maier e Veit Stratmann, due cataloghi con saggi di Hartwig Fischer (Luigi Granetto)



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