I Forum di
Gnomiz
I Saggi di Gnomiz
| Il Gioco della Parola, della Memoria e dell'Invenzione |
Ruscha, Dorazio e Tribaltech di Luigi Granetto
Come per tutti i fenomeni di decadentismo, anche per quello
modernista, è auspicabile chiedersi se nel suo s-finire vi siano
elementi che preludano a una qualche sorta di futuro. Nell'epoca
storica più simile al '900, quella del neoclassicismo
illuminista, a cavallo fra il secolo delle rivoluzioni e gli anni
del primo consolidamento dei valori borghesi, un opera
dogmaticamente restauratrice come la "Storia dell'Arte"
del Winckelmann pone problemi che saranno ripresi solo nel nostro
secolo: la rinuncia in arte delle espressioni sensibili e
passionarie, la ricerca dell'equilibrio assoluto, la purezza del
bello ideale, la preminenza del segno sul colore, del contorno
sul tratto, della composizione sull'impressione. Una volta, con
mia grande sorpresa, Lucio Fontana mi raccontò come il suo
eccentrico maestro, Adolfo Wildt, gli avesse trasmesso
l'interesse per l'arte del Bartolini in contrasto con quella del
Canova. Wildt e Fontana ravvisavano nella freddezza distaccata di
Bartolini quelle qualità metafisicamente moderne precluse alla
sensualità dell'autore di Paolina. Sui rapporti ideali, ancora
poco studiati, che legano l'arte neoclassica, alle esperienze
informali e concettuali del nostro secolo, mi piace qui ricordare
quello che scrisse su Panorama Arturo C. Quintavalle in
occasione della mostra "Burri e Fontana 1949-1968"al
Museo Pecci di Prato: "accomuna questi due protagonisti
non una generica esperienza informale ma il riferirsi sempre per
limpianto delle opere a Piet Mondrian, a Theo van Doesburg,
dunque a de Stijl e alle sue rigorose geometrie. È, insomma, il
mito classico della sezione aurea a collegare due protagonisti
della civiltà informale".
Senza essermi dato al mesmerismo posso comunque supporre che il
tanto vituperato Winckelmann, sulla sua rigorosa nuvoletta
neoclassica dagli ineccepibili contorni, si dev'essere concesso
un leggero sorriso.
Per ritornare al discorso iniziale vorrei dire che, pur commosso
dall'impeccabile cura dei particolari e dalla perfezione dello
spazio espositivo, reputo non essere clinicamente sano sopportare
una mostra come quella che in questi giorni, la Galleria
Marconi di Milano, dedica a Ed Ruscha
(Referenza Internet
di recenti opere di Ruscha). Questo esponente della decadente
decadenza decaduta, che per anni ha mutuato le idee di
Lichtenstein, Warhol e Rauschenberg, privandole di una
qualsivoglia tensione drammatica o semplicemente formale, ha
volto ora lo sguardo alle idee grafiche della secessione: un po'
i bozzetti del 1901 di Mackintosh, con i loro caratteri senza
immagini , un po' a quelli di Loffller successivi di qualche
anno. Per cercare di rinverdire questa sperimentazione, ormai
esplorata in tutte le sue stilizzate declinazioni, Ruscha ha
utilizzato, per scrivere gli apodittici "no"-
"sic"- "etc." un po' di graziosi legnetti
segati a dovere, definiti dal comunicato stampa distribuito dalla
Galleria: "inedite soluzioni plastiche". All'uscita da
questa mostra mi sono sentito un pavido: non ho avuto il coraggio
di confessare a Ruscha che i nostri sani montanari delle valli
ladine utilizzano da secoli queste "inedite soluzioni
plastiche" con in aggiunta il grande pregio di essere
completamente immuni alla "genialità" del concetto.
Nel tentativo di liberarmi da questa angoscia dell'inutile
mortifero, venduto come un giocattolo per bambini, sono andato a
trovare il Gallerista Bruno Lorenzelli che ha
chiamato una grande mostra dedicata a Piero Dorazio,
"Grazie Piero". L'arte di Dorazio, oltre al grande
pregio di trasmettere allegria, è riuscita a prendere dal
Futurismo solo i lati migliori: la fantasia, il cromatismo dei
colori vivaci, una creatività che può interagire con ambiti
diversi da quelli della "pura" tradizione pittorica
come la grafica editoriale, l'arredamento, il disign e perché no
l'uso dell'arte per scopi psicoanalitici. L'arte di Dorazio non
può aiutare chi desidera conservare, innovandola la grande
tradizione della pittura occidentale, (dagli affreschi di Pompei
a Bacon passando da Afro), ma può lasciare di questo secolo un
ricordo e un'esperienza creativa suscettibile di ulteriori
evoluzioni e cambiamenti. Il lavoro di Dorazio, nato in polemica
con le infelici tele del realismo socialista, ha saputo vivere di
una sua vita propria, come è sovente capitato a certo cinema che
ha cercato di liberarsi dai condizionamenti imposti dal teatro di
parola; così come Sergio Leone riusciva a raccontare le sue
storie quasi esclusivamente con le immagini e la musica, Dorazio
ci trasmette la gioia di vivere con la sua sola fantasia
lasciandoci liberi d'inventarci i ritmi musicali che più ci
aggradano. Sono certo che l'arte di Dorazio concorrerà, in un
prossimo futuro, a far cadere le inutili e pretestuose barriere
che si sono volute creare fra discipline simili ma diverse. Devo
questo mio ottimismo alla constatazione che il "decadentismo
modernista" sia ormai più un fenomeno di mercato che di
cultura. Mentre dal 1968, anno della morte di Fontana e Pascali,
abbiamo assistito alla lenta agonia dell'avanguardia, molte idee
di quei tempi hanno invaso campi diversi da quello specifico
della carismatica creazione individuale. Per farcene un'opinione
basta varcare la soglia del negozio Tribaltech
in
Via Messina, 2 a Milano. In questo negozio Giovanni
Coppolecchia vende oggetti a funzionamento estetico e
pratico, prodotti in più esemplari e progettati quasi sempre
collettivamente. Costruiti senza procedimenti industriali che
escludono l'intervento diretto dell'uomo, questi oggetti riescono
ad evitare la freddezza di un'arte non soggettiva, senza cadere
in un forzoso e ingiustificato personalismo. Fra le opere esposte
ho trovato molto convincenti: le lampade spazialiste in gesso
realizzate su progetto dello stesso Coppolecchia che riescono a
trovare una sintesi fra le sculture in legno di Consagra del 1950
e l'atmosfera dei tagli di Fontana; la libreria in legno e pietra
leccese scolpita da Renzo Buttazzo; lo specchio
di Nicola Grasso con una cornice realizzata
assemblando antichi legni alla maniera di Tapiés; le cornici in
cartapesta di Giusi Ricco, artista che ha anche
realizzato , su progetto di Coppolecchia, una lampada-scudo,
oggetto molto più utile e godibile di qualsiasi opera di Nunzio;
la disinvolta lampada dell'argentina Silvia Centelege
"omaggio a Duchamp".Coppolecchia, inoltre , nel suo
normale lavoro di proposta d'arredo, suggerisce ai suoi clienti
di farsi realizzare sui muri di casa un'opera dello scultore Jose
Vasquez Pomar.
Si tratta di un soggetto qualsiasi, realizzato con dei fiammiferi
che il cliente potrà accendere, interagendo in tal modo con
l'opera: una nuova variazione sul tema della combustione, meno
costosa di un Burri, ma non meno intelligente.. Da non
sottovalutare inoltre il fatto che, anche le opere di Pomar, una
volta realizzate, acquisiscono una valenza pratica divenentando
appendiabiti, specchi piuttosto che portachiavi.
Pedro Cano a cura della Galleria Forni di
Milano
Vi comunichiamo che il 3 dicembre alle ore 18,00 la Galleria
Forni di Milano ( Via Fatebenefratelli 13, Tel 02/ 29060126
e-mail forni.mi@iol.it)
inaugurerà una personale dell'artista spagnolo Pedro Cano. Sono
48 acquerelli su carta tra fiori, frutta e ortaggi, in tre
formati diversi, che grazie ad un uso sapiente del colore, delle
tonalità e delle luminosità, sembrano dar vita ad una profumata
serra di fiori colorati e ad un assolato frutteto maturo. Pur
partendo da una volontà descrittiva, da un forte legame con la
fisicità delle cose, tramite un gioco delle luci e delle ombre,
di dissolvenze e di riflessi, di macchie e sfumature, il mondo
reale e oggettivo di Pedro Cano, si sublima in un mondo poetico,
fatto da una dolcezza ai limiti della visione. Al di là della
scelta tra una struttura stilistica classica o contemporanea, tra
il presente e il passato, tra il reale e il fantastico, la sua
rimane una natura senza tempo perché letta dal ricordo e una
natura sensuale perché letta con il sentimento. La mostra è
stata realizzata con il patrocinio dell'Istituto Cervantes di
Milano. Catalogo con testo di Giorgio Soavi disponibile in
Galleria.
Arte
e Moda:
pag 337 Diesel partecipa a Torino ad
ArtLive, Abiti-sculture di Capucci, Michel Klein:Parigi arte e moda
pag 336 Il filo di Miyake crea il futuro,
Sogni e idee di una fotografa della moda, Garden Fashion Artisti e
Stilisti, Vent'anni di Moda Italiana a Roma, Toscana Foto Festival
2001
pag
335 Levi's B-Fly, omaggio a Andy Warhol, Anversa omaggio alle emozioni,
Scorpacciate minimaliste di Elio Copetti, Malboro Classic Photographs Gallery
Pag 334 con: Trussardi ospita Michelle
Lopez, Agatha Ruiz de la Prada apre un negozio a Milano fra le gallerie
d'arte, Midali e il sapore dell'arte di Luigi Granetto
pag 333: Richard Serra-Gucci, Tadini,
Folon, Schifano, Nespolo-Calzificio Ciocca, Cracking Art-Zegna Baruffa, Moschino,
Versace, ErreUno, Paloma Picasso, Gucci e Miyake....Spazio Oxus
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