News
and imagination ![]()
I Saggi di Gnomiz
Un viaggio straordinario. Le
figure di Marino Marini di Franco Rella
Caro Granetto, come d'accordo ti mando il testo
su Marino Marini. Fammi sapere.Cordialmente Franco Rella
Il saggio di Franco Rella è stato
pubblicato nel catalogo della mostra dedicata a Marino Marini
dalla Galleria D'Arte Improvvisazione
Prima- 38068
ROVERETO (TN)
Piazza Achille Leoni, 15 di
Rovereto dal 19 dicembre 1998 al 31 gennaio 1999-tel. 0464 - 439722 / 431954 fax
432405.
1. Rimettendomi davanti allopera di Marino
Marini non ho provato soltanto la meraviglia di fronte a un
artista immenso, che si è mosso utilizzando con uguale maestria,
come forse al solo Picasso è riuscito, tutti i mezzi espressivi
delle cosiddette arti figurative pittura, grafica,
scultura. La sua opera mi si è presentata come un viaggio
misterioso verso un centro, un luogo non ancora del tutto
esplorato, che via via mi sono convinto essere il luogo stesso
dellarte del nostro secolo. Azzardo unipotesi:
lopera di Marini, anche quella che è esposta davanti ai
nostri occhi in questa splendida mostra, riassume in sé
lavventura dellarte moderna, almeno come questa si è
intrecciata fino agli anni 50. Cercare di stabilire non
tanto unimprobabile mappa, ma almeno una via daccesso
a questo luogo, mi è parsa subito la cosa più importante.
E vero che questo mi allontana da un giudizio meramente
estetico che daltronde di fronte a Marini è assolutamente
scontato; forse mi allontana anche dalle attese di chi si porta
davanti a queste opere, ma mi pone nel cuore di un problema. Ed
è su questo problema che intendo riflettere.
2. Dore Ashton pone al centro del suo libro La
leggenda dellarte moderna un piccolo racconto di Balzac,
scritto negli anni Trenta del XIX secolo, Il capolavoro
sconosciuto, studiando il peso di questo testo nellopera e
nella vita di Cézanne, e poi, sulla scorta di analoghe
osservazioni di M. Schapiro, dellopera di Picasso.
Cézanne, allinizio della sua attività, dichiara che il
personaggio fantastico e il personaggio storico che più lo hanno
influenzato è Frenhofer, il protagonista del racconto di Balzac.
Secondo Bonnard, alla fine della sua vita, con le lacrime agli
occhi, Cézanne dichiara che questo racconto è la sua storia. Di
che cosa parla questo racconto? Balzac nel Capolavoro sconosciuto
profetizza la crisi inaugurale di un nuovo linguaggio. Il giovane
Poussin incontra, recandosi nello studio di Porbus per mostrargli
i suoi disegni, un vecchio, che subito, non appena entrato,
inveisce contro quella pittura quella di Porbus e di
Pussin - che si illude, per aver rappresentato la natura, di
averne anche strappato il segreto. Ma se si stende la mano sulla
tela, sul corpo che è lì rappresentato, su quel seno che appare
così solido e rotondo, si incontra il freddo di una
statua, la morta rigidità di un cadavere. La pittura, l'arte,
non devono copiare la natura, ma devono cercare di cogliere
lo spirito, l'anima. Soltanto così è possibile giungere
alla bellezza che è cosa severa e difficile, che
può essere colta soltanto stringendola in una forma, che è essa
stessa plurale, proteiforme, come la realtà che ci circonda,
come la vita che deborda e che fluttua
nebulosamente all'intorno. Porbus e Poussin giungono
finalmente a vedere La Belle Noiseuse, il quadro a cui il vecchio
Frenhofer sta lavorando da più di un decennio. E non vedono
nulla. Esaminano la pittura, mettendosi a destra, a
sinistra, di fronte, abbassandosi in una sorta di disperata
mimica clownesca, e non vedono altro che colori
confusamente ammassati e contenuti in una moltitudine di linee
bizzarre. E finalmente, come sfuggito a
un'incredibile distruzione, scorgono, pietrificati
dall'ammirazione, in un angolo del quadro, un piede che emerge
dal caos informe dei colori, dalla nebbia fitta di quelle linee.
Quel frammento, a cui dedicano una sorta di necrofila
ammirazione, è per loro il residuo dell'unico linguaggio che
essi riescono a considerare tale. E' l'ultimo resto del
linguaggio rappresentativo, che sembra, nel suo complesso, essere
franato nella lenta, ostinata, pervicace disgregazione della
follia. E dunque comunicano al vecchio la loro delusione: sulla
tela, essi dicono, non si vede nulla, la tela rappresenta il
nulla. Qui inizia davvero, come ha detto Dore Ashton, "la
leggenda dell'arte moderna", non tanto per gli artisti e i
poeti che hanno meditato su questo racconto come su di una
profezia, ma perché Balzac coglie il mutamento conoscitivo che
emerge da una nuova realtà: dal magnifico caos delle
strade, dalla folla, dal mutevole, dal brusio, dal rumore
di fondo della condizione metropolitana. Coglie cioè la
salienza di questo reale, che deborda dai codici
linguistici consueti, inafferrabile all'interno di una
rappresentazione pura.
3. Balzac, abbiamo visto, profetizza larte
dellavanguardia. Ma il termine avanguardia comincia ad
avere senso a partire dalla lettera che il giovanissimo Rimbaud
scrive a Paul Demeny il 15 maggio 1871, la famosa Lettera del
veggente, in cui si avanza lillusione, che sarà propria di
tutte le avanguardie del XX secolo, di unarte avamposto di
un mutamento effettivo della realtà. Illusione, certo. Ma il
centro della lettera è un altro. Rimbaud lancia una provocazione
estrema: Io è un altro. Lio per diventare tale
deve rompere con ciò che lo ha così costituito nel corso dei
secoli e dei saperi stabiliti. Deve diventare unanima
mostruosa e al tempo stesso veggente in quanto
capace di un lungo, immenso e ragionato sregolamento di
tutti i sensi. Solo così sarà possibile cogliere, al di
là delle forme già depositate nella lingua, le altre forme che
vi sono escluse, o addirittura ciò che abbiamo considerato
informe, destinato ad affondare nel nulla irredimibile. Che
questo atto estremo dovesse avere un effetto non solo artistico,
non solo conoscitivo, ma essere uno spostamento dellasse
complessivo, e dunque anche etico, della vita umana, Rimbaud lo
ribadisce in Mattinata debbrezza, in cui, come Nietzsche in
Al di là del bene e del male, parla della necessità di
seppellire nellombra lalbero del bene e del
male. In una parola: arrivare a una nuova sensibilità, ma
anche a nuovi giudizi, a una diversa scala di valori che ci metta
in rapporto con il mondo.
4. Non ci stiamo allontanando da Marino Marini.
Ci stiamo avvicinando al suo problema. Ci sia permesso citare
ancora due esempi prima di trarre una prima conclusione. W.
Kandinskij in uno straordinario scritto del 1913 intitolato
Sguardo all'indietro ricorda di essersi trovato di fronte a un
quadro, al Pagliaio di Monet: Fino a quel
momento avevo conosciuto soltanto l'arte realistica (...).
D'improvviso, per la prima volta, vidi un quadro. Il catalogo
diceva che si trattava di un pagliaio, ma non riuscivo a
riconoscerlo. Questa incapacità di riconoscere il soggetto mi
turbò (...). Sentii oscuramente che in questo quadro mancava
l'oggetto. Il realismo di Monet, ciò che lo aveva portato
a indagare le cose con uno sguardo sempre più approssimato ad
esse, diventa dunque, paradossalmente, perdita dell'oggetto. E
dunque, prosegue Kandinskij, notai con stupore che (...) il
quadro (...) continuava sempre, in modo inatteso, a fluttuare
davanti agli occhi fin nei minimi particolari (...). La pittura
divenne per me una forza e una magnificenza fiabesche. Senza che
me ne rendessi conto era screditato davanti ai miei occhi
l'oggetto come elemento indispensabile del qua-dro.
Limpatto è tale che tutta la visione della realtà muta.
Persino la realtà invisibile dellatomo, oggetto delle
ricerche scientifiche del periodo, gli si fa visibile attraverso
il quadro di Monet, confermando la disintegrazione della
resistenza oggettuale del mondo e l'apertura a una nuova
esperienza: La disintegrazione dell'atomo fu per me come la
disintegrazione del mondo. D'improvviso i muri più massicci
crollarono. Tutto divenne incerto, malsicuro, mutevole. Non mi
sarei meravigliato se una pietra si fosse fusa nell'aria davanti
a me e fosse diventata invisibile. L'eccesso di visibilità
porta inesorabilmente verso l'invisibile. E la strada di
Kandinskij verso lo spirituale dellarte. Non è
lunica strada. Da questa perdita della realtà che, secondo
G. Benn, è già entrata nel patrimonio genetico dei tipi
finali dellorganizzazione delluomo nel mondo,
larte può prendere unaltra strada: larte può
diventare meramente artistica, autorenferenziale, celebrare se
stessa, rinunciando a qualsiasi tipo di rappresentazione. Anche
questo è un capitolo della leggenda dellarte moderna.
5. Arriviamo finalmente a una prima conclusione.
Una volta, scrive G. Steiner in Vere presenze, esisteva un patto
di corrispondenza tra Cosmo e Logos, questo patto si è infranto
tra il 1870 e il 1930 in una delle poche rivoluzioni
autentiche dello spirito nella storia occidentale, che definisce
la modernità stessa.. La rottura di questo patto, che ha
retto la rappresentazione in occidente a partire da Platone a
oggi, impone una nuova e terribile responsabilità, fa della
parola qualcosa di terribile e spaventoso: qualcosa di infinito.
Ma ora, come avevano profetizzato Balzac e Rimbaud, come avevano
ribadito Kandinskij e Benn, non c'è più un fondo su cui la
parola poggi, su cui possa stare. Si penetra così in un mondo
che è ridiventato mistero, in cui nessun patto ci garantisce sul
senso delle cose. Ci si affaccia sul mistero del mondo e
dell'essere, che ci propongono una nuova relazione, che rinvia
alla creazione, ad un'originario che non è mai totalmente
accessibile.
6. Dalla leggenda alla storia dellarte
moderna. Boccioni cercava una pittura che esprimesse
modernamente (nel senso più assoluto) il cadere di una
foglia. Ma come cade modernamente una foglia? E che
cosè una foglia, dal momento che essa, in un testo poetico
o in un quadro, non ha odore, non scricchiola tra le mie dita. La
parola fiore non è in nessun mazzo di fiori, aveva sentenziato
Mallarmé. Ma allora, nel repertorio infinito di parole e di
immagini, che mi abitano e dentro le quali abito, a quali di esse
posso affidare la mia verità, o almeno, se una verità non è
più possibile, la mia ricerca della verità? Il gesto che
traccia una riga su un foglio, un segno sulla tela, che si
imprime nella creta, o che compita delle lettere su un foglio,
diventa un gesto estremo: non garantito da null'altro che
dal mio impegno perché esso significhi. Non rappresenta più il
mondo, ma almeno apre per chi ne ha esperienza, una via verso il
mondo. Tutta larte del Novecento è dentro questa
drammatica tensione. Tutta larte del Novecento sembra
impegnata in un risalimento verso un luogo su cui rifondare una
qualche certezza della parola o dellimmagine. E
loriginario dellespressionismo, la proiezione
nevrotica sullesistente e sul moto delle grandi città del
futurismo, la ricerca della parola pura e senza
mescolanze, della parola senza rughe del
surrealismo o, di converso, il tentativo di fare
dellinsensatezza il nuovo senso del mondo, come nel
dadaismo, e, in modo ben più drammatico, in Duchamp. E il
risalimento al mito, magari scheletrito, nei manichini di de
Chirico, a cui aveva aperto la strada non solo Nietzsche ma
quellansia che ha determinato quella che Detienne ha
chiamato linvenzione della mitologia. E
lassoluta intransitività delloggetto artistico in
quanto tale, da Malevic allinformale.
Continua
Vox Inside |
Indice Generale
NEXUS di Gnomiz
L'enciclopedia
di Gnomiz con i migliori siti in Rete
Se siete
qui, vi consigliamo i seguenti NEXUS-Argomenti
.
| Libri | Librerie on line | Biblioteche | Produttori
di Software | Contemporaneita' | Catalogo del Sofware | Le Riviste |Universita' | Scuola | Scuole on line
| Stampa Estera | Radio e Televisioni | Agenzie di Stampa | Musei | Arte | Fumetti | Storia | Storia Moderna
| Teatro | Spettacoli | Politica | Psicologia | Scienze | Musica Classica
| Musica Leggera | Cinema | Letteratura Greco-Latina | Letteratura Italiana | Letterature Straniere | Archeologia | Filosofia | Religioni |