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Novità Editoriali: Economia
Politica
Cari Amici, vi inviamo l'aggiornamento dei lavori che sono stati
accettati per la pubblicazione sulla rivista Economia Politica.
Maggiori dettagli (sommari non tecnici di 2-3 pagine per ciascun
lavoro) sono disponibili nel sito web della rivista:
www.spbo.unibo.it/econpol
.Con i migliori saluti La Redazione
Articoli di prossima pubblicazione
I seguenti lavori sono stati definitivamente approvati dal
Comitato Scientifico della Rivista e verranno pubblicati nei
prossimi numeri della stessa. La razionalità come posta
in palio. La dinamica di Harrod tra oblio e omologazione
(J.E.L.: B031) di Daniele Besomi. Questo articolo riguarda il
modo in cui circolano, si trasformano e si affermano le idee, a
partire da un caso specifico: la teoria dinamica di Roy Harrod.
La dinamica harrodiana ha conosciuto uno strano destino: mentre
alcuni dei suoi risultati sono stati accolti dagli economisti e
integrati nei manuali, il loro autore si è spesso dovuto
lamentare di incomprensioni e interpretazioni distorte, e ha
continuamente ribadito la superiorità del proprio approccio
rispetto a quello dominante. Nell'indifferenza generale, Harrod
stava cercando di definire i fondamenti di una nuova teoria dei
cicli e della crescita. I problemi incontrati da Harrod nel
diffondere e far approvare le proprie idee costituiscono un
interessante tema di indagine per la storiografia, in quanto
permettono di mostrare come idee brillanti e postulati
euristicamente fecondi non bastino a convincere i propri colleghi
ad aderire al sistema teorico proposto. Altre condizioni devono
essere soddisfatte: in particolare, l'autore deve saper far
apprezzare la novità del proprio approccio pur evidenziandone la
compatibilità con la tradizione prevalente all'interno della
disciplina, e deve saper convincere i ricercatori che il metodo
da lui scelto costituisce la soluzione razionale al problema in
esame. Cooperazione e competizione nella Learning
Organization: primi risultati di un modello di
simulazione (J.E.L.: O33, J41) di Gian Carlo Cainarca e Francesca
Sgobbi L'articolo affronta la transazione di lavoro all'interno
della Learning Organisation (LO), ossia dell'organizzazione che
fa della creazione e della condivisione di conoscenza il proprio
fattore competitivo. Il modello della LO è oggetto di crescente
attenzione da parte degli ambienti accademici e manageriali, in
virtù delle attese suscitate quale soluzione organizzativa più
adatta del "tradizionale" modello fordista-taylorista
in presenza di contesti competitivi caratterizzati da incertezza
e cambiamenti rapidi e frequenti. Nella LO, l'enfasi sulla forza
lavoro quale fonte di conoscenza organizzativa deriva dal
riconoscere la presenza di una componente intellettuale non
trascurabile nello sforzo fornito. Di conseguenza, perde
validità la metafora del lavoro quale "risorsa
materiale" e diventa evidente la necessità di nuovi
meccanismi motivazionali per attivare e motivare lo sforzo
richiesto ai lavoratori dipendenti. In particolare, l'articolo
modellizza le relazioni di lavoro all'interno di una LO nella
quale il principale istituisce un premio di risultato volto a
ricompensare le prestazioni migliori in termini di produttività
e di incremento della conoscenza organizzativa. La motivazione
dei lavoratori a sostenere gli obiettivi della LO evidenzia la
contemporanea presenza di forze cooperative e competitive. Il
modello proposto, che prende spunto dal modello di Akerlof di
"scambio di doni" tra datore di lavoro e dipendenti e
dalla teoria dei tornei a ranghi chiusi, è stato implementato in
un programma si simulazione che rilascia i vincoli neoclassici di
perfetta razionalità degli agenti. Le variabili che
interagiscono nel determinare i risultati del torneo sono
relative alla LO, all'ambiente in cui questa opera e alle
caratteristiche dei singoli lavoratori, che possono essere fra
loro non omogenei. I risultati delle simulazioni evidenziano
l'esistenza di una soglia critica nell'intensità della
competizione, al di sopra della quale i benefici associati al
più rapido sviluppo del patrimonio di conoscenze organizzative
risultano più che bilanciati dalla demotivazione della quota di
lavoratori esclusi dalla competizione per i premi più elevati.
Le simulazioni svolte evidenziano anche come il prevalere della
componente cooperativa piuttosto che competitiva nelle relazioni
di lavoro all'interno della LO dipende dalle condizioni al
contorno che definiscono la natura del mercato del lavoro interno
ed esterno all'impresa. La genesi del concetto di
stazionarietà: il paradigma dell'Aurea Medietà di Adam
Smith (J.E.L.: B12) di Roberto Censolo In questo saggio è
proposta una analisi dei legami tra la Theory of Moral Sentiments
(TMS) e la Wealth of Nations (WN), attraverso la quale emerge che
la nozione smithiana di equilibrio svolge la sua funzione
"gravitazionale" e normativa dei rapporti economici,
ponendosi non come riferimento oggettivo, capace di esplicitare
le conseguenze dell'agire perfettamente razionale degli individui
negli esiti virtuosi (ottimali) del mercato nel suo complesso,
bensì come nucleo più debole di ragionevolezza e di senso
comune. All'interno della WN l'impossibilità di individuare un
riferimento di equilibrio oggettivamente virtuoso (razionale) ha
origine dalla dicotomia tra prezzo reale e prezzo naturale delle
merci, la quale, a sua volta, non risiede in un
"difetto" nei meccanismi decisionali dei singoli, ma
nel modo in cui è conformata la stessa natura umana e nei
principi fondamentali che determinano l'azione concreta.
Spostando quindi l'analisi in quelle parti della TMS nelle quali
Smith elabora una teoria generale dell'azione umana, ci siamo
posti il problema di stabilire in che senso il riferimento di
"aurea medietà" che connota il concetto di equilibrio
concorrenziale potrebbe risultare desiderabile, ovvero virtuoso,
dal punto di vista di un ipotetico pianificatore sociale. Per
rispondere a tale questione ci siamo chiesti quale sia la virtù
fondamentale che caratterizza l'azione umana quando questa è
coerente con il paradigma dell'aurea medietà. E' emerso che tale
virtù è la prudenza, la virtù della ragionevolezza e del buon
senso, un principio che guida le scelte individuali attraverso un
meccanismo complesso, del quale la razionalità è solo uno degli
ingranaggi, e che non può sussistere senza l'apporto dei giudizi
morali generati attraverso il principio della simpatia e dello
spettatore imparziale. Specializzazione, crescita e
bilancia dei pagamenti (J.E.L.: E12, F43, O33, O41) di
Luca De Benedictis Il lavoro analizza, attraverso un modello
formale di matrice kaldoriana, come la specializzazione
produttiva e l'innovazione, da una parte, e il ruolo propulsivo
della domanda, dall'altro, incidano sul tasso di crescita di una
economia positivamente influenzata e allo stesso tempo vincolata
dai suoi legami internazionali. La struttura del modello è
caratterizzata dalla presenza di alcuni degli elementi propri
della tradizione post-keynesiana: la presenza di un processo di
causazione cumulativa, rappresentato dalla legge di Verdoorn; il
ruolo svolto dalle economie di scala crescenti, sia statiche che
dinamiche; il vincolo alla crescita rappresentato dall'equilibrio
dei conti con l'estero. A tale elementi si aggiunge il ruolo
svolto dalla tecnologia, in particolare dalla componente di
learning by doing. Tramite esercizi di simulazione, vengono
evidenziati il ruolo della specializzazione, il peso economico
della path-dependency e gli eventuali fenomeni di catching-up. Macroeconomia
e politiche distributive. Il caso con vincoli di
liquidità (J.E.L.: D31, E44, H23) di Raul de Luzenberger In
questo modello la presenza di vincoli di liquidità fa si che la
politica distributiva, il debito pubblico e le regole di politica
fiscale interagiscano per determinare sia la forma finale della
distribuzione del reddito, sia gli effetti della politica
fiscale. Perciò l'ottimo livello (sociale) di ridistribuzione
dipende dal livello del debito pubblico e dalla regola di
ridistribuzione intergenerazionale della politica fiscale;
l'emissione di debito pubblico fa aumentare la disuguaglianza; e
la ridistribuzione ha effetti intergenerazionali e modifica sia
l'onere del debito pubblico che il suo massimo livello
sostenibile. Ne consegue, da un lato, che la politica
distributiva non può essere considerata uno strumento
indipendente di intervento e, dall'altro, che essa può essere
utilizzata per perseguire obiettivi macroeconomici. Inoltre le
politiche macroeconomiche hanno una valenza distributiva che può
essere utilizzata per fini di maggiore uguaglianza sociale. Il
lavoro esamina alcuni casi di interazione tra politiche
macroeconomiche e distributive attraverso simulazioni numeriche. Cambiamento
abitudinario delle preferenze: il ruolo svolto dalle
ipotesi sulla razionalità individuale (J.E.L.: D11,D19) di Maria
De Paola L'obiettivo di questo lavoro è quello di presentare in
maniera sistematica e critica i modelli di cambiamento
abitudinario delle preferenze cercando soprattutto di comprendere
il ruolo in essi svolto dalle ipotesi relative alla razionalità
individuale. Principalmente ci si chiede se le possibili cause di
endogeneità delle preferenze dipendano dal tipo di razionalità
attribuita agli individui e se l'ipotesi di preferenze endogene
sia compatibile con qualsiasi forma di razionalità individuale,
oppure ve ne siano alcune che tendono a svuotarne il significato.
Nel cercare di individuare una risposta a questi interrogativi
vengono presi in esame i principali modelli di myopic e rational
habit forming, nonché l'interpretazione fornita dalla case-based
decision theory al fenomeno delle preferenze endogene. Alcuni
aspetti analitici dell'economia delle interazioni sociali
(J.E.L.: C29, D29) di Edoardo Gaffeo Questo lavoro intende
proporre una rassegna di alcuni tra i metodi analitici utilizzati
per modellare il funzionamento dei sistemi economici complessi.
L'idea sottostante è che le categorie macroeconomiche siano non
ecisionale ottimizzante da parte di un agente rappresentativo
perfettamente razionale, bensì fenomeni emergenti da un continuo
processo di interazione diretta ed indiretta tra un numero molto
elevato di individui. Nonostante il crescente interesse suscitato
negli ultimi anni, l'analisi dei fenomeni di interazione sociale
rischia di rimanere emarginata ad un ristretto ambito di
specialisti. In effetti, tale approccio comporta l'utilizzo di
strumentazioni analitiche sviluppate in ambiti disciplinari
estranei al discorso economico, e in quanto tali talvolta
sconosciute alla maggioranza degli economisti. Proprio nel
tentativo di contribuire a colmare questa lacuna, la presente
rassegna si ripropone di introdurre ad un pubblico più vasto
della ristretta cerchia degli 'addetti ai lavori' alcune nozioni
di base della matematica delle interazioni sociali. Norme
sociali e sanzione: il ruolo del singolo individuo
(J.E.L.: D10) di Tommaso Luzzati La letteratura economica sulle
norme sociali è solita ipotizzare che l'individuo si trovi
unicamente a scegliere se obbedire o meno ad una certa norma e
che una sanzione informale, esogena, influenzi tale scelta. Di
fatto, tuttavia, la decisione del singolo riguarda anche
un'eventuale punizione da infliggere a chi non rispetta la norma.
Il presente lavoro tiene conto di questo aspetto ed evidenzia
alcune ipotesi comportamentali idonee a produrre un livello
complessivo di sanzione (ora endogena) sufficiente a sostenere la
norma quale stato di equilibrio. L'analisi è completata dallo
studio di una possibile evoluzione dinamica del modello che
mostra la persistenza di alcuni equilibri con norme sociali. Importazione
di beni intermedi e trasferimento della tecnologia
(J.E.L.: F43, O14, O31, O41) di Marco Maffezzoli. L'articolo
studia le relazioni tra l'importazione di beni intermedi
tecnologicamente avanzati, il trasferimento della tecnologia e lo
sviluppo economico in una piccola economia aperta, nell'ambito di
un modello di crescita endogena in cui il progresso tecnologico
dipende dal comportamento di agenti ottimizzanti. Il modello
rappresenta un piccolo PVS che partecipa al commercio
internazionale come price-taker esportando bene di consumo finale
ed importando beni intermedi tecnologicamente avanzati, godendo
di spillovers di conoscenza tecnologica dall'estero la cui
intensità è direttamente proporzionale al rapporto tra volume
delle importazioni e livello della produzione. I risultati
possono contribuire a spiegare l'esperienza dei NICs asiatici
della prima e seconda generazione. Natura del sindacato,
delega dell'autorità e contrattazione (J.E.L.: J51,
C78, D23) di Guido Merzoni In questo saggio si propone una
rappresentazione del sindacato come un'organizzazione che prevede
la delega dell'autorità ad un leader in presenza di costi di
coordinamento causati dall'onerosità dell'individuazione di una
volontà collettiva e dall'incompletezza dei contratti. In
particolare si studia come assetti alternativi della delega
dell'autorità all'interno del sindacato possano condizionare gli
esiti della contrattazione salariale. Si mostra che nella
contrattazione sul saggio di salario i lavoratori possono trarre
vantaggio dal delegare l'autorità ad una dirigenza sindacale
professionista, che non debba sostenere direttamente i costi
delle azioni sindacali. Questo consente infatti di rendere
credibile il ricorso agli strumenti di pressione più efficaci,
anche se più onerosi per i lavoratori. In particolare si
considera l'alternativa tra due strumenti di azione sindacale: lo
sciopero e lo sciopero bianco. Se lo sciopero bianco è in larga
misura meno efficace nel danneggiare l'impresa e meno costoso per
i lavoratori dello sciopero, un sindacato guidato da un
professionista utilizzerà come minaccia credibile lo sciopero.
In tale situazione il salario e il numero di occupati di
equilibrio saranno più elevati che nel caso in cui la
contrattazione sia direttamente gestita dai lavoratori e la
minaccia credibile utilizzata sia lo sciopero bianco. L'analisi
ha significative implicazioni relative alla discussione sul
problema della democrazia interna del sindacato, giacchè
sottolinea come esista un trade-off tra l'efficacia dell'azione
sindacale e la misura della partecipazione diretta degli iscritti
al processo decisionale. La riflessione di Enzo Paci
sull'economia politica: una disamina
economico-filosofica (J.E.L.: B31, B40) di Ivan Moscati Questo
lavoro è dedicato all'esame teorico della ricerca sui fondamenti
dell'economia politica condotta dal filosofo italiano Enzo Paci
(1911-1976). L'articolo si apre con una illustrazione della
problematica del sapere scientifico nella fenomenologia di Edmund
Husserl alla quale Paci si richiama. Dopo aver precisato il senso
specifico in cui Paci interpreta il compito di una fondazione
delle scienze, viene presentata, secondo due varianti
interpretative che ci paiono egualmente ammissibili, la sua tesi
che riconduce l'economia politica all'esperienza del bisogno;
tale tesi è poi discussa criticamente in entrambe le versioni.
Viene quindi esaminata l'interpretazione che Paci dà della
critica di Marx all'economia politica e successivamente viene
discussa la sua lettura della Teoria generale di Keynes. Sebbene
il progetto fondativo di Paci appaia interessante in quanto
sottrae il discorso epistemologico sull'economia ad una
prospettiva puramente metodologistica e formalistica, tuttavia
esso manca, a nostro parere, il proprio obiettivo; nelle
conclusioni si analizzano le cause di tale insuccesso e vengono
indicate le direzioni in cui dovrebbe muoversi una ricerca sui
fondamenti dell'economia per avere pregnanza filosofica ed
epistemologica e per mostrarsi rilevante ai fini
dell'elaborazione della teoria. Concorrenza posizionale
in istruzione, mobilità e crescita (J.E.L. J24, J62,
C45, D62) di Raimondello Orsini In un modello a generazioni
sovrapposte con razionamento del credito, l'accumulazione di
capitale umano è soggetta a due diverse forme di esternalità:
oltre ai consueti effetti esterni positivi derivanti dai benefici
sociali dell'istruzione, vi è una esternalità posizionale
dovuta al fatto che ogni agente prende le proprie decisioni di
consumo e investimento sapendo che la remunerazione del proprio
lavoro sarà basata sul livello relativo di capitale umano
posseduto, e non sul suo livello assoluto. Le simulazioni
numeriche del modello, caratterizzato da particolari ipotesi
riguardo al comportamento degli agenti e alla struttura delle
retribuzioni dei fattori di produzione, mostrano una relazione
positiva tra mobilità sociale, livello di meritocrazia e
crescita economica. Struttura finanziaria, asimmetria
informativa e la teoria dell'investimento di H. P.
Minsky (J.E.L.: E44) di Lino Sau In questo lavoro si e cercato di
collegare e compulsare la letteratura dei
"Nuovi-Keynesiani" che enfatizza la presenza di
informazione asimmetrica sul mercato dei capitali, con
l'approccio di H.P. Minsky relativamente alla teoria
dell'investimento. A tal fine i principi del rischio del debitore
e del creditore, propri dell'analisi Post-Keynesiana, vengono
riconsiderati in un contesto di asimmetria informativa sia
ex-ante che ex-post, e con operatori perfettamente razionali e
massimizzanti.
Economia
Politica . Rivista di teoria e analisi
Redazione c/o: Università degli Studi di Bologna, Facoltà di
Scienze Politiche, Dipartimento di Scienze Economiche Strada
Maggiore 45, I-40125 Bologna, Italia tel + 39 (0)51 6402651/2 fax
+ 39 (0)51 6402664 E-mail rivista,
E-Mail Redazione: Paolo Pini: pini@spbo.unibo.it
; bog0921@iperbole.bologna.it
, Luca Rossi: lrossi@spbo.unibo.it
, Maria Luisa Segnana: msegnana@risc1.gelso.unitn.it
Corpi, funerali e
silenzio-assenso di Aldo
SILENZIO-ASSENSO =
L' habeas corpus era una benemerita legge inglese del 1679 che si
ricordava per la prima volta nella storia che abbiamo un corpo,
cancellata oggi da una legge del Parlamento italiano che invece
stabilisce che un corpo non ce lo abbiamo piu' ma che in
sostituzione siamo diventati un contenitore di organi
asportabili, dirottabili, sostituibili anche senza il nostro
ESPLICITO assenso. Vi ricordate la stanza del dolore? Era quella
camera giu' in fondo alla casa che odorava di dolciastro caldo e
medicine, fuori dalla quale veniva impedito ai bambini di giocare
perche' li' c'era la vecchia nonna ammalata. Ve la ricordate?
Scomparsa. Le vecchie nonne non si ammalano piu', specie in casa,
che se le prende un coccolone, via di corsa all'ospedale e se non
si regge in piedi, all'ospizio. E vi ricordate il letto con il
morto, la veglia funebre, il dolore e le lacrime dei parenti dei
vicini, le parole di consolazione, la penombra e le visite degli
zii lontani che si vedevano solo ai funerali? Scomparsi.
Scomparsi tutti. Adesso si muore nelle camere bianche degli
ospedali, e si aspetta nei corridoi asettici, poi si va giu'
nella cappella dell'obitorio dove non esiste piu' il nostro caro
estinto che viene vestito per l'ultimo viaggio, ma solo una salma
che viene ricomposta. E il funerale? Chi se lo ricorda piu' il
corteo con l'ultima esposizione del dolore dei parenti, della
partecipazione degli amici, del silenzio dei passanti? Scomparso.
Il funerale e' scomparso perche' intasa il traffico, perche' e'
lento, perche' nessuno vuole piu' fermarsi un minuto a riflettere
su dove stiamo andando cosi' di corsa, noi poveri portatori sani
di organi da trapiantare, inutili e ingombranti esseri presenti
da cancellare subito al primo segno del nostro umano vacillare,
per fare posto ad altri. Ma chi sono questi altri? Sono altri che
vacillano, e che verranno cancellati in un vortice sempre piu'
parossistico, su questa giostra che gira e gira sempre piu'
velocemente, che ha paura del dolore e ce lo nasconde e che non
ci permette piu' nemmeno di fermarci a riflettere su quello che
siamo, su cosa rappresentiamo e che al primo segno di cedimento,
stacca la spina, l'attesa, la speranza per guardare da un'altra
parte nell'illusione che li' sia tutto diverso. Ma si, staccate
la spina e nutritevi pure di me, se necessario. Ma dopo, per un
momento, fermatevi a riflettere, per favore! Il sito di
Aldo
Artisti siciliani di
Giuseppe
Volevo segnalarle i seguenti siti di artisti
Giuseppe
Bonfirraro | Roberto
Caputo | Lucia
Collerone | Calogero
Mingoia | Nicoletti
Santo | Gaetano
Vicari, saluti Giuseppe
Magris e la cultura
dell'optional di Aldo
OPTIONAL = Montanelli
ha scritto che le parole chiave che hanno scandito le tre fasi
della sua lunga vita, che lui chiama "Ere" sono: Ferro,
Eventuale e Flessibile. Teniamone conto. Claudio Magris ha
scritto un saggio sulla cultura dell'optional, che lui,
scandalizzato, considera la vera parola-chiave della nostra
epoca. Pensate alle Religioni, filosofie, sistemi di valori,
concezioni politiche si allineano in bell'ordine sui banchi di un
supermarket e che ciascuno - a seconda del bisogno o della voglia
del momento - possa prendere da un ripiano o dall'altro gli
articoli che gli pare, due confezioni di cristianesimo, tre di
buddhismo zen, un paio di etti di liberismo ultra', una zolletta
di socialismo, e poi a casa, con comodo, possa mescolarli a
piacere in un suo cocktail personale e privato. Dichiararsi cosi'
spensieratamente musulmani, buddisti o cristiani, oppure tutti e
tre insieme, prendendo quello che e' piu' utile da ciascuna delle
Fedi rivelate e stemperarle in una salsa personalissima e
amalgamare il tutto in una immensa insalatona dietetica piena di
sapori. Perche' no? Se e' sempre piu' difficile definirsi in modo
preciso, ossia limitato, e se la ragione non ci permette di
abbandonarci completamente alla Fede, perche' non lasciarsi
portare dalla corrente di una filosofia ad hoc che ci permetta di
sopravvivere a questo strazio che e' la nostra povera anima
assetata di soprannaturale? Dov'e' lo scandalo? Se tutto ora
sembra ridursi a «optional», a elemento accettabile o
rifiutabile a piacere senza che cio' comporti l'alternativa fra
un'adesione o un rifiuto complessivo, dov'e' la bestemmia? Il New
Age, tanto per fare un esempio, che pilucca di qua e di la' dai
piatti dell'Assoluto, perche' dovrebbe essere considerata
blasfema?. Magris dice che tale sincretismo esasperato e' tipico
dei momenti di trapasso da una civilta' a un'altra; non a caso
fioriva rigoglioso alla fine dell'Impero romano e della civilta'
antica - epoca alla quale la nostra assomiglia sempre piu' -
quando prosperavano culti superstiziosi d'ogni genere e si
fabbricavano nuovi idoli con i frammenti degli scalcinati dei di
tutti i Pantheon. Ma caro signor Magris, e chi le dice che a
quell'epoca i nuovi cristiani, cosi' scandalosi, cosi'
dirompenti, non fossero la New Age di allora? E perche' mai, come
lei paventa, il cristianesimo stesso, per la prima volta, corre
un altissimo pericolo di scomparire definitivamente? Perche'
dallo scombussolamento di un mondo da cui e' sempre piu'
difficile dire cosa sia necessario e sostanziale, alcuni puri di
spirito tentano di conciliare l'amore per il prossimo, con la
rinuncia ai desideri che viene a torto cosiderato esclusivamente
buddista? Perche' mai non considerare optional la Religione? Il sito di
Aldo
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