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Granetto: l'altro lato del '900
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I Forum di Gnomiz

Il Gioco della Parola, della Memoria e dell'Invenzione

Pronti per la Quaresima? di Annacarla Albertini
Occultamenti, disvelamenti, nascondimenti, sbisciulamenti et similia: l’antico gioco del coprire -perchè, come si diceva a Montevecchia, "la merce in vetrina l’è mai roba fina" - imperversa nel forum. Che sia la parola che istiga alla finzione? solo quell’anima candida di Autino, poeta nonostante noi, ha la voglia di dire cio che è, o ciò che crede di essere, il che, in ultima analisa (per la nostra pochezza) è poi la stessa cosa. Beato Autino che si chiama da solo! che si da un nome senza illudere gli altri con i propri labirinti! Adesso il caro Aldo riattaccherà con il sottile distinguo sulle preposizioni semplici (DI, A, DA, IN, CON, SU, PER, TRA, FRA) sottigliezza che sorprende in qualcuno che da tempo ci confonde con il vezzo dell’ignoranza dichiarata. Un altro commovente esercizio di sottotono è stato del resto la gara fra il nostro Aldo e il defunto Ciarlo (riguardo al caro estinto: se tentassimo con Amnesty International o interessassimo alla scomparsa di "Benito" la Croce Rossa?), commovente, dicevo, la gara tra due nostri prolifici forandi su chi è stato il più provato dalla sorte nelle proprie venture culturali: chi ha fatto solo la quinta elementare, l’altro che non ha libri....e tutti e due piantati davanti alle vetrine delle pasticcerie ad osservare i bigne e i baba’ al rum di una cultura bramata ma lontana (su Ragazzi non fate così, vi vogliamo bene lo stesso anche se siete più intelligenti di noi). La litote intellettuale è una cosa assai pericolosetta, procede su un crinale piuttosto periglioso: da una parte il baratro della modestia che vela, virtuosamente, il desiderio di sorprendere, dall’altro la retorica della sofferenza che manda sempre in vacca anche i dolori più veri. Del resto si consolino e non si offendano quanti sono al di sopra delle proprie parole, ho conosciuto più di uno scrittore che non era all’altezza dei propri versi.
Che la Rete vi benedica e vi temperi sempre la matita. Annacarla Albertini

 

 

Hoeg per la meraviglia di Mirella
Amo i libri della meraviglia (complimenti per la definizione) e mi rendo conto che non è molto facile proporne di nuovi che reggano il paragone con quelli da voi scelti, ma per non rischiare di rimanere a secco vi consiglio di leggere "La donna e la scimmia" di Peter Hoeg edito da Mondadori. Ci sono in quel romanzo, un po' troppo rumoroso e ruffiano, da filmone americano per intenderci, pagine straordinariamente argute e perfino poetiche. Per quanto riguarda l'erotismo penso che vi possano essere su questo tema pagine indimenticabili ma mai interi libri. Un ciao a tutti da Mirella

La Barzelletta di Aldo
Tragedia in un atto tre quadri e un grappino per tenersi su.
Tutto comincia come in un vecchio film dei Monty P.. Aldo, seduto alla sua macchina per scrivere, sta scrivendo una barzelletta per Granetto. Sorride. Toglie il foglio dalla vecchia Remington e lo rilegge. Scoppia in una risata micidiale e mentre il foglio gli vola via dalla finestra, Aldo muore dal ridere. Zoom a scoprire della finestra e il foglio che lentamente scende fino ad arrivare sul marciapiede dove passa un uomo con un cagnolino. Raccoglie il foglio, lo legge e comincia a ridere e il cane lo tira e lui ride e ride e attraversa senza guardare ed e' investito da un'auto e rimane li' secco sull'asfalto. Il conducente dell'auto scende per soccorrerlo e si accorge del foglio, vi getta uno sguardo, poi lo legge poi si rotola per terra dalle risate e muore. Arriva l'autoambulanza e i pompieri, e la polizia e mentre la macchina si alza si scopre un totalino da tregenda: tutti quelli che toccano il foglio, lo leggono e rimangono stecchiti sulla strada. Anche l'operatore video che sta facendo le riprese e' incuriosito dal foglietto e si avvicina per zoomarlo e muore dal ridere. Un assistente toglie la videocassetta dalla telecamera e la porta nel van sulla strada dove c'e' una piccola regia portatile. Gli operatori scorrono la cassetta nel monitor ma l'unica cosa del foglio che si vede nitidamente e' l'intestazione: LUIGI GRANETTO http://www.bis.it/gnomiz/serva/sommario.htm
Dissolvenza a nero.
La scena si apre sull'aula del tribunale dove i difensori di Granetto stanno facendo l'arringa. La scena e' concitata e il P.M. si agita perche' vuole allegare la barzelletta come prova. Il giudice batte il suo martello: che venga allegata agli atti la barzelletta. Il Pubblico Ministero, comincia a leggere la barzelletta e tutti si scompisciano dalle risate, il pubblico, i giudici, gli avvocati. Rimane solo Granetto in uno scenario terrificante di morte e di paura. Si alza, va verso il P.M., gli toglie dalle mani il foglio della barzelletta e scoppia in una fragorosa risata che lo fa sedere per terra e lo agita, e lo scuote mentre la macchina si allontana poco alla volta lasciando la scena del finale: Tutti morti per il ridere, Granetto per terra che si scompiscia e tutti i carabinieri della scorta imperterriti che si guardano l'un l'altro come per dire:"Ma che e' successo?" "Ma tu l'hai capita?" "Io no, e tu?"
FINE DELLA STORIA

DI LATO DALLA STORIA Ora rammento-mento in su la cima, sol temendo la barzelletta che vien dalla campagna a stecchire passeri solitari, e passere obliando, come discrezione conviene, anche ai lafoti oceanici, pesci dissimili dalle sirene per quella lor pinna dorsale troppo rossa per sorprendere un poeta. A rimembrare certi irreposciabili risbaldimenti ( aldi che mentono risbaldiosi o baldimenti che ridono ?) si finisce con il crocesegnare l'esequioso proprio cadavere, proprio quando l'unico ricordo rimane quello d'aver baipassato Ulisse fuor da Carinni verso un arto del lago di Como. Eppure per una risata vera, ad elica, protoangelica o mefistofelica fa lo stesso, ci si lascerebbe crepare come una pecionata postprandiale con rutto d'ordinanza. Ma infine si declina al pianto che il riso è troppo santo e si confida ad Aldo facci ancora un saldo, quietanzaci un altro etto per la gioia di Granetto. ED INFINE S'INIZINO LE STORIE

Complimenti di Fabio Comolo
Egregio editore, sono Fabio S. Comolo, docente di filosofia e storia del Liceo Scientifico Statale "E. Vittorini" di Milano: innanzitutto, complimenti per la qualità e la ricchezza del sito; avrei poi una richesta da sottoporvi: con un collega ed un gruppo di studenti abbiamo realizzato il sito web della nostra scuola e vi chiederemmo di inserire il nostro URL nell'elenco delle scuole in rete da voi pubblicato. Grazie e cordiali saluti.
Fabio S. Comolo Liceo S.S. "E.Vittorini" v. Donati 5, Milano - Tel 02\474448
http://vittorini.home.ml.org
Operazione compiuta, link piazzato, complimenti assaporati con gusto. Auguri per il vostro sito dal quale rubiamo questa "briciola" di Elio Vittorini pubblicata in Home Page: " Non si dà cultura là dove si sappia tutto della guerra dei Trent'anni e niente del secondo principio della termodinamica"

Il Piccolo Mago Inventore di Adriano Autino (Tecnologie di Frontiera)
In una campagna sperduta tra le colline dimenticate, nelle terre di un autoproclamato Grande Inventore costantemente impegnato in aumenti di capitale, viveva un Piccolo Mago Inventore: PMI, per la Commissione Europea, che dispensava in suo nome, alle banche, borse di monete d’oro, che poi le banche investivano per il proprio tornaconto in tutt’altre attivita’. Oddio, piccolo mica tanto (pesava piu’ di 90 chili), ma era prigioniero di un’etica bizzarra, forse una favola futurista di la’ da venire che, a dispetto di tutti i Soloni che insegnavano marketing alla Bocconi, recitava piu’ o meno cosi’: lascia che siano le tue azioni, a parlare di te, non essere un pallone gonfiato tutto parole e niente fatti; quando la gente (in quella strana e mai egemone ideologia “la gente” era un soggetto capace di pensiero e giudizio critico, ben diversa dal pubblico di Castagna, Carra' e Bagaglino) vedra’ quello che fai, ti apprezzera’, ti chiamera’ Maestro e riconoscera’ il tuo genio; potrai allora ingrandire questo tuo piccolo laboratorio d’alchimista, metterci molti gigabait di memoria e tanti megaerz di velocita’ di calcolo, linee iessedienne, e quant’altro (soprattutto quant’altro). Il Piccolo Mago Idealista visse quindi una sua vita quotidianamente e normalmente geniale, il minimo, richiesto alla sua categoria. Fedele alla sua filosofia (“se per caso sono un genio me lo dovranno dire gli altri”) non si reco’ mai alla corte dei potenti, non frequento’ il Costanzo Scio’ e neppure bacio’ le mani ad alcun Mammasantissima. Una cosa temeva, sopra ogni altra, di sentirsi un giorno dire “Caro signore, se diciamo di si’ a lei poi dovremo dirlo a tutti; guardi, alla nostra porta c’e’ la fila...”. Mentre aumentava a dismisura la sua capacita’ di risolvere problemi enigmistici, cabalistici, algoritmici, mentre infondeva teraquanti di sapienza e di soluzioni eleganti nelle memorie del suo computer, in altrettanta misura il suo lessico si andava impoverendo. Confidente nelle memorie elettroniche si esauriva, inutilizzata ed atrofica, la sua memoria organica, preparando gia’ il mercato per le future protesi bioniche.
Cosi’, slessicato ed immemore (lui che aveva in gioventu’ corteggiato diverse muse), il Piccolo Mago Imbesuito giacque nella rete, dove aveva principiato a gingillarsi con un proprio fogliettino elettronico, in cui aveva riversato l’essenziale del suo delirante pensiero innovativo, finche’ una fatina della rete, una Grazia soave, ivi lo trovo’. “Chi sei tu” le chiese il Piccolo Mago Incuriosito “che invece di startene rintanata nel tuo castello di Gnomiz, Fatez, Principiz e Draghiz, te ne vai sola soletta per la rete a cercar compagnia?” Ed ancora: “Come mai ti interessi di cio’ che fanno altri, invece di startene li’ compiaciuta a rimirare le tue proprie emanazioni e magie, come fanno del resto anche gli Eurosportelli? E perche’ dimostri questa incredibile curiosita’ per il mio pensiero? Cos’e’ questa incauta e sbilanciante curiosita’ analitica?” “Basta, basta” fece subito la Cara Grazia “smettila con le domande, adesso fammi vedere il tuo... stile”. Qui il nostro si tacque per qualche tempo, visito’ quel sito arcano, in cui si aggiravano viaggiatori strani, saltimbanchi e giocolieri, Aldi, Annacarle, Beniti. Percorse i labirinti, bevve avidamente alle fonti sgocciolanti sapere ed arguzia, ridesto’ alcune capacita’ che credeva perdute. Rinfrancato in quel clima di calda indifferenza (sempre un gradino piu’ su delle ragnatele) inizio’ quindi a parlare delle proprie invenzioni filosofiche e politiche. Dopo qualche mese si alza uno e fa: “Perche’ non proviamo a parlare dell’invenzione?” (!) Il nostro Piccolo Mago Interdetto resta un po’ li’, e vieppiu’ si perplime. Solo qualche notte prima gli era apparsa in sogno una schiera di genii inferociti. C’era Stefano, accompagnato dal solenne mago Baol e dalla diavolessa sexy Carmilla; c’era Dario, fabulante, con un codazzo di Regine (tutte splendide, uguali a Franca quando ti fulminava innamorato con un solo battito delle ciglia altezzose); c’erano Karl e Friedrich, Vladimir e Leon, tra l’accigliato ed il perplesso; c’era Paolo con la sua corte di tossici cabarettisti; c’erano Joan Sebastian, Ludwig, Frank, Jimi, Joe, Wayne, Jaco e Miles; c’erano Isaac, Robert A., Krafft, John e Ursula; c’erano Luis, Andre’, Wim e Verner; c’erano Salvador, Rene’, Paolo e Vincent; c’era il mahatma che discuteva fitto fitto con Ernesto e con Teresa; c’erano Peppino, il Principe, William, Massimo; e poi molti, molti altri. “Oh Oh” fece in sogno il Piccolo Mago Intimorito, rivolgendosi prima ai geni viventi “Ma voi siete vivi, che cazzo vi piglia di apparirmi in sogno? Mandatemi un’imeil!”. “Siamo incazzati neri” rispose per tutti Stefano, che guidava la schiera “per i seguenti motivi, primo: tu svaluti e mortifichi la nostra categoria!” “Non e’ colpa sua” gli
diede sulla voce Leon aggiustandosi gli occhialini rotondi “Come avevo predetto, la scolarizzazione di massa ha innalzato il livello culturale medio, su questo crinale si innalzeranno nuove vette...”. “Ma quali nuove vette!” lo interrompe Paolo con uno spruzzo di riso nella voce e l’occhio solitamente stralunato “Sai quante vette crepano nei vicoli per overdose?”. “Le vere vette hanno troppo senso del ridicolo per farsi avanti a gomitate in mezzo a tutti questi genii autoproclamati”. Chi avra’ detto questo? Il Piccolo Mago Immemore non ricorda, i sogni, come si sa, non sono mai molto chiari. “Comunque” disse a questo punto Dario, che con la sua voce stentorea fece star zitti tutti “Non ce l’abbiamo neppure con te, ce l’abbiamo di piu’ con quel grosso gnomiz di Granetto!”. “Come” fece allora il Piccolo Mago Incazzato “Mi state usando come sponda, persino voi, genii osannati e riconosciuti, qualcuno persino nobellato, vi abbassate a parlare a nuora perche’ suocera intenda? E mi fate prendere uno Strimizio_Numero_Uno solo perche’ io vi faccia da messaggero? Non diro’ una parola a Granetto! Se volete apparitegli in sogno, e vediamo se non vi manda tutti a stendere.”
Il Piccolo Mago Ingelosito, Incollerito, Impermalosito ed Inappuntabile a questo punto ha smesso di raccontare il suo sogno, e non c’e’ verso di cavargli ancora una parola di bocca. Perche’ tutti quei genii sono incazzati con Granetto? Secondo voi, perche’ lasciano le loro comode torri d’avorio (mai capito cosa ci sia di comodo in una torre d’avorio) per venire a disturbare un Piccolo Mago Incorreggibile? Proviamo a fare delle Ipotesi, altra parola che comicia per “I”, e mi sembra meno pomposa di “Invenzione”.
Fuor di metafora (si stava meglio dentro, chi va con lo zoppo, ecc...), tuttavia, non saro’ certo io a tarpare le ali di giovani che, senza sapere granche’ di chi li ha preceduti, e talvolta ignari ed incuranti persino dei loro contemporanei, intendano cimentarsi con l’Invenzione. Non date retta al Piccolo Mago Incallito: qualsiasi cosa, dico qualsiasi, persino la famosa e mitica riscoperta dell’acqua calda, e’ da guardare con rispetto, purche’ il cervello non sia lasciato li’ a far polvere. Ho sempre stimato sia la Grande Quercia che i Cento Fiori, e non ho mai creduto che l’una debba cadere per dar spazio agli altri. Piuttosto butto giu’ i muri di cinta ed allargo il giardino.

 

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