I Forum di
Gnomiz
I Saggi di Gnomiz
| Il Gioco della Parola, della Memoria e dell'Invenzione |
Lombardi e Romani di Fulvio De Giorgi
Dallestrema frantumazione cattolica di
scelte e di gruppi, seguita al collasso del sistema politico
italiano della prima Repubblica e alla fine della D.C., si sta
lentamente passando verso luoghi di attrazione e di tendenziale
aggregazione: quasi che, dopo lesplosione in tutte le
direzioni, schegge e frammenti stiano ricadendo ciascuno in un
suo alveo naturale. Una legge politica di
gravitazione universale sembrerebbe definire campi di forze e
orientare verso posizioni che, pur con le ovvie differenze,
ripropongono collocazioni tradizionali e articolazioni storiche.
Se è possibile infatti rintracciare un filo unitario di lungo
periodo nel cattolicesimo politico italiano, è pure possibile
indicare alcune articolazioni dialettiche fondamentali che
sembrano periodicamente riprodursi, pur in forme apparentemente
diverse. Si sono infatti avute polarizzazioni di modelli politici
nella storia bisecolare del guelfismo italiano.
Guelfismo e non
Lorigine remota del guelfismo sta nel cattolicesimo
politico nato nella crisi profonda generata dalla Rivoluzione
francese e dalle sue ripercussioni in Italia. Se, infatti, da una
parte, in quel periodo, si parlò per la prima volta di
cattolicesimo democratico, dallaltra, proprio nelle gare
delle drammatiche vicende della crisi rivoluzionaria, il
cattolicesimo assunse pure le forme di ideologia politica
reazionaria popolare con le insorgenze sanfediste antifrancesi.
In questo clima reazionario rientravano pure le Amicizie
cristiane, gruppi laicali ristretti e segreti, che operavano su
un piano di apostolato apologetico della buona
stampa, ma con una visione di palingenesi sociale cattolica
controrivoluzionaria (De Maistre fu membro delle amicizie).
Nelletà della Restaurazione, vi fu un cattolicesimo
politico controrivoluzionario, diretto erede delle Amicizie.
Accanto a questa corrente, tuttavia, se ne affiancò presto
unaltra, che si ricollegava non tanto al cattolicesimo
democratico del periodo rivoluzionario quanto
allantidispotismo cattolico e papale del periodo
napoleonico e che si espresse nel neoguelfismo e in Gioberti. La
posizione neoguelfa, pur nellevidente medievalismo del
nome, accettava in positivo le sfide del mondo moderno e vedeva
nella religione cattolica un principio di coesione sociale, un
fondamento di incivilimento, una base ideale per
lorganamento di una civiltà. In questo quadro, mirava ad
inserire i cattolici nel processo storico nazionale, a fornire
perciò una soluzione cattolica al Risorgimento nazionale. Le due
posizioni della controrivoluzione cattolica e del
giobertismo- pur tra loro differenti, consideravano entrambe i
cattolici come soggetto politico in quanto cattolici: è questo
il guelfismo italiano (che ha dunque, storicamente,
unambiguità o ambivalenza originaria di fondo). Tale
guelfismo era ciò che Manzoni considerava cattolicesimo
politico e criticava aspramente. Da esso si distinse pure
con nettezza Rosmini, nonostante qualche breve e circoscritto
momento di convergenza nazionale con Gioberti. La
posizione di Manzoni e di Rosmini non mise capo a un movimento
politico ma a una tradizione spirituale e culturale che,
apertamente e duramente osteggiata, pure continuò nel tempo,
benchè in modo fortemente minoritario, frammentario, per
personalità isolate. E comunque una tradizione altra
rispetto al guelfismo: per essa i cattolici non sono e non devono
essere (pena la stessa fedeltà al Vangelo) un soggetto politico
in quanto cattolici. Il Simbolo Apostolico non può contemplare
articoli di fede politica. Del resto tale tradizione fu vista
con qualche ragione ma anche con un certo fuorviante
schematismo- come più vicina alla sensibilità istituzionale
della classe politica liberale, mentre il guelfismo come si
vedrà- sviluppava una chiara sensibilità sociale. Nella seconda
metà del XIX secolo, infatti, si ebbe in Italia la conclusione
unitaria del Risorgimento nazionale ma si ebbe pure, sul piano
europeo, lo svilupparsi di un cattolicesimo sociale che era più
del tradizionale impegno caritativo cattolico e promuoveva un
solidarismo come forma sociale efficace, nel nuovo contesto
segnato dalla rivoluzione industriale e dai problemi da essa
generati. In Francia e in Germania, con caratteristiche diverse,
questo cattolicesimo sociale svolse un importante ruolo attivo
nella vita nazionale.
I Lombardi e i Romani nel movimento sociale cattolico
In Italia, dopo lUnità, il movimento cattolico
intransigente si ricollegava alle due matrici,
controrivoluzionaria e neoguelfa, ma era soprattutto marcato dal
problema del temporalismo, dallla questione romana, dal non
expedit ed era pertanto, sul piano della vita nazionale, un
soggetto politico dellassenza, significativo in negativo,
per la non partecipazione, intesa come estrema difesa
degli interessi cattolici. Dal movimento intransigente si
sviluppò, anche per linfluenza delle esperienze europee,
il movimento sociale cattolico e dal movimento sociale cattolico
la democrazia cristiana. Il cattolicesimo democratico segnava un
netto salto qualitativo perché si concepiva come un momento
italiano di un movimento internazionale e aveva unideologia
universalistica (che andava oltre i cosiddetti interessi
cattolici): era analogo al socialismo che aveva anchesso un
carattere internazionale e una ideologia, di classe sì, ma di
respiro universalistico. Sul piano italianao il cattolicesimo
democratico mirava a trasformare lassenza dei cattolici
dalla vita politica nazionale in presenza attiva. Naturalmente,
per quanto riguarda la sua complessiva vicenda storica, il
cattolicesimo democratico ebbe vari esponenti, attraversò
diverse fasi, fu innervato da correnti differenti. Non ci
interessa richiamare la complessità di tale vicenda nelle sue
variegate articolazioni, quanto invece indicare la presenza di
due paradigmi fondamentali, due modelli: modello lombardo
e modello romano. Il primo Momento in cui emerge la
distinzione è nella polemica tra Murri e Meda nel 1899, ma che
continua ancora in modo strisciante fino al 1906-1907. Tale
polemica era stata aperta da Murri con un esplicito riferimento
alla differenza tra ambiente romano e ambiente lombardo: al di
là delle specifiche osservazioni di Murri, questo criterio di
distinzione era corretto e fecondo e si sarebbe proiettato sulla
successiva storia del guelfismo italiano. Il modello romano
ha alle spalle il tomismo dei gesuiti del Collegio Romano e della
"Civiltà Cattolica", con la teorizzazione del
tendenziale agnosticismo della Chiesa in quanto tale rispetto
alle forme di governo dello Stato e mirante però a una versione
moderna di potestas indirecta o, se si vuole, di
confessionalismo indiretto. Peraltro il modello romano del
guelfismo anche per i suoi legami culturali- guarda con
più attenzione alla Francia. Esso mette laccento sulla
forma partito e vuole nel contempo accentuare il
contrasto verso lo Stato. Tende cioè a un dissidio più largo
contro lo Stato liberale e mira a una lotta per laumento
del potere diretto del popolo, con una riorganizzazione dal
basso, in senso opposto allopera dello Stato moderno.
Lanti-liberalismo è inteso in senso sociale, come
posizione antiborghese e perciò come opposizione allo Stato
borghese, mezzo colossale di oppressione e di sfruttamento
sociale. In questa prospettiva è opportuno fare meno alleanze
che sia possibile e mai comunque con i moderati, neppure con i
cattolici moderati. Questo però implicitamente significa, sul
piano logico, il pluralismo politico dei cattolici: i
conservatori con i conservatori e i democratici con i
democratici. Il modello lombardo ha alle spalle la
società lombarda con lo sviluppo di una solida borghesia
imprenditoriale e di ceti medi piccolo-borghesi e con la presenza
di gruppi di opinione cattolici conservatori. Peraltro esso
guarda con attenzione alla Germania, al partito cattolico del
Centro, più che allesperienza francese. Guarda cioè a un
partito non confessionale ma comunque espressione di tutti i
cattolici, che ha cioè i cattolici come fase sociale organizzata
ed è interclassista. Laccento tuttavia non è posto sul
partito ma sullo Stato in quanto espressione istituzionale della
società, vista secondo una prospettiva organicistica. Si mira
pertanto allarmonia dello Stato con la Chiesa, sperando in
una soluzione della questione romana ad opera però di un governo
non cattolico e come premessa al concorso dei cattolici per la
difesa delle libertà pubbliche, la restaurazione
dellordine, il risanamento dellorganismo sociale (con
unazione sociale sul terreno costituzionale).
Lanti-liberalismo è inteso in senso ideologico, come
opposizione allanticlericalismo borghese e al laicismo
liberale, ma con una acquisizione della prospettiva
costituzionale della tradizione liberale. Il modello lombardo
insomma si fonda su una maggiore conoscenza dei meccanismi reali
della società industriale, tende alla valorizzazione delle
professioni, è anti-socialista e disponibile a una politica di
collaborazione con le forze dordine meno ostili alla
Chiesa, anche in vista di una politica sociale, che come in
Germania- abbia intenti di integrazione, satbilizzazione,
conservazione.
Lombardi e Romani nel popolarismo
Il secondo momento di contrasto tra modello romano e modello
lombardo è nella polemica interna al Partito Popolare- tra
Sturzo e Gemelli nel 1919. In realtà la costituzione del Partito
Popolare ad opera di Sturzo, che proveniva dalla segreteria della
Giunta Direttiva dellAzione Cattolica, segna il momentaneo
prevalere del modello romano: Pontefice è Benedetto XV che era
stato arcivescovo di Bologna ma che, prima ancora, aaveva
lavorato nella Curia romana. La polemica Gemelli e di Olgiati
contro limpostazione sturziana viene spesso letta come
confessionalismo contro aconfessionalismo. Ma la posizione
gemelliana che guarda, ancora, alla Germania- è più
complessa. Gemelli ha alle spalle lesperienza dei
cappellani militari nella prima guerra mondiale, cioè
lesperienza di una inserzione dei cattolici nello Stato
nazionale non come parte, ma come profilo religioso collettivo di
tutta la nazione. Egli dunque non voleva cedimenti al liberalismo
ideologico, al laicismo liberale, e tale gli appariva
laconfessionalità, anche se ovviamente egli distingueva
tra azione politica e azione cattolica. Laccento cadeva, da
una parte, sullo Stato che da agnostico e liberal-laicista doveva
diventare cattolico (perché non diventasse bolscevico) e,
dallaltra, sulla società da riconquistare alla Chiesa
attraverso lorganizzazione perfetta di una Azione Cattolica
nazionale di massa. Modello romano e modello lombardo sono
comunque ancora due modulazioni interne al Partito Popolare. Ma
se con Benedetto XV aveva prevalso il modello romano, con Pio XI
papa lombardo- prevale il modello lombardo. La questione
romana è chiusa, per opera di Mussolini, cioè di un politico
non cattolico; attraverso il Concordato si realizza uno Stato
cattolico, con un regime ideologicamente anticomunista e
antiliberale, con una concezione di una società organica e di
valorizzazione delle professioni. Lideale massimo è la
completa cattolicizzazione del fascismo, visto come culmine e
come sbocco delle istanze positive del guelfismo secondo il
modello lombardo e non come rottura con esso: un regime che
consente di poter puntare, attraverso lAzione Cattolica di
massa e lUniversità Cattolica, alla cristianizzazione
integrale della società. Emblematica delle differenze tra
modello romano e modello lombardo è la vicenda dei clerico-fascisti. Questi in opposizione al modello romano del
Partito Popolare di Sturzo, si costituiscono con Cornaggia Medici
in Centro Nazionale, secondo il modello lombardo che come
si è visto- guardava al Centro tedesco. Poi però quando i
massimi vertici cattolici stessi, il papa e personaggi influenti
come Gemelli, eliminano il modello romano sturziano e trattano
direttamente con il fascismo secondo una versione nuova del
modello lombardo, i clerico-fascisti per potersi autogiustificare
devono recuperare da destra il modello romano e con Elgiberto
Martire fondano la loro opzione filofascista sulla base di una
laicità aconfessionale molto vicina a quella di Sturzo:
operazione comunque minoritaria e di scarso peso (e tuttavia,
oggi, di un certo interesse per le analogie con le vicende dei
cattolici confluiti in Alleanza Nazionale).
Lombardi e Romani nel secondo dopoguerra
Il terzo importante momento di confronto tra modello romano e
modello lombardo del guelfismo si ha dopo la caduta del fascismo
e la fine della guerra. Negli ambienti curiali ed ecclesiastici
romani, gli ambienti cioè di Ottaviani, di Tardini e di don De
Luca (amico dei cattolici comunisti) si coltivò per un certo
periodo lidea di più partiti cattolici, anche di partiti
cattolici di sinistra e, ovviamente, di destra. A Roma Ossicini,
che si ricollegava alla tradizione popolare, e Rodano, che aveva
assorbito le distinzioni gesuitiche, davano vita al Movimento dei
Cattolici Comunisti, poi Sinistra Giovanile cattolica, poi
Partito della Sinistra Cristiana. Per un certo periodo
finchè non fu chiaro lorientamento vaticano e
papale- anche Andreotti fu vicino alla Sinistra giovanile
cristiana. Vi erano poi le posizioni di destra, come quelle di
mons. Barbieri e di quello che è stato chiamato il partito
romano. Il punto più alto da essi raggiunto fu con
loperazione Sturzo e non è senza significato il recupero
dello stesso Sturzo allinterno di questa operazione di
destra, poi fallita, ma che si fondava anchessa sul modello
romano. Lavanzata del comunismo fin nel cuore
dellEuropa centrale (e inglobando paesi cattolici come la
Polonia) e lo scoppiare della guerra fredda come guerra di fedi
ideologiche, convinsero Pio XII, papa romano ma allevato da Pio XI, a continuare sulla linea del predecessore e a promuovere una
forma nuova del modello lombardo. Rispetto alla posizione di Ottaviani, prevalse così la posizione del lombardo Montini che
ripensava come categorie democratiche e maritainiane il modello
lombardo: unità politica dei cattolici non come confessionalismo
integralista ma come blocco anti-comunista. Interprete di questa
nuova stagione del modello lombardo fu De Gasperi, che lombardo
non era, ma che nella sua giovanile milizia, precedente al
Partito Popolare Italiano, aveva avuto modo di ispirarsi al
modello tedesco. Egli daltra parte non riprese la
denominazione sturziana di Partito Popolare, ma accettò quella
proposta dai lombardi- di Democrazia Cristiana. Sturzo,
tornato in Italia, non ebbe un ruolo significativo e di rilievo
nel nuovo partito, Mentre De Gasperi, in un suo discorso
commemorativo, esaltava la figura di Meda, primo interprete del
modello lombardo. De Gasperi, dunque, pose laccento sul
governo più che sul partito, su una politica di centro in
collaborazione con le altre forze moderate, sostenne una politica
economica liberale pura secondo la linea di Einaudi. Nel 1951,
rompendo la solidarietà del gruppo dossettiano, Fanfani trattò
in proprio un compromesso con De Gasperi: accettò la nomina di
Pella al Bilancio e prese per sé il Ministero
dellAgricoltura. Questo pose le premesse per la successione
di Fanfani a De Gasperi. Fanfani era il pupillo di Gemelli, si
era formato nellUniversità Cattolica e vi insegnava: era
come scrisse Del Noce sul "Mulino"- "il
politico dellUniversità Cattolica". La successione De
Gasperi-Fanfani era dunque una successione nella continuità del
modello lombardo, che però Fanfani sviluppò secondo le premesse
culturali incubate nellUniversità Cattolica degli anni
30. Egli dunque interpretò la DC come partito di
centro/partito di Stato, mirando a unoccupazione
burocratica del potere pur nelle forme della democrazia
parlamentare e alla realizzazione di uno Stato cristiano come
Stato sociale, pur nelle forme costituzionali dello Stato laico.
Da una parte quindi sviluppò lintervento statale in
economia, attraverso le partecipazioni statali, e dallaltra
avviò le politiche di previdenza sociale e di assistenza che
avrebbero portato alla forma italiana di Welfare State. Il
tutto con un sistema politico imperniato e incentrato sulla DC,
con una sovrapposizione e confusione tra politica e
amministrazione, istituzioni e partiti, finanziamenti leciti e
finanziamenti illeciti. Sturzo condannò, da destra, questa
politica: ma la sua voce si confuse con quella della
Confindustria e dei settori più chiusi e retrivi del capitalismo
italiano. Le critiche di Sturzo tuttavia erano talvolta
pertinenti e penetranti e dimostravano, ancora una volta, la
differenza tra modello romano e modello lombardo. Peraltro il
peculiare regime democratico-partitocratico realizzato da Fanfani
si riggeva sulla preclusione anticomunista riproduzione
nazionale della guerra fredda-, sulla eredità della lunga
tradizione del trasformismo e del clientelismo meridionali (Lima,
per esempio, era originariamente fanfaniano), ma anche su un
certo dinamismo sia di azione di governo sia di azione politica,
guardando verso sinistra cioè verso i socialisti. Il solidarismo
di Stato fanfaniano e il centro-sinistra sono dunque le massime
espressioni del modello lombardo nel dopoguerra. Furono in quegli
anni di boom che imperversarono le retoriche su Milano capitale
economica e morale e il centro-sinistra fu tenuto a battesimo a
Milano, durante lepiscopato di Montini. La degenerazione di
tale sistema politico cominciò alla fine degli anni 60,
quando si avviò la lenta ma progressiva metastasi dei suoi
elementi corruttivi. Moro se ne avvide e, da fautore del centro-
sinistra, passò a una posizione (estremamente minoritaria e di
opposizione nella DC) che cercava vie nuove. Tra la metà degli
anni '70 e i primi anni '80 si ebbe pure un confronto culturale
che palesò una nuova stagione del contrasto tra modello romano
(questa volta espresso dalla Lega Democratica e dalla cosiddetta
"cultura della mediazione") e modello lombardo
(espresso dal Movimento Popolare e dalla cosiddetta "cultura
della presenza"). Ma sul piano politico (a parte la
"solidarietà nazionale" abortita dopo la tragica morte
di Moro) continuò legemonia del modello lombardo, che
attraverso le avventure del "preambolo" e del
pentapartito, celebrò i suoi fasti (nefasti) con la presidenza
Cossiga e col CAF: cioè con laccordo di potere tra
Andreotti (alleato di ferro del Movimento Popolare e
capo-corrente di Sbardella, Cirino Pomicino, Lima, Drago, Vitalone, Fumagalli
Carulli), Forlani (ex-pupillo di Fanfani) e
il socialista lombardo Craxi. E significativo che,
nellimmaginario collettivo degli italiani, il centro di
Tangentopoli non è risultata, alla fine, Roma-ladrona ma Milano:
la capitale cioè del modello lombardo del guelfismo.
Oggi: peso del passato e necessità di superare il guelfismo
La rovinosa fine del sistema politico post-bellico
fondato sul modello lombardo- e la logica del nuovo sistema
elettorale maggioritario hanno portato a un riemergere del
modello romano e di Sturzo: levento più emblematico è
stato la nascita del PPI, prima, e il suo schierarsi col PDS,
poi. Ma anche altre vicende si inscrivono nellorizzonte del
modello romano: il rigetto di Buttiglione dal PPI, la nascita dei
Cristiano-Sociali ed il loro approdo nel Democratici di Sinistra.
Del resto lipotesi di Grande Centro non è altro che il
quasi naturale riproporsi del modello lombardo. Cossiga e
Andreotti possono dare un folklorico collegamento con un nobile
passato prossimo. Ma i leaders naturali sono altri e tutti
lombardi: il popolare europeo Berlusconi, il ciellino Formigoni e
il centrista colto Martinazzoli. Modello romano e modello
lombardo sembrerebbero dunque caratterizzare ancora anche questo
nuovo periodo post-democristiano. In realtà si tratta più di
riflessi condizionati, coazione a ripetere, mancanza di fantasia
storica, deficit di creatività. Abbiamo di fronte rottami del
passato: di diverso valore certamente. Non tutti i rifiuti sono
riciclabili. Ma comunque rottami dellepoca di cristianità
ormai definitivamente tramontata. Il guelfismo si spiega e
acquista senso storico solo allinterno di un orizzonte di
cristianità. In quel quadro culturale esso può non essere
contradditorio con lidentità cristiana come identità di
pura fede. Ma oggi alla fine della cristianità ha consumato ogni
possibile margine di senso. Rimangono i rottami, ma le
rivendicazioni che segnalano la loro identità politica sono
giocate in frammenti culturali arcaici e incomprensibili per la
maggioranza dei cittadini. Inoltre tutto quetso rischia di essere
contraddittorio rispetto alle esigenze primarie della comunità
cristiana, che sono esigenze di evangelizzazione. Rimangono
quelle posizioni altre rispetto al guelfismo, alle quali
si è accennato: Manzoni e Rosmini, ma anche, per fare qualche
altro nome, Fogazzaro e Jemolo, Italo Mancini e lultimo Dossetti. Non è forse un caso che proprio queste personalità
appaiano oggi significative, ben più dei residui guelfi, a quei
credenti che guardano con favore a unevoluzione
dellUlivo in partito: un partito nel quale i cattolici
possano essere pienamente a casa loro senza qualificarsi
sul piano politico- cattolici, andando perciò oltre ogni
aggregazione politica (di partito o di componente di partito) che
si autodefinisca cristiana. Nel 1994 il monaco Giuseppe Dossetti,
parlando al clero di Pordenone, ha affermato: "La
cristianità è finita. E non dobbiamo pensare con nostalgia ad
essa, e neppure dobbiamo ad ogni costo darci da fare per salvare
qualche rottame della cristianità. Il sogno dello storico
Eusebio di Cesarea è finito, irrimediabilmente finito. E
finito dappertutto. LItalia ha conservato alcuni rottami
sino ad ora, ma erano rottami, non più ben giustificati neppure
alla coscienza dei nostri politici, tantè vero che su
alcuni valori che consideravamo supremi come il divorzio e
laborto- non abbiamo saputo condurre una linea di
resistenza veramente a livello storico e culturale e siamo stati
sconfitti. Come dovevamo esserlo. Non perché i principi e i
valori che difendevamo non fossero veri nella loro sostanza
ultima, ma perché non potevamo essere difesi in quel contesto e
in quel frammento di pensiero non organico, non motivato in
maniera nuova e creativa". E si può dunque consentire
ancora con Dossetti quando, in quella stessa occasione, ha detto:
"io non vedrei con orrore e con spavento un tempo di
purgatorio dei cattolici politici. Non delle singole
personalità, ma della loro realtà aggregata e della loro
cultura stessa".
I Lombardi e i Romani: i due
modelli del guelfismo italiano-Titolo originale del saggio di Fulvio De
Giorgi pubblicato nel numero
5 della Rivista "Appunti di cultura e di politica".
Novità Editoriali: Raffaello Cortina di Marella Levoni
Invio le schede di presentazione delle novità di novembre. Con i
migliori saluti, Marella Levoni Ufficio Stampa
Novità Raffaello Cortina
Editore in libreria attorno al 23 novembre:
Sigmund Freud, Sàndor Ferenczi-Lettere-Volume
secondo 1914-1919- Sigmund Freud e Sàndor Ferenczi, il suo
amico e discepolo più fecondo, si sono scritti quasi
quotidianamente dal 1908 al 1933, anno della morte di Ferenczi.
Il secondo volume di questa corrispondenza copre il periodo che
va dal primo conflitto mondiale alla fine del 1919. Malgrado le
difficoltà, la mancanza di denaro e le privazioni, gli anni di
guerra sono per entrambi molto produttivi sul piano concettuale.
Ma, accanto alla psicoanalisi, protagonista di questo epistolario
è la storia, che evoca in Freud riflessioni pervase di
tristezza, talvolta profetiche ("Si moltiplicano i segni che
un destino fosco incombe su di noi"). La guerra si conclude
con la disfatta degli Imperi centrali, muore lAustria
felix, lUngheria viene smembrata, con grande dolore di Ferenczi, che assiste sgomento allinizio delle persecuzioni
antisemitiche. È dunque evidente che questo carteggio non solo
costituisce un documento di inestimabile valore per gli
"addetti ai lavori", ma è destinato a suscitare
interesse in un pubblico di lettori molto più ampio.
John Searle- Il mistero della coscienza. Che
cosè la coscienza? Cosa intendiamo quando diciamo
"io"? Cosa vuol dire essere una persona? Searle
affronta questi interrogativi attaccando radicalmente lidea
che la nostra mente possa essere considerata alla stregua del
programma di un computer, come affermano i sostenitori più
accesi dellintelligenza artificiale. Ci sono modi della
comprensione umana che sfuggono al programma più sofisticato e
il nostro cervello è una struttura ben più complessa di
qualsiasi macchina. In questa difesa dellautonomia del
mentale, a cui dedica da anni il suo talento critico e la sua
grande lucidità espositiva, Searle dialoga con gli autori che
hanno le posizioni più interessanti sul modo di risolvere
"il mistero della coscienza": i premi Nobel Francis
Crick e Gerald Edelman, il fisico matematico Roger Penrose, il
neuroscienziato (ispiratore di Oliver Sacks) Israel Rosenfield,
insieme a filosofi che vanno per la maggiore come Daniel Dennett
e David Chalmers. Il testo di Searle finisce col presentare il
filo di Arianna per penetrare "nei labirinti della
mente" in un linguaggio ammirevole per sintesi e chiarezza,
senza mai cadere nella trappola dello specialismo.John Searle è
professore di filosofia allUniversità della California, Berkeley. Fra le sue opere tradotte in italiano ricordiamo Mente,
cervello, intelligenza (Bompiani, 1988) e Atti linguistici
(Bollati Boringhieri, 1992).
H. Rudolph Schaffer- Lo sviluppo sociale-
Edizione italiana a cura di Anna Oliverio Ferraris.
Questo libro rappresenta la riflessione sulle vicende dello
sviluppo di uno dei più seri ricercatori in questo campo, punto
di riferimento tra i più autorevoli per tutti coloro che
studiano lo sviluppo sociale umano.
Duccio Demetrio- Elogio dellimmaturità-
Poetica delletà irraggiungibile.E se
limmaturità fosse degna delogio e ricca di pregi?
Questo libro lo dimostra, spiegandoci limportanza di
imparare a diventare immaturi.Una nuova saggezza, unaltra
virtù. Ci viene indicato come riconoscerla e interpretarla, come
viverne la "leggerezza" quando troppa maturità ci
opprime e ci spegne. Duccio Demetrio è professore di
Educazione degli adulti presso la facoltà di Scienze della
Formazione della II Università di Milano. In questa collana ha
già pubblicato Raccontarsi. Lautobiografia come cura di
sé (Milano, 1996).
Anthony Bateman, Jeremy Holmes-La
psicoanalisi contemporanea-Teoria, pratica e ricerca-Anthony
Bateman è psicoterapeuta e membro della British
Psychoanalytic Society. Jeremy Holmes è psicoterapeuta e
psichiatra. Ha pubblicato in questa collana La teoria
dellattaccamento.
Maria Casagrande, Luigi De Gennaro ( a cura di)- Psicofisiologia
del sonno- Metodi e tecniche di ricerca-
I due autori conducono ricerche sul sonno da 15 anni. Maria
Casagrande collabora alla Facoltà di Psicologia
dellUniversità La Sapienza di Roma ed è consulente
scientifico al reparto di Medicina Aeronautica e Spaziale
dellAeronautica Militare Italiana. Luigi De Gennaro
è ricercatore presso la Facoltà di Psicologia
dellUniversità La Sapienza di Roma, dove ha in affidamento
linsegnamento di Psicofisiologia.
Cesare Kaneklin, Giuseppe Scaratti- Formazione
e narrazione- Costruzione di significato
e processi di cambiamento personale e organizzativo. Cesare
Kaneklin è professore di Psicologia dei gruppi e delle
organizzazioni presso lUniversità Cattolica di Milano. In
questa collana ha già pubblicato con G. Aretino Pensiero
organizzativo e azione manageriale. Giuseppe Scaratti
è docente di Psicologia della Formazione presso
lUniversità Cattolica di Milano.
Richard L. Gregory- Occhio e cervello-
La psicologia del vedere. Il libro è ormai un
classico autorevole, guida indispensabile per conoscere i
fenomeni basilari della percezione visiva nonché utilissimo
strumento di lavoro per studenti e profani; psicologi, artisti,
biologi e filosofi. Richard L. Gregory, già direttore del
Brain and Perception Laboratory dellUniversità di Bristol,
è attualmente professore emerito di neuropsicologia.