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Parola - Memoria - Invenzione

 

La vita è bella, un cazzo...! di Daniele Iosimi
No, questo non è un attacco al film di Benigni, no. Questo è un "j’accuse" nei confronti di coloro, che grazie al "tosco", hanno esorcizzato l’ultima barriera del male, quella che soltanto fino a ieri sembrava insormontabile. E mi riferisco alla stampa naturalmente, alla nostra stampa, annoiata e cialtrona, per la quale oggi è più eccitante il commento, l’opinione, della notizia in sé e per sé. Una stampa così asservita che ha finito per identificarsi in "chi" serve, che ha completamente smarrito il suo codice deontologico. Una stampa che si è ormai "mondata" da cartesiani dubbi e vola felice verso una propria diabolica praxis, manipolando prima e metabolizzando poi tutto ciò che suona "diverso" e che tale vuole restare. Quest’assurdo e ingordo apparato "normalizzatore" si è persuaso, insomma, che tutto sia possibile, che tutto sia adattabile grazie a quel malinteso meccanismo chiamato "dialettica". Chi fermerà tutto questo? Io accuso, dunque - non importa se il mio nome non è Emile -, questa genia di topi computerizzati di aver compiuto l’ultimo scempio culturale di fine millennio; io accuso la stampa di cieco revisionismo e di borghese perbenismo d’accatto; io accuso infine la stampa di aver strumentalizzato il piccolo diavolo etrusco: egli, infatti, (fisicamente) ritiratosi in eventica attesa sull’Aventino, non riesce ancora a comprendere cosa stia succedendo, e perché soprattutto. Tutti gli lanciano ambigui "I love you" e lui, figlio di contadini, lì a cercare qualche baldo detrattore che lo tenga ancorato alla terraferma. Ma non c’è più speranza per te, "tosco"; tu oggi incarni il dilagante e subdolo "buonismo", ne sei ormai l’alfiere, il portabandiera. Sei l’unto, il prescelto di questa perversa prassi politico-economico-sociale di lampedusiana memoria. Peccato, poiché nelle intenzioni, ne sono quasi certo, volevi far (il) bene, non il buonista, ch’è tutta un’altra cosa.... E allora, cari Benigni e Cerami, vi giunga forte e chiara la mia "agostiniana" voce fuori dal coro: la vita è bella, un cazzo! La costituzione americana recita chiaramente che la vita si basa su due concetti chiave: la libertà e la ricerca della felicità. Indissolubilmente legati. Il primo premessa del secondo, ma anche sua conseguenza e strumento. Ma sono soltanto belle parole, poiché fra enormi difficoltà e contraddizioni, quello Stato a cosiddetta civiltà avanzata, non si è neanche lontanamente avvicinato alla realizzazione del primo dei due concetti. Quanto a noi, alla nostra "Italietta" lacrimosa e crudele, non abbiamo neanche mai pensato di dover includere fra i nostri fondamenti quella fantomatica "ricerca della felicità"; ci siamo cattolicamente limitati a sovrapporre all’astruso concetto di "felicità" quello di una sua eventuale realizzazione grazie al lavoro, riprendendo quasi la scritta che campeggiava sopra il grande cancello di Aushwitz: "il lavoro nobilita e rende liberi" (cioè felici...!?). Ma quale vita?, quale felicità e soprattutto, quale bellezza? È quell’implicito e ipocritamente taciuto prefisso (o suffisso) del "nonostante tutto" che mi indigna - e spero di non essere il solo a pensarlo. Quel "tutto" poi, così assurdamente generico e retorico ad un tempo, così apparentemente inoffensivo... E invece no, io dico che qualche paletto nella vita bisogna pur metterlo, ci dev’essere un limite oltre il quale, anche dialetticamente, non si può andare. Quella persa da Benigni è stata la più grande e ragionevolmente accettabile occasione di non intitolare un’opera, di non dover ricorrere a stupide parole. Un bel "Senza titolo" sarebbe stato un ottimo titolo per mettere in scena la sua storia. Non contesto, infatti, il suo film nei termini e nei modi, no, io contesto quel folle titolo che presume di rendere l’idea, di "riassumere", se così si può dire, tutta la vicenda. Ma quel titolo, o meglio quella frase, significa molto di più, va molto al di là del suo precipuo significato e ha più direttamente a che fare con qualcosa che definirei "il senso della vita" stessa. Tutto questo allora sarebbe perlomeno pretenzioso se purtroppo non fosse stupido. Ed io detesto la stupidità, come direbbe il buon Cipolla. Vorrei allora aprire un dibattito sul "senso della vita" oggi, su che cosa intendiamo per "ricerca della felicità" e se, soprattutto, il concetto di felicità coincida con quello di Bellezza. Magari solo per aiutarmi a capire se le parole hanno ancora un significato o se siamo diventati tutti una masnada di "parolai" superficiali, poiché, a mio avviso, quel titolo si giustifica solo così: "la vita è bella solo per chi fa la bella vita". Leopardi avrebbe detto "... a me la vita è male" e Wilde "... la maggior parte della gente esiste e niente più".
Roma, 02.03.1999 Don't forget to visit: W.W.C. - World Wilde Club (recently upgraded - new look), The Clan, Serra' Site- Arte e Documentazione, Artevere (an exhibition project) (only Italian version)
Caro Iosimi, grazie per il modo della tua "passione", per amor di rima... frutto inviso a qualsiasi "affettazione". Penso che lo stato mentale, anti Zen, conosciuto anche con il nome occidentale di "incazzato progressivo", non abbia perso la sua facoltà di "stimolatore dello stato di veglia". Invocherei comunque la lucidità per non illuminare con le lanterne della verità i lucignoli dell'equivoco. Si prenda in prestito da Botticelli il caduceo del suo Mercurio per diradare qualche nuvola: A) "L'assurdo e ingordo apparato normalizzatore della stampa asservita" fornisce le materie prime per poter creare la diversità: che Dio e Annacarla Albertini ce lo conservino! B) La questione del "buonismo del tosco" è inversamente proporzionale alla demenza rivoluzionaria di alcuni sbagli maoisti di Dario Fo ed è complementare alla qualità poetica dei salamini di Petrolini. C) In arte come nella vita tutto "ruina" ma la cosiddetta "poesia senza tempo" ci mette di più, e poi, quando tutto sarà finalmente "silenzio", ci potremo consolare con Michelangelo: " Se po' il tempo ingiurioso, aspro e villano lo rompe e storce, o del tutto dismembra / la beltà che prim'era, si rimembra / e serba, a miglior loco il piacer vano". D) Se si è spinti a intraprendere una gita nei giardini della Felicità e della Bellezza, credo sarebbe meglio avere l'accortezza di non nominare mai queste due pericolose parole, facendosi invece accompagnare dalle loro due ancelle: Necessità e Beltà. Sussurrava Euripide: " Attraverso la musica / io mi lanciai in alto sul mondo e /sperimentando la più parte dei discorsi / non trovai nulla più potente di necessità". Ignoro se Euripide, fra i molti sogni premonitori di cui era capace, avesse intravisto la parola "Beltà" stampata sulla copertina del libro omonimo di Andrea Zanzotto, o magari sentito in lingua francese quel misterioso suono "beauté" sibilato da Baudelaire; ma di una cosa posso dirmi certo: quel grande non avrebbe mai pianto per una Cipolla. E) Diceva Brassens:" io l'intelligenza me la metto nelle mutande ed è forse per questo che ho sempre fatto una bella vita". (Luigi Granetto)

La letteratura fida nello psicotonto di Grazia Colombo
Stimabile signor Pini,
siamo confusi dalla gentilizza del Suo tratto, completamente scevro di calcolo e profondamenete disinteressato: qualità che, parafrasando altri interventi sul medesimo tema, hanno molto a che vedere con "l’animus dello psicotonto letterario". Ha mai pensato di scrivere un libro che Le assomigli? Si riguardi. Grazia Colombo
Precedenti interventi sul caso "Zelt Kleinemund": Giuseppe Pini-Chi è Zelt-Kleinemund? Pagina170, Annacarla Albertini- Risolto il mistero di Zelt Kleinemund? Pagina174, Grazia Colombo- Per Pini e Rigacci Pagina174, Mauro Rigacci-Per Annacarla Albertini e Grazia Colombo Pagina174, Loredana Lipperini- Per Giuseppe Pini e Annacarla Albertini Pagina175, Giuseppe Pini-Per Loredana Lipperini e Signore Pagina177, Annacarla Albertini-Situazione Manifesta Pagina178, Mauro Rigacci-La Fatascienza Pagina179, Giuseppe Pini -Lipperini: il Libro glielo mando subito.....Pagina179, Clara Belmonte-Zelt-Kleinemund=Grazia Colombo?Pagina179, G.Babeli "Situazione Manifesta"della Signora Albertini Pagina179, Grazia Colombo-Per Rigacci e Pini Pagina179, Annacarla Albertini-Bozze e Apocrifi Pagina179, G.Pini-Il libro di Zelt Kleinemund spedito alla Lipperini Pagina180.

Da bravo Pubblico Manistero di Loredana Lipperini
Da bravo Pubblico Manistero, non diro' piu' una sola parola su Zelt-Kleinemund se non al cospetto della sua opera! Aggiungo solo che la traduzione letterale del suo nome, fessura nella tenda, mi spinge a invitarvi a guardare fuori dalla medesima. Il tutto e' per fare pubblicita' al romanzo di Luther Blissett, che esiste, si chiama Q ed e' uscito oggi per Einaudi. Per quel che il mio umile parere puo' contare, e' grande. Concordano i saggi Ezio Poli e Lee Mortais (a Pini interessera' sapere che lo spunto per Blissett e' stato proprio Vaneigem). Piccolo il mondo, eh?
Loredana Lipperini
lampi@rai.it Grazie! Grazia Colombo

HSQMYP di G.Pini
Signora Lipperini,
Domani comprerò Q.
Stamane Le ho spedito HSQMYP e quindi lo riceverà presto (sono molto fiducioso nelle Poste Italiane da quando non sono più Regie). Cordiali saluti e congratulazioni.
G.Pini
Evviva! sarà un momento catartico. Grazia Colombo

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