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Parola - Memoria - Invenzione

Anch'io ho avuto un sogno di Carlo Maria Martini
Ho ascoltato con vivo interesse tutti gli interventi fatti fin qui, cercando di capire in che modo rispondessero alla domanda: come Gesù Cristo vivente nella Chiesa è oggi sorgente di speranza per l'Europa? Ma prima di esprimere qualche mio parere, vorrei fare memoria di una persona che parecchi di noi ricordano presente in quest'aula e che il Signore ha chiamato a sé il 17 giugno scorso: è il cardinale Basil Hume, arcivescovo di Westminster. Più di un intervento fatto da lui in Sinodo cominciò con le parole: "I had a dream", "Ho fatto un sogno". Anch'io in questi giorni, ascoltando gli interventi, ho avuto un sogno, anzi parecchi sogni. Ne richiamo tre.
1.Anzitutto il sogno che, attraverso una familiarità sempre più grande degli uomini e delle donne europee con la Sacra Scrittura, letta e pregata da soli, nei gruppi e nelle comunità, si riviva quell'esperienza del fuoco nel cuore che fecero i due discepoli sulla strada di Emmaus (Instrumentum Laboris 27). Rimando per questo a quanto già detto da mons. Egger, vescovo di Bolzano-Bressanone. Anche per la mia esperienza, la Bibbia letta e pregata, in particolare dai giovani, è il libro del futuro del continente europeo.
2.2. In secondo luogo, il sogno che la parrocchia continui ad attualizzare, col suo servizio profetico, sacerdotale e diaconale, quella presenza del Risorto nei nostri territori che i discepoli di Emmaus poterono sperimentare nella frazione del pane (IL 34,47). In questo Sinodo sono già state spese parecchie parole per evidenziare il ruolo dei movimenti ecclesiali in ordine alla vivificazione spirituale dell'Europa. Ma è necessario che i membri dei movimenti e delle nuove comunità si inseriscano vitalmente nella comunione della pastorale parrocchiale e diocesana, per mettere a disposizione di tutti i doni particolari ricevuti dal Signore e per sottoporli al vaglio dell'intero popolo di Dio (IL 47). Dove questo non avviene, ne soffre la vita intera della Chiesa, tanto quella delle comunità parrocchiali quanto quella degli stessi movimenti. Dove invece si realizza un'efficace presenza di comunione e di corresponsabilità la Chiesa si offre più facilmente come segno di speranza e proposta credibile alternativa alla disgregazione sociale ed etica da tanti qui lamentata.
3. Un terzo sogno è che il ritorno festoso dei discepoli di Emmaus a Gerusalemme per incontrare gli apostoli divenga stimolo per ripetere ogni tanto, nel corso del secolo che si apre, un'esperienza di confronto universale tra i Vescovi che valga a sciogliere qualcuno di quei nodi disciplinari e dottrinali che forse sono stati evocati poco in questi giorni, ma che riappaiono periodicamente come punti caldi sul cammino delle Chiese europee e non solo europee. Penso in generale agli approfondimenti e agli sviluppi dell'ecclesiologia di comunione del Vaticano II. Penso alla carenza in qualche luogo già drammatica di ministri ordinati e alla crescente difficoltà per un vescovo di provvedere alla cura d'anime nel suo territorio con sufficiente numeri di ministri del Vangelo e dell'Eucarestia (IL 14). Penso ad alcuni temi riguardanti la posizione della donna nella società e nella Chiesa (IL 48), la partecipazione dei laici ad alcune responsabilità ministeriali (IL 49), la sessualità, la disciplina del matrimonio, la prassi penitenziale, i rapporti con le Chiese sorelle dell'Ortodossia e più in generale il bisogno di ravvivare la speranza ecumenica (IL 60-61), penso al rapporto tra democrazia e valori e tra leggi civili e legge morale. Non pochi di questi temi sono già emersi in Sinodi precedenti, sia generali che speciali, ed è importante trovare luoghi e strumenti adatti per un loro attento esame. Non sono certamente strumenti validi per questo né le indagini sociologiche né le raccolte di firme. Né gruppi di pressione. Ma forse neppure un Sinodo potrebbe essere sufficiente. Alcuni di questi nodi necessitano probabilmente di uno strumento collegiale più universale e autorevole, dove essi possano essere affrontati con libertà, nel pieno esercizio della collegialità episcopale, in ascolto dello Spirito e guardando al bene comune della Chiesa e dell'umanità intera. Siano cioè indotti ad interrogarci se, quaranta anni dopo l'indizione del Vaticano II, non stia a poco a poco maturando, per il prossimo decennio, la coscienza dell'utilità e quasi della necessità di un confronto collegiale e autorevole tra tutti i vescovi su alcuni temi nodali emersi in questo quarantennio. V'è in più la sensazione che sarebbe bello e utile per i Vescovi di oggi e di domani, in una Chiesa ormai sempre più diversificata nei suoi linguaggio, ripetere quell'esperienza di comunione, di collegialità e di Spirito Santo che i loro predecessori hanno compiuto nel Vaticano II e che ormai non è più memori viva se non per pochi testimoni. Preghiamo il Signore, per intercessione di Maria che era con gli apostoli nel Cenacolo, perché ci illumini per discernere se, come e quando i nostri sogni possono diventare realtà.
I sogni del Cardinale di Giovanni Colombo
Il Cardinale Martini ha sognato. E i suoi sogni li ha raccontati al Sinodo dei Vescovi Europei nel pomeriggio del 7 ottobre scorso. Otto minuti di intervento in seduta plenaria. Non pare che il suo esempio sia stato contagioso. Anzi, secondo il Cardinale Tettamanzi, nessuno, proprio nessuno l'ha seguito. "L'intervento del Cardinal Martini non ha avuto nessuna eco tra i padri sinodali" ha affermato seccamente l'arcivescovo di Genova durante la conferenza stampa finale. Nella Chiesa anche sognare è diventato imbarazzante. Un segno come minimo di debolezza. Eppure, come scrisse una volta Tonino Bello, Vescovo non dimenticato: "Una Chiesa che non sogna non è una Chiesa, è solo un apparato. Non può recare lieti annunzi chi non viene dal futuro." Quindi Tettamanzi può dire quello che vuole ma noi prendiamo sul serio le parole di Martini perché le sentiamo vive e profetiche. Per questo le pubblichiamo integralmente . La Chiesa arriva alla fine del millennio logorata. Finita l'era degli stati cristiani, tramontata anche la certezza dello "stato diffuso di cristianità condivisa", come si legge nel documento preparatorio del Sinodo, la barca di Pietro naviga in un mare pieno di foschia. Più si applaude ai trionfi mediatici di Papa Wojtyla, più si accentuano i segnali di allontanamento dai valori del cristianesimo, proprio in quel continente che è stato culla e colonna della Chiesa cattolica nella sua dimensione di istituzione universale. Com'è dunque possibile rivitalizzare la presenza della Chiesa? La Chiesa può riprendere slancio se, da una parte, non sarà confusa con una multinazionale del sacro e se, dall'altra, sarà fino in fondo comunità di credenti liberi e convinti. Ciò significa innanzitutto prendere atto della mutazione epocale con cui finora l'istituzione ecclesiastica non ha fatto pienamente i conti: la spinta radicale all'autodeterminazione. Poco importa che questa autodeterminazione sia poi manipolabile nei fatti (e lo è) e che porti a esiti nichilisti, resta il dato di una libertà di credere, di muoversi, di inventarsi che, in tali dimensioni di massa, non è mai esistita nella società del passato e che rappresenta ormai un punto di non ritorno. Di fronte alla porta dell'uomo moderno, che vuole decidere autonomamente dove andare, la Parola può soltanto bussare e aspettare ("Sto alla tua porta e busso", dice l'Apocalisse). La Bibbia, "il libro del futuro del continente europeo", va offerta gratis e senza fanatismi, con molto rispetto e senza imposizioni , perché solo una Parola accolta nella libertà produce cammini di liberazione, genera discepoli di Emmaus dal cuore infiammato. Per essere una comunità credibile non si può più rinviare ulteriormente la riflessione sulle forme e sullo stile di governo all'interno della Chiesa. Martini parla dell'utilità, quasi della necessità di uno strumento collegiale più universale e autorevole del sinodo stesso. Infatti novecento milioni di fedeli sparsi in tutto il mondo, alla ricerca di nuove rotte in tema di fede e di morale, non possono essere governati da un apparato centrale per quanto composto da personalità colte, intelligenti e pie ( e non tutti lo sono: la cura al bromuro degli ultimi quindici anni ha prodotto effetti devastanti sulle nomine episcopali). Cercare insieme, decidere insieme, agire insieme è invece il grido sommesso che sale da tante parti della Chiesa Cattolica d'Europa così come dagli altri continenti. Qualcosa si dovrà pur fare perché il malessere non si trasformi in abbandono. La storia dell'Islam e del Buddismo dimostra del resto che l'annuncio di una buona notizia non è legato necessariamente ai poteri imperiali di una istituzione centrale. E giova ricordare che il simbolo del cristianesimo non è mai stato una cattedra ma una tavola il cui rito consiste nel pasto comune. Soltanto intorno ad un bel banchetto i fratelli divisi del cristianesimo potranno ritrovare l'unità. E soltanto uniti potranno dare una testimonianza sincera ed efficace a questa società stordita, che cerca Dio nel basso dei cieli. Milano, venerdì 26 novembre 1999, ore 18,15 Fondazione Giuseppe Lazzati - Largo Corsia dei Servi, 4 Ernesto Auci, Giulio Giorello, Giuseppe Grampa, Elio Sindoni presentano il libro Orizzonti e limiti della scienza Decima cattedra dei non credenti di Carlo Maria Martini, Arcivescovo di Milano Si prega di confermare la presenza: tel. 02-799139 - fax 02-799233 - e-mail fond.lazzati@iol.it Carlo Maria Martini: lettera pastorale e dibattito su questo stesso Forum: Benedetto Villoni, Marco Otto, Francesca Sandri, Maria Guarini

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