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| Parola - Memoria - Invenzione |
Lettera ad Autino sulla morte di
Luigi
Granetto
Caro Adriano sei un incosciente ottimista. La fine del
determinismo a favore di una più realistica mentalità
analogica, non può renderci diversi da quello che siamo:
ignoranti che fingono d'essere eterni. Viviamo, come tu dici in
"unepoca priva di certezze" perché non riusciamo
ad armonizzare i nostri pensieri con la morte: unica certezza
degna di questo nome. Se non riusciremo a liberarci da questa
nevrotica rimozione epocale, se non affideremo le nostre scelte a
questa sapiente sorella, continueremo a farci schiavizzare dalle
nostre più inverosimili bugie. Speriamo di annoverare fra le
novità del nuovo millennio un ridimensionamento dell'idea di
progresso, un ripensamento su ciò che si intende per felicità
ma soprattutto una condivisione più ampia di quei valori
umanistici che nei secoli passati furono patrimonio di pochissimi
uomini eccelsi. In questa prospettiva mi spaventa quel tuo
pensiero sull'avvenuta estinzione delluomo comune perché
non esiste più temibile mediocrità di quella che non è capace
di avere orrore di se stessa. Il declino delle grandi civiltà
dipende sempre dal disconoscimento dell'intelligenza dei pochi da
parte di una distruttiva imbecillità dei molti. La morte,
preparandosi a una nuova recita, gioca con i primi, infuria con i
secondi, e intanto conserva la memoria con la quale chi, non
temendola, saprà ricostruire sulle rovine. Mi auguro che i
futuri colonizzatori dello spazio facciano lo sforzo di sentirsi
un po' più cretini di Leonardo per poter valutare seriamente
quel suo ammonimento: "bisogna incominciare dalla sapienza e
con quella investigare la ragione".
Luigi Granetto
Il Ridere, Bellezza,
grazia e provvidenza, Marco Otto vecchio mangiapreti,
La farsa dell'Arte
del Sequestro, Gnomiz è tornato, (Fingitor
Cortese. Lettera a Umberto Eco, Man Ray: libertà vo' cercando , Alberto Burri, Balla, De Chirico e De Dominicis, Adolf Wölfli e Armodio, Artefiera'99: Assenza e lateralità, Ruscha, Dorazio e Tribaltech, Le Cancellature di Lichtenstein, Quando
l'arte vince la morte, Nuove
regole per l'Editoria, Scuola: la fine del Futuro e la morte
del Passato, Testori e Parenti venivano da lontano,
La
Scrittura come Dubbio, Bollettino
900 Canzonette all'Universita', Il Io FO un Nobel a Te,
Futurismo
a Milano: un caso di decadenza, César: Oltre il Passatismo della
Contemporaneità, Milano 1998: un MIART di provincia, Commento al saggio di Franco Rella, Luzzati interpreta Alice, Arte a Milano, La
Necessità, Il mito del fiasco, A
Lucatero pescator di fo-Rella, Lucatero e il buon senso,
Per
Davide Cirese)
Nasce un millennio analogico e
umano di Adriano Autino
Il nuovo Millennio inizia, o è iniziato, o inizierà, intorno
allanno 2000. Come qualcuno avrà potuto vedere anche sul
forum di Tecnologie
di Frontiera, cè chi colloca
linizio del nuovo millennio il 1° gennaio del 2000, chi
del 2001. Del resto il calendario stesso (o i calendari, visto
che nel nostro pianeta non cè solo il calendario
cristiano) è una convenzione. Viviamo unepoca priva di
certezze, e sembra che non riusciamo a metterci daccordo
neppure sullinterpretazione di una convenzione. Non mi
interessa qui prendere parte per una delle interpretazioni.
Diciamo che il nuovo secolo ed il nuovo millennio iniziano, più
o meno, intorno allanno 2000: allinizio, alla fine, o
(perché no?) ad un certo punto dellanno. Fino ad un certo
punto ci sentiremo ancora nella nostra vecchia patria nel tempo
e, da un certo punto in avanti, gli elementi di novità saranno
tanti e tali, che cominceremo a sentirci fuori, emigranti, in una
nuova patria temporale. La transizione non sarà ovviamente
sentita da tutti nello stesso momento: ad un certo punto la
maggioranza delle persone si sentirà nel nuovo millennio, e
tutto sembrerà (e sarà) diverso. Tutto ciò è, di per sé,
molto umano e
potremmo dire, molto analogico (cioè
graduale, e non on-off)! Non vi è dubbio che il nuovo millennio
debba essere il millennio dellumanità. Superata la
civiltà industriale, ci stiamo sempre più addentrando
nellera elettronica. Con lera industriale ci
lasceremo alle spalle la grande illusione deterministica che
aveva pervaso la nostra cultura sullonda dello sviluppo
della meccanica. Se la civiltà industriale è stata anche
chiamata "civiltà della macchina" questo non sarà il
nome dellera elettronica. Il supporto elettronico
restituisce alla nostra cultura quel mondo di sfumature ed
infiniti toni di passaggio che sembrava perso, con l'avvento
della cultura meccanica. Riguadagnando le sfumature perdiamo
quelle poche certezze di cui ci eravamo illusi, ma è un prezzo
che paghiamo volentieri. Chi si fosse illuso, ad esempio, di
potersi rilassare grazie ad un golem informatico-procedurale
capace di pensare a tutto e di proteggerci financo da noi stessi,
si tolga ogni illusione. La mano delluomo, la mente
delluomo, la sua direzione talora decisa e talora esitante
o meditabonda, la sua capacità di giudizio, di extrapolazione e
di interpolazione, sono più che mai necessarie, in tutti i
campi, e lo saranno in maniera crescente. Si disilludano quei
manager e quegli imprenditori che pensavano di avere accesso ad
un paese dei balocchi in cui la manodopera fosse perfettamente
intercambiabile, sostituibile, spendibile. Contano invece le
capacità e lesperienza specifiche delle persone, e
conteranno sempre di più! Nulla permetterà ai burocrati senza
fantasia di rifugiarsi in quella beatitudine dis-analitica cui
sembrano tanto aspirare: neppure lISO 9000, neppure
lESA PS05, neppure la macchina pensante, daranno loro
quellagognato status in cui si contano i quattrini che
entrano sul conto mentre non si fa nulla e non ci si preoccupa di
alcunchè! Si rallegrino invece quegli imprenditori (qualcuno ce
ne sarà pure) che da tempo hanno fatto dellanalisi e della
valorizzazione delle competenze umane il proprio strumento e la
propria bandiera: inizia un secolo che saprà ben premiare la
loro (nostra, perché mi ci metto anchio) preveggenza.
Perché sostengo quanto sopra? Ho inziato a parlarne, un paio di
mesi, fa nel pezzo intitolato "Sonde perse e
terremoti". Dopo il Mars Climate Observer, schiantatosi
sulla superficie di Marte in seguito ad un banale errore di
unità di misura (piedi vs. metri) ci siamo poi persi anche il
Mars Polar Lander, ed a tuttoggi neppure sappiamo il perché. Ma
se la NASA piange, lESA certo non ride: qualche tempo fa
era esploso lArian 5, che doveva portare in orbita il
satellite Cluster. Cosa accomuna questi insuccessi, oltre al
fatto di far parte tutti delle attività spaziali? Potremmo dire:
il perdurare di una falsa cultura deterministica dellera
industriale, ancora potraentesi in piena era elettronica.
Intendiamoci: quando dico falsa cultura deterministica, non
intendo certo dire che sia sbagliato porsi lobiettivo del
determinismo, quando si tratta di sistemi spaziali o comunque ad
elevata esigenza affidabilistica. Voglio dire che il mezzo, o
meglio la nostra attitudine, è sbagliata, e che dovremmo
sbarazzarci al più presto di una pericolosa illusione indotta
dalla meccanica: che tutti i meccanismi tendano ad "andare a
posto" quasi in modo naturale, come due pezzi meccanici
fatti (ma fatti appositamente, dalluomo!) per combaciare
alla perfezione ed incastrarsi in modo perfetto. Non cè
nulla, in natura (e neppure nellelettronica, che ai
processi naturali può assomigliare molto più della meccanica),
che tenda automaticamente ad un combinarsi perfetto, ad un clack!
appagante e risolutivo. Prendiamo faticosamente coscienza del
fatto che un sistema è invece tanto migliore quanto più è
capace di adattarsi alla, o di descrivere la, realtà mutevole,
capricciosa, ricca di infinite sfumature e dettagli dei sistemi
naturali o frutto dellinterazione uomo/natura. Niente a che
vedere con gli incastri facili e perfetti, dunque. Ed è quindi
chiaro altresì che non abbiamo di fronte mestieri ovvi, che
chiunque può fare, con poca istruzione ed elevata
sostituibilità. Abbiamo invece di fronte moltissimi mestieri
ognuno dei quali costa formazione specifica, studio, e persino
ricerca applicata. Sì, viene un tempo in cui si richiede ai
molti, nellespletamento delle loro "normali"
funzioni di lavoro, di fare poca o tanta ricerca, con spirito
scientifico, vale a dire: prova, analisi e correzione degli
errori, riprova, sistematizzazione delle esperienze, trasmissione
di quanto imparato ad altri. Chissà che delusione per quanti
pensavano di riprodurre una manodopera di basso profilo
culturale, con lo stampino (come lera industriale aveva
lasciato sperare)! Nella nostra nuova patria nel tempo nulla è
scontato, facile, automatico: ogni sistema potrà andare bene
solo grazie ad un elevato grado di concentrazione e di
applicazione delle competenze adeguate. Le persone in possesso di
competenze e capaci di concentrazione in misura sufficiente
potranno ben aspettarsi quindi dei complimenti, la dovuta dose di
meraviglia, e la dovuta ricompensa in termini monetari, ogni
volta che avranno contribuito ad un buon risultato! Invito, qui
ed ora, chiunque in casi del genere si senta dire con noncuranza
che "ha fatto solo il suo dovere", e che "da un
fornitore è logico aspettarsi" tali contributi, a chiamare
la stampa ed a scatenare un putiferio! Nulla è dovuto, e nulla
è semplice, cari signori! Ogni contributo sistemistico che ha
successo è straordinario, lepoca che si sta aprendo è
straordinaria, e nessun burocrate privo di fantasia potrà più
disconoscerlo!Neppure è ammesso rinchiudere la complessità in
una procedura, sorta di black-box da riutilizzare senza rifare
ogni volta lanalisi, come dimostra il disastro
dellAriane 5. Dopo lunghe analisi risulta infatti che
Ariane 5 è esploso grazie
alla procedura PS05 (lo standard
di qualità dellESA)! Il PS05 prescrive infatti il riuso
del software ogni volta che sia possibile, ma non prescrive
evidentemente di rianalizzarne nel dettaglio
lutilizzabilità in ogni caso specifico, né di eseguire
tutti i test necessari per assicurarsi che, nel nuovo sistema,
non manchi nulla di essenziale. È quindi successo che, a bordo
dellAriane 5, sia stato utilizzato un sistema di controllo
precedentemente usato (e quindi molte volte positivamente
collaudato!) per l'Ariane 4. LAriane 5 è però una
macchina più complessa del suo predecessore, Ariane 4, e quindi
dotata di sensoristica più complessa ed avanzata. Al sistema di
controllo sono pervenuti dati che non era in grado di
interpretare, poiché mancava delle parti software necessarie e,
nelle fasi di integrazione, erano mancati anche i test che
avrebbero permesso di scoprire tale mancanza. Il sistema ha
quindi creduto ad un malfunzionamento, ed ha scatenato
lautodistruzione del vettore, mentre tutto procedeva invece
normalmente (durante lascesa il sistema di bordo è
programmato per autodistruggere il razzo in caso di
malfunzionamenti, onde evitare il rischio di ricaduta su zone
abitate). Una riprova del discorso che ho iniziato nello scorso
editoriale: il riuso di software collaudato può essere utile, a
patto che il progettista (cioè lumano) ne rianalizzi,
puntualmente ed in modo dettagliato, lapplicabilità nel
nuovo caso, ed identifichi con certezza le parti nuove da
aggiungere. Lo stesso vale per la procedura: conservare la
procedura di unesperienza precedente è utile perché ci
permette di non dover reinventare tutti i passi di sviluppo e
test da eseguire nel nuovo caso, ma dobbiamo comunque
rianalizzarla, puntualmente ed in modo dettagliato, per vedere
quali passi dobbiamo aggiungere, a causa della complessità
specifica del nuovo sistema. Non sarà mai possibile quindi (come
sperato da schiere di burocrati avidi e senza fantasia) dare la
procedura collaudata in mano ad un novellino (servo della
macchina) e lavarsene le mani: serve il contributo insostituibile
di un umano esperto, e di umani novellini appositamente formati
da umani esperti. La macchina sarà nostra serva fedele ed
efficiente, se sapremo considerarla tale, e non attribuirle
poteri/saperi che essa non può avere. Il caso delle due sonde
marziane della NASA non è, tutto sommato, diverso. Le cause
della perdita di MPL possono essere molteplici, imprevedibili in
quanto cause specifiche, anche se prevedibili come genere.
Intanto osserviamo che la filosofia delle tante missioni piccole
(in contrapposizione alle mega-missioni di qualche decennio fa)
ha portato ad utilizzare componenti commerciali, di costo molto
inferiore rispetto ai componenti rad-hard un tempo impiegati
nelle missioni spaziali. E certo tale filosofia (ricordiamolo,
dettata da esigenze di risparmio e sostenibilità) non ha
promosso la ricerca di un sistema ad intelligenza generica, cioè
capace di affrontare i generi di possibili cause di insuccesso
(posto che una simile macchina fosse fattibile, e mi permetto di
dubitarne fortemente). La componentistica spaziale usata
precedentemente aveva determinate caratteristiche: (i) essere di
10 anni indietro rispetto alle performance di mercato (a favore
di un maggior collaudo), (ii) essere molto più robusta e meno
soggetta a guasti rispetto alla componentistica commerciale. In
virtù di tali caratteristiche della componentistica, nella
cultura sistemistica spaziale alcune discipline si sono evolute
molto meno che in altri campi. La diagnostica, per esempio, non
serve granchè, in un contesto in cui i componenti non si
guastano ed in cui comunque, anche se il guasto viene
diagnosticato, non si può certo andare a sostituire la parte
guasta (a meno che si tratti di HUBBLE)! La ridondanza o la fault
tolerance, idem: se i componenti non si guastano (ed inoltre devo
rispettare criticità di peso e di spazio) non ho alcuna
convenienza nel duplicare parti hardware, quale che sia la loro
importanza strategica. Armati di questa cultura sistemistica ci
si è imbarcati in missioni a minor costo, utilizzando componenti
commerciali. I componenti commerciali (a differenza di quelli
rad-hard) però si guastano. Se impiegati a terra possono essere
sostituiti: nello spazio no! Qualche componente potrebbe quindi
non aver resistito alle sollecitazioni di un ambiente per il
quale non era stato progettato. Oppure qualche condizione
imprevista può aver mandato in confusione il sistema di bordo di
MPL. Oppure la procedura di qualità della NASA (equivalente USA
del PS05) è stata applicata pedissequamente da progettisti
spendibili. Inoltre abbiamo preteso, in questo caso, di affidare
alla macchina il ruolo di esploratrice del cosmo. Un ruolo,
quello dellesploratore, che compete invece squisitamente
allumano, lunico in grado di analizzare le
circostanze impreviste in quanto genere, e di farvi fronte. Ma il
discorso si allarga. Una società che tendeva a massificare gli
individui ha cercato in ogni modo di cancellare le figure umane
di esempio positivo. Per lungo tempo abbiamo cantato che non
abbiamo bisogno di eroi. Sintendeva con questo rifiutare
sia la retorica delleroe del lavoro di staliniana memoria,
sia la retorica delleroismo militare, storicamente
portatrice di lutti più che di gloria. Su questi elementi, anche
corretti, di critica sociale, si innestava lintenzione
manipolatoria di quanti non intendono scoraggiare luomo
comune, con confronti troppo incolmabili, onde non deprimerne la
capacità di insaziabile consumatore. Ma temo che, ancora una
volta, si sia gettato via il bambino insieme allacqua
sporca. La nostra società ha bisogno o, se volete, ha dinuovo
bisogno, di esempi positivi. Intanto luomo comune è una
specie in via di estinzione. Non ci sono più uomini comuni: ci
sono tante, tantissime persone geniali, che sarebbero felici di
identificarsi, e nel farlo non si sentirebbero affatto sminuite,
in nuove figure umane di esempio positivo.Per contro registriamo
un successo, e questo è certo ben augurante per il
nuovomillennio, della terza missione di riparazione del
telescopio spaziale HUBBLE: missione umana, a riprova di quanto
vado sostenendo. Certo, con il MPL si sono sprecati 300 miliardi
di lire, uninezia, paragonata ai costi di altre missioni,
ma credo sia ora di smetterla di spedire in giro giocattoli di
latta, destinati a tarsformarsi in spazzatura spaziale, non
presidiata e non riutilizzabile. Il nuovo millennio sia quindi
occasione per preparare un piano serio, di esplorazione e
colonizzazione umana del Sistema Solare. In questo caso, qualora
le Agenzie dimostrassero finalmente intenzioni serie, si dovrà
anche considerare (seriamente) se dare immediata priorità
allavventura marziana, oppure dar corso ad un più
ragionevole apprendistato lunare, come noi sostenitori
dellAstronautica andiamo da tempo sostenendo. Non vorremmo
che, una volta messo piede su Marte, il processo di apertura
della frontiera alta si fermasse per altri 30 anni. Il millennio
umano, appena nato, non si meriterebbe questo!
Autino,
Adriano: M.Martin Smith, Non
permettere che Hitler sia l'uomo del secolo, Un contributo per il Futuro, I.R.A.-Imposta
(sul) Ridere Aggiunto, L'Ecologia contro l'Uomo, Scoperta
lacqua sulla Luna, e in Puglia?, Tra carbon-tax e nucleare, Intervento
sul Kosovo,
La Questione Jefferson analizzata da
Bernasconi,
Temi di riflessione, Cosa
mangeremo nello spazio, Guerra
e Spazio
Tutti i bachi del 2000 a
cura di Apogeonline
Comincia oggi la "settimana del Millennium
Bug", ma il problemi legati alla gestione delle date da
parte dei computer non finiranno con il capodanno del 2000. I
bachi ci terranno compagnia ancora a lungo I sistemi informatici
di mezzo mondo sono minacciati dal passaggio al nuovo millennio,
ma i problemi non finiranno con il capodanno del 2000. Il 19
gennaio del 2038, alle 03.14, ad esempio, gli orologi di alcuni
computer rischiano di tornare indietro nel tempo per ritrovarsi
al primo gennaio del 1970...Continua
Tech Stocks rischioso non
calcolare i rischi di Francesco Carlà
Sapete da cosa dipendono le apparentemente incredibili
oscillazioni dei Net e Tech Stocks? Dalla volatilità della loro
sorte, dal rischio che corrono e fanno correre. Il rischio è il
loro mestiere. Gli investitori sanno sul serio che rischi
corrono? Non credo proprio. E adessovi spiego meglio. Con gli
esempi. Da quando ho cominciato a seguire il Nasdaq, 1995, i Net
Stocks sono spuntati come i funghi. Una dopo l'altra, decine di
società si sono quotate tutte le settimane. E poi centinaia, e
alla fine adesso sono più di mille. E continueranno ad
aumentare. Perché la Rete è un simulmondo che velocemente si
crea e si popola. E la popolazione vuole cose sempre nuove,
sempre diverse, scopre nuove idee e se ne innamora, e abbandona
quelle vecchie. come scarpe rotte. Per sempre. Il treno passa una
volta sola. E il biglietto costa caro. Prendete Amazon.com
(nasdaq-amzn). Jeff Bezos è sulla copertina di Time di questa
settimana. Uomo dell'anno. Eppure forse Time celebra una cosa che
è già finita: l'onda del commercio elettronico B2C, i negozi
virtuali per clienti reali. Finita almeno a Wall Street. Quindi i
Net Stocks dell'ecommerce B2C diventano molto rischiosi. Prevedo
stragi di negozi virtuali e titoli B2C nei prossimi mesi.
Indiziati speciali: tutti quelli che vendono cose reali, roba che
deve uscire dalla Rete. Roba da spedire, da impacchettare. Roba
vera. Continua
in Apogeonline Archivio delle Newsletter di Francesco Carlà:
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