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| Parola - Memoria - Invenzione |
Guccini
ha inciso un nuovo disco di Aldo
La prima volta che udii la parola sfiga fu ad un
concerto di Guccini. Era il millenovecentosessantanove e stava
per scoppiare il sessantotto.Gia, perche il
sessantotto era iniziato a Parigi ed io mi ricordo che
allapertura dellanno scolastico 1969 facemmo
lultima grandiosa Festa delle Matricole a Bologna, e fu
dopo che occupammo la Facolta di Lettere. Ricordo
benissimo, eravamo: io, il figlio del sindaco di Catanzaro, la
figlia di quel Cicogna presidente della Confindustria, i figli di
Massaccesi (quello che poi diresse lAlfa Romeo
statalizzata) e qualche altro che adesso mi sfugge. Perche
allora la Rivoluzione era rappresentata da questi proletari qui,
eredi di Feltrinelli e Prada, che per andare a manifestare in
centro per unItalia piu pulita, lasciavano la Jaguar
in garage cosi non sporcavano nemmeno lauto, ma
questa e unaltra storia. Quello che volevo dire
e che noi italiani, non abbiamo fatto il sessantotto, ma il
vero casino da noi e cominciato un anno dopo. Ora, io lo
ripeto da anni, mi rendo conto che e imbarazzante
incontrare un vecchio compagno di Universita e chiedergli:
Scusa, ma tu hai fatto il sessantanove? per magari
sentirti rispondere: Si, con tua sorella, ma la
verita e questa. Nel sessantotto vi fu la Festa delle
Matricole a Bologna e lanno dopo era stata programmata ad
Ancona (o Pescara?) ma il Movimento non la permise, perche
ormai se la tiravano di brutto e laria era cambiata. Lo
capimmo a quel concerto di Bologna, noi che ridevamo per la
rivoluzione perche credevamo fosse una cosa da fumare, e
davanti a questo Guccini, un giovane conosciuto per aver composto
una sola canzone allegra dedicata al Che Guevara, ma che non
laveva pubblicata perche nel frattempo il Che era
morto ammazzato, dopo una mezza dozzina di ballate (
etimologicamente: canzoni che andavano dritte sulle balle) ci
chiedemmo angosciati: Ma siamo sicuri che la Rivoluzione
non faccia venire il cancro? Eh si, perche nessuno
ne allora ne dopo lo ha mai detto per paura per
passare per fascista, ma quel Guccini li ha fatto alla
Rivoluzione piu di quello che Dalla Chiesa e riuscito
poi a fare al Terrorismo, lha distrutta! Ma noi non ce ne
occupavamo, e cantavamo inebriati dalla finta liberta che
ci concedevano e dal finto potere che ci lasciavano prendere. Ma
lui no, sempre armato con quella sua chitarra, a grattare con la
sua erre cosi poco proletaria, le parole per dirci, del
potere e limmondizia, delleschimo e le pulci, dei
capelli lunghi e della sfiga. Caro Guccini! E poiche il
clamore si alzava sempre piu assordante finendo col coprire
le parole delle sue canzoni, penso bene di associarsi ad
unaltra band dello stesso segno, che balzo alla
ribalta con la domanda che ci ha attanagliato in questi ultimi
trentanni: Dio e morto? E noi li a
guardarci attoniti, perche oddio, sapevamo che quel Tizio
non se la passava troppo bene, ma non credevamo certo che fossimo
giunti ad un momento cosi drastico! Ma loro niente, I
Nomadi si chiamavano, e per trentanni sono andati in giro
per il mondo con quella band fragorosa a chiedere a tutti:
Dio e morto? Che dopo un poco ti veniva voglia
di dirgli: Ma no, che non e morto, e solo
andato di la a riposare un momento, ma si incazzera
come una bestia, se non la finite con tutto questo casino!
Ma la paura di passare per fascisti era forte, e siamo stati
zitti. Finche a furia di chiedere se Dio era morto, un bel
giorno e morto il leader della band e voi, zitti, avete
sperato che una nera coltre di silenzio avesse fatto dimenticare
la domanda. Invece, come le patate, che sotterrate dopo un
po ricicciano, arieccoli! I Nomadi da una parte e Guccini
dallaltra, loro in giro per le cooperative a fare la solita
domanda, e il nostro, ormai grigio, sessantenne, sempre piu
incupito, dal vino e dalla sfiga, con un nuovo disco, e un nuovo
tour promozionale, a cantarci, del potere e limmondizia, la
morte del Che, la malinconia e leschimo
Questa volta
pero ce una canzone che, piena di tristezza,
sembra di buon auspicio Addio.. dice.Speriamo
Va vecchio Guccini, facci sentire unaltra ballata!
Suzette espone su: ARTE POPOLARE DI HAITI
Aldo Vincent Libera droga in libero,
Lurker intenettiani e tracce di
pensiero, Veltron
Translator Pro,Veltronate's, Ferillerie, crolli e miracoli, La Rosati a chi la da?,
Castro, D'Antoni, Jovanotti, Anna
Kanakis, Crolli
e disastri aerei, Ligabue, Chiambretti, Ecstay e la gatta di
Celli, Globalizzazione, Maradona, Cucinotta e altre giullarate
Caro
Aldo, qualche volta sei veramente strano, quasi uno stralunato
che rincorre pretesti fuori tema per brontolare nella nebbia. Il
mio amico Guccini è un tipo molto simpatico, uno che riesce,
malgrado la complessità del suo mondo letterario e artistico, a
trovare sempre la maniera di comunicare a tutti. Negli anni
difficili da te ricordati Francesco fu uno dei pochi che non si
fece coinvolgere dai deliri rivoluzionari; solidamente ancorato
alle tradizioni operaie e contadine della sua famiglia, riuscì,
per via emozionale, a far prevalere le ragioni del cuore e i lumi
dell'intelligenza. Da una parte il culturame piccolo borghese che
naufragò nelle brigate rosse, dall'altra una poetica delle
radici che permise a Francesco di scrivere un libro strepitoso e,
per amor di rima, spiritoso, come Vacca d'
un cane. Anche un accidioso come Lauzi
scrisse in una sua canzone: "i miei finti colleghi / che fan
rivoluzioni / seduti sopra pacchi di autentici milioni / dovranno
ritornare al ruolo di pulcini / lasciando intatto il candido e
poetico Guccini" E poi.. come dare dello sfigato a uno che,
proprio in un concerto di quegli anni, seppe dire, al solito
contestatore che gli rinfacciava la copertina di Grand Hotel:
"Pensa quando Liz Taylor mi urlerà: Francesco. ridammi mio
figlio". Umberto Eco scrisse che "riesce difficile con
Guccini isolare un'immagine e ridurla a quella, perché sarebbe
tradire la sua filtratissima lutulenza, la sua coltissima
spontaneità". Tu ci sei riuscito: ti senti soddisfatto?
Luigi
Granetto
Novità
Editoriali: Il
Mulino"Psicologia"
Dicerie e pettegolezzi di Sergio Benvenuto
Perché a volte è così piacevole credere a pettegolezzi,
dicerie e insinuazioni più o meno infondate e strampalate? Un
affermato psicologo ci guida nel mondo delle false verità,
spiegandoci i meccanismi e le ragioni della loro origine e
diffusione. Corre voce che segni tracciati sul muro di casa siano
opera di zingari o ladri. Oppure si dice che una moneta
arrugginita immersa nella coca-cola perda la ruggine, che
raccogliendo cinquanta chili di scontrini fiscali si può far
avere un cane-guida a un cieco, oppure ancora che la Stella di
Natale avvelena i bambini poiché essi, attratti dal rosso delle
sue foglie, le toccano e poi si mettono le dita in bocca.
Leggendo questo libro scopriremo che le dicerie diventano
popolari proprio perché si pongono come un sapere e non una
fantasia; che proprio per questo molte cose che sappiamo quanto a
fondatezza hanno i piedi d'argilla. Nel momento attuale,
caratterizzato dal predominio e dalla diffusione globale
dell'informazione, pochi libri appaiono tanto opportuni quanto
questo interessante saggio di Sergio Benvenuto dedicato alla
diceria e al pettegolezzo. Vi si analizzano il variegato mondo
delle voci e delle notizie fantasiose e senza fondamento,
partendo dai meccanismi con cui nascono e si diffondono,
considerando i motivi che le rendono attendibili, per poi
giungere alla tesi finale secondo cui il motore della diceria è
un desiderio non riconosciuto: "in particolare, vanno a
produrre dicerie quei desideri che non ammetteremmo mai che
diventino realtà". Il tutto in nove capitoli ricchi di
analisi psicologiche, sociologiche e antropologiche, di ipotesi,
interpretazioni e ampie casistiche, in cui si coniugano
magistralmente serietà, rigore scientifico e una prosa semplice
e di piacevole lettura. Tra i temi toccati dall'autore, psicologo
presso il Cnr di Roma e direttore del prestigioso "Journal
of European Psychoanalysis", la pulsione a pettegolare, la
diceria come memoria, dicerie "rosa" e filantrope,
dicerie interpretanti, retorica della diceria. Altri libri di
Sergio Benvenuto Capire l' America. Un europeo
negli States
Costa & Nolan, Strategia freudiana. Le teorie
freudiane della sessualità rilette attraverso Wittgenstein e
Lacan Liguori, Confini dell' interpretazione.
Freud, Feyerabend, Foucault Teda
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Attualità: Giovanni Colombo
"..in questi anni una lunga fila di persone -
politici, intellettuali, imprenditori, preti - hanno negato di
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