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Tecnica e
morte della pittura di Elio Copetti
Considero le pagine di Gombrich su "il primitivismo e il suo
valore nell'arte" tra le migliori che mi sia finora capitato
di leggere. Considerati i numerosi indizi di finezza e onestà
intellettuale che avevo in precedenza riscontrato nei suoi
scritti, sono senz'altro disposto a credere nella sua limpida
lettura storica, capace di imporre un ordine laddove io disperavo
che ne esistesse davvero uno. Però, costretto a fare i conti con
la storia dell'arte, devo confessare che di quello che
comunemente passa sotto il termine di "arte" a me
interessa una parte piuttosto esigua. Non ho infatti tempo né
sensibilità per le vibrazioni di decoratori, designer, stilisti
della moda, signore innamorate di fiori ed armonie di colori,
esteti in palandrana appassionati di stampe giapponesi, spiriti
religiosi che hanno semplicemente trasferito sull'arte il loro
solito bagaglio di deliri. La questione per me è più semplice e
affatto personale: nelle opere di alcuni artisti mi è sembrato
di scorgere cose che potrebbero avere delle valenze, diciamo
così, "esistenziali". Forse scoprirò che si trattava
di miraggi, ma sono queste che disordinatamente inseguo, nelle
mie ed altrui opere. Tutto il resto per me può tranquillamente
andarsene, guidato dalle sue proprie forze trainanti, dove vuole.
Entro i limiti di questo atteggiamento, trovo comunque stimolante
confrontarmi con le questioni del passato, fingendo di ignorare
le abissali concatenazioni che da esso mi dividono. Per esempio
ho trovato piuttosto umoristico che i riottosi discepoli di
J.L.David vedessero nella eccessiva sofisticazione tecnica la
radice della corruzione artistica dei loro tempi (falsità,
artificiosità, affettazione esteriore di un sentimento
inesistente) mentro io, per quella del mio tempo, ero stato
indotto a sospettare imbrogli e falsità proprio dalla desolante
carenza di quella stessa tecnica. Ovviamente ci troviamo agli
estremi opposti di un lungo e complesso processo storico,
tuttavia credo che in tale paradosso c'entrasse anche, per quanto
mi riguarda, una certa confusione fra la tecnica pittorica ed il
talento. In un epoca come la nostra nella quale la prima
praticamente non si insegna più, il secondo tende infatti ad
occuparne abusivamente il posto. Ignorando concretamente la
faticosa genesi delle tecniche "illusionistiche" in
pittura e la misura degli effetti che possono derivare da un buon
insegnamento delle stesse, si tende a pensare che ogni pittore
debba in pratica riscoprirle da sé. E quindi chiaro come
popolarmente si tenda ad attribuire all'artista una dose di
talento proporzionale al dominio dimostrato in tale esercizio,
credenza che fa ovviamente inorridire ogni persona appena più
indottrinata sull'arte moderna. Potremmo stare a cavillare se il
talento riguardi la capacità di impadronirsi velocemente e
completamente di una tecnica oppure lo si debba estendere anche
all'uso della stessa, cioè al campo delle capacità poetiche o
addirittura sociali. Ma la questione mi sembra futile, e poi il
termine si porta dietro una lagnosa connotazione morale. Forse è
meglio non usarlo affatto. Come è ben evidente a ognuno che
abbia una qualche pratica pittorica, le capacità
"illusionistiche" di un J.L.David non si acquistano
certo a buon mercato. Appare quindi fatale come in corrispondenza
al graduale venire meno degli "stimoli" necessari a
tale faticosa acquisizione (per le ragioni storiche
magistralmente delineate da Gombrich) esse siano via via
scomparse dal panorama artistico. Ma andando dritti al cuore del
problema, io credo che quei discepoli avessero le loro ragioni. I
quadri di David mi impressionano tecnicamente ma non mi toccano
in profondità. Hanno lo stesso retrogusto un poco nauseante che
ho provato in una delle sale degli Uffizi, affollata di statue
classiche dalle pose esageratamente enfatiche e dalle forme
stracotte. Quello che contesterei loro è invece
l'identificazione della tecnica con l'artificio e la falsità. In
David mi suonano falsi (o noiosi) i temi, i costumi, le pose, non
certo la padronanza delle forme, delle luci e dei colori. Mi
chiedo quali cose meravigliose (o terribili) avrebbe potuto
rappresentare se fosse stato toccato da un poco di visionarietà
alla Hieronymus Bosch. Se potessi rievocarlo, gli farei
reinterpretare i quadri di De Chirico, che per me ha avuto
un'intuizione poetica impressionante, associata però ad una
tecnica a malapena sufficiente al raggiungimento dei suoi
obiettivi. Rispetto a quei tempi comunque, sembra ormai pacifico
che la tecnica è solo un mezzo per fini che sono ogni volta
tutti da stabilire e valutare. Ma invece di rimpiangere la
perduta competenza, poniamola in questo modo: è oggi davvero
possibile, e sensato, autoinfliggersi quella grande quota di
costrizione, di vera violenza, che è comunque necessaria
all'apprendimento di una tecnica pittorica sofisticata come
quella di David? (la risposta è forse già nei fatti: chi mai ne
possiede una davvero equipotente, oggi?) Mi sento personalmente
coinvolto nel problema: tutte le volte che ho provato a inseguire
la tecnica di qualche maestro del passato, non sono mai riuscito
a mantenermi entro i binari dell'umile copia: quasi
immediatamente sono passato a una interpretazione più libera
fino a trovarvi qualche irresistibile spunto per un'opera
completamente diversa (ma nel complesso dei miei vincoli non
posso biasimare troppo tale intemperanza). Nella risonanza tra
mano, occhio e cervello vi è una complessità e caleidoscopica
ricchezza che mi rende impossibile resistere alla tentazione di
deragliare da qualsiasi obiettivo razionalmente prefissato (me li
dovevano imporre da piccolo!). Aggiungo inoltre che mi pare di
riconoscere questa mia stessa gioia primitiva, o forse dovrei
dire fanciullesca, in tante espressioni moderne, che soltanto in
tale chiave riesco a illudermi di decodificare (di certo meglio
che con le cervellotiche e in fondo ridicole retoriche della
critica dozzinale, quella per intenderci che affligge la maggior
parte dei cataloghi). Quindi come pittore mi sento davvero
moderno! Però ho anche l'apocalittica impressione che, per
queste stesse ragioni, la pittura abbia probabilmente fatto il
suo tempo. Sopravviverà di certo, ma in posizione sempre più
subordinata rispetto ad altre "arti" ed attività umane
(penso soprattutto al cinema che andrà un giorno a confluire,
con esiti imprevedibili, nella realtà virtuale). Un piccolo
gregge di miracolati continuerà a fornire materia alle
operazioni-spettacolo della cultura di massa, il gregge più
grosso continuerà a fornire, con maggiore o minore fortuna,
oggetti e trovatine chic alla moda e all'arredamento. Ma credo
sia tutto qui. Anche la riflessione critica nel campo della
pittura mi sembra ben avvitata su se stessa, in fondo priva di
autentici progressi, come se avesse davvero incontrato un suo
limite intrinseco.
Il sito di Elio Copetti: Mi piace l'arte astratta, Auto da fé (tra il serio e il
faceto), Disclaimer, Gli sgorbietti di Picasso, Arte e solitudine con un commento
di Granetto, Caso
Maver e senilità
a Pagina137 un precedente intervento con una sua
opera
Lucatero, Lucas (Alias
Elio Copetti): Per Rella e Granetto, Leggendo Granetto, Disinteresse per l'arte, Lodolandia narcisistica, Franco Rella e l'enigma di Warhol, Risposta a Biava su Lodola, Un paio di considerazioni
discutibili, Solo
un'impressione
Perché
centrare l'obiettivo con l'occhio per mancarlo con la freccia? La
contemporaneità, non solo ha saputo recuperare tutte le tecniche
pittoriche del passato, ma è riuscita anche a inventarsene delle
nuove. Balthus usa le tecniche di Bonard, Grant Wood adatta allo
spirito americano quelle di Van Eyck, Cindy Sherman migliora
quelle di Millais e il nostro Annigoni, nel ritratto della Regina
Elisabetta, è riuscito a ridare senso alla decisa tecnica
pittorica di J.L.David. Se Giorgio De Chirico ha dipinto molti
quadri "con il fine alchemico di trasmutarli in
bistecche", sono parole sue, ha saputo anche lasciarci
dipinti di straordinaria fattura. Ciò che salva Kandinskij da un
eccessivo intellettualismo è lo spirito di Delaunnay che vola
sui suoi quadri e ciò che attenua le ipersemanticità di Bacon
sono le luminosità di Velazquez. Se poi molti altri quadri dei
giorni nostri fanno schifo, per tecnica e contenuto, vorrà dire
che in futuro i restauratori avranno meno lavoro e i rigattieri
torneranno in auge. La confusione che si è sempre fatta fra
competenze tecniche e talento riguarda la cronaca degli imbecilli
e dei pusillanimi ma difficilmente può avere un qualche
interesse per la storia dell'arte e delle civiltà. In quanto
alla supremazia di arti come il cinema sulla pittura mi sembra
una vaccata perché, il primo per sopravvivere deve avere subito
successo, la seconda può permettersi di giocare la sua
"modernità" in tutte le epoche. Fra le donne di Piero
Della Francesca e quelle di Michelangelo Antonioni quali sono le
più attuali? Vorrei concludere con un po' di legittima
vanagloria. Fra qualche tempo, chi si troverà davanti al quadro
"Con un
vestito di Dior" apprezzerà il fatto che le
palle da tennis che Malevic e Granetto si sono scambiate,
all'inizio e alla fine di un secolo, continueranno a rimbalzare
in un campo da gioco dove si potrà entrare anche ignorando
l'esistenza dei vestiti di Dior. Mi rattrista che considerazioni
così semplici diano adito a così tanti sforzi da parte di
Copetti ma poi non posso impedirmi di veder affiorare un dolce,
cedevole, amoroso sorriso....come su labbra dipinte da Lippi con
il tono di Masaccio. (Granetto)
Granetto:
sulla beffa Darko Maver- Risposta
a Gino Castaldo,
Risposta a Vallora, Risposta a Luther Blisset, Risposta ad Antonio Caronia, Risposta "agli sgorbietti di
Picasso" di Elio Copetti, risposta "Riconoscere le
grandi opere" di Francesco Sarbini Altri scritti sull'arte: La farsa
dell'Arte del Sequestro, César:Oltre il Passatismo della
Contemporaneità,
Futurismo a Milano: un caso di decadenza, La fine del Futuro, Man Ray: libertà vo' cercando, Alberto Burri, Balla, De Chirico e De Dominicis, Adolf Wölfli e Armodio, Artefiera'99: Assenza e lateralità, Ruscha, Dorazio e Tribaltech, Le Cancellature di Lichtenstein, Luzzati interpreta Alice, Arte a Milano
American
Beauty e il muto esserci delle cose di Elisabetta Manfucci
Di "American Beauty" si è parlato tanto, si è scritto
ancora di più, più o meno si è fatta critica, il film è stato
osannato e denigrato al tempo stesso, che altro aggiungere?
Sicuramente niente di nuovo, ma alla fine qualcosa da aggiungere
c'è sempre. Ciò è "il muto esserci delle cose". Gli
oggetti che ci circondano registrano vita intorno a noi e, per
rendercene conto abbiamo bisogno di un occhio che sappia
"vedere" (alla maniera degli antichi greci, che non a
caso dicevano allo stesso modo "vedere" e
"conoscere"), in grado cioè di stabilire un rapporto
sessuale con l'universo, solo in apparenza muto, che ci circonda.
Le cose ci parlano: un sacchetto di plastica filmato è la Poesia
più bella che sia possibile immaginare in quel momento. Non è
panteismo, come vita di cui è piena ogni cosa, piuttosto
Memoria, legame che l'oggetto instaura con i nostri ricordi, con
le nostre emozioni. In altre parole: gli oggetti sono vivi
poiché dialogano con noi. Forse la questione si complica, ma è
possibile non lasciarsi ingannare dalle parole se esse hanno in
noi una certa risonanza. "American Beauty" mostra il
rapporto della Memoria con il Tempo dell'individuo e della
storia. Se il Tempo dell'individuo può essere rivissuto non in
modo anacronistico, ma con l'esperienza di una vita alle spalle,
questo è perché la giovinezza non è in fondo altro che il
sapere godere di ogni cosa, lo stupore e la meraviglia di fronte
a ciò che è sotto i nostri occhi, per cui giustamente fino ad
ottant'anni si può essere giovani, e a vent'anni già essere
vecchi perché stufi della vita. Gli oggetti testimoniano del
nostro rapporto con la vita. Gli spinelli di Lester Burnham
(Kevin Spacey) si fanno, allo stesso modo della birra o dei pesi
da body building, i Pink Floyd creano un'atmosfera, ma non
dominano le coscienze degli individui come la musica di Carolyn
mentre si mangia, che può solo essere ascoltata, non la si può
cantare, cioè non si può interferire perché essa è altro da
noi. Il rapporto tra Lester e le sue cose è emozionale, è
"fare l'amore". Ecco allora che gli oggetti vivono se
si legano sessualmente a chi entra in contatto con loro.
Riflettiamo sui piatti nazisti che il padre di Wes gelosamente, e
non può essere diversamente, custodisce sotto chiave nella
cristalliera. Questi piatti suscitano orrore poiché si legano a
un crimine, non solo di guerra, ma della Memoria: è un tempo che
non è possibile ricordare senza provarne orrore! Eppure sono
solo piatti
con cui non è possibile entrare in contatto
senza essere investiti dalla stessa influenza negativa di cui
sono portatori, il padre aggredisce il figlio allorché li mostra
alla sua ragazza, tentando di riportarli ad essere solo oggetti,
ciò non è possibile: essi sono molto di più, attestano un
crimine, dominano le coscienze. Allo stesso modo le cose di
Carolyn (Annette Bening) sono oggetti da cui l'individuo è
dominato, con essi non è possibile instaurare alcun rapporto che
non sia di sudditanza. Il divano è sicuramente l'esempio più
lampante: su di esso non si può fare l'amore, può solo essere
ammirato nel pregio dei suoi tessuti, non una goccia di birra
può attestare che le cose sono lì per essere vissute. Wes filma
ciò che lo circonda, un sacchetto di plastica, un piccione
ferito, una barbona morente
il seno di Jane. Wes mostra un
universo superiore, il divino stesso che vive in ogni cosa. C'è
Amore dovunque, tutto rimanda ad un Esserci al di là della
propria effimera esistenza: è il vivere dopo la morte, è
"Beauty" senza fine. La morte di Lester non lascia
deluso lo spettatore, perché alla fine del tunnel c'è la luce,
e la vita è Beauty perché degna di essere vissuta! Elisabetta Manfucci
Rightgrrl
news di
Stephanie Herman
MORE TROUBLE FOR CLINTON Newsmax today is reporting that
the Clinton administration violated Linda Tripp's rights.
Federal judge Royce Lamberth ruled today that the Pentagon
violated the Privacy Act when it improperly released information
from Linda Tripp's personnel files. RIGHTGRRLS ON SANGER Carolyn and Stephanie will be
taping a documentary segment next week on the eugenicist
background of Planned Parenthoods founder, Margaret Sanger.
The documentary is being produced by pro-life activist Andrew
McCauley. When its complete, well provide more
information on how to obtain copies.To Store or not to
Store? by Julie B. Forbes Julie discusses how
some couples "store" their children in day care so they
can work more hours to acquire material items. Slavery in our Time by Kimberly
Jane Wilson Julie discusses the history of slavery, and points
out that many leaders are more concerned with racial quotas in
the US than stopping the horrific slavery practices elsewhere.
Il motore
di ricerca delle auto e delle moto di Ilaria Dogliotti
E' nato Wrooum primo motore di
ricerca dedicato al mondo dell'auto e della moto. News, forum,
giochi, F1 e molto altro all'indirizzo
Dol's:
diete, cinema, scrittura e lavoro di Giuliana Isola
Zero in condotta (alimentare) No alle diete chewingum,
al"tutto e subito" e ai sensi di colpa. Un buon
rapporto con il cibo va coltivato: magari scrivendo un diario. Mostra -Scienziate d'occidente Due secoli di storia Torino -
Festival Internazionale del cinema delle donne Genova - Scrivere
donna, leggere donna Appunti di stile Dopo l'intervento di Luisa
Carrada sul "mestiere di scrivere" per il web, alcune
annotazioni tratte dalla lezione di Franco Carlini all'Ateneo
Multimediale Gli angeli della rete Un'associazione che lavora da
anni per avvicinare la gente a computer con un servizio di help
desk on line e corsi off-line. Siamo entrate nei suoi uffici per
un'intervista e siamo uscite con un regalo per voi: la
possibilita' di chiedere consigli tecnici a Computer Angels, via
e-mail. Donne computer Torniamo sul nostro rapporto con
le nuove tecnologie. Ne parliamo con Sara Sesti dell'Universita'
Bocconi di Milano, che da anni affronta il tema donne-scienza.
Tra corsi di alfabetizzazione informatica e una mostra che sta
girando in tutta Italia e-Business management Un corso a Milano per manager e
consulenti che vogliono tuffarsi nella new-economy: ecco il
calendario delle presentazioni.
Guida
Verde & Naturale on-line di Anna Prouse
Amici di Gnomiz, vorrei informarvi che l'annuario italiano del
verde e del naturale, Guida Verde&Naturale, è adesso anche online, nella
sezione Guida Verde Good Food di www.ulysse.net Ulysse è una casa editrice online attiva
su pochi selezionati ambiti: Cinema, Cucina, Giochi, Finanza e
Business, Didattica su temi informatici, Viaggi e, in modo
particolare, Guida Verde&Naturale Attraverso la Guida Verde
online si può esplorare il mondo del biologico grazie anche ad
approfondimenti costanti curati da un'apposita redazione con
particolare attenzione sul tema dell'anno. Guida Verde 2000 ha
eletto come tema dell'anno 2000 la qualità e la certificazione:
che cosa mangiare e che cosa bere, come curarsi e come stare bene
con se stessi, come vestirsi e come arredare la casa, che cosa
buttare e che cosa riciclare, tutto secondo le norme di
certificazione e di qualità vigenti. Innovativa è l'area Good
Food made in Italy dedicata a prodotti italiani certificati, a
Consorzi, a Regioni, a Enti Certificatori e ad Aziende. Inoltre
sarà offerta a tutte le aziende interessate, la possibilità di
essere presenti online con un proprio store, ossia con un
e-commerce strettamente collegato alle sezioni tematiche del
nostro sito. L'area verde Good Food made in Italy sarà
sviluppata non solo su Internet ma anche sulla televisione
satellitare, grazie a un accordo strategico tra Ulysse.net e la
TV satellitare Digitaly.L'incontro tra Ulysse.net e Digitaly
darà vita a un programma su Digitaly satellite dedicato al
"naturale" e, in generale, al benessere legato a
un'alimentazione sana e corretta. La programmazione, con il
format di striscia quotidiana, é prevista su Digitaly per
aprile. Parallelamente ogni anno pubblichiamo la Guida
Verde&Naturale sia in formato cartaceo sia in formato
elettronico. Si tratta di un vero e proprio annuario del verde,
naturale, biologico con contributi redazionali e una selezione
enorme di indirizzi di produttori e distributori. Ogni anno, poi,
la redazione decide un tema cui dedicare particolari
approfondimenti. Cordiali saluti Anna Prouse Ulysse.net @ Viale Bianca Maria 19 20122 Milano Tel:
00390276000916 Fax: 00390276004677
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