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| Parola - Memoria - Invenzione |
Questa settimana:
Considerazioni: Danzare
la vita di Giovanni Colombo, Lettera ai miei figli
sull'intelligenza di Adriano Autino
Considerazioni di inizio millennio
Danzare
la vita di Giovanni Colombo
(dedicato ai giovani di Tor Vergata e anche a coloro che non erano là)
La vita è bella, dolce, agra, strana, è uno schifo, è un sogno, la vita è
una sola, è lo strepito di un pazzo, è un batter di ciglia, la vita è un
gioco, un combattimento, un incubo, un’altalena, la vita è un dono, una
fregatura, un prestito. La vita è ciò che accade mentre ci occupiamo d’altro.
In molti modi è stata definita questa nostra avventura terrestre, ma quello a
cui sono più affezionato è questo: la vita è una danza. "Danzare la vita
" fu infatti il titolo di un bel convegno che noi giovani dell’Azione
Cattolica di Milano organizzammo nel novembre 1985. E confesso che i comandi
della danza, così come che furono indicati in quell’occasione da un gran
prete, don Luigi Serenthà, scomparso prematuramente l’anno successivo, sono
le piste che ho tentato di seguire da allora in poi. "Danzare la vita"
vuol dire innanzitutto sciogliere la mani, deporre, nell’era del pavone, l’io
tiranno e accentratore e andare verso gli altri, uscire dai nostri ambienti
protetti per inoltrarsi in mare aperto. Si tratta di riscoprire il legame, quel
"fra noi" che ci rende persone. Questo è l’incipit, l’inizio, il
tessuto con cui è fatta la vita. E’ quel che ci si scambia nel lavoro
condiviso, nei gesti semplici di amicizia, nelle conversazioni dal contenuto
forse irrisorio, ma in cui comunque ci si mette faccia a faccia. E’ quel che
sussiste e riemerge nelle situazioni estreme: quando qualcuno sta per morire (di
Aids, di un cancro, di vecchiaia….), quando qualcuno, per l’età o per un
incidente, è ridotto all’ebetismo, o si ritrova attanagliato dall’angoscia,
o quando una madre guarda per la prima volta il bimbo che è appena uscito da
lei. Senza questo primordiale "fra noi", senza la tenerezza gli uni
per gli altri, che dà a ciascuno viso, voce, nome, noi non siamo. A partire da
questo principio, c’è da seguire il secondo comando della danza: muovere i
passi verso nuove dimensioni, vivere l’attenzione e l’attesa. Occorre
perciò stare svegli, tenere occhi e orecchi bene aperti, sempre all’erta.
Che gli uomini in ciò siano inadempienti, sta costando infinitamente caro. L’Occidente
muore per questo: perché è un mondo borghese, iper protetto, chiuso dentro il
già visto, dove tutto è dato per scontato. Invece non c’è volto uguale
ad un altro, non c’è storia che sia la copia di un’altra già narrata. Ci
vuole ammirazione di fronte ad ogni nome, stupore di fronte ad ogni alba, rabbia
di fronte ad ogni ingiustizia, angoscia di fronte ad ogni morte. Occorre
diventare la sentinella che osserva e interroga, grida e si stupisce, perché sa
che la realtà vive di un Mistero infinitamente più grande che la rigenera
continuamente. Il Mistero non è stato lontano e muto. Per questo bisogna
aiutarsi ad ascoltare la musica del Vangelo che parla di un Dio di amore che non
è in cielo ma in ciò che, nell’uomo, è rifiuto della menzogna, dell’ipocrisia,
della violenza, è espressione della tenerezza, del nutrimento, della cura. Dio
è nel luogo della massima potenza dell’uomo, cioè nell’esperienza dell’amore.
Non arriva dall’esterno ma si manifesta dall’interno, là dove si vive e si
gode fra noi. Più approfondiamo questo Mistero, più seguiamo questa musica -
ecco il terzo comando - più siamo noi stessi e costruiamo pace,
riconciliazione, armonia - la genesi ritrovata! All’inizio del nuovo millennio
questi comandi della danza restano per me più vivi che mai e, da ex, mi domando
se non siano da indicare con forza ai giovani d’oggi, ai due milioni di Tor
Vergata e anche a tutti coloro che non erano là. L’atletico boy, la sensibile
girl dell’Occidente ipervitaminizzato non esce dal bozzolo. Più è
bombardato da messaggi commerciali che gli parlano di felicità a buon mercato,
più frena e blocca l’ormone della crescita. Preso dal sospetto che più
avanti ci siano solo dolore e fregatura, si rinchiude nella sua eterna
adolescenza. Riduce perciò al minimo i contatti pericolosi, si accontenta di un’esistenza
normale, molto normale: due amici al bar con cui lamentarsi (sottovoce), una
casa che è una tana, un lavoretto per tirare a campare, qualche amorino che
arriva e va, il telefonino per i messaggini. Anche nel caso particolare dei
trentenni masterizzati che puntano alla carriera, le cose non migliorano.
Perfetti nella loro ovvietà, si agitano giorno e notte, raddoppiano gli sforzi
ma non si domandano mai il perché. Sono la conferma vivente che ogni fanatismo,
anche quello da lavoro, consiste nel raddoppiare gli sforzi quando si è
dimenticato lo scopo. Possibile che il bruco non diventi mai farfalla?
Possibile. Succede quando l’adolescenza si incolla alla senilità, saltando a
piè pari il tempo del volo, della pienezza e della responsabilità, e
scivolando sulle pianelle del nonno, a testa bassa. Ma che tristezza diventar
subito un vecchietto! Lascia piuttosto uscire le tante energie rinchiuse nel
sacco nero della paura. Danzala la vita tua, al ritmo del tempo che va. Vivila
la tua allegria, cogli tutte le mele e vai.
Gnomiz
Reference Colombo,
Giovanni: Più
in alto degli aquiloni, Il
movimento che sarà, La
Milano della Libertà, Una
nuova canzone popolare, Ma la sinistra è un
mattone?, Cardinal
Martini-dopo il sogno il botto, I sogni del Cardinale
Caro Giovanni, nel tentativo di accordare il tono
di Dioniso con la Sapienza di Cristo, dovresti cercare di non ignorare del tutto
la temibilità che un tale accordo comporta. Per decidere di introdurre la
propria anima nella schiera dionisiaca o per abbandonarsi al Mistero evangelico
bisogna intuire che" Chi ama la sua vita, la perde: e chi odia la sua vita
in questo mondo, la conserverà per la vita eterna (Vangelo di Giovanni)" .
Per sforzarsi di entrare dalla porta stretta dove "molti cercheranno di
entrare e non potranno (Vangelo di Luca)" si dovrà correre il rischio di
essere sbranati o crocefissi. Tu inciti a lasciare "uscire le tante energie
rinchiuse nel sacco nero della paura" ma ti guardi bene dal suggerire
qualche regola per "iniziarsi" a questo tipo di
"follia". L''Occidente non muore perché è "iper protetto,
chiuso dentro il già visto" ma perché ha disimparato la fatica di
conoscere quello che crede di aver già visto. E' d'altronde comprensibile che
questa "fatica" sembri superflua a chi non sa valutare i
danni provocati dall'idea illuminista di una ragione senza Sapienza, di un
intelletto senza Amore, di un insegnamento senza Santità. Probabilmente
questo tipo di "ragione", principale causa del fallimento
delle egemonie liberali e comuniste, farà ancora qualche danno prima di
mostrare a tutti i suoi limiti. I due milioni di Tor Vergata devono aver intuito
che per "danzare la vita" c'è bisogno di pensiero e di maestri,
dubito però che un papa che beatifica Pio IX e demonizza i preservativi
sia la persona più adatta a risolvere i loro problemi. Temo che la chiesa
cattolica dovrà, prima o poi riconciliarsi con i dolorosi ammaestramenti
di Cristo per aiutare gli uomini ad affrontare quel tremendo "rimosso"
rappresentato dalle credenze moderne sulla morte. Viviamo pure la nostra
allegria ma se desideriamo cogliere "tutte le mele che vogliamo"
cerchiamo di ricordarci che l'effetto della più famosa mela, quella del
paradiso terrestre, non fu poi così gioioso. (Luigi Granetto)
Gnomiz Reference Granetto
scritti on line
Lettera
ai miei figli sull'intelligenza di Adriano Autino
Cari Massimiliano e Ginevra, questo è un messaggio per voi, e per tutti i ragazzi come voi. A poche ore dalla data simbolica e mitica del 1 gennaio 2001 vostro padre non vi rivolge un messaggio moralistico, tipo che cosa si aspetta che facciate per il mondo o per l’umanità, per sentirsi fiero di voi. Come quando avevo io la vostra età, anche se i temi sono diversi, ci sono in giro fin troppi messaggi mirati a farvi sentire in colpa, o a godervi la vostra presunta età spensierata, oggi persino benignamente indulgenti verso le ribellioni e le intemperanze giovanili, purchè smettiate il prima possibile di pensare con la vostra testa e vi mettiate buoni buoni ad ingurgitare il pastone buro-mediatico incolore ed insapore che satura l’etere ed ogni molecola d’aria che respiriamo. Se rinuncerete ad usare quell’appendice opzionale (il vostro senso critico), troverete di vostro assoluto gradimento tale pappa, ne sarete addirittura dipendenti, e non vi verrà in mente di cercare altro.
Questo messaggio ha invece lo scopo di dirvi che vi voglio bene e che sono già fiero di voi, e che dovete, prima di tutto, pensare a voi stessi. Vi auguro quindi di, e vi esorto a, non smettere mai di pensare con la vostra testa, anche se tutto vi suggerisce il contrario. Quando una persona ha pensieri ed azioni proprie in abbondanza, e non cessa di averne, è facile che poi ce ne sia anche per gli altri: se non ce n’è, non ce n’è per nessuno. Voglio adesso farvi vedere, come in un film, due persone immaginarie. Ambedue hanno passato i 50 anni, e vedono ormai prossima l’età della vecchiaia. Che m’importa, direte voi? Quell’età è ancora ben lontana, e non ci riguarda. Un attimo di pazienza ed attenzione. Quei due (definiamoli “A” e “B”) non hanno nulla in comune, ed intendo portarli ad esempio per chiarire il ragionamento che sto per fare. “A” ha sempre pensato che non ci si deve affaticare troppo il cervello, il suo problema principale è quello di evitare la noia e di impiegare il tempo libero, e riposarsi il più possibile. Nel lavoro non ha iniziativa, ed esegue le direttive senza metterci nulla di suo. Superficialmente sembra un buontempone, allegro e ben disposto ma, se ci parlate per un’ora (posto che riesca a focalizzare la sua attenzione per un periodo così lungo), poi non vi ricorderete quali argomenti avete discusso. “B” è una persona non sempre piacevole. Da’ l’impressione di essere infastidito dalla gente, e che forse gli facciamo perdere tempo. Ha sempre più cose da fare che tempo per farle, e questo lo rende inquieto ed a volte intrattabile. Non sa cosa sia la noia. È frustrato: spesso non è compreso, ed il più delle volte rinuncia persino a tentare di farsi capire, per evitare discussioni inconcludenti. Tuttavia non è una persona chiusa in se stessa: con questo tipo di persone si muove l’arte, procede la scienza e, se le loro esperienze fossero
sistematizzate, avanzarebbe la cultura. Il più delle volte le persone come “B” sono intimamente convinte di non essere comunque all’altezza, che la loro creatività e senso critico personali siano poca cosa, e quindi non si prendono abbastanza sul serio da riuscire ad emergere. Nessuno dei due, come avrete forse notato, è “felice”. Forse, nel suo mondo senza perché, “A” gode di una certa
beatitudine, finchè la vita non interviene, come spesso succede, a chiedergli il conto. Forse, se “B” è in una posizione dove la sua creatività può essere di qualche aiuto, a volte assapora uno stato simile alla felicità data dalla soddisfazione. Tuttavia, anche nel caso in cui “B” sia un perfetto sconosciuto, ritengo la sua situazione preferibile, e, come avrete capito, vi auguro di diventare dei “B”. Anzi, voglio fare qualcosa di più che augurarvelo: arrivo a darvi qualche suggerimento pratico. Ma vediamo prima perché la situazione di “B” è preferibile. Consideriamo che, presto o tardi (vi auguro il più tardi possibile), verrà il giorno in cui il vostro viso sarà pieno di rughe, e ciò che prima vi sembrava divertente vi sembrerà invece faticoso. Ridere, correre di qua e di là, spassarvela, non sembrerà più la cosa più urgente e ragionevole da fare. Vi accorgerete che anche il sesso, una volta che la natura avrà avuto il suo corso ed avrete dato al mondo la progenie che potevate dare, non vi farà più arrossire in viso, sorridere ed affascinare. Guardando persone attraenti, sentirete nel vostro intimo che ha perso importanza l’istinto di specie (se non ancora il desiderio fisico tout-court) a desiderarle, la motivazione naturale a perpetuare la vita. A quel punto, se nella vostra esperienza la parola amore avrà avuto – culturalmente -- anche altri significati, avrete ancora qualcosa da scambiare, altrimenti sarete solo dei vecchi manici di scopa o vecchie ciabatte di nessuna utilità, né per voi né per gli altri. Se avrete saputo coltivare la vostra cultura, a quel punto probabilmente non potrete più far molto per perpetuare la vita, ma potrete certamente ancora contribuire a perpetuare l’intelligenza!
Dei saputelli come voi potrebbero a questo punto obiettare: quando noi avremo passato i cinquant’anni ci saranno rimedi contro l’invecchiamento, non solo i lifting odierni, che fanno assomigliare le persone a tanti mascheroni a sorriso fisso, e potremo spassarcela più a lungo! Può darsi, ma non potete esserne sicuri, inoltre il problema sarà solo spostato in avanti nel tempo, ma non eliminato. Inoltre, lifting e trattamenti antivecchiaia agiscono sull’aspetto, sono qualcosa che si compra, non qualcosa che si è. Quando si invecchia, conta invece quello che si è, e non tanto nell’aspetto, ma nella nostra mente e nello spirito (quale che sia il significato che si vuole attribuire a questa parola). A questo proposito, potrete anche obiettare che è possibile spassarsela senza pensieri sinchè si è giovani e poi, quando arriva la vecchiaia, convertirsi ad un’esistenza più intellettuale. Qualcuno osserverà che, a quel punto, basterà attingere ad un qualche “provider di servizi spirituali”: un sacerdote, una comunità spirituale, un guru, cominciare a leggere molto, dedicarsi ad un hobby artistico o culturale, ecc… No, cari, niente è così facile. Le discipline filosofiche orientali, per cominciare, per noi occidentali funzionano poco: noi pensiamo sempre in termini di acquisire, ed abbiamo poca affinità con il
diventare. Quando ci rendiamo conto che si tratta di discipline, e che non possiamo in realtà comprare nulla, qualsiasi fonte ideologica o filosofica perde molte delle sue attrattive, a meno che… a meno che non abbiamo imparato (da giovani) a praticare l’impegno costante e di lunga durata. Ma questo non s’impara a cinquant’anni. Neanche il piacere della lettura si impara a quell’età, e neanche gli interessi culturali, scientifici o artistici. No, non ci sono proprio scorciatoie né furbizie che valgano: passati i cinquant’anni, si è nulla più e nulla meno di ciò che si è fatto ed investito nei cinquant’anni precedenti. Si può continuare ad imparare, a quell’età e finchè si ha vita e lucidità, ma ben difficilmente si può cominciare ad imparare a quell’età. Il cervello umano è uno strumento meraviglioso, che funziona finchè c’è vita, a patto che lo si sia tenuto in esercizio, in forma ed agile sin da ragazzi. Che, per voi, è adesso. La felicità, o la serenità, non si comprano. Si può solo crearne le basi con l’impegno quotidiano, lavorando su se stessi, sin da ragazzi. Non è detto che poi arrivino, né l’una né l’altra, ma se non avremo
preparato le basi, certamente non si faranno vedere. Come iniziare? Cominciate a guardare il mondo con spirito analitico, con curiosità scientifica, e qualche interesse (di quelli che vi accendono la vita di curiosità, intuizione ed anticipazione) verrà a ruota, non per magia, ma grazie al vostro impegno. E non pensiate di non poter usare il metodo scientifico se non avete almeno 5 lauree e 10 dottorati di ricerca. Cominciate ad osservare la differenza tra cose apparentemente simili, e capirete cosa intendo. Il metodo scientifico non vive solo nei laboratori di ricerca, così come la fede non si trova solo nelle chiese. Qualsiasi fede, e quindi anche la fede nell’intelligenza umana, è frutto più di impegno costante che di illuminazioni sconvolgenti. A volte, poi, l’impegno viene anche premiato da intuizioni preziose, per sé e per gli altri. Quindi coraggio! E non risparmiatevi: il cervello umano è l’unica risorsa che non si consuma usandola. Anzi, più usate questo organo meraviglioso e più la sua capacità aumenta, e la vostra apertura mentale aumenterà di conseguenza! Siate curiosi, informatevi, coltivate interessi artistici, culturali, scientifici. Praticate le arti e le scienze, ed il piacere di scoprire -- anche poco -- ma qualcosa di originale, frutto del vostro ingegno e della vostra attenzione!
Se avrete investito molto su voi stessi, forse finirete per dare un vostro contributo alla cultura dell’umanità, affinchè si cominci finalmente a guardare in alto, ad aprire questo vecchio mondo ed acquisire nuovi orizzonti di sviluppo. Ma, anche se il vostro nome non passerà alla storia, sarete comunque un punto di riferimento importante, per le persone che vi sono vicine, alle quali avrete molto da dare, anche in età avanzata. Questo è il migliore augurio che mi sento di rivolgervi, il primo gennaio del 2001!
Guardate in alto! Vostro padre A. Autino
Reference
Tecnologie di Frontiera
Gnomiz
Reference Autino,
Adriano: Un contributo per il
Futuro, I.R.A.-Imposta (sul)
Ridere Aggiunto, L'Ecologia contro
l'Uomo, Scoperta l’acqua sulla Luna, e in
Puglia?, Tra carbon-tax e nucleare, Intervento
sul Kosovo, La Questione Jefferson analizzata da
Bernasconi, Temi di riflessione, Cosa
mangeremo nello spazio, Guerra e Spazio
Caro Adriano, se proprio non riesci ad immaginare nulla di più importante
dell'intelligenza umana, cerca di circoscrivere questa tua psicosi a una pratica
di vita più serena. Utilizza la tua mentalità scientifica per analizzare gli
aspetti neurologici che condizionano l'attività del nostro cervello cercando di
capire le relazioni fra questi aspetti e gli altri fenomeni naturali. Ti
accorgerai di quanto sia stato risibile per i nostri avi l'aver posto l'uomo al
centro dell'universo, delle conseguenze psicologiche di questa concezione e
delle possibili novità che un pensiero meno logocentrico potrebbe portare. Se
vuoi entrare ridendo in questo mondo ti suggerisco il mio saggio "Fingitor
Cortese. Lettera a Umberto Eco" se invece vuoi farti del male eccoti
una bibliografia essenziale:
Come
pensa il cervello Freeman Walter J. ; Einaudi L. 20.000 delinea
una mappa della mente, procedendo dalle singole cellule nervose e dai loro
aggregati cooperativi, fino all'emergere di configurazioni cerebrali complesse.
Basandosi sui recenti sviluppi tecnici e sulle teorie del caos e della dinamica
non lineare, Freeman mostra come il cervello crei intenzioni e significati.
L'autore scopre in questo modo nuove risposte agli antichi interrogativi
filosofici sul libero arbitrio e sulla responsabilità individuale.
L'
arcaico e l'attuale. Lévy-Bruhl, Mauss, Foucault Fimiani
Mariapaola ; Bollati Boringhieri L. 33.600 A
partire da una lettura filosofica di Lévy-Bruhl, Mauss e Foucault, questo libro
realizza uno spostamento della riflessione metafisica sull' identià e il
differente, muovendosi sul terreno della elaborazione dei saperi antropologici,
dove la coscienza arcaica si mostra come il campo elettivo del pensiero della
differenza.
L'
altra faccia dello specchio. Per una storia naturale della conoscenza Lorenz
Konrad ; Adelphi Uno dei libri più importanti scritti in questo secolo sulle
conseguenze filogenetiche del pensiero dell'uomo
Esplorare
la mente. Il cervello tra filosofia e biologia Oliverio Alberto
; Cortina Raffaello L. 35.000 esamina come
le scoperte delle neuroscienze e della psicologia dimostrino che anche le
dimensioni mentali più soggettive non sfuggono all'ombra che il cervello
proietta su esse.
Verso
un'ecologia della mente Bateson Gregory ; Adelphi L. 44.000 "L'ecologia
della mente" scrive Bateson in apertura di questo volume, che contiene i
suoi più importanti scritti teorici, "è una scienza che ancora non esiste
come corpus organico di teoria o conoscenza". Ma questa scienza in
formazione è nondimeno essenziale. Essa sola permette di capire, ricorrendo
alle stesse categorie, questioni come "la simmetria bilaterale di un
animale, la disposizione strutturata delle foglie in una pianta,
l'amplificazione successiva della corsa agli armamenti, le pratiche del
corteggiamento, la natura del gioco, la grammatica di una frase, il mistero
della evoluzione biologica e la crisi in cui oggi si trovano i rapporti tra
l'uomo e l'ambiente".
Filosofia
dell'espressione Colli Giorgio ; Adelphi Libro difficilissimo da leggere
solo se si è capaci di intuire la scarsissima importanza dell'intelligenza
degli uomini
Vox
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presentazione "de Categorie"
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