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Notizie
Gnomiz: quotidiano di attualità con sezioni di interni, esteri,
economia e spettacoli.
Forum
settembre pag 360: disegno
di legge di delega del governo sull'ordinamento giudiziario
Arte e moda: Roma Villa Medici: 'Un
secolo di moda Creazioni e Miti del XX secolo' dal 25 novembre
all'1 febbraio 2004. La mostra rievoca l' evoluzione del costume dagli
inizi del XX secolo ad oggi in un percorso ideale che sintetizza le
tappe di cent' anni di storia della moda italiana attraverso,
l'esposizione delle piu' belle creazioni di alcuni tra i piu' noti
stilisti: Sorelle Fontana, Shubert, Emilio Pucci, Krizia,
Walter Albini, Valentino,
Armani , Versace.
L' intento e' quello di valorizzare un patrimonio culturale d' interesse
internazionale e di documentare la trasformazione del gusto e del
costume mettendo in evidenza la creativita', l'abilita' artigianale e
industriale di queste realizzazioni. La moda nel ventesimo secolo ha
sempre cercato di collegarsi al mondo dell' arte: Jacques Doucet era
sostenitore di Henry Rousseau; Poiret usava per le stoffe i disegni di
Raoul Dufy; Schiaparelli e Chanel hanno interpretato o chiesto la
collaborazione di Dalì,
Picasso e
Cocteau. Fotografi come Man
Ray, Steichen, Hoynigen Huene, Horst, Avedon, Penn, Bailey, Klein e
altri legano la loro arte al prodotto della moda. La moda e' anche
legata al mondo della moda, da Antonioni a Godard.
Arte e
moda: Le Sedie di
Etro e Zerodisegno
Arte e moda:
Nasce il Museo permanente della Moda italiana; Bruce Weber: La moda, il
costume e la bellezza nell' Italia Antica; Gibo inaugura il suo unico
negozio italiano.Milano Moda Donna
News
Motori su Clickar:
Gnomiz
Art
Cinema:
.La 60esima
edizione del festival di Venezia
Biennale di Venezia: i
nostri servizi e le nostre polemiche
Forum settembre pag
359: Inchiesta
del Parlamento Europea sui diritti di libertà, di espressione e di
informazione in Italia. Legge sulla droga: Fini,
Casini, Sirchia, Pannella, Gloria Buffo, Paolo Cento, Ciotti, Bianca
Costa.
Franco
Modigliani, premio Nobel per l'economia nel 1985, è
morto improvvisamente nella notte, probabilmente a causa di un attacco
di cuore. Era nato a Roma nel 1918, a causa delle leggi razziali, fu
costretto a riparare negli stati uniti, dove nel 1946 prese la
cittadinanza. Esperto di economia applicata e di teoria
finanziaria, i suoi lavori più noti riguardano il comportamento
risparmio-consumo delle famiglie. Il Nobel gli viene conferito nel 1985
proprio per il suo lavoro sull'analisi del comportamento del risparmio
nelle famiglie e per il teorema Modigliani-Miller sui mercati
finanziari. Franco
Modigliani: Avventure
di un economista. La mia vita, le mie idee, la nostra epoca Laterza
Savoia:
nozze borghesi o di cattivo gusto?.. vai
Arte
e moda: Nasce il Museo permanente della Moda italiana; Bruce
Weber: La moda, il costume e la bellezza nell' Italia Antica; Gibo
inaugura il suo unico negozio italiano.Milano Moda Donna...
vai
56esimo
Festival di Cannes dal 14 al 25 maggio (Dichiarazioni:
Keanu Reeves, Carrie Anne Moss, Monica Bellucci, Lars Von Trier, Meg
Ryan, Gina Lollobrgida, Penelope Cruz)..vai
allo speciale Cannes
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Sentenza sulla
rimozione del crocifisso
e Polemica di Violante sulla mafia
La sentenza del giudice Mario Montanaro ha
imposto la rimozione del simbolo cristiano dall'aula della scuola statale
"Antonio Silveri" di Ofena (Aq), accogliendo la richiesta di Adel
Smith, presidente dell'Unione musulmani d'Italia
Una croce libera da
imposizioni di Giovanni Colombo
Che sia un integralista islamico ad elevarsi a
difensore della laicità dello Stato è francamente paradossale. E spiega, a mio
avviso, la reazione - in alcuni casi altrettanto integralista - di
quanti, difendendo l'esposizione del crocifisso nei luoghi pubblici, ritengono
di proteggere se stessi, le proprie abitudini, la propria civiltà, che è
civiltà, non dimentichiamolo, dalle radici cristiane (non solo ma soprattutto
cristiane): da queste radici l'Europa ha tratto linfa per elaborare il concetto
di persona e per affermare il principio di tolleranza. "Soltanto una
cultura cristiana avrebbe potuto produrre un Voltaire
e un Nietzsche" (Eliot, citato
nel libro di G. Reale, Radici
culturali e spirituali dell'Europa. Per una rinascita dell'«uomo europeo» ,
Raffaello Cortina Editore). In una fase come questa di grande sbandamento
etico e culturale - prima ancora che politico e giuridico -, io fisserei due
punti (il primo da cittadino, il secondo da credente).
1. Lo Stato può imporre la presenza nei locali pubblici dei simboli
dell'identità nazionale italiana; può imporre la presenza della bandiera
tricolore o del ritratto del Presidente della Repubblica che "rappresenta -
come la Costituzione stabilisce - l'unità nazionale"; ma non può imporre
la presenza di un simbolo religioso, senza contraddire la sua laicità. Può
accettarne la presenza quando essa esprima un sentimento condiviso o quanto meno
rispettato anche dal non credente. Vige in questo caso la regola dell'unanimità:
se qualcuno si oppone, lo si toglie. 2. La trasmissione del Vangelo non
avviene per imposizione e il rispetto dell'altro appartiene, prima che al
politically correct, al mistero stesso di Dio. I cristiani ormai sanno che il
pluralismo religioso dell'Europa di oggi e di domani non è una provvisoria
sfortuna da cui pregare di essere liberati, ma la condizione concreta entro cui
dar ragione della propria speranza. Sanno, insomma, che alla spada
sguainata da Pietro, Gesù preferì il cammino verso la Croce: voler di nuovo
rendere obbligatorio ciò che è il segno radicale della gratuità, delle
braccia spalancate verso tutti, sarebbe profondamente anti-evangelico. La Croce
non va dunque imposta sul muro delle classi e degli edifici pubblici, e si può
anche togliere senza tragedie laddove c'è. In ogni caso, rimane simbolo eterno
di libertà fraterna, così eloquente da accogliere il bisogno di misericordia
di chiunque.
Giovanni
Colombo Presidente nazionale della
Rosa Bianca Consigliere comunale di Milano - indipendente Ds
@
e-mail
Recenti scritti su Gnomiz: Nonno
Nino, giudice delle due rose, Giulio Andreotti: Sorprende
la sorpresa
Carlo
Azeglio Ciampi: "Si tratta di una decisione non definitiva,
suscettibile di impugnazione. A mio giudizio il crocifisso nelle scuole è
sempre stato considerato non solo come segno distintivo di un determinato credo
religioso, ma soprattutto come simbolo di valori che stanno alla base della
nostra identità. Non a caso il filosofo laico Benedetto
Croce intitolò un suo saggio Perché
non possiamo non dirci cristiani".
Roberto
Piccardo, segretario nazionale dell'Ucoii (Unione delle comunita' ed
organizzazioni islamiche in Italia):''la decisione di rimuovere il crocefisso
dalla scuola di Ofena non ci riempie di soddisfazione e tantomeno le salve
entusiaste degli atei, razionalisti e iperlaici. Questa vicenda è uno dei tanti
presupposti ideologici che stanno portando all'espulsione dalla scuola pubblica
le ragazze musulmane che in Francia portano il foulard. La rimozione del
crocifisso dalla scuola di Offena e' una di quelle decisioni che sembra
destinata ad andare lontano, a produrre effetti perversi e indesiderati e
certamente negativi per quel dialogo cristiano-musulmano che tanto faticosamente
si sta cercando di avviare e, piu' in generale per la qualita' della convivenza
in questo nostro paese''
Giuseppe Betori, segretario
Cei: " Sembra che cio' che non ha fatto l'anticlericalismo
dell'Ottocento viene invece ribadito ora come una conquista della tolleranza In
forza di una malintesa tolleranza, di fatto non si fa altro che dare ragione ai
fondamentalismi religiosi piu' estremi."
Mario Borghezio della Lega Nord: ''E' un preciso dovere di chiunque abbia a
cuore le proprie tradizioni, anche religiose sostenere a spada tratta l'unica
forza politica che combatte l'invasione islamica senza se e senza ma''.
Sandro Bondi di Forza Italia: " deve intervenire il Parlamento per
ristabilire la sovranita' popolare e democratica rispetto a decisioni come
quella assunta da un funzionario dell'ordine giudiziario che offendono i valori
fondamentali della nostra storia, della nostra cultura e della nostra identita'
nazionale''.
Francesco Storace, Presidente della Regione Lazio: "Provo
una fortissima indignazione Per la sentenza dell'Aquila che è
la logica conseguenza di una Grave tendenza che punta alla negazione di valori
che fanno Parte della tradizione italiana ed europea. E' bene che si cominci a
dire forte e chiaro che i cattolici non possono essere considerati ospiti in
Italia. Ci sono paesi in cui non possiamo né votare né soprattutto pregare ed
è davvero paradossale che ci si debba difendere nel nostro Paese. Altro che
diritto di voto ".
Roberto Castelli, ministro della giustizia Roberto Castell: "Ricordo
che anch'io ho ricevuto da Adel Smith una lettera in cui mi intimava di togliere
il crocefisso dalle aule giudiziarie. Ovviamente non ho dato seguito a quella
strampalata richiesta per quanto riguarda invece la sentenza in questione,
ricordo che in giurisprudenza esiste la possibilità di sanzionare dal punto di
vista disciplinare chi emette sentenze abnormi".
Pierluigi Castagnetti, presidente dei deputati della Margherita: "E'
una sentenza priva di intelligenza, buonsenso e legittimità
"
Roberto Maroni, ministro del Welfare: "Una sentenza aberrante.
Che va cancellata al più presto perché un giudicenon può cancellare millenni
di storia".
Roberto Calderoli, della Lega Nord: "Come cattolico
sento la sentenza del giudice dell'Aquila, con cui si dispone la
rimozione del crocifisso dalla scuola, come una bestemmia e ancor più gravi mi
appaiono le motivazioni della sentenza in cui fra l'altro si dice: '...la
presenza del simbolo della croce induce nell'alunno a una comprensione
profondamente scorretta della dimensione culturale dell'espressione di fede..'.
Dopo il mancato inserimento nella Convenzione europea delle radici cristiane ora
si cerca di eliminare tali radici anche dalla nostra costituzione dimenticandosi
degli art. 7 e 8 della carta. Queste sono purtroppo le conseguenze della passiva
accettazione di religioni che negano la liberta' religiosa e individuano come
nemici coloro che credono in un dio diverso dal loro". "Tra Maometto,
guerre di religione, Bin Laden e soci, io e la Lega staremo sempre dalla
parte del crocifisso, daremo battaglia e su tutti i fronti".
Luca Volontè, capogruppo dell'Udc alla Camera: "proprio un anno fa
il ministro Moratti aveva riconfermato a seguito di un'interrogazione del nostro
gruppo la validità delle leggi vigenti. Il crocifisso nelle aule scolastiche è
legittimo proprio perché è il simbolo dei valori civili del nostro paese.
L'interpretazione delle leggi vigenti da parte di un giudice non può portare
alla negazione delle norme stesse. Invito pertanto l'Avvocatura dello Stato e il
ministro Moratti ad intervenire in sede giudiziaria per tutelare le leggi e la
morale civile della nazione italiana".
Letizia Moratti ministro "Il ministero applica e continuerà ad
applicare le disposizioni di legge del 1923, mai abrogate, che fanno, appunto,
obbligo di esporre il crocifisso in tutte le scuole, così come in tutti i
tribunali".
Clemente Mastella: "Un errore storico e culturale, che non aiuta
l'integrazione e interpreta in modo sbagliato il pluralismo religioso.Togliere
oggi il crocifisso dalle aule delle scuole significa non avere rispetto per
valori che per noi sono fondamentali".
Giuseppe Pisanu, ministro dell'Interno: ''Rispetto questa sentenza, ma mi
sento offeso come cristiano e come cittadino. Il crocifisso, infatti, non e'
solo il simbolo della mia religione, ma anche l'espressione piu' alta di 2000
anni di civilta', che appartengono interamente anche al popolo italiano. Da
ministro responsabile dei culti osservo che la convivenza dialogante fra
religioni e culture diverse si basa sul reciproco rispetto e comporta
l'affermazione di ogni singola identita' e non l'umiliazione di alcuna di esse
alle pretese altrui.Questa sentenza, dando ragione ad un noto provocatore,
rischia di turbare la sincera disposizione al dialogo che esiste tra la
stragrande maggioranza delle chiese, delle comunita' e dei gruppi religiosi
presenti in italia. Sono certo, comunque, che alla fine prevarranno
l'intelligenza, la moderazione e il buon senso comune. Siamo impegnati a fare in
modo che il dialogo interreligioso diventi un fattore decisivo di coesione
sociale in tutti i paesi europei a forte immigrazione. "
Marco Follini, segretario dell'Udc: ''la decisione del tribunale de L'Aquila
non ha nulla a che vedere con la laicita' dello Stato. Chi immagina di
promuovere la laicita' rimuovendo i crocifissi dalle scuole sbaglia due volte.
Infatti, colpisce i sentimenti delle persone senza aggiungere nulla alla piena
autonomia delle istituzioni''.
Gianni Alemanno, ministro delle Politiche agricole e forestali: 'sono
indignato per la sentenza del Tribunale dell'Aquila. Aprire alle altre culture
non puo' e non deve significare la cancellazione della nostra identita'
italiana'',
Polemica sulla Mafia
(13-!4 ottobre)
Luciano
Violante, presidente dei deputati DS:
"Oggi la mafia non ha motivo di avere paura, non per responsabilità
delle forze dell'ordine, ma per responsabilità del presidente del
Consiglio".. "l'insultante espressione usata dal presidente
del Consiglio nei confronti dell'intera magistratura e ha sottolineato
come quell'espressione fosse simile ad altra usata addirittura dal boss
Liggio".
Silvio
Berlusconi: ''Un commento su Violante? Sono parole che si commentano
da sole...''
Massimo
D'Alema: '''Sinceramente mi sono chiesto su che basi, a freddo, si
e' voluto montare questo caso. In quella intervista, con molta durezza,
Violante, rimprovera al governo e al presidente del Consiglio di aver
indebolito in qualche modo il contrasto verso la mafia, per le scelte
sul terreno di attacco alla magistratura e per misure che hanno
abbassato il senso della legalita' nel Paese, come i condoni. E' un
attacco politico estremamente severo del quale sarebbe giusto discutere.
Ma aver presentato questo come un'accusa giudiziaria e' un falso. E
questo falso e' stato alimentato allo scopo di intorbidire le acque''.
Antonio
Di Pietro: "la mafia non ha più bisogno di uccidere, perché
trova terreno connivente in politica. Temo però che le parole di
Violante siano riduttive. La mafia trova un terreno connivente a 360
gradi dovuto alla concomitante azione sia di chi interloquisce con i
soggetti mafiosi, come le recenti inchieste evidenziano, sia di chi non
prende posizione e sta a guardare, come Erode e Pilato. La mafia non ha
più bisogno della lupara e non è più questione di paura, perché essa
si è inserita nelle istituzioni proprio attraverso la connivenza. Perciò
non è più un fenomeno di questo o quel governo, ma riguarda entrambe
le parti, anche l'opposizione".
Paolo
Cento dei verdi: "Violante ha ragione. Non c'è dubbio che,
negli ultimi due anni, la lotta alla mafia si è indebolita e non è più
nelle priorità dell'agenda politica nazionale. E' indubbio che il
governo del Polo abbia indebolito la lotta alla mafia. Si tratta di una
valutazione politica, ma sono convinto che oggi questo governo non sta
svolgendo un'adeguata lotta alla mafia".
Enrico
La Loggia, ministro per gli Affari regionali: "Le
dichiarazioni rilasciate quest'oggi con cialtronesca leggerezza da
Luciano Violante dimostrano ancora una volta come il suo livore
personale nei confronti del Presidente Berlusconi non conosca limiti Si
tratta di una vera e propria mascalzonata che dimostra, ancora una
volta, come il senso del confronto politico di Violante sia fortemente
condizionato dall'abusata logica della demonizzazione dell'avversario,
sempre e comunque. Nella realtà l'azione del governo Berlusconi contro
ogni forma di criminalità organizzata è stata fin dall'inizio convinta
e determinata, portando a straordinari risultati nella lotta alle cosche
che sono sotto gli occhi di tutti coloro i quali sanno valutare
oggettivamente e serenamente i fatti".
Domenico
Nania, capogruppo di An al Senato: "L'affermazione di Violante
punta con tutta evidenza a dividere e a mio avviso è la divisione che
agevola i piani e i comportamenti mafiosi ovunque si manifestino. Non
credo che la consistenza della lotta e quindi l'intensità del timore da
incutere alla mafia dipendano in positivo o in negativo dai
comportamenti di Berlusconi o di chiunque altri. Penso piuttosto che
dipendano dall'azione delle forze dell'ordine e dalla unità strategica
della magistratura inquirente".

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