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| Parola - Memoria - Invenzione |
Discussione su Jefferson di
Marco C. Bernasconi
Risposta all'intervento di Adriano Autino pubblicato nella pagina precedente di questo Forum.
Caro Adriano Autino, Rieccomi confrontato con un altro fiume
d'osservazioni! Essendo soltanto un povero ingeniere,
fortunatamente posso limitarmi a qualche commento sul poco che
conosco!! " La voce Thomas Jefferson compare in diverse
enciclopedie e dizionari, ..." Lo spero bene! "Tutte
le voci riportano, piu' o meno, quanto segue: Jefferson, di studi
classici e legali, e' il padre della costituzione americana"
Cominciamo male! TJ e' l'autore della dichiarazione
d'indipendenza, documento (come ho cercato di illustrare nel mio
precedente intervento Pagina201 del Forum) superiore alla costituzione, US o
altra. (Se qualcuno puo' mostrarmi il contrario, saro' lieto di
fare ammenda.) Off the cuff, non so se TJ sia stato nella
delegazione virginiana al congresso che redisse la C per gli SU
d'A (1787). Certo le fu leale, anche se il minimo male che si
possa dire sulla C e' che e' d'ispirazione hamiltoniana
(federalista), e ricordare che tra A Hamilton e TJ non ci fu
certo unita' di intenti.
"si rifaceva all'illuminismo ed alla rivoluzione
francese" Era parte dell'Illuminismo! E per quanto
riguarda la rivoluzione francese, e' un'osservazione europeista.
Cari amici, la (sanguinosa, puoi sanguinaria) rivoluzione
francese e' del 1789; la D d'I di TJ e' del 1776, e da origine
alla guerra d'indipendenza che e' intestina solo dalla
prospettiva di re Giorgio. La C di cui sopra e' del 1787, come
detto. TJ sostenne la rivoluzione francese, non il contrario! "era
un repubblicano (ma non e' dato sapere che cos'erano i partiti
> repubblicano e democratico allora, se pure esisteva questo
bipolarismo)" Dici bene: il partito democratico e' nato
piu' tardi. Repubblicano per TJ significa almeno tre cose, di cui
l'appartenenza a un partito e' la minore: sta in opposizione a
"monarchico" e significa sostenitore del "governo
della legge" (in liguaggio contemporaneo, "stato di
diritto" -- per quanto s'ha da chiedersi ne questa
espressione abbia ancora un significato). "era un
sudista" Please explain: questa e' una generalizzazione
collettivista pertanto priva di significato. La Virginia e' uno
Stato del sud, e rimarra fedele alla Confederazione durante la
guerra cosiddetta di secessione (non rilevante nel contesto, dato
che avviene circa 40 anni dopo la morte di TJ). "si
contrapponeva alla nuova classe industriale nascente nel
Nord-America" Diciamo che non aveva molta simpatia per
il potere bancario newyorkese ne' per la "grande
industria" (fatte debite proporzioni, siamo alla fine del
XVIII secolo). Perche' chi e' in debito e/o salariato non puo'
esercitare la sua liberta' essendo troppo facile preda del
ricatto dei (piu') potenti (di lui). Credo ricordare
un'elucubrazione autiniana recente sull'opportunita' di aumentare
l'autonomia dei "deboli" negli scambi (economici).
<g> Come ambasciatore in Francia, TJ aveva potuto osservare
gli effetti negativi di latifondi e industrie, concludendo che
gli uomini, per essere liberi, dovevano poter essere autonomi
quanto ragionevolmente possibile. L'America dava ai suoi abitanti
il potenziale di arrivare a questa autonomia: terra ricca, vasta,
permetteva di essere autonomi almeno per il cibo. Non credo pero'
che TJ conoscesse la natura umana tanto poco da credere che una
classe potessere essere "naturalmente buona"; e forse
avrebbe anche chiesto cosa vuol dire buono. TJ non era un amante
della natura che abbraccia gli alberi, pero'! Sorta di genio
universale, profondamente interessato alla scienza (fu presidente
dell'American Philosophical Society), defini' un sistema di
misura consistente (sopraffatto dal sistema metrico francese),
diede grande attenzione all'ufficio brevetti durante il periodo
in cui fu Segretario di Stato (nell'Amministrazione Washington);
fu architetto, creatore del campus dell'Universita' di Virginia,
oltre che della sua casa a Monticello. L'intento scientifico si
mescola al politico nella sua definizione della spedizione di
Lewis e Clark (Meriwether Lewis era stato suo segretario). E
anche in agricoltura propugna sviluppo: tornando al termine del
suo periodo come ambasciatore, porta con se' piante da frutto, e
i cultivar di riso che ha fatto contrabbandare dal Norditalia
(fatto punibile con pena di morte). Infine, si puo' notare che
non giudica la manufattura naturalmente "cattiva": il
suo pragnatismo lo porta a installare una fabbrica di chiodi a
Monticello, per cercar di far quadrare il bilancio. "T.J.
era personalmente proprietario di schiavi (!)" Si', lo
era: e allora? I tiranni contemporanei amano sottolineare questo
suo conformismo, per far risaltare la loro "virtu'":
cosi' Klinton, che ha fatto rilasciare informazioni su ricerche
che confermerebbero che TJ ebbe un'amante schiava, proprio prima
delle elezioni del novembre scorso. Martha Jefferson mori'
giovane, dopo un parto difficile, e TJ trascorse il resto della
sua vita come vedovo. E' stato pero' criticato il fatto che non
abbia liberato la sua compagna, ne' ne abbia riconosciuto i
figli. In proposito cito a memoria l'analisi (credo) di Malone.
Il mentore di TJ, uomo di cultura, fu rispettato membro della
comunita' fino al giorno in cui soccombe alla sua buona coscienza
e riconosce il figlio naturale per farlo ereditare. La sua
memoria viene allora distrutta e immeritatamente trascinata nel
fango: le sue disposizioni testamentarie annullate. Inutile
martirio! Ma ecco insorgere i collettivisti di due secoli piu'
tardi: TJ avrebbe dovuto farlo! I suoi dichiarati diritti sono
impostura, da parte di un tal uomo! Ha! Occupatevi delle vostre
coscienze, dico io! Cio' che un uomo fa della sua proprieta' in
accordo con la "legge" e' un affare tra lui e la sua
coscienza. E perche' TJ avrebbe dovuto imitare una procedura
dimostrata fallimentare proprio nel caso dell'uomo che era stato
per lui come un secondo padre? Tra l'altro Malone racconta che TJ
offri alla sua compagna la liberta', nel momento piu' opportuno e
cioe' prima di lasciare la Francia. Liberata su territorio
francese (dove aveva vissuto per diversi anni), essa avrebbe
avuto una liberta' d'azione certo impossibile in Virginia o a
Filadelfia. Lei scelse di restare con lui e tornare in America.
"a] La rivoluzione delle
"liberte'-egalite'-fraternite'" sviluppatasi in
Francia, aveva diritti umani molto evidenti da far prevalere,
contro la nobilta': il fatto che tutti gli esseri umani nascono
liberi ed uguali, per quanto riguarda i diritti. La nobilta' di
allora non aveva alcuna valida argomentazione filsofica ne'
politica, per sostenere i propri privilegi contro la rivoluzione
borghese, portatrice dei diritti umani fondamentali."
Osservo: la rivoluzione francese non ha lasciato un'eredita'
paragonabile a quella Americana: in altre parole, i francesi sono
rimasti molto piu' vicini alla concezione tradizionale di stato
(si guardino la Francia di oggi, o l'UE); ne' hanno veramente mai
sperimentato con le liberta' repubblicane ricadendo rapidamente
in dittature e monarchie. In assoluto, per quanto sia difficile
argomentare contro i diritti di Jefferson, osservo che questi
sono non solo violati ma addirittura non riconosciuti quasi
ovunque, oggi. Quindi, apparentemente, argomentazioni vengono
vendute come valide.
" d] Comunque, per il filo analitico che sto cercando di
seguire, la rivoluzione borghese afferma dei valori e dei
principi pressoche' incontrovertibili, di valore universale ed
estemporaneo e] Mentre l'America li' si ferma, o
addirittura subisce alcuni processi involutivi, l'Europa cerca di
andare avanti, ed ivi compare il pensiero socialista, che pero'
si sviluppa maggiormente ad est." Qui i fili analitici
si separano, apparentemente. Certo, gli Stati aderenti alla
confederazione, poi (secondo alcune interpretazioni) parti della
Costituzione, hanno subito un chiaro processo involutivo:
l'imposizione di schemi collettivistici, tra questi il pensiero
socialista, e' parte di tale involuzione, nella mia analisi. Che
pensieri, socialista o altri, sviluppati in Europa da allora
siano da vedere come un avanzare sui diritti jeffersoniani, resta
ampiamente da dimostrare. (tu stesso riconosci che tutti i
tentativi "socialisti" hanno portato a degradazioni --
paragonabili o peggio alle degrazioni che hanno seguito la
rivoluzione francese.) Io favorisco i progetti modesti e,
osservando che nemmeno la repubblica con i diritti di Jefferson
oggi esiste, ne invoco l'avvento. Rappresenterebbe un progresso?
Si'! Abbiamo identificato ulteriori liberta' fondamentali
autentiche, cioe' compatibili con la realta' fisica? In tal caso,
queste potranno essere aggiunte alla repubblica: ma non usiamole
come motivo di dibattito per ritardare i diritti sui quali
(apparentemente) non c'e' contraddizione.Dr. Marco C. Bernasconi
(Direttore Scientifico di
Tecnologie di Frontiera)
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dellarea sviluppo manageriale presso il MIB Scuola di
Management di Trieste. Consulente dimpresa per la
formazione, dal 1990 collabora con la RAI per programmi
divulgativi. È docente a contratto di organizzazione aziendale
presso lUniversità degli Studi di Trieste. Ha già
pubblicato per Angeli Lhelping per la formazione
manageriale.
Maurizio Carbognin (a cura di)- IL CAMPO DI FRAGOLE Reti di imprese e reti di persone nelle imprese
sociali italiane. "Le Fragole, dal latino Fraga,
allignano tanto in buon terreno, come in tristo, e tanto al sole,
come allombra... Devonsi tenere nette da herba ne solo, ma
da quei bracci, quasi fila, quali la pianta vecchia della fragola
per moltiplicare allonga, e lo fa con tanta frequenza che se si
scordasse, in breve tempo tutto il campo di fili haurai
pieno" (Agostin Lando, Leconomia del cittadino in
villa, Venezia, 1661). Il processo di propaggine con il quale si
diffondono le fragole, descritto da un agronomo del XVII secolo,
rappresenta efficacemente la moltiplicazione per spin off delle
piccole imprese, e anche delle cooperative sociali, nel nostro
paese nellultimo quindicennio. Ma limpresa sociale è
unimpresa normale? Può il business imparare qualcosa dal
non profit? Il sistema analizzato in questo volume, imperniato
sul CGM (Consorzio Nazionale della Cooperazione sociale Gino
Mattarelli), che sulla metafora del "campo di fragole"
ha costruito il proprio sviluppo, rappresenta un caso
estremamente rilevante di impresa-rete. Questa esperienza è
molto significativa anche per le imprese profit. Essa infatti
collega in una rete imprenditoriale oltre seicento imprese
autonome; consente a imprese di piccolissima dimensione di fruire
dei vantaggi della grande dimensione nella produzione di
conoscenza (e quindi di innovare servizi e processi) essendo
integrate in un sistema ampio e articolato; sviluppa un sistema
organizzativo costruito sulle persone e basato sulla cooperazione
e la comunicazione; genera imprese in grado di governare
contemporaneamente la catena del valore economico e del valore
sociale e di sviluppare un rapporto di reciprocità positiva con
la società sociale.Scritti di: Federico Butera, Maurizio
Catino, Giorgio De Michelis, Enrico Donati, Alessandra Mazzei,
Francesco Nesci
Arie de Geus-LAZIENDA
DEL FUTURO Caratteristiche per
sopravvivere in un ambiente perturbato Prefazione di Peter M.
Senge. Ed. it. a cura di Vittorio DAmato. Dalla società
"industriale" siamo passati a quella della
"conoscenza". In un mondo che politicamente diventa
sempre più piccolo, lenvironment del business,
paradossalmente, cresce. La tentazione, anche per le piccole
imprese, di passare da un mercato locale o nazionale a uno più
vasto, e quindi meno familiare, è forte. Ma anche le aziende che
resistono a questa tentazione si vedranno, con lEuro,
entrare in casa il mondo esterno.Il risultato è che sempre meno
aziende lavoreranno in un contesto facile da controllare e,
conseguentemente, se saranno gestite con i metodi che
assicuravano sino a ieri il successo, correranno rischi sempre
maggiori. In un mondo che si restringe cè sempre più
bisogno di quelle che de Geus chiama living companies: aziende
concepite e guidate come un "essere vivente", e quindi,
come questo, capaci di apprendere e di adattarsi al cambiamento.
La living company è lazienda del futuro. Arie
de Geus ha lavorato per il Royal Dutch/Shell Group per 38
anni, dal 1951 al 1989, in tre continenti. Nel 78 è
tornato in Inghilterra per assumere la responsabilità regionale
delle attività Shell in Africa e nellAsia del sud.
Nell 81 ha assunto la direzione del Group Planning,
che ha svolto un lavoro pionieristico sulla pianificazione degli
scenari, i processi decisori nelle grandi aziende e la gestione
del cambiamento. Dall81 all88 è stato anche
presidente della Netherlands-British Chamber of Commerce.
Nell88 la regina dei Paesi Bassi lha nominato
ufficiale dellOrdine di Orange-Nassau. È membro fondatore
del Global Business Network. Dopo il suo ritiro, è stato
consulente di molte istituzioni pubbliche e private, visting
fellow alla London Business School e membro del consiglio del
Centre for Organizational Learning del MIT e del Nijenrode
Learning Center olandese. Tra le sue pubblicazioni particolare
risonanza hanno avuto larticolo "Planning as
Learning", pubblicato nell88 dalla Havard Business
Review, e la conferenza "Companies, What Are They",
edita dalla Royal Society of Arts (Londra, 1995).
Antonio Gatti, Paolo Maresca- LE BANCHE ITALIANE E IL CAMBIAMENTO Unattenta analisi dei sistemi organizzativi e
delle metodologie manageriali prevalenti nel sistema bancario
italiano, e negli analoghi europei e statunitensi, conduce a
preoccupazioni notevoli circa la capacità delle nostre banche di
competere nel nuovo globalizzato contesto operativo.
Massimo Balducci (a cura di) ORGANIZZAZIONE E MANAGEMENT DELLENTE LOCALE
Come organizzare e gestire in
modo efficace ed efficiente lente locale. Manuale
operativo per sindaci, assessori, segretari, dirigenti. Massimo
Balducci è responsabile dei programmi per lEuropean
Network of Training Organizations of Local and Regional
Authorities presso il Consiglio dEuropa e advisor della
commissione desperti presso il Consiglio dEuropa
incaricata di monitorare il rispetto della Carta europea
dellautonomia locale.
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