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| Parola - Memoria - Invenzione |
Lucatero e il buon senso di Luigi Granetto
Qualche scolio nel mare di buon senso di Lucatero:
1) "Il talento per la rappresentazione pittorica non
può certo essere scomparso dai geni della popolazione, nell'arco
di qualche generazione". Il talento forse no ma il
rapporto fra le capacità interpretative e i valori condivisi di
una civiltà ha subito qualche annebbiamento di troppo: la buona
volontà dei singoli non può nulla contro una civiltà che
sembra abbia perso la capacità di produrre principi durevoli.
2) "Novità che secondo me non potranno giungere dal
campo dell'immagine statica (nel quale i vertici credo siano
ormai stati da tempo sostanzialmente raggiunti) ma in quelli
dell'animazione e della realtà virtuale"; anche se le
"novità" sono inevitabili come i cataclismi, non mi
sentirei di dare del fesso a Michelangelo "beata l'alma dove
non passa il tempo" o a Mondrian " Tentavo di esprimere
l'espansione, la quiete, l'unità" o a Braque "non sono
mai riuscito a distinguere un inizio da una fine". Inoltre
mi sembra di ricordare che le mele e le pere si possano mangiare
ma non sommare, un po' come il teatro con il cinema, i ritratti
ad olio con quelli fotografici, le belle donne con i buoni vini ;
anche se a tutte queste categorie è concesso di "godere un
solo, minuto di vita, iniziale" come suggerisce Ungaretti
3) "I più tristi in assoluto mi sono parsi i nuovi
artisti "digitali", molti dei quali hanno trovato,
nelle sofisticatissime tecniche di "ricalco" permesse
dai programmi di elaborazione delle immagini, una maniera per
nascondere la debolezza della propria mano. Alcuni esiti sono
assolutamente patetici: le fotografie dalle quali sono partiti
affiorano inesorabilmente dai pesanti filtri e collages digitali
con i quali hanno cercato di confondere le acque."
Dante traduce interi versi di Virgilio, Raffaello copia gli
affreschi della Domus Aurea, Tiziano dedica la sua vecchiaia a
copiare Tintoretto, Bach riscrive Vivaldi con qualche piccola
"variazione": tutti questi furti sono stati biasimati
da pusillanimi di cui si sono perse le tracce.
4) "Spero non mi si farà il torto di rispondermi che
non è la perfezione tecnica che va ossessivamente ricercata
nell'arte", per ottenere una risposta problematica
bisognerebbe porre la domanda agli artisti cinesi della
calligrafia.
5) "l'arte rimane prepotentemente artificiale ed è in
questa artificialità che prende forma il suo messaggio poetico"
la natura con l'ausilio di un po' di neuroni, qualche muscolo,
una grande quantità di subconscio individuale e collettivo crea
l'arte e l'idea non troppo poetica di artificialità, (su questo
complesso argomento rimando al mio saggio Il Fingitor Cortese.
Lettera a Umberto Eco)
6) "Mi sono chiesto se tra i processi mentali che
presiedono all'attività pittorica tradizionale e queste nuove
forme di espressione vi sia una intersezione", se
l'imprevedibilità dell'analogia ha consentito a Dell'Utri di
parlare di Erasmo da Rotterdam, non escluderei la remota
possibilità che l'arte digitale si possa accorgere delle brezze
oceanine che soffiano intorno all'isola dei beati..."verso
la torre di Crono" come canterebbe Pindaro.
(Alcuni scritti di Luigi Granetto, su Gnomiz Man Ray: libertà vo'
cercando , Alberto Burri, Balla,
De Chirico e De Dominicis, Adolf Wölfli e
Armodio, Artefiera'99: Assenza
e lateralità, Ruscha, Dorazio e
Tribaltech, Le Cancellature di
Lichtenstein, Quando l'arte vince la
morte,Risposta a Lucatero
per l'articolo"Disinteresse per l'arte", Verdi
un pittore che non stona, Nuove regole per
l'Editoria, Scuola: la
fine del Futuro e la morte del Passato,
Testori e
Parenti venivano da lontano, La Scrittura come Dubbio, Bollettino
900 Canzonette all'Universita', Io FO un Nobel a Te, Futurismo
a Milano: un caso di decadenza, César: Oltre il
Passatismo della Contemporaneità, Milano 1998: un MIART
di provincia, Commento al saggio di
Franco Rella, Luzzati interpreta
Alice, Arte a Milano, La
Necessità, Il mito del fiasco)
Un paio di considerazioni
discutibili di Lucas
Lucatero
Ho continuato a cercare l'arte attraverso internet. D'accordo, le
piccole immagini del web non possono vicariare il quadro o
l'installazione reali, sono tuttavia dell'opinione che se un
insieme di forme e colori possiede una qualche forza, essa non
può scomparire del tutto in una trasformazione di scala. Sono
quindi abbastanza convinto che molta di quella che sul web mi è
apparsa come spazzatura, non possa trasmutarsi poi di molto,
nella realtà concreta. Ma non è stata la prevalente povertà
l'impressione più forte tratta dal web, quanto invece il
prendere coscienza di due aspetti tra loro correlati. Primo, la
numerosità degli artisti, che si potrebbe paradossalmente (per
uno che ritenga l'arte un "valore") definire eccessiva.
Secondo, che il ristretto sottoinsieme di artisti che può essere
definito "famoso" o "di successo", non sembra
certo esserlo in virtù di una qualche superiorità qualitativa.
Il talento per la rappresentazione pittorica non può certo
essere scomparso dai geni della popolazione, nell'arco di qualche
generazione. E infatti, se lo si va a cercare, lo si ritrova
facilmente. In virtù dell'esplosione demografica si può
ragionevolmente stimare che ci siano molti più talenti oggi che
nel passato (anche se probabilmente meno "formati" a
causa della minore pressione ambientale) il problema è che essi
sono sommersi da un'inflazione le cui radici storiche mi appaiono
fin troppo ovvie per essere qui ricordate. Pensiamo invece a
quanti "artisti" vengono sfornati annualmente dagli
istituti a ciò preposti. E' evidente a tutti che solo minima
parte di tali diplomati sono realmente dotati, vuoi di talento
pittorico, vuoi di espressività poetica. Nondimeno anche essi
devono avere le proprie mostre (esibite nei curriculum come se
potessero davvero impressionare qualcuno) e i propri siti
internet, che spesso ho incrociato e che molte volte mi hanno
ispirato un sentimento di tristezza. Traspariva infatti in
moltissimi lavori il sapore del compito eseguito per vivere, o
meglio, per sopravvivere. I più tristi in assoluto mi sono parsi
i nuovi artisti "digitali", molti dei quali hanno
trovato, nelle sofisticatissime tecniche di "ricalco"
permesse dai programmi di elaborazione delle immagini, una
maniera per nascondere la debolezza della propria mano. Alcuni
esiti sono assolutamente patetici: le fotografie dalle quali sono
partiti affiorano inesorabilmente dai pesanti filtri e collages
digitali con i quali hanno cercato di confondere le acque. Il
bello è che i loro "fans" nemmeno se ne accorgono, a
giudicare dai commenti che lasciano nel libro degli ospiti. Ma
forse ci sono aspetti che non sono alla portata di tutti gli
occhi. Ricordo che in seconda elementare feci un disegno (una
"battaglia di Canne") che mi provocò una temporanea
celebrità locale. Esso ai miei occhi appariva pressochè
perfetto. Quando tre anni dopo me lo ritrovai tra i piedi in
soffitta, non riuscivo a credere di aver potuto considerare
perfetta una esecuzione così rozza. Questo soltanto mi
suggerisce che capacità di fare e capacità di giudicare siano
strettamente legate (e ciò può costituire un
"insight" sulla moderna critica, che un poco spiega
l'apparente arbitrarietà del sottoinsieme prima citato.) Spero
non mi si farà il torto di rispondermi che non è la perfezione
tecnica che va ossessivamente ricercata nell'arte. Si tratta di
una ovvietà che solo un occhio ingenuo può propagandare per
sensata. Pensiamo alla "vocazione di San Matteo" del
Caravaggio: se cercassimo di allestire minuziosamente tale scena
attraverso comparse somiglianti, costumi e ambientazione
rigorosamente ricostruiti, credo che dovremmo constatare la
grande distanza che rimane tra l'opera che ci colpisce e la
realtà materiale che pure tanto efficacemente evoca. Questo solo
per dire che, anche quando insegue la realtà, l'arte rimane
prepotentemente artificiale ed è in questa artificialità che
prende forma il suo messaggio poetico. Tornando alle foto
rielaborate, il "sapore" di un viso
"catturato" dall'obiettivo di una fotocamera rimarrà
sempre inconfondibile con quello di un viso
"sintetizzato" da un artista, per quanti filtri o
effetti (ce ne sono alcuni che prendono il nome di pittori
famosi!) possano venire applicati su di esso. In questo senso
l'arte digitale può essere vista come fenomeno negativo, che non
fa altro che aumentare il numero dei sedicenti artisti generando
un enorme rumore di fondo. Tuttavia, come è già accaduto con i
frattali che hanno da tempo assuefatto l'occhio e che solo pochi
ingenui ancora propongono come proprie opere originali, anche
questa polvere dovrà posarsi, lasciando intravedere le vere
novità. Novità che secondo me non potranno giungere dal campo
dell'immagine statica (nel quale i vertici credo siano ormai
stati da tempo sostanzialmente raggiunti) ma in quelli
dell'animazione e della realtà virtuale. Sono campi che
richiedono una capacità di calcolo ancora esorbitante per la
grande massa, ma è solo questione di tempo. Avendoci un poco
messo le mani, la cosa che più mi ha colpito è la grande
differenza di manualità che vi è tra il disegnare ed il
comporre modelli in scene tridimensionali sulle quali eseguire
poi il "rendering". Mi sono chiesto se tra i processi
mentali che presiedono all'attività pittorica tradizionale e
queste nuove forme di espressione vi sia una intersezione. Non mi
sento ancora in grado di formulare una risposta. Quello che mi
pare evidente è la preponderanza del processo mentale che
potremmo chiamare "di selezione" rispetto a quello
"di sintesi".
(Precedenti interventi di Lucas Lucatero su Gnomiz "Disinteresse
per l'arte" |
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