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| Parola - Memoria - Invenzione |
Guerra: le stonature di Granetto
di David Cirese
Caro Granetto, ti ringrazio della pubblicazione nel forum e della
tua interessante nota, che però mi sembra stonare su alcune
corde, tipo: "...indirizzi Internet per cercare di avere
qualche contatto con i serbi. Questi contatti sono molto
importanti perché creano qualche difficoltà all'uso del
pacifismo da parte della spietata dittatura di Milosevic."
Io in realtà non parlo di organizzare un bombardamento
ideologico via Internet, non voglio lavorare per la nostra
propaganda. Parlo semplicemente dell'importanza di avere amici in
Serbia, di avere come amici chi si vuole sia nostro nemico. E non
voglio fare in piccolo quello che Clinton & Company fanno in
larga scala: ad un amico non dico "io ho ragione, tu hai
torto, o perchè sei stronzo o perchè sei stupido"; cerco
invece di ascoltare le sue ragioni e considerare il suo punto di
vista, anche se lontanissimo dal mio. Ma forse non ho capito cosa
dicevi... " Vi sono validi motivi per credere che la
cultura serba, pur non avendo nella sua storia spiriti come Kant
o Goethe, potrebbe riuscire a trovare nel pensiero illuministico
e razionale un valido antidoto alle follie etniche e
nazionaliste." Qualcuno deve però spiegarmi che
c'entra Clinton con Kant e Goethe. E poi, se sono l'illuminismo e
la razionalità i motori del Bene, vorrei sapere come hanno fatto
a tirarsene fuori gli occidentalissimi regimi nazisti e fascisti.
Dal secolo dei lumi a quello degli abbagli... Non sono forse
questi, il nazismo e il fascismo, l'esaltazione della più
fredda, cinica ed efficente razionalità? La stessa razionalità
che oggi ci fa ardentemente discutere sull'opportunità o meno di
portare avanti quegli importanti esperimenti di genetica
abbandonati dalla medicina europea dopo la liberazione dei campi
di concentramento. Io penso che per commettere certi crimini
contro l'Uomo e la Vita, non si possa che fare appello al massimo
della razionalià, mettendo a dormire l'altro grande motore dello
sviluppo umano, la "sana follia", la "sana
irrazionalità". Quella FOLLIA che di fronte all'Altro e al
Diverso NON ci fa "ragionare" nei termini di "e
questo chi è? che vuole? vuole forse le mie risorse? vuole
mettere in crisi il mio precario equilibrio, la mia corazza
culturale?" Di fronte al Diverso, la ragione molto spesso ci
mette (o lo mette) in fuga. Salvo trovare elementi di contatto
nel possibile sfruttamento, nel comprendere inteso come
inglobare. Il pensiero razionale tende, per sua intrinseca
struttura, a nutrirsi delle sue stesse contraddizioni, a
plasmarle sui propri modelli per placare il proprio caos interno,
a considerare le alternative come semplice materia di restauro
per la propria maschera, per il proprio involucro perfetto e
prevedibile, la propria forma vuota ma significante. Per il
pensiero razionale, è folle confrontarsi alla pari con ciò che
non è razionale. Il pensiero razionale è folle e schizofrenico:
si confronta sempre e solo con se stesso, illudendosi di vivere
del confronto con la realtà. Rare visioni apocalittiche al
contrario, mi fanno vedere milioni di folli irrazionali dirigersi
verso Belgrado e la Casa Bianca, sotto il fuoco di intelligenti e
razionali bombardamenti, armati di aereoplanini di carta
(riciclata) con su scritto "ora basta, avete rotto le palle
fin troppo". "un valido antidoto alle follie
etniche e nazionaliste." Se vogliamo considerare certe
follie come una eccezione pericolosa o un veleno, Mitridate ci
spiga perfettamente qual'è l'antidoto... "Spero inoltre
che la brutalità di questa guerra convinca la parte migliore
degli occidentali dell'importanza che una cultura, meno elitaria
e più diffusamente popolare, potrebbe avere per evitare
situazioni come quella che stiamo vivendo" Su questo
sono perfettamente daccordo, anche se spero che tutto ciò
coinvolga in qualche modo anche la parte peggiore degli
occidentali, e anche i non occidentali, se mai un giorno ne
resterà qualcuno. Grazie ancora. Ho pubblicato sul sito la
nostra ed altre interessanti discussioni, soprattuto quelle con
gli interventisti, che mi sembrano le più utili e meno scontate.
Ciao, a presto David Cirese
P.S. I piaceri retorici del pacifismo bilanciano
i dispiaceri (ancor più retorici) dell'interventismo, fanno da
scudo e mi proteggono da quelle affermazioni che da 2 mesi
aggrediscono la mia anima e la mia ragione, affermazioni del
tipo: "questa guerra l'ha voluta Milosevic"
"questa guerra la può fermare solo Milosevic" " i
bombardamenti cesseranno quando Milosevic avrà accettato le 5
condizioni..." L'utopia del pacifismo sta nel credere che si
possa convincere un commerciante a chiudere il negozio proprio
quando è pieno di clienti.
Photo/C -
Italian Photography | NeT-ArT
| ArT-YoU Free Promotion
for the Arts | A|P Shopping Mall
| Affiliate
Programs Directory | GET PAID TO SURF THE WEB
Per Davide Cirese di Luigi Granetto
Caro Cirese, la tua appassionata risposta
dimostra che le parole, le idee, i linguaggi degli uomini non
possono fare un grande affidamento nelle fondamentali scoperte
della filosofia e della scienza. Concetti come razionalità,
diversità, follia hanno perso per queste discipline, la facoltà
di evocare in maniera convincente la realtà. La neuropsichiatria
e la psicologia hanno tolto alla follia il suo alone di mistero,
l'antropologia ha fatto la stessa cosa con la
"diversità", mentre la filosofia, trasformandosi in
epistemologia, è ritornata a competere con la scienza. Tutte
queste conquiste dell'umanità avranno bisogno ancora di molto
tempo per determinare una civiltà più evoluta anche se non
dovrebbe essere particolarmente difficile accorgersi di qualche
fatto rilevante. La fine del nazismo tedesco e la grande
democratizzazione che ne è scaturita ha reso più difficile
considerare utili le millenarie pratiche tribali che quella
nazione, malgrado Kant e Goethe, aveva continuato a mettere in
pratica. La fine del fascismo in Italia ha riavvicinato il paese
di Galileo e Machiavelli alle nazioni dove le idee di questi
pensatori avevano partecipato a dare alla democrazia fondamenta
scientifiche. Non ho la competenza per giudicare se questa guerra
poteva essere evitata ma mi rammarico che le nazioni più ricche,
civili e libere del mondo non siano ancora riuscite a mettere in
pratica metodi di persuasione diversi da quelli che implicano
l'uso delle armi. Probabilmente questa oggettiva debolezza delle
nostre politiche dipende dal fatto che la rivoluzione liberale,
fondamento di una civiltà più giusta, non è ancora riuscita a
trasformarsi da borghese a popolare. Perché questa
trasformazione avvenga abbiamo bisogno di combattere tutte quelle
idee che non riconoscono nel metodo empirico e nel realismo le
fondamenta del pensiero moderno: l'isolazionismo etnico, il
comunismo idealista, l'integralismo religioso ma anche il
monetarismo fine a se stesso, l'incontrollabilità di certe lobby
e di certi servizi segreti. Per concludere mi permetto di porre a
te e ai nostri lettori questo problema: per cercare di risolvere
la questione Kosovo bisogna capire se veramente pacifismo e
interventismo siano manifestazioni di pensieri diversi.
L'irrealtà dell' apparenza è capace di suscitare la realtà
degli incubi.
Etologia e guerra di Adriano Autino
Ierisera, i leoni.
La vecchia leonessa anche questa volta ha procurato il cibo. I
maschi, giovani e prepotenti, si azzuffano e mangiano. Le giovani
leonesse mangeranno gli avanzi. La vecchia leonessa restera
a bocca asciutta. Ogni giorno dimagrisce di piu. Il grosso
maschio si aggira pigro e strafottente, adocchia una giovane
femmina. La femmina lo guarda come mettendosi i pugni sui
fianchi, e sembra dirgli: 'Ma guardati, cosa fai per la
comunita? Non fai che azzuffarti, giocare e riposare, tutto
il tempo! Tutto il lavoro dobbiamo farlo noi femmine: cacciare,
procreare, aiutare i membri del branco in difficolta!' La
femmina fa un mezzo ruggito, e alza una zampa come per colpire,
ma senza colpire veramente. Il maschio si ritrae, poi pigramente
avvicina la femmina da tergo e la monta. La femmina alla fine
sembra dire: 'Va be, dammi il tuo seme, fai lunico
lavoro che sai fare!' e ci sta. Accoglie il maschio dentro di
se, e rinnova il miracolo della vita. Uno dei tanti
documentari sulla natura che vediamo in TV ogni settimana. Anche
questa volta mi viene da riflettere sulla sopraffazione, sulla
gerarchia, sulla prepotenza e strafottenza del piu forte,
comportamenti sociali ben radicati in natura, retaggio anche dei
nostri comportamenti. Ma la mia reazione e diversa dal
solito. Di solito sono un po infastidito dalla
riproposizione continua di documentari che sembrano invitarci a
considerare etica (in quanto 'naturale', secondo la
mistificazione oggi di moda) la legge del piu forte. Mi
sorprendo invece, questa volta, ad una reazione quasi
consolatoria, come una boccata daria in unatmosfera
pesante ed irrespirabile. Dopo un po il motivo mi appare
chiaro. Il documentario mi sta in realta dicendo: 'Guarda
che la guerra, la legge del piu forte, non e strana,
e nei nostri geni'. Curiosamente, nella situazione attuale,
in questaria di fine millennio resa irrespirabile da
conflitti tra fantasmi, assurdi e fuori della storia, questo
suona vagamente consolatorio. Ce una ragione, di
questa follia: e il retaggio animale di noi Terrestri, da
cui faticosamente cerchiamo di evolverci. Chi la fa questa
guerra, chi la decide? Siamo ancora noi, i maschi della nostra
generazione, quella che ha fatto il 68. Non sono ancora i
nostri cuccioli. Rimangono quindi due speranze: la prima, che i
decisori di questa guerra siano colti dal dubbio su quanto stanno
facendo, anche per la immeritata fiducia che, nonostante tutto,
le nostre donne continuano ad accordarci. La seconda, che i
nostri cuccioli saranno un po piu umani, e meno
animali, di noi.
Adriano Autino - Tecnologie di
Frontiera
Interventi sulla guerra
presenti sul Forum:Giuliano Pontara: Balcani: una strategia
fallimentare,
Michele Nicoletti: Diritti umani e uso della Forza, Giovanni Kessler: Riprendere
subito le trattative , Carl William Brown: Per
Granetto sul Kosovo (con un commento di Luigi Granetto), La
guerra come diceva Eraclito..., Manuela Corti:
Interventi sul Kosovo
(Tullio Fragiacomo webmaster di psyche- Listiani dall'Indonesia-
Satoshi dal Giappone), Lettera a Milosevic, Sempre sul Kosovo , Lettera a Bill Clinton (con un commento di Luigi
Granetto),Guerra: i miei occhi
informano la mia anima,
Adriano
Autino: Intervento sul Kosovo,
Carl William Brown Il
piano dello zio Hitler
Dianne Lauble a cura della galleria L'Isola
Dianne Lauble nasce nel 1958 a Pittsburg, Pennsylvania.
Riceve il suo BFA alla Carnigie Mellon University e nel 1984
ottiene un MFA alla School of the Art Institute di Chigago, dove
per lappunto si trasferisce. Attualmente lavora come
designer e pittrice a Chicago dove vive con il marito David
Klamen e la figlia Amelia. Dopo anni trascorsi, durante
linfanzia, a raffigurare animali impagliati e illustrazioni
botaniche, nascosta dietro vetrinette per scoprire i segreti del
locale Museo di Storia Naturale, la Lauble ha sviluppato
unattrazione precoce per losservazione degli oggetti
da una miriade di prospettive. Ma, la trasformazione che più ha
segnato la vita della Lauble, educata al cattolicesimo, è stata
la sua conversione al buddismo allinizio degli anni
ottanta. Nichiren Daishonin, un sacerdote giapponese del XIII
secolo, insegnava che cè una concezione paradossale del
nostro rapporto collambiente chiamato Esho-Funi che
significa vita e ambiente, due ma non due. Ispirata da tale
concetto, la Lauble concepisce il proprio lavoro come un simbolo
di qualcosa più grande di lei. Le dimensioni e la delicatezza
dei suoi dipinti celano la profondità e lintensità del
loro messaggio. Altri artisti, altri movimenti o il mondo
ubiquitario dellarte non la influenzano né la definiscono.
La sua ispirazione è lo stile di vita che ha abbracciato e lo
spiritualismo che incarna le sue convinzioni. Galleria
L'Isola-Via del Suffragio 24, 38100 Trento. Tel. 0461/987140
987024 Fax 987343-INAUGURAZIONE: VENERDI' 28 MAGGIO, dalle ore 18
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