a
Home Page
Sommario Forum
Granetto: l'altro lato del '900
Notizie Gnomiz notizie del giorno
Gnomiz Art
Encyclopaedia of Art
5000 Libri on-line
Gnomiz Roses soap opera
e-commerce Shop Viaggi
Moda  Arte Libri  Video
VoliViaggiAlberghiLastminuteAuto
MutuiLingerieComputer occasioni
Erboristeriae-Dreams
a

News and imagination

Parola - Memoria - Invenzione


Il "caso" di Pascal D'Angelo di Luigi Fontanella
Gentile Granetto, potrebbe ospitare la recensione allegata di un libro recentemente pubblicato di un autore inedito in Italia, ma che ebbe grande fortuna in America? Il testo e SON OF ITALY di Pascal D'Angelo,Trad. di Sonia Pendola, pp.192, lire 25.000, ISBN 88-86661-57-6. L'allegato e di Luigi Fontanella della State University Stony Brook di New York. Grazie e cordialissimi saluti e auguri di buon lavoro. (Antonio Corbisiero editore)
Il Grappolo, (vedi anche Le Novità Editoriali segnalate su Gnomiz) Segnaliamo della Casa Editrice Il Grappolo: Fontanella Luigi; Valesio Paolo; Moroni Mario Dal Po al Potomac: esperienze di poesia e poetica italiana in America, De Corti Arianna Crociate. Rapporti tra Oriente mediterraneo e Occidente europeo nei secoli XI-XII-XIII
Il "caso" di Pascal D’Angelo
La vicenda letteraria di Pascal (Pasquale) D’Angelo (Introdacqua (L’Aquila) 1894 – Brooklyn 1932), con tutto il doloroso carico umano ad essa strettamente connesso, rischierebbe (come di fatto è avvenuto) di passare inosservata o poco visibile allo studioso di letteratura novecentesca, portando con sé, questa vicenda, fin dal suo apparire, una difficoltà di collocazione letteraria (intendo anche geografica, e senza voler neppure menzionare quella di pura e semplice identità) che ha accomunato il destino avverso di quasi tutti gli autori italiani espatriati negli Stati Uniti (cioè nati in Italia ma che a un certo punto della loro giovinezza lasciarono l’Italia). Un handicap di partenza che ha poi pesato sulla seria valutazione critica di questi scrittori, genericamente etichettati come ethnic writers, e dunque classificati come autori di "sottoprodotti" letterari, vicari alla produzione egemonica del paese in cui furono pensati e scritti. Prodotti studiati più come fenomeni collaterali di sociologia e di costume che come vere e proprie opere letterarie. Una fenomenologia, insomma, che lo storico potrebbe definire di letteratura aggiunta, la quale, piuttosto che essere considerata naturale componente del plurilinguismo espressivo americano, è stata spesso svilita o vista con occhio discriminante, benché ben camuffato dietro una benevola disposizione da parte dell’establishment letterario nord-americano. A questa ghettizzazione letteraria hanno purtroppo contribuito gli stessi scrittori espatriati che – occorre a malincuore riconoscerlo – hanno fatto quasi esclusivo oggetto letterario delle loro opere la propria biografia di emigrati diseredati. Non c’è praticamente autore della prima ondata migratoria che non sia sfuggito a questa regola, o impulso impellente di personale testimonianza scrittoria. Di fatto, la stragrande maggioranza della produzione narrativa di questi scrittori (da Di Donato a Panunzio, Carnevali, D’Angelo, per arrivare anche ai successivi Mangione, Tusiani, e giù giù fino a un Robert Viscusi) è costituita dalla propria autobiografia; scritta la quale, sono venute in certo senso meno ulteriori spinte scrittorie. Quell’unico libro divenne il loro bagaglio spirituale, il loro vademecum immaginativo, e al contempo realissimo, da consegnare ai propri compagni di viaggio e ai propri posteri.Questa la situazione generale alla quale non sfuggirono che pochissimi scrittori italo-americani: penso emblematicamente a John Ciardi e a John Fante, forse davvero gli unici scrittori la cui opera è oggi degna di figurare plausibilmente accanto a quella dei maggiori autori americani loro coevi. Da qui la limitatezza, per necessità, non solo di esagesi critiche e monografiche, ma anche di capacità stessa – da parte di quelle autobiografie – di avere un impatto significativo nella produzione "alta" (e altra) della narrativa egemonica nordamericana di quei decenni che vanno dagli anni Venti agli anni Cinquanta, dove troviamo romanzieri e narratori come Faulkner, Scott Fitzgerard, Dos Passos, Hemingway. E, d’altra parte, cos’altro potevano raccontare questi nostri immigrati, per lo più semianalfabeti, e affamati di lavoro e di sogni, se non le disgraziate esperienze vissute sulla propria pelle? Ecco che si chiude il ciclo vizioso, la spirale fatale da cui è difficile fuggire e solo nella quale, comunque, bisogna(va) trovare una possibile via di riscatto alla miseria fisica, morale e intellettuale. È esattamente in un cul de sac come questo che si trovò a operare un sognatore dalla fervida immaginazione quale fu Pascal D’Angelo, figlio di un pastore abruzzese, immigrato in America nel 1910.E tuttavia l’autobiografia di Pascal D’Angelo, autore di Son of Italy, pubblicata nel 1924, e ora disponibile anche in italiano per la traduzione di Sonia Pendola, appartiene all’ "eccezionalità" del caso letterario. Fin dai primi capitoli emerge la dimensione mite e "mitica", candida e condita che caratterizza il modo di narrare di D’Angelo e la sua capacità di sorprendersi, dapprima, nell’infanzia, di fronte alla magica sospensione delle cose che lo circondano, poi nella giovinezza e maturità, di fronte alla brutale esperienza lavorativa da lui avuta in America. A questa dimensione mitica, esterna dei luoghi, fa da contrappunto l’ambiente interno in cui vive il mite e candido Pascal, insieme ai suoi familiari: madre, padre e fratello minore, in condizioni di vita poverissime: abitano in una stamberga dove ci piove e dove convivono insieme ai propri animali, dormendo tutti e quattro in un unico letto. Una vita segnata da una implacabile miseria che rende ogni giorno uguale a se stesso e alla quale si può opporre il proprio carattere di sognatore, com’è dei pastori abruzzesi. Ecco allora la descrizione della magia del luogo, nella campagna d’Introdacqua, dove in un freddo giorno di gennaio del 1894 ebbe i natali Pasquale D’Angelo mi sembra giusto ridargli il vero nome di bambino), dove fenomeni come la pioggia, la neve e il vento governarono da sempre questa contrada, isolata da Dio e dagli uomini e dove vigono, in parte ancora oggi, superstizioni e paure (indimenticabile e la rievocazione del vecchio "stregone", o quella della strega vampiressa, o, la figura del mendicante Melego, uomo di lontani viaggi e di molteplici esperienze esistenziali, dal quale il ragazzino apprende molto di più di quanto non sapia fare la fatiscente scuola elementare da lui frequentata in quegli anni. Capitoli iniziali di grande fascinazione e imbevuti di "poetic mode" (Gardphé). Il suo è un candore autentico di vero poeta; direi anzi che la cifra del candore, ovvero di proiezione verso una letteratura alta (i romantici inglesi, ma anche Dante) e non di tipo basso (la tradizione popolare dei cantastorie), permea il suo libro dall’inizio alla fine, dandogli globalmente il suggello più intimo e profondo. In una terra avara di frutti e dove l’esistenza sembra fissata da moduli arcaici immobili, la fuga in altri mondi sembra essere l’unica alternativa possibile che spinge padre e figlio infine a partire per tentare la fortuna oltreoceano. E’ il 20 aprile 1910. Pasquale, sbarca in America col padre. L’impatto è durissimo, sconvolgente, traumatico, ma anche in qualche modo magnetico: il pastorello che fino a qualche settimana prima era abituato agli spazi metafisici dell’immenso verde della campagna e delle montagne abruzzesi, dove perfino il mare è solo un’ipotesi mentale irreale (Pasquale vede il mare, per la prima volta in vita sua, al momento dell’imbarco a Napoli), ha di colpo un assaggio, una prima full immersion nella realtà magmatica tecnologica dinamica newyorchese; realtà fatta di macchine, traffico, treni metropolitani, metallo, voci, sirene, martelli pneumatici, fiumi, vapori, tubi di scarico, motori, folle viavai di gente d’ogni specie, ordini e urla gridate in una lingua sconosciuta. Una città, come scriverà, attraente e ripulsiva e in ogni caso atroce. Altro che strade "lastricate d’oro", come certa fantasia popolare italiana aveva fantasticato immaginando e mitizzando l’America lontana! In America le strade non solo non erano lastricate d’oro, ma toccò proprio a gente come Pascal e compagni doverle costruire, con orari di lavoro bestiale e in condizioni atmosferiche, specialmente d’inverno, oltre ogni limite di sopportazione umana. D’Angelo è molto abile, con poche pennellate, a descrivere (oltre al padre) i suoi compagni di squadra e di destino. E’ molto importante qui notare, sul piano sociologico, il concetto comunitario di "gruppo". I nostri paesani abruzzesi si muovono in gruppo, abitano in gruppo in un unico (fatiscente) ambiente, vanno a lavorare in gruppo, si spostano in gruppo da un posto di lavoro a un altro. Non è solo questione di sentirsi maggiormente protetti l’un l’altro, qui è in nuce il senso dei primi nuclei comunitari italiani che, provenienti da una medesima regione (talvolta perfino da un medesimo paese), costituiranno i futuri stanziamenti etnici nel Nord-America: Troy, Providence, Toronto, Philadelphia, Hartford, Boston, Chicago, Detroit, Brooklyn, Long Island, ecc., senza voler menzionare quell’immenso alveare che fra gli anni Dieci eventi dovette essere la Little Italy di New York (vi ritroveranno più tardi il nostro Pascal), oggi quasi del tutto scomparsa, fagocitata com’è dalla comunità cinese di Chinatown. Pure in questa situazione di vita ai limiti della disperazione Pascal ha modo di alimentare la propria fantasia e la propria capacità proiettiva, con squarci di autentico lirismo (nel libro compaiono di tanto in tanto veri e propri testi lirici compiuti). Il gradino più basso viene raggiunto qualche anno dopo, allorché il gruppo, ormai all’estremo della sopravvivenza (va ricordato che siamo ormai in piena guerra mondiale e, negli USA, in un momento di grave crisi economica) si lascia attrarre dal miraggio di un lavoro in West Virginia, procurato loro da uno dei soliti faccendieri privi di scrupolo. Vi arrivano dopo un viaggio interminabile, stanchi, affamati, inzuppati d’acqua e di neve, nel rigidissimo inverno del '15. Sarà, questa, fra le esperienze di lavoro da loro finora sostenute, la più disgraziata, la più massacrante e animalesca. Un’esperienza terribile, che finisce con la morte di due compagni, il grave ferimento a una mano di Pascal (nel campo di lavoro non c'è alcuna assistenza medica), il mestissimo ritorno a New York, senza neppure la paga dell’ultima quindicina perché nel frattempo il padrone ha dichiarato bancarotta, dopo aver sfruttato fino all’osso i suoi lavoratori. A quest’altezza (siamo nel 1916) il gruppo si sbriciola. C’è chi prende la via del ritorno al proprio paese, come il padre di Pascal, e c’è chi parte per altre città per ricominciare, se possibile, una nuova esistenza. Un’esperienza, questa, che anziché scoraggiare definitivamente Pascal lo sprona irriducibilmente ad andare avanti, e che di lì a poco lo maturerà all’arte, alla musica, alla creatività letteraria. È a questo punto che scatta la differenza generazionale fra figlio e padre: lo scatto in avanti del primo, quello indietro, disilluso – ancorché comprensibile – del secolo, che lascerà, col cuore a pezzi, il figlio al proprio destino. Pascal resta solo ad affrontare una vita dai connotati ancora incerti ma con uno strumento che egli ormai intende fortificare sempre più: la lingua inglese. Uno strumento di cui nessuno dei suoi compagni è riuscito a impadronirsi e che in definitiva segna la differenza antropologia e storica delle due generazioni. Il resto appartiene alla leggenda-Pascal D’Angelo. E da leggere tutto d’un fiato sono i capitoli conclusivi della sua odissea in cui egli riuscirà infine a diventare lo scrittore che egli aveva sognato di diventare (ma quanto lungo e straziante sarà il suo apprendistato!). Con perseveranza titanica, e con una fede incontrollabile verso la poesia, Pascal percorrerà fino in fondo il tunnel del suo calvario, per infine vedere uno spiraglio di luce, che ha, un po' alla Frank Capra, una speranza per il futuro. Una specie di miracolo tutto terreno. Grazie alla vincita di un Premio e grazie anche all’intervento di Carl van Doren, le poesie del Pick-and-Shovel Poet vengono ospitate nelle migliori riviste. Il suo lavoro riconosciuto. Due anni dopo D’Angelo pubblica il volume Son of Italy, l’unico che pubblicherà nella sua vita; del suo lavoro scrivono critici sul New York Book Review, sul Saturday Review of Literature, sul New York Evening Post. È il momento più alto della sua carriera di scrittore e di poeta. Pascal, mite e idealista com’è, non saprà approfittare. Pochi anni dopo si ammala e muore in estrema solitudine all’età di 38 anni. Dopo decenni di oblio la sua opera sembra che torni a incuriosire (ma ancora non più di tanto) la critica, sia pure quella interessata alla sociologia della letteratura e alla storia dell’emigrazione italiana in America. E’ già qualcosa. Va dunque reso merito all’editore di questo libro, che oggi fa conoscere all’Italia Son of Italy, forse a iniziale risarcimento di uno dei suoi figli che meglio l’hanno onorata all’estero. Ma siamo, ripeto, solo agli inizi, perché bisogna tener conto che Pascal fu anche o essenzialmente un poeta, anche se del suo opus poetico ci resta solo un mazzetto di una ventina di poesie, alcune delle quali sono leggibili proprio in questa autobiografia. Per la critica potrebbe essere un’altra occasione per ritornare su questo scrittore e sul suo irripetibile destino, magari cercando di andare oltre le condizioni e i terribili condizionamenti che egli dovette subire, e facendone qualcosa in più che un semplice "caso" letterario.

Novità Editoriali: EDT "Guide Turistiche"
Guide EDT: Australia occidentale, Australia orientale, Bali e Lombok, Bolivia, Cambogia, Canada orientale, Canada occidentale, Cile e Isola di Pasqua, Colombia, Costa Rica, Cuba, Egitto, Ecuador e Galapagos, FRANCIA: Francia. Provenza, Costa Azzurra, Corsica, Languedoc, Roussillon, Tolosa, Pirenei, Francia. Valle della Loira, Bretagna, Normandia, costa atlantica, Paesi Baschi, Limousin, Périgord, Quercy, , Francia. Borgogna, Alsazia, Lorena. Champagna, Lione, le Alpi, il Giura, Fiandre - Artois - Piccarda, GERMANIA Germania centrale e meridionale, Giamaica, Giordania, Grecia. Isole, GRECIA Grecia continentale Guatemala e Belize, Israele e territori palestinesi , India del sud, India del nord, INGHILTERRA Inghilterra, Islanda, Kenya, Libano, Madagascar e Comore, Maldive, Marocco, Mauritius, Messico, Massiccio Centrale, Nepal , Niger e Mali. Mauritania e Burkina Faso, Perù, Portogallo, Scozia, Senegal & Capo Verde. Gambia, Guinea, Guinea Bissau, Liberia, Sierra Leone, Seychelles, Siria, SPAGNA Spagna. Madrid, Toledo, Castiglia, Spagna. Andalusia, Murcia e Extremadura, Spagna. Barcellona, Catalogna, Valencia e le Baleari, Spagna. Asturie, Galizia, paesi baschi. Aragona, Andorra, Navarra, Cantabria , Sri Lanka, STATI UNITI Stati Uniti d' America. California e Nevada, Stati Uniti d' America. New England, Sudafrica, Tahiti e la Polinesia francese , Tanzania, Zanzibar e Uganda, Thailandia, Turchia, Vietnam, Yemen, Yucatàn e Chiapas
CITTA':Amsterdam, Berlino, Londra, New York city, Parigi, Praga
Novità ThanitART di Paolo Carta
Perché è scomparso Il Piacere Della Lentezza di Milan Kundera? Risposta: non è scomparso si può sempre ordinare a IBS Italia
Gavin Bryars Harmonia Ensamble THE NORTH SHORE, INTERMEZZO, ALLEGRASCO Compositore colto e raffinato, Gavin Bryars incontra i solisti di Harmonia e la loro ricerca nella musica del nostro tempo. Bryars ha scritto appositamente per loro INTERMEZZO ed elaborato ALLEGRASCO e THE NORTH SHORE musica ora ipnoticamente seduttiva, ora intensa e malinconica. In tutto l’album vive un’atmosfera di sospeso incanto. Eterea , fluttuante tra nuvole ferme ma leggere. Materiali Sonori. ThanitART ZIP - Harmonia, per le pagine dedicate al trio toscano sul nostro sito, la presentazione della composizione musicale eseguita in collaborazione con uno dei maestri del minimalismo. Un percorso sonoro per l’apertura di orizzonti artistici contemporanei verso la ricerca rielaborativa di un totale tra musica, immagini… lettura – rilettura di un paradossale rapido presente, verso la dolce lentezza gestuale contemporanea. Paolo Carta e Fabio Coronas: ThanitART Gavin Bryars, ThanitART Harmonia

Novità Editoriali: Mamash "Cultura Ebraica"
Davide Salmi di Davide, Cantico dei cantici (Shir Mashirim). Testo ebraico. Traduzione a fronte, Giona Libro di Giona (Sefer Ionà). Testo ebraico. Traduzione a fronte . Haggada di Péssach, Meghillà di Estèr, Rostagno Ester Lingua di Israèl, Albero della vita, Saghi Abravanel Daniela Segreto dell' alfabeto ebraico, Siddùr siyach yitzchak. Libro di preghiere di rito sefardita completo
SITO INTERNET Mamash Edizioni Ebraiche  E-Mail mamash@mamash.it

| |

Vox Inside | Gnomiz Forum
I Saggi di Gnomiz La Biblioteca della Memoria: presentazione "de Categorie" La Biblioteca della Memoria: Sommario
Legenda e Cogitanda secum Lingua & Ginnastica Epistoesercizi L'Anello che non tiene Vox Similia
Invece La Rete Forata


Indice GeneraleNEXUS di Gnomiz
L'enciclopedia di Gnomiz con i migliori siti in Rete
Se siete qui, vi consigliamo i seguenti NEXUS-Argomenti
.
| Libri | Librerie on line | Biblioteche | Produttori di Software | Contemporaneita' | Catalogo del Sofware | Le Riviste | Universita' | Scuola | Scuole on line | Stampa Estera | Radio e Televisioni | Agenzie di Stampa | Musei | Arte | Fumetti | Storia | Storia Moderna | Teatro | Spettacoli | Politica | Psicologia | Scienze | Musica Classica | Musica Leggera | Cinema | Letteratura Greco-Latina | Letteratura Italiana | Letterature Straniere | Archeologia | Filosofia | Religioni |