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Granetto: l'altro lato del '900
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Parola - Memoria - Invenzione

Rotativa crudele di Annacarla Albertini
Carissimo Granetto, che a volte ci sia una qualche correlazione tra difficoltà di trovare un editore e pregevolezza più o meno profonda del testo è cosa difficile da negare.(Annacarla Albertini fa riferimento a un commento di Granetto a proposito del libro stampato in proprio dal pittore Moreni vedi la pagina precedente del Forum) Molti dei libri che lei, con mirabile invenzione, enumera nella Biblioteca della Memoria sotto la sezione Memorex, hanno trovato spazio nel reale grazie a personali investimenti dell’autore o della di lui mamma; come dire che alla distrazione delle case editrici spesso si rimedia vendendo i fucili da caccia del nonno o chiedendo un anticipo sulla liquidazione. L’iniquo scambio tra risorse personali e inchiostro può però essere meno traumatico (ma assai più pericoloso e dopo ne illustrerò le ragioni) se il nostro scrittore scornacchiato dagli editori è dotato di risorse finanziarie sufficienti, tali per cui non si trova a dover patire la dolorosa scelta: porto il bambino dal dentista o regalo al mondo un capolavoro letterario inestimabile? Vero è che, di solito, chi è prolifico di parole molto spesso lo è assai meno nei lombi, per cui il problema viene superato in scioltezza e il costo di tre capsule in oro-resina più un trattamento di bonifica gengivale, grazie alle magica legge della metamorfosi, si trasforma seduta stante in carta di buona grammatura con copertina in cartonato. Tornando agli ricchi scrittori-in-corpore, il pericolo è bene espresso in quello che veniva definito anni orsono, verso la fine degli anni 60’, come il "Flagello Costanza", che investì con tutto il suo zelo letterario un’intera comunità di professionisti garbati, signore con le unghie rosate nonché curati e infermiere delle case di riposo del lombardo veneto. Tutte persone che, per vocazione o ruolo, erano sempre state ben disposte verso quella forma di eroismo superficiale che i più chiamano amore per il prossimo e che i meno definiscono ancora come buona educazione borghese. Il Flagello Costanza lasciò sul campo più di un’amicizia frantumata, un paio di esaurimenti nervosi lenti a risolversi, una menopausa anticipata e una generale nonché latente forma di ostilità verso qualsiasi forma di comunicazione scritta, fosse anche una cartolina da Megeve, di quelle con le vette innevate e la stella alpina in alto a destra. La signora Costanza oscillava perigliosamente sul crinale dell’autodefinizione, passando con leggerezza incerta dal rappresentarsi, nei giorni dispari, come epigona fin troppo consapevole di Virginia Wolf e in quelli pari come strumento della nemesi, che aveva visto in lei lo spirito dove poteva riprendere vita e trovare finalmente voce la bella Ottavia, l’orfanella che aveva puntato il suo riscatto sociale sulle affinità. Al compirsi dei cinquant’anni, questa amalgama sbisciulante di spocchia appassionata e languore definitivo, non paga di otturare con i suoi approssimativi assoluti ogni pertugio di insicurezza che le capitava di incontrare, si era riversata come un’onda anomala sulla scrittura. Per farla breve, mio romantico Granetto, e per tornare all’occasione di conversazione iniziale, riassumo le premesse del danno eco-culturale causato dal Flagello Costanza. La signora in questione era sì posseduta da un’insana passione per la letteratura mitteleuropea, fatto che già di per sé potrebbe ingenerare qualche preoccupazione, ma soprattutto possedeva, in forma di tenute agrarie più o meno sopravvissute ai terremoti, mezzo Friuli Venezia Giulia. Pertiche e pertiche di terra nelle quali anche gli alberi di mele si inchinavano al suo passaggio. Si faccia ora lo sforzo di sommare analogicamente il fattore Mitteleuropa con centinai di trattori, il risultato di questi addendi sarà poesia: un’enormità di quartine, centinai di rime e controrime, a volte baciate, talvolta leccate, talaltra ingrippate. Decine di migliaia di libri stampati "motuproprio" distribuiti indiscriminatamente seguendo il modello logistico del "do cojo cojo": durante i matrimonio, nelle processioni delle Corpus Domini, in occasione del giuramento presso le caserme di Udine e dintorni coinvolgendo le fidanzate dei militari, con un volantinaggio spietato ogni domenica alle 11.45 all’uscita della messa in canto, complici i chierichetti. E ancora nei piazzali antistanti le balere del Lago di Garda, negli asili e nei conventi, nelle case di riposo e nelle corsie degli ospedali (comunità di recupero tossici comprese).Il traffico ebbe anche il suo bel momento di internazionalità quando un distributore indipendente del triveneto organizzò l’esportazione dei casti testi nella penisola istriana, ottenendo in cambio di tale nefando e nefasto agire una presentazione al circolo del caffè Pedrocchi. Come già avrete capito cari Videum, l’enunciato "libro senza editore=libro del vero scrittore" sembrerebbe prestare il fianco a facili obbiezioni alle quali Granetto potrebbe altrettanto facilmente rispondere sottolineandone le eccezioni (per il novecento italiano me ne vengono in mente almeno una decina, ma lascio a Gnomiz il piacevole dovere di citarle). L’apparente impossibilità di provare l’equazione che attesta senza ombra di dubbio la supposta cecità colposa o codina degli editori italiani suggerisce non tanto di cambiare l’angolo di osservazione quanto piuttosto la sua ampiezza. Come dire smettila di cercare una finestra quando sei in mezzo a una campo, per vedere se il granoturco è maturo. Continuando con la metafora bucolica, mi punge vaghezza che ci stiamo incazzando con i fagiani che scagazzano sulla singolo semino, quando forse sarebbe opportuno occuparsi della caccia e dei modelli culturali che la tengono in vita. Troppo vasta e maschia come visione? Passando dalla visione alla consolazione, vorrei lasciarvi con un lungimirante aforisma della Signora Costanza, forse ingiustamente sottovalutata (il "forse" potenzialmente rivalutativo non si nega a nessuno, come insegnano i critici e le allumeuse): Scrittore in libreria il vento se lo porta via. (da: "La cresima di mia nipote Berenice" - 12 sonetti e una previsione - Cividale, 1971) Che la rete vi ricompensi Annacarla Albertini
Scritti di Annacarla Albertini per Gnomiz:Bozze e Apocrifi, Situazione Manifesta, Risolto il mistero di Zelt Kleinemund?, Il Maestro di Margherita, Pavarotti o Fame!, Anima, vagula, blandula, Pronti per la Quaresima?, Fuochi fatui e pelle fresca, La colonnina infame, Il Mito del Bersagliere, Il Piacere di conoscere poco, Il Piacere del Paradiso, L'Intimo di pizzo, Alice.it - Colti in flagranza di Cultura, Il nanetto in Home Page, Ligabue mi fa Sesso, Situazione Manifesta
Cara Annacarla, prima che ci ripensi mi viene in mente una sola parola:grazie.

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