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Parola - Memoria - Invenzione

Solo un'impressione di Lucas Lucatero
Avete notato sul Corriere di oggi la pubblicità, a piena pagina, di quella strana banca? Sotto imponenti colonne un autista aspetta sull'attenti: la sua divisa ridicolmente anacronistica ed il viso triste ne dipingono efficacemente l'umiltà servile alla quale si trova costretto. Ed eccolo destinatario di una "ironica" insolenza, che gli arriva a livello delle ginocchia: "gli sportelli li lasciamo agli autisti" (traducibile forse nell'ammiccamento "il lavoro, la fatica, lasciamoli agli stronzi..."). Il tono si fa poi paternalista: "credeteci, non abbiamo nulla [..] contro gli autisti" e prosegue con la descrizione di come funziona una banca destinata ai pochi "dalle ampie disponibilità finanziare" e costruita quindi "sui loro interessi" (fossero anche sporchi eh?). Ma mi fermo qui, che non sono un abile polemista. Dico solo che probabilmente mancherò di ironia, ma una pubblicità così sottilmente odiosa io non l'avevo ancora vista.
Caro Lucas, in un mondo dove gli autisti e i maggiordomi si vedono solo al cinema l'unica superiorità concessa rimane quella di illudersi che si possano ingannare gli altri. La pubblicità, da questo punto di vista, ha una sua funzione terapeutica: riesce a dare agli imbecilli l'impressione di essere diventati intelligenti. (Luigi Granetto)
Interventi di Lucas Lucatero su questo stesso Forum:
Per Rella e Granetto, Leggendo Granetto, Disinteresse per l'arte, Lodolandia narcisistica, Franco Rella e l'enigma di Warhol, Risposta a Biava su Lodola, Un paio di considerazioni discutibili

Forum M+M di Giancarlo Norese
In questi giorni è aperto il forum di M+M, che risponderanno dalla stanza di Oreste alla Biennale. Fatevi avanti
www.MM-art.de/forum | http://undo.net/oreste

L'informazione scompare di KurK-U.D.
La condizione italiana del fattore informazione continua nel perseguire le intenzioni palesate tempi addietro, in cui la veicolazione e la mediazione cartacea e televisiva appariva gestita da un ordine costituito razionale e generalista. In tempi in cui i punti di riferimento culturale, giornalistico ed informativo abbondano per nomi e appellativi aggettivati positivamente, si rinnova la scarsezza italica di visione dettagliata della situazione mediatica globale, ponendosi come l’ultimo mondo dell’oggettività informativa. Come fatto notare in tempi non sospetti da personaggi non inquadrabili in un sistema di “cose” prestabilite, il veicolo informazione risulta essere sempre più un fine che non un mezzo.L’oggettività della notizia, dell’involucro giornalistico, dell’artefatto culturale, diviene strumento passivo per persone disinformate e non attiva capacità comunicativa. La massa ricettiva italica, da sempre penosa lettrice di libricini gialli e romanzi rosa, continua a subire la DISINFORMAZIONE da parte di chi è proposto (e profumatamente pagato) nel fare informazione. La catena d’ignoranza legata a doppio nodo è strettamente riconducibile alla deficienza con cui la maggior parte delle testate italiche, nazionali ed ancor di più locali, tratta tutta una serie di materie culturali ed artistiche. Appurato da tempo che la televisione HA SEMPRE RAGIONE, il popolato territorio, avendo trovato nel dio catodico il nuovo credo, non spinge il proprio sguardo oltre la punta del naso, contentandosi di mediazioni vacue e soggettive per esperienza bieca e di partito. Il fattore INTERNET non viene quasi mai preso in considerazioni quando si discute intellettualmente di media, nuovi media e cultura artistica, dimenticando volontariamente (e per timore) che la rete telematica mondiale è il più grande media esistente per maggior numero di utenti e fruitori (un possibile serbatoio di voti impazzito?!!). Così succede che chi sceglie la rete telematica per proporre e proporsi senza utilizzare canali prestabiliti e fin troppo inflazionati da personcine per bene, non viene preso in considerazione, non tanto dagli utenti, ma direttamente da chi crea l’informazione, la notizia. La stupidità congenita insita nelle personcine di cui sopra, considera il mezzo INTERNET una sorta di baazar in cui si trova tutto e niente, generalizzando appunto come sempre, trattando il media in questione come qualsiasi altro media passivo. La differenza è propria qui, la passività dei mezzi tradizionali di comunicazione; l’attività, l’iperattività dinamica di Internet, la non possibilità di controllo e di comprensione da parte di tali ben pensanti curatori dell’immagine culturale nazionale.Così succede ancor più a livello locale, dove oltre a non conoscere il mondo telematico, non si ri-conoscono nemmeno i giornali su cui magari di volta in volta ci si improvvisa scribacchini. Anzi, molte volte i giornali non si leggono proprio. Così succede che personaggi e realtà locali passino completamente inosservate in loco mentre a livello mondiale esplodano con fragore. Così succede che l’opera di Mario Pischedda venga pubblicata in una delle più importanti gallerie mondiali telematiche ed in loco si preferisca far finta di nulla. http://www.cafenzo.com E l’italia dorme. Così succede che la soggettività distrugga l’oggetto informazione, che anziché premiare il lavoro si premia le leccate di culo.Così succede che lo stesso Pischedda crei un cortometraggio ironico autoironico sulla morte, che lo crei a costo zero in un buco di culo di mondo come tal paese a nome Bortigiadas. Più facile buttare inchiostro su lavori costati svariati milioni e creati a Milano o New York, di cui il sentimento è dubbio, di cui la passione si fonde con il dio dollaro. Così succede che le gallerie virtuali non hanno riscontro adeguato e supporto da parte dei mezzi comunicativi convenzionali, grazie ad una splendida rete di curatori e critici d’arte (italiani) che NON CONOSCONO il mezzo, non capiscono le potenzialità dello stesso, soprattutto non vedono assegni possibili da incassare, cataloghi cartacei da creare, viaggi, cene, mostre, musei spazi iconografici da allestire. La stessa attività artistica fine a se stessa trova sbocco sulla rete solo come comprimario della mostra reale, non come apparato sostitutivo, non come messaggio finale, solo come marketing. Non si creda nella generalizzazione delle parole scritte in tal sede, esistono nonostante tutto notevoli realtà telematiche, di nicchia e troppo poco promozionate al di fuori della rete stessa, nonché boicottate dai santoni dell’arte edella cultura. Boicottare la produzione indipendente, autonoma e valida, che oltretutto riscontra ampi consensi telematici. Boicottare i personaggi scomodi, come sempre è avvenuto, far valere la preparazione soggettiva ed il colore politico anziché valutare oggettivamente la materia. Così succede che Mario Pischedda puta caso sia uno dei personaggi del mitico gruppo di Frigidaire, rivista contenitore Frigo avverso al sistema ordinato costituito in quanto tale, fatto a pezzi di volta in volta da editori burocrati e politicanti scalatori, ma sempre vivo. Vincenzo Sparagna, come nel suo ultimo libro “Commedia dell' informazione” (ed. Bollati Boringhieri), ricongiunge dopo anni di precursione, la catena d’informazione mai avvenuta, perlomeno deviata. Così Filippo Scòzzari viene dimenticato, mentre esplode una serie di tavole mozzafiato su “Figate” (ed. Mare Nero) e si festeggia il genio eroinomane di Paz solo perché deceduto.Personaggi scomodi perché veri, buoni sotto tre metri di terra, perché silenziosi.Viva la libertà d’informazione, mai libera e soprattutto mal veicolata da chi gode di strani poteri ultraterreni culturali e sprofonda con i propri fedeli in un mare di merda “intellettualina”. Viva i benpensanti che sfornano notizie a suon di assegni e hanno la capacità di colorare l’informazione a seconda del vento che tira. Viva l’italia. Viva la repubblica Sorridiamo, siamo in buone mani! DIE HARD
Caro KurK-U.D., se non ci fossero i conformisti, i conservatori, i benpensanti bisognerebbe inventarli, l'arte e il pensiero hanno bisogno della loro ricchissima stupidità per poter liberare il significante dalla volubilità dei significati. Che poi, come diceva il mio amico Gino De Dominicis, solo con la morte si possono costruire civiltà degne di questo nome mi sembra una verità difficilmente contestabile. Probabilmente l'unica differenza che esiste fra i grandi artisti e chi non è in grado di comprenderli è che i primi campano nell'Essere e i secondi si inventano il non essere: la profondità della morte in opposizione alla sua rimozione. (Luigi Granetto)

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