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| Parola - Memoria - Invenzione |
Il cielo di Lombardia di
Giovanni Colombo
E già partita la campagna elettorale per le
prossime regionali. Si scaldano i muscoli senza però che si
sappia ancora se verrà approvata in tempo la legge che prevede
lelezione diretta dei Presidenti della Regione, associata a
un sistema elettorale simile a quello dei Comuni e delle Province
(ma ad un solo turno). Comunque, anche con lattuale
meccanismo, il cosiddetto Tatarellum, che si limita a
prevedere lindicazione del candidato alla presidenza, la
personalizzazione della contesa è molto forte. Lo scontro ruota
innanzitutto intorno alle persone e di conseguenza le coalizioni,
per avere qualche chance di vittoria, dovranno cercare di mettere
in campo i migliori. Il centrosinistra (parola da scrivere sempre
senza trattino) della Lombardia ha già deciso: il leader sarà
Mino Martinazzoli. E il miglior pivot attualmente a
disposizione. Lo confermano i sorrisi dei popolari, i primi dopo
mesi e mesi di lacrime. E soprattutto le ovazioni alle feste
dellUnità. Ulivo e dintorni (compresa Rifondazione)
applaudono il galantuomo e insieme esultano per lo scampato
pericolo: temevano arrivasse dallalto un altro Diego Masi
de Vargas Macciucca, candidato nel 95 e finito in questi
giorni nella squadra di Ombretta Colli, o un Maroni camicia
verde. La disponibilità di Martinazzoli autorizza a non credere
ineluttabile la débacle elettorale e quindi incoraggia a
tentare. Citiamo Mino che cita Eliot: "per noi non cè
che tentare il resto non ci riguarda." Il resto, a
dire il vero, non è secondario, vincere o perdere non è la
stessa cosa e chi ha sangue bresciano nelle vene lo sa meglio di
altri, non per niente in quella landa si sono specializzati nel
tondino e nelle pistole Beretta. Comunque tentiamo. Tentiamo di
tratteggiare una traiettoria per i prossimi mesi che parta dalla
scelta di uno stile, che sinnalzi verso un "cielo alto
e infinito" (tipo quello di Austerlitz) e arrivi
allelaborazione di un programma e alla formazione di un bel
listone. Lo stile innanzitutto. Martinazzoli ci ha abituati a
discorsi molto studiati, molto cesellati come fossero i marmi di
Botticino. Il suo bel parlare a volte è ripetitivo e cede ai
vezzi dellavvocato penalista. Ma non si può non
riconoscergli la capacità, che possiede più di altri, di
rappresentare la complessità del nostro tempo e di indicare
inesplorati percorsi di analisi. Il suo stile temperato evita
ogni estremismo e trasmette sia la melanconia della nebbia di
Orzinuovi sia un intimo scetticismo cristiano sia la caparbia
resistenza alla dissipazione, allo spreco, alla mediocrità. Il
suo atteggiamento è di chi è lì ma non è lì, attento alla
"politica che si fa" ma cosciente del costo della
"politica che non si fa" e su questa contraddizione
opera perché non si chiuda un varco, uno spiraglio. Il varco, lo
spiraglio da cui forse si può vedere un po di cielo.
E lo stesso Martinazzoli, in un libro di dieci anni fa (Martinazzoli Mino
Pretesti per una requisitoria manzoniana Grafo ), a evocare il principe Andrej di
"Guerra e Pace" sul campo devastato della battaglia di
Austerlitz. Il principe, ferito e dolente, steso immobile sulla
terra si volge con occhi chiari a un cielo alto e infinito
solcato da placide nubi bianche. Colpito da quella visione, si
convince che nulla è vero fuorché quella visione, che tutto è
vuoto e inganno se non si paragona su quellirraggiungibile
lontananza. Il cielo di Lombardia non sarà come quello di
Austerlitz ma "è così bello, quando è bello". E se
lo guardassimo un po di più, distesi su un prato di Ponte
di Legno in una di quelle giornate limpidissime che ogni tanto ci
sono, forse riavremmo il senso di una rivelazione. Fuor di
metafora, il malessere e la crisi della politica sta tutto nel
suo appiattimento su potere, carriera, invidia, denaro. Se il
centrosinistra non recupera una visione, se ormai rimane solo la
rendita individuale o di gruppo senza un progetto di cambiamento,
è meglio stare a casa ed evitare altre illusioni. Quindi la
domanda è dobbligo: esiste, o almeno si intravede questo
scenario? Sì, cè uno scenario antico come le montagne,
quello in cui splende la libertà della persona. Oggi predomina
un pensiero neo liberale che, nelle sue forme di destra e di
sinistra, sventola la libertà dellindividuo, cioè di un
soggetto autosufficiente che pretende di ricondurre tutto al suo
centro. Lio si gonfia mostruosamente e il restante
nonio è da fagocitare oppure da respingere lontano.
Lindividuo diventa naturalmente rissoso, vede laltro
come concorrente di cui diffidare e da battere. "Essendo,
non sono io un assassino?" Lio arroventato semina
sospetto e odio, una cultura di guerra che emerge in ogni
istante: quando si sale sul metro, quando si parcheggia la
macchina, quando si incontra uno straniero, quando si è in coda
al supermercato. In questo clima, così aggressivo, si diventa
dei potenziali serial killer. Colpa dellindividuo:
lindividuo è figura aberrante, va deposto, come si depone
un tiranno insopportabile. E va riscoperta la libertà della
persona, ossia di un io che ammette di avere una natura
ontologicamente relazionale. Lio non potrà mai ritrovarsi
in se stesso, perché ha una struttura dialogica, deve perciò
cercarsi nel tu, nellaltro da sé, fuoriuscendo dalla
propria autoreclusione e costruendo legami. "Darsi del
tu": questo è lobiettivo della vita. Tutto il resto
(il lavoro, i risparmi, la prima macchina, la seconda macchina,
la prima casa, la seconda casa, lo chalet a Bormio..) sono
soltanto cose, non parlano, non toccano, sono strumenti per darsi
meglio del tu. Lo può capire anche il brianzolo protoleghista
che alle sette del mattino è già in coda sulla tangenziale per
fare il suo interesse. Il vero interesse è nelletimologia
(se lè letimologia?), è nella parola stessa inter
esse, essere fra noi. Anzi, sarebbe meglio puntare
subito al livello più alto, al disinteresse: lo stare-fra-noi ha
successo duraturo solo quando cè il dis-esse, ossia la
contrazione, fino alla scomparsa delle nostro pretese, fino al
perdono dice fra Cristoforo a Renzo di fronte al giaciglio di don
Rodrigo che sta morendo al Lazzaretto. Ma non esageriamo,
lasciamo per il momento fra Cristoforo e il Manzoni e fermiamoci
allinteresse, allo stare-tra-noi, alla "fraternità
senza terrore", alla libertà della persona. E con questo
spirito pensiamo al programma politico. Lo sguardo ritorna alla
terra. La terra lombarda vive più di altre regioni un
accelerazione della tendenza "galbraithiana " alla
espansione dei beni privati e alla degradazione dei beni
pubblici. E palpabile, è avvertibile il degrado delle
infrastrutture pubbliche, lo scricchiolio delle grandi reti,
soverchiate da pressioni congestionanti di uomini e di
informazioni, linsicurezza delle metropoli, lo stallo delle
istituzioni educative, linquinamento dellambiente
naturale e linquinamento della stupidità mediatica. Oggi
lunico indice che abbiamo a disposizione è quello
quantitativo e grossolano della produzione di mercato: il Pil. Se
invece disponessimo di rigorosi indici di qualità sociale ci
accorgeremmo che il Pil può aumentare e la qualità sociale (Qs)
può diminuire, in stretta correlazione. E che il nostro
benessere, la nostra coesione sociale , la nostra felicità
pubblica è legata alla qs, ormai, più che al Pil. In Lombardia
il Pil va bene, il Qs no. Per questo siccome, lo ripetiamo, il
nostro interesse non è quello di vivere in società sempre più
ricche di merci ma sempre più povere di spirito, immerse in un
lago di malumore, di fronte alla spia accesa della pubblica
infelicità lindicazione che deve dare il centrosinistra è
quella di puntare alla Qs. Nessuno snobba ovviamente il mercato
ma ci vorrà pur qualcuno che contrasti lestremismo
liberista, la "mercatizzazione" di ogni dimensione, la
corsa sfrenata alla competitività e alla flessibilità (anche
perché tale corsa assomiglia alla corsa sul tapis roulant
di Alice che scorre in senso contrario). Il mercato lombardo per
crescere ha bisogno di un sistema lombardo, basato su un fondo
saldo di istituzioni civili e democratiche e di efficienti
servizi alla collettività. Ciò comporta, è fin troppo
evidente, una quota consistente di risorse da destinare ai beni
collettivi. Ci sono? Il dato rassicurante è che le risorse ci
sono. Lo conferma una fonte non sospetta di catto-comunismo,
lufficio studi di Mediobanca, che nel suo rapporto annuale
sui bilanci delle imprese italiane (di cui una buona fetta ha
sede in Lombardia) sottolinea che il 98 è stato un
anno-boom degli utili (+ 70% per le aziende terziarie, + 53% per
quelle industriali). I soldi ci sono nelle tasche degli
imprenditori, così come in quelle degli uomini della finanza,
dei commercianti (quelli degli ipermercati), e più in generale
dei benestanti (categoria descritta acutamente da Manghi nel suo
ultimo libro-Manghi Bruno Benestanti
Marsilio). E da queste tasche vanno cortesemente
trasferiti. Il trasferimento, è evidente, non può più avvenire
solo col circuito classico "verticale" pressione
fiscale spesa statale. Occorre aprire, o piuttosto
allargare, perché già ci sono, soprattutto le vie di
trasferimento "orizzontale", che passano attraverso le
forme delleconomia associativa e cooperativa, del terzo
settore. In sintesi: non ci basta la quantità, vogliamo una
Lombardia di qualità. E chi ha i soldi non scappi, ma si assuma
le sue responsabilità mettendo mano anche al portafoglio. Chi
sosterrà Mino, chi si farà sostenitore della linea e del
programma in partibus infidelium? Nel fondo del malessere
del centrosinistra si deposita anche il senso angoscioso della
sua disunione, che si è prodotta in maniera devastante alle
ultime europee. Ed è causa non ultima dellunità degli
scontenti che si manifesta, in forma silenziosa,
nellastensionismo. Per questo assume grande importanza la
condizione posta da Martinazzoli di guidare una lista unica del
centrosinistra. Dinanzi al ricorrente apparire dei discorsi sulle
due o tre gambe della coalizione, che servono soltanto ad
aumentare lentropia, sarebbe un gran bel segnale di
novità, forse il segnale più bello. Sarebbe il segnale che ci
concentriamo sullobiettivo più che sui nostri riflessi,
sarebbe scommettere che lidentità più autentica sta nella
traversata, nel "dove vai", più che nel territorio,
nel "dove sei". Sarebbe davvero bello se la lista fosse
un listone con dentro tutti gli audaci riformisti. Se invece
inizieranno i distinguo, se qualcuno tipo i verdi o i
comunisti italiani - inizieranno a frenare, sarebbe comunque
indispensabile iniziare con lunione di Ds, Democratici e
Popolari che, almeno in Lombardia, sembrano pronti ad un simile
passo. Storie e identità diverse per un progetto comune,
comera scritto nel Manifesto costitutivo del movimento per
la democrazia La Rete nel gennaio 1991. Negli anni novanta
quellintuizione - che fu della Rete ma anche
dellOcchetto dei momenti migliori, di Alleanza democratica,
di tante esperienze di liste locali e di movimenti cittadini - è
diventa lidea forza dellesperienza dellUlivo ma
non si è ancora dispiegata fino in fondo. Infatti nelletà
dellindividualismo sfrenato, è quasi impossibile fare
unità. Il demonio, il divisore, fa gli straordinari. E mettersi
insieme, senza schiacciarsi, ha un che di divino. Per farlo ci
vorrebbe un illimitato disinteresse (quello di cui si parlava
sopra) e unassoluta indifferenza alle rendite di partito,
di gruppetto e personali. Noi, viziosi della speranza,
continuiamo a sperare.
Larticolo è finito, cè solo da
trascrivere un sugnett, a little dream.
Scena prima. Aprile prossimo venturo. Sono le 2 di notte: Fede
piange, mentre toglie la bandierina azzurra che, con il suo
solito encomiabile zelo, alle 22 precise e questa volta senza
neanche aspettare il consiglio del prezzolato sondaggista, aveva
appiccato sulla Lombardia. Contro tutti, ma proprio tutti i
pronostici, Mino ha vinto. "Non ci sono liberatori, ci sono
solo uomini che si liberano" dichiara nella sua prima
intervista da neo presidente. Formigoni, finalmente muto, ha la
faccia che sembra un Segni post-referendum 18 aprile ultimo
scorso. Scena seconda. Aprile 2001. Al Palaforum di Assago, la
convention dei delegati provenienti da tutta Italia ha scelto
Mino Martinazzoli quale candidato del centrosinistra per le
elezioni politiche. Guiderà la lista unica dei Democratici
Italiani (già Ulivo). Ha battuto di stretta misura, con appena
il 51% dei voti assembleari, il premier in carica Massimo
DAlema. Ora, al termine della dura sfida,. i due sono di
nuovo insieme sul palco. Si stringono la mano per le foto di rito
e salutano la platea. DAlema, con un pacco di origami in
mano: "Mi spiace. Rispetto il voto e sosterrò Mino con
lealtà.. Comunque, vi assicuro, sono io il più
intelligente". Martinazzoli, con la sigaretta in bocca:
"Grazie. Ce la faremo. Ma mi raccomando, in campagna
elettorale, se appena appena potete, siate anche un po
allegri".
Interventi di Giovanni Colombo su
Gnomiz :Ma
la sinistra è un mattone?, Più in alto degli
aquiloni, Il movimento che sarà, La
Milano della Libertà, Una nuova canzone
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30/9/99 SCREEN Darren
Almond, Jake & Dinos Chapman, Mat Collishaw, Anya Gallaccio,
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Sam Taylor-Wood, Cerith Wyn Evans, Catherine Yass. (Francesca De
Nicolò) Camogli - dal 22/9/99 al 25/9/99 PENSARE L'ARTE-
Corpo comunicazione movimento Tre serate in nome dell'incontro
tra arte e filosofia. (Valeria Cantoni) Firenze, Palazzo Pitti -
dal 22/9/99 al 28/9/99 CREMASTER 2
Pitti Immagine discovery presenta
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Auguste Rodin è considerato il più
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moderna. (PDG arte communications) Venezia - dal 1/9/99 al
30/9/99 OPEN999 ESPOSIZIONE INTERNAZIONALE DI
SCULTURE E INSTALLAZIONI La
Mostra OPEN999, è caratterizzata da grandi sculture ed
installazioni allaperto. (Paolo De Grandis) Aosta, Museo
Archeologico - dal 10/7/99 al 10/10/99 L'EUROPA DEGLI ARTISTI NELLA MONTPARNASSE DEGLI
ANNI '20-'40 90 autori, oltre
150 opere fra cui alcune per la prima volta in Italia: una grande
mostra per l'estate in Valle d'Aosta. (Gabriella Braidotti)
Torino - dal 17/9/99 al 24/10/99 L'OCCIDENTE IMPERFETTO un interrogativo tra le immagini 8° appuntamento con
la Biennale Internazionale di Fotografia. (Studio Braidotti)
Milano - dal 23/9/99 al 23/10/99 L'ALTRO DIPINTO un'esposizione di opere provenienti da alcuni atelier
del circuito psichiatrico, italiani ed europei. (Fondazione
Europea Alberto Cravanzola)
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