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Arte, Civiltà e risposta ad Elio Copetti su Lacan
su
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Caro Elio, prima ti do le mie risposte alle domande che ti ho fatto e dopo ti dico qualcosa sui tuoi commenti. Tutto quello che dici mi sembra molto onesto, che per me è una grandissima qualità, ma mi sembra anche che tu non faccia nulla per suggerire qualche idea (magari utopica) per uscire dal solito relativismo pessimista e accidioso che fa "governare " il mondo sempre ai soliti bottegai del cavolo.
1) Cosa pensi sia una civiltà?
Per me la civiltà occidentale, nella quale viviamo,  è un sistema sociale che si avvale del suo passato per potersi rinnovare. Questa civiltà ha la capacità di formalizzare la sua storia (errori, tentativi, saperi, pratiche, comportamenti) al fine di fornire sofisticate interpretazioni teoriche, empiriche ma anche poetiche che aiutino gli uomini a confrontarsi con la realtà e a vivere meglio. Nell'evoluzione di questa civiltà, da Temistocle in poi, l'inglobamento di civiltà meno strutturate (popoli barbari e popoli in crisi con la propria memoria) ha creato più volte momenti di stasi e di retrocessione. Per esempio penso che il momento di più grande retrocessione sia stato quello nel quale si sono diffuse le ideologie nazista e del comunismo reale. Mi preoccupano anche gli americani perché pochi di loro sanno che la fondazione della loro patria deve molto all'esistenza di Temistocle e di Hume.
2) Rispetto alla civiltà nella quale viviamo che importanza hanno i musei e la storia dell'arte?
Secondo me  i musei e la storia dell'arte sono indispensabili per consolidare la capacità della nostra civiltà che Antonio Gramsci chiamava della conservazione innovazione.
3) La nostra civiltà può fare ancora qualcosa per il suo futuro artistico?
Si se non si vuole suicidare negando il suo passato. Balzlen diceva: Ulisse non basta più, torniamo a Polifemo:
4) Considerare Michelangelo e Jackson Pollock dei "grandi" è ancora possibile?
Si, perché Michelangelo rinnova l'umanesimo senza demolirlo e Jackson Pollock rinnova il "gesto" che fu di Tancredi ma anche di Tintoretto, ancora una volta senza mettere in crisi quei due formidabili artisti.
5) Si può ancora essere degli artisti minori come Solimena o Guidi, contenti di esserlo?
La buona qualità della pittura del cinquecento rispetto a quella pessima degli ultimi anni del novecento deve tutto alla capacità di artisti minori di rispettare e ammirare quelli maggiori. Enrico Bay è un artista minore che, per sua e nostra fortuna, deve tutto a Picasso.
6) Esiste ancora una differenza fra artisti mediocri e artisti minori?
Un artista mediocre fa retrocedere i valori generali di una civiltà, un artista minore è un complemento di questi valori-
7) Ha ancora senso per un allievo imparare qualcosa da un maestro?
No se si è deciso che la civiltà di cui stiamo parlando è una civiltà in via di estinzione
8) Cosa sai di psicologia per dare del cialtrone a Lacan considerato da tutti i suoi colleghi (Cesare Musatti in testa) il più importante psicanalista dopo Freud?
Sul dissidio fra Sokal - Bricmont e Lacan penso che la loro critica sia molto utile per avvicinare la psicanalisi alle metodologie empiriche delle scienze esatte e per liberare questa disciplina medica dal dilagante relativismo cognitivo ed epistemico. Ti faccio notare però che Sokal  e  Bricmont, come sostiene la matematica Nathalie Charraud, non si sono interessati al pensiero e specialmente alla pratica medica di Lacan ma si sono solamente soffermati su qualche suo errore di carattere matematico e non psicanalitico. Per me dare del cialtrone a Lacan equivale a delegittimare centinaia di terapeuti che tutti i giorni nel mondo lavorano a fianco degli psichiatri per alleviare le sofferenze dovute alle malattie mentali. Il caso di Lacan assomiglia molto al caso Planck che si prendeva del "cialtrone" dalla comunità fisica del primo novecento solo perché la sua ipotesi di una quantizzazione dell'energia delle onde elettromagnetiche non era formulabile mediante metodi classici. Le scoperte empiriche di Lacan, suffragate da centinaia di casi clinici, superano la sua capacità di formalizzazione: Lacan sarebbe stato onorato di discutere con degli scienziati la formalizzazione del suo lavoro. Credo che un discorso fra fisici e psicanalisti possa essere sempre utile, tenendo presente però che gli psicanalisti non si occupano tanto della "realtà" ma delle malattie che l'uomo contrae nella sua  percezione sensoriale della "realtà". 
I TUOI COMMENTI
"superare le pastoie della logica" non esistono pastoie della logica esistono usi inutili della logica. "la modernità ha così meticolosamente dissolto l'uomo nelle allucinazioni del suo linguaggio “tanto più vecchio di lui”, semplicemente non credo che la modernità sia riuscita in questo intento. "non credo ad uno scopo particolare della specie umana" Io invece credo che la specie umana faccia bene a darsi da fare per migliorare la qualità della sua esistenza. 
"L'entità “Civiltà” intesa come la super-mente di un formicaio di esseri umani in attività mi travalica. L'idea di poterla controllare in un campo tanto inafferrabile come quello artistico (in fin dei conti non credo di conoscere davvero nemmeno il senso della mia, di arte) mi pare inconcepibile", solo un pazzo potrebbe illudersi di "controllare" una civiltà mentre basta un Picasso o un  Galilei per farla sopravvivere e per farla evolvere.

I commenti di Elio Copetti

  Elio Copetti Non credo che sia nello spirito di un forum ritirarsi a meditare trattati. Allora prendendomi tutti i rischi della cantonata per insufficenza di riflessione, rispondo subito, senza troppe tattiche difensive.
8) Comincio dall'ultima, che è la più facile. Di psicologia ne so quanto ne ho studiato. Non si tratta di studi accademici, quelli dei corsi che terminano con un voto sul libretto. Ma li conosco quel tipo di studi, e so che se da una parte ti obbligano ad una particolare serietà dello sforzo, dall'altro ti richiedono un adattamento in parte a-critico in quanto uno non può ragionevolmente pretendere un “bel voto” su Lacan facendo, al professore che te l'ha amorevolmente propinato, l'affronto di giudicarlo negativamente. Lacan, a differenza di altri, ha eluso tutti i miei sforzi di comprensione, non mi ha dato che seccature ed un paio di frasi a effetto, e mi ha fatto perdere un sacco di tempo. Per me è abbastanza per volergli male, soprattutto dopo aver letto il capitolo a lui dedicato in “Frodi Intellettuali” di Sokal e Bricmont (ed.Garzanti). Per uno (cioè io) che la matematica se l'è faticosamente introiettata (in modalità accademica, stavolta) quell'uso non è metaforico, ma disonesto, non si tratta affatto di correggere pedantemente “errori grammaticali in lettere d'amore” ma di accorgersi di qualcosa di più profondo ed insidioso, è la crepa che lascia intravedere la vera natura del magniloquente edificio. Ho avuto delle discussioni con artisti e teorici (in genere di estrazione umanistica) e sono rimasto sbalordito dalla loro volontà pervicace, pur ammettendo di non saperne nulla di matematica, di credere comunque che, in quella vicenda, fosse Sokal il malvagio, oltre che lo stupido non in grado di capire la “comprensione superiore” che Lacan avrebbe avuto della topologia, e delle altre matematiche delle quali faceva un uso che non era disinvolto ma demenziale. Ma non si trattava di demenzialità innocua, ma di oscurità astuta e intenzionale, in perfetta continuità, questo è il mio parere personale, con il resto della sua opera. Tremo ad immaginare cosa possa provocare l'applicazione di un tale “strato di civiltà” sulla mente ingenua di uno studente, ma non mi è difficile immaginare che tipo di gente tutto questo possa produrre. Chiamarlo “cialtrone” non significa negargli abilità letteraria, opportunismo sociale, charme, e tutta una risma di altre qualità. Significa invece negargli la dignità di “scienziato”, la dedizione alla verità al di sopra dei propri meschini interessi personali. Rispetto all'onestà intellettuale di un Freud, Lacan e tanti suoi epigoni attenti anzitutto alla “monetizzazione sociale” della propria opera intellettuale non mi sembrano nani, ma microbi. Ma questa è una conclusione che riguarda esclusivamente me, cioè l'uso del mio tempo, ovvero della mia vita.
1) Interessante domanda. Immagino che una definizione da dizionario non ti vada bene e che tu voglia verificare se so afferrare il “concetto” per le giuste maniglie, quelle che probabilmente nel tuo “sistema” permettono a te di trarre (per quelle strane vie capaci di superare le pastoie della logica) delle folgoranti e categoriche conclusioni. Forse una differenza profonda sta proprio nella capacità di credere all'esistenza di queste maniglie. Però un po' mi stupisce: dopo che la modernità ha così meticolosamente dissolto l'uomo nelle allucinazioni del suo linguaggio “tanto più vecchio di lui”, tu chiederesti a me di evadere da ciò che “so” avere costruito la mia illusione di essere “io” qualcosa, e di modellarlo e rigirarlo come fosse una “cosa” qualsiasi? Mi sa che c'è un classico problema di auto-referenzialità.
2) Da un certo punto di vista (come quello che si può avere al cospetto della morte) nessuna: non credo all'arte come ultima religione, non credo alla mitologia del genio, non credo ad uno scopo particolare della specie umana eccetera eccetera. Non puoi certo dire che io non sia moderno. Poi posso dirti che comunque mi rallegra che i musei abbiano conservato certe cose, così come mi rallegra che questa civiltà mi renda la vita così facile. Ma ovviamente ci sono tante altre cose di questa stessa civiltà che non mi rallegrano affatto, ma che riconosco indistricabili da essa, un po' come la morte nei riguardi della vita.
3) L'entità “Civiltà” intesa come la super-mente di un formicaio di esseri umani in attività mi travalica. L'idea di poterla controllare in un campo tanto inafferrabile come quello artistico (in fin dei conti non credo di conoscere davvero nemmeno il senso della mia, di arte) mi pare inconcepibile.
4) Beh, Michelangelo grande mi pare davvero, ma ammetto che può trattarsi di condizionamento culturale, Pollock è notevole anche lui ma tanto più “normale” e portato a beatificazione principalmente da coincidenze storiche (vi è forse un rapporto di “necessità” teorica tra la sua opera e quella degli altri “grandi” che l'America [cioè chi decideva per l'America] si è scelta in quel particolare momento storico? Io non credo.).
5) ah, questo lo ignoro davvero!
6) Certo che esiste: non appena siamo in grado di definire ragionevolmente dei criteri rispetto ad una qualsiasi attività umana, ne deriverà automaticamente una gerarchia, una campana di Bell. Il problema è quello di definire i criteri, e di non imbrogliare in questa operazione. Se però se mi liberassi di quest'ultima remora moraleggiante sarei pronto al darwinismo assoluto e a dire che le cose sono esattamente come devono essere, che i musei contengono esattamente le opere che meritano di starci eccetera eccetera.
7) Certo, se uno ha la fortuna di trovare un maestro perché no? Altrimenti ci sono i maestri mummificati che sono i libri.
8bis) Ok, Lacan è un'adorabile canaglia, come ABO. Va meglio così? ;-)))

Granetto: Da un abito di Dior (detail) Granetto Da un abito di Dior (detail)
Index Art and Fashion

Art and Fashion "out of season" paintings
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....Thus I dared looking for those "common values" in the world of Fashion among many people who hold out without having to rely on an understanding. The outcome is amid paintings and sculptures "out of season" dedicated to abstract expressions, levity and photo advertising, important pictures, objects and perfumes, play and strangely enough to some elderly portraits......so is there really a necessity for a subject?

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