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Bassora disastro umanitario Kofi Annan, segretario generale delle Nazioni Unite: "La gente di Bassora sta fronteggiando un disastro umanitario, in città manca l'acqua e l'elettricità da tre giorni,  è urgente far ripartire al più presto le operazioni del programma umanitario 'petrolio in cambio di cibo' da cui dipende il sostentamento del 60 per cento degli iracheni". Amnesty International."Temiamo che la situazione di Bassora possa ripetersi in altre città e zone dell’Iraq. I comandi militari hanno la responsabilità di valutare con la massima attenzione le conseguenze, per la popolazione civile, di ogni obiettivo che intendono colpire" .."Tutte le parti in conflitto devono garantire che affronteranno l’emergenza umanitaria della popolazione civile. Con l’intensificarsi delle attività militari in Iraq è indispensabile che la salute e la sicurezza della popolazione civile ricevano maggiore considerazione". Balthasar Staehelin, delegato generale della Croce Rossa: "operare sul fronte umanitario è diventato estremamente difficile, soprattutto a Bassora; a Baghdad, dove i bombardamenti sono proseguiti anche ieri, i nostri hanno difficoltà crescenti a muoversi, ma la situazione idrica sembra sotto controllo e gli ospedali continuano a lavorare. A Bassora la situazione e' critica, i danni subiti dalla rete elettrica a causa dei bombardamenti hanno interrotto l'erogazione di acqua venerdì scorso lasciando così senza approvvigionamento il milione di abitanti che vive in città. Il personale locale della Croce rossa è riuscito a ridare l'acqua al 40 per cento degli abitanti, 'ma non si tratta di una situazione soddisfacente'' 
Saddam Hussein alle tribù irachene: "Il nemico ha violato le vostre terre e ora sta violando le vostre tribù e le vostre famiglie".."Se procurerete loro danni, non importa quanto piccoli, fuggiranno. Non attendete i nostri ordini. Combattete e basta. Ognuno di voi è un capo militare"..."Combatteteli a piccoli gruppi, colpite le prime linee e la retroguardia così da fermare l'avanzata nel suo insieme. Quando si fermano, attaccateli"... "Se si muovono lasciateli soli, non combatteteli, ma se riposano in qualche luogo, attaccate".
Leggi i fatti del 24/3/2003: Al-Jazeera trasmette le immagini di cinque prigionieri, 1300 famiglie in fuga, discorso di Saddam Hussein, Tensione Ankara e Washington, Gli ospedali di Emergency. Le dichiarazioni di: Tony Blair, Naji Sabri, Sleiman, arcivescovo di Baghdad, Gloria Arroyo, presidente delle Filippine, Tommy Franks, Igor Ivanov, Muhammed Hassan Al Amin, imam sciita libanese 
Leggi i fatti del 23/3/2003:bombardamenti su Baghdad, due granate contro accampamento, morto giornalista Paul Moran, dichiaraziono Colin Powell, Naji Sabri, Andrew J. Bacevich, professore di diritto internazionale alla Boston University, Giovanni Paolo II, protesta degli Usa nei confronti della Russia
Leggi i fatti del 22/3/2003: Baghdad, Mosul, Kuwait city,  i militari turchi entrano nel nord dell'Iraq, Colpita  la roccaforte del gruppo estremista islamico di Ansar Al Islam, Bill Graham, ministro degli Esteri canadese
Leggi i fatti del 21/3/2003: dichiarazioni Saddam Hussein, Ayman El Zawahri, numero due di Al Qaeda, Abdel Aziz al-Rantissi di  Hamas, Irna, agenzia di informazioni iraniana, agenzia di stampa nord Coreana, Manifestazioni di protesta nei paesi asiatici..
Leggi i fatti del 20/3/2003: dichiarazioni  Bush e Saddam Hussein, Afghanistan:caccia a Osama Bin Laden,  Rueishid in Giordania preparazione campi profughi.
Leggi le dichiarazioni di condanna: nei paesi islamici Lega Araba, Iran, Egitto, Thailandia, Palestina etc. Nel mondo Cina, Russia, Francia, Germania, Canada, Cile, Brasile, Nuova Zelanda. Nel mondo cattolico Desmond Tutu, premio Nobel per la pace, Renato Martino, presidente del Consiglio pontificio Giustizia e Pace, Roberto Tucci, cardinale 
Leggi le dichiarazioni a sotegno: Uzi Arad, capo del Mossad, Junichiro Koizumi, Primo ministro del Giappone

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Continuano i bombardamenti sulle città irachene e ovunque le truppe alleate trovano una forte resistenza, dopo Hussein parla Aziz: ''La forte resistenza che la coalizione sta incontrando a Umm Qasr, a Bassora e ad al Nasiryah, nel sud dell'Iraq, proviene dalle forze dell'esercito regolare, non dalla Guardia repubblicana, il porto sul Golfo è difeso solo da un reggimento. Se in questa città la resistenza e' durata tutto questo tempo e inflitto tante vittime, potete immaginarvi cosa accadrà nei prossimi giorni. In una guerra come questa  la cosa migliore e' di resistere agli invasori dividendo le proprie forze in punti circoscritti, in sacche molto pericolose. Quanto le forze anglo americane raggiungeranno Baghdad saranno raccolte da pallottole, non certo da fiori e musica". Gli Iracheni abbattono due elicotteri Apache e mandano in onda in tv le immagini di due prigionieri precisando che un elicottero è stato abbattuto da un contadino armato di bazooka. 

Borse Svanita l'illusione di una guerra lampo le Borse crollano e le quotazioni di oro e petrolio schizzano verso l'alto. In Europa i listini bruciano 186 miliardi di euro di capitalizzazione. Dow Jones e Nasdaq perdono oltre il 3 per cento e a Tokyo l''indice Nikkei è sceso del 2,33 per cento.
Questione Sciita  I piani militari del Pentagono  erano stati ritagliati intorno alle più consistenti enclave sciite di sud e sud-ovest, nella speranza, o certezza, che fossero gli Sciiti a liberarsi della Guardia Repubblicana. Dopo la rivolta del 199, nell'indifferenza degli Stati Uniti, i seguaci di Ali (il primo imam sciita) furono schiacciati da una crudele repressione che lasciò sul campo quasi mezzo milione di morti. Salah Mosavi leader politico degli Sciiti nel Khuzistan iraniano: "L'inviato di Bush, Zalmay Khalilzad, ci spiegò che siamo un popolo troppo giovane per prenderci la responsabilità di governare l'Iraq liberato. Per noi, non può esistere un insulto peggiore. Viviamo in queste terre da millenni e siamo un popolo antico. Più antico degli americani che vengono a spiegarcelo. Siamo così "antichi" e radicati nella nostra terra che siamo gli unici a poter distinguere una guardia repubblicana in abiti civili da un civile. Capacità che oggi farebbe molto comodo a inglesi e americani. Ma non ne hanno voluto sapere. Le condizioni che abbiamo proposto agli Stati Uniti sono chiare. Una soprattutto è imprescindibile: nessun governatore militare a Bagdad, ma un governo liberamente eletto dal popolo iracheno. La Casa Bianca giudica inaccettabile questa condizione. Ecco la prima ragione del perché non abbiamo sin qui mosso un dito e non lo muoveremo, per il momento. Ma ce ne sono altre, di ragioni. In realtà, gli sciiti non vedono chiaro nella strategia degli americani. Si chiedono quale sia la natura dell'interesse di Washington nei loro confronti. Si sono risposti che "è un interesse strumentale: hanno bisogno di noi solo per accorciare i tempi e i costi in vite umane della campagna militare". E poi: "Qual è il loro obiettivo finale? Liberare il popolo iracheno da una dittatura o, come alcuni tra di noi credono, vogliono mettere un piede sulle nostre terre per poi spingere la loro influenza a est?. Bagdad può anche cadere. E cadrà, probabilmente. Ma tra due settimane, quando qui il caldo sarà feroce, con 50 gradi all'ombra, gli americani saranno a Bagdad e tutte le città irachene saranno sotto il controllo di una Guardia Repubblicana capace di aggredire alle spalle le unità americane. Con uno stillicidio di morti. Ogni giorno, ogni settimana. Il loro governatore non governerà un bel niente. Se questo dovesse accadere, chi avrebbe vinto la guerra? Saddam o Bush? E noi sciiti non avremmo fatto la cosa giusta a non imbracciare le armi? Almeno per ora?".
Crisi Stati Uniti e Russia Ari Fleischer, portavoce della Casa Bianca: "Gli Stati Uniti hanno prove credibili che dimostrano come società russe abbiano fornito assistenza e strumenti vietati al regime iracheno, come strumenti per la visione notturna, attrezzature per disturbare i missili guidati e missili anticarro guidati a distanza. Sono azioni che infastidiscono e noi abbiamo spiegato chiaramente al governo russo le nostre preoccupazioni. Abbiamo chiesto al governo russo di far cessare immediatamente ogni assistenza di questo tipo''. Igor Ivanov, ministro degli Esteri russo: . ''Non abbiamo venduto alcun prodotto, nemmeno militare, in violazione delle sanzioni dell'Onu. Non abbiamo trovato alcun fatto che confermi l'ansietà degli americani''. 
La Lega araba condanna l'''aggressione'' contro l'Iraq e chiede alle forze anglo americane ''il ritiro immediato'' dal Paese. La Lega araba si e' riunita oggi al Cairo a livello di ministri degli Esteri. Al vertice ha preso parte anche il ministro degli Esteri iracheno, Naji Sabri. 
Centinaia di migliaia di persone si sono riversate oggi nelle strade di Damasco per protestare contro la guerra in Iraq. I dimostranti hanno chiesto la fine dell'intervento armato condotto da Stati Uniti e Gran Bretagna, l'espulsione dei diplomatici dei due paesi e la chiusura delle ambasciate di Washington e Londra in Siria.

 

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