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dicembre, novembre,
ottobre, settembre,
agosto, luglio,
giugno, dal 22 aprile al 6 maggio,
6-21
maggio e 22-30 maggio
Dichiarazioni
e argomenti importanti raccolti negli ultimi giorni di guerra, Le
testimonianze e i fatti più importanti dal 19 marzo al 14
aprile
Boutros-Ghali,
ex segretario generale dell'Onu: ''Tutti gli sforzi fatti in quasi un
secolo per gestire le relazioni internazionali, per far prevalere il
diritto internazionale, sono stati rimessi in gioco da una guerra
preventiva nei confronti di uno stato sovrano''.
Abdel
Aziz, ministro degli Interni saudita: «Nessuno può essere
soddisfatto nel vedere ciò che avviene alla popolazione irachena, ma la
nostra solidarietà non la esprimeremo con le manifestazioni. Manderemo
aiuti alimentari al popolo iracheno».
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i fatti del 29 e del30/3/2003: primo attacco suicida,
Strage al mercato di al Nasser a Shola, Sette giornalisti italiani
vengono fermati nei pressi di Bassora, Manifestazioni nei paesi arabi:
Giordania, Cairo, Karachi in Pakistan, Pasuruan, in Indonesia, a
Giacarta. Dichiarazioni: Kamal Kharrazi ministro degli Esteri di Teheran,
Robin Cook chiede al governo di Tony Blair di ritirare le truppe
britanniche, Papa Giovanni Paolo ''Non bisogna mai più
consentire alla guerra di dividere le religioni mondiali'',Kaled Fouad
Allam, Hans Blix sostiene che il lavoro svolto in Iraq nei mesi scorsi
"irritava" gli Stati Uniti, Tony Blair, Steve Hanke
condirettore dell'Istituto di Economia Applicata della Johns Hopkins
University di Baltimora, Joerg Haider leader della destra austriaca, Ismàeel
Haneya analista
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i fatti del 28/3/2003: Appello dei capi delle Chiese cristiane
d’Iraq; Dichiarazioni di: Assad, presidente siriano, Saddam Hussein,
Mohammad Saeed al-Sahaf, Colin Powell, George Bush, Geoff Hoon, Hans
Blix; Romano Prodi, Roberto Formigoni, Nazioni Unite: Jeremy Greenstock,
Sergei Lavrov, Jean Marc de La Sabliere; The Times, Annahar quotidiano
libanese
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i fatti del 27/3/2003: dichiarazioni di: Kofi Annan, Colin
Powell, Gibrael Kassab, arcivescovo cattolico di Bassora, Hassan,
principe di Giordania, Kamal Kharrazi, Nagib Mahfuz premio Nobel 1988,
Igor Ivanov ministro degli esteri russo, Erica Laurent scrittore. Stampa
Estera Al Ahram (giornale governativo del Cairo), New York Times,
Washington Post, Los Angeles Times, Akhbar Alkhaleej (Bahrein)
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i fatti del 26/3/2003: Le iniziative della Caritas
commento del Daily Mirror, Sondaggio The
New York Times e Cbs, dichiarazioni di Igor Ivanov, Donald Rumsfeld,
Colin Powell. Massud Barzani e la questione Curda
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i fatti del 25/3/2003: Questione Sciita, Crisi Stati Uniti
e Russia, La Lega araba, manifestazioni a Damasco, Bassora disastro
umanitario
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i fatti del 25/3/2003: Questione Sciita, Crisi Stati Uniti
e Russia, La Lega araba, manifestazioni a Damasco, Bassora disastro
umanitario
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i fatti del 24/3/2003: Al-Jazeera trasmette le immagini di
cinque prigionieri, 1300 famiglie in fuga, discorso di Saddam Hussein,
Tensione Ankara e Washington, Gli ospedali di Emergency. Le
dichiarazioni di: Tony Blair, Naji Sabri, Sleiman, arcivescovo di
Baghdad, Gloria Arroyo, presidente delle Filippine, Tommy Franks, Igor
Ivanov, Muhammed Hassan Al Amin, imam sciita libanese
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i fatti del 23/3/2003:bombardamenti su Baghdad, due granate
contro accampamento, morto giornalista Paul Moran, dichiaraziono Colin
Powell, Naji Sabri, Andrew J. Bacevich, professore di diritto
internazionale alla Boston University, Giovanni Paolo II, protesta degli
Usa nei confronti della Russia
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i fatti del 22/3/2003: Baghdad, Mosul, Kuwait city,
i militari turchi entrano nel nord dell'Iraq, Colpita la
roccaforte del gruppo estremista islamico di Ansar Al Islam, Bill Graham,
ministro degli Esteri canadese
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i fatti del 21/3/2003: dichiarazioni Saddam Hussein, Ayman El
Zawahri, numero due di Al Qaeda, Abdel Aziz al-Rantissi di Hamas,
Irna, agenzia di informazioni iraniana, agenzia di stampa nord Coreana,
Manifestazioni di protesta nei paesi asiatici..
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i fatti del 20/3/2003: dichiarazioni Bush e Saddam Hussein,
Afghanistan:caccia a Osama Bin Laden, Rueishid in Giordania
preparazione campi profughi.
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le dichiarazioni di condanna: nei paesi
islamici Lega Araba, Iran, Egitto, Thailandia, Palestina etc.
Nel mondo
Cina, Russia, Francia, Germania, Canada, Cile, Brasile, Nuova Zelanda. Nel
mondo cattolico Desmond
Tutu, premio Nobel per la pace, Renato Martino, presidente del Consiglio
pontificio Giustizia e Pace, Roberto Tucci, cardinale
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le dichiarazioni a sotegno: Uzi Arad, capo del Mossad, Junichiro
Koizumi, Primo ministro del Giappone
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Gli
aerei della coalizione anglo americana hanno sganciato sull'Iraq nelle
ultime 24 ore 1.200 ordigni di precisione. Questa mattina la tv di Abu
Dhabi ha mostrato un violentissimo incendio scoppiato in un centro
commerciale di Bagdad chiamato ''28 aprile''. Sempre l'aviazione alleata
ha colpito un villaggio nei pressi di Baghdad nelle prime ore del
mattino di oggi, causando un grande numero di vittime. Continua così la
nuova strategia americana: non riuscendo ad occupare le città irachene
si cerca di piegare il nemico effettuando da una parte stragi di civili
e dall'altra cercando di umiliarlo in tutti i modi. Per perseguire
questo fine è stata bombardata, nell'imprendibile Bassora, una statua
di Saddam Hussein e sono stati rinominati due avamposti della 101/ma
divisione aerotrasportata nel sud del paese con i nomi "Base
operativa avanzata Gulf" e 'Base operativa avanzata Exxon'. Nel
frattempo comandanti militari americani hanno bandito l'uso del
telefono satellitare in possesso dei giornalisti che viaggiano al
seguito delle loro unità. Mentre è sempre più difficile fare arrivare
i soccorsi alle popolazioni colpite i
civili locali, dal canto loro, si trovano a sfamare i militari
americani. Su una strada a 250 chilometri a sud di Baghdad, una
divisione di soldati americani è stata tagliata fuori dalle loro
retrovie con rifornimenti. Stremati dalla fame e dalla sete, dopo
un’avanzata di tre giorni, i soldati sono stati soccorsi da alcuni
iracheni che fuggivano in pullman verso Sud.
Peter
Arnett, giornalista statunitense della NBC:
"Il primo piano di guerra è fallito a causa della resistenza
dell'Iraq e adesso stanno cercando di scriverne un altro. Chiaramente,
gli strateghi americani avevano sbagliato nel valutare la decisione
delle forze irachene.".."Il presidente Bush dice di essere
molto preoccupato per il popolo iracheno, ma se gli iracheni moriranno
in tanti, la politica americana verrà messa a dura prova"...
"Baghdad è indiscutibilmente una città disciplinata, pronta ad
accettare le richieste del suo governo, in città si sta sviluppando
sempre più un senso di nazionalismo e di resistenza a quel che Stati
Uniti e Gran Bretagna stanno facendo."( La Nbc ha licenziato
Peter Arnett "E' stato uno sbaglio andare sulla tv irachena per
dire che il piano militare della coalizione è fallito per l'imprevista
resistenza dell'Iraq")
Tareq
Aziz Intervistato dalla ABC,
ha detto che ''la guerra sta andando bene per quanto ne sappiamo e per
quanto dimostrato della realtà dei fatti. Il popolo iracheno e'
pronto a contrattaccare. Gli iracheni accoglieranno gli americani con le
pallottole''... 'Sono sorpresi che il popolo iracheno resista
coraggiosamente e con grande determinazione, noi invece non siamo
sorpresi, ce lo aspettavamo, e l'avevamo detto'. Per quanto
riguarda gli attacchi suicidi ha aggiunto: ''il popolo che viene
minacciato ha il diritto di combattere con tutte le armi per difendersi''..
''quando si combatte contro l' invasore con tutti i mezzi possibili, non
si e' un terrorista, ma un eroe''.
Jihad
contro truppe Usa Hosni Mubarak, presidente egiziano: "A
causa della guerra contro l'Iraq i gruppi terroristici si riuniranno ed
invece di lottare contro un Bin Laden, avremo cento Bin Laden nella
regione e la terra non sarà sicura". Abu Imad al Rifai,
rappresentante in Libano della Jihad armata
"le Brigate al Qods danno al nostro popolo e alla nostra nazione la
buona notizia che i suoi primi martiri sono arrivati nel cuore di
Baghdad". "Questo per adempiere al sacro dovere di difendere
la terra araba e musulmana". Hazi al-Rawi, portavoce
militare iracheno: "da tutti i Paesi arabi, senza eccezioni, sono
arrivati mujahiddin che hanno giurato di non fare ritorno in patria e
hanno chiesto di essere sepolti in Iraq". Mullah Omar 'Ogni
volta che i non musulmani attaccano la terra musulmana, e' un dovere
ribellarsi all'aggressore'... 'La Jihad contro le truppe Usa e' un
nostro dovere. Siamo stati accusati di dare rifugio a Bin Laden,ma
l'Iraq non ha un Bin Laden nel Paese'... 'Ci sono solo due simboli nel
mondo:uno e' l'Islam,l'altro e' Bush, simbolo di odio e di terrore'.
Crisi
Usa-Siria Colin Powell: ''La Siria ha davanti a se' una
scelta critica: può continuare ad appoggiare gruppi terroristici e il
regime morente di Saddam Hussein o può avviarsi su una rotta diversa e
piu' utile''... ''In un modo o nell'altro la Siria sarà responsabile
delle proprie scelte e delle loro conseguenze''. Al-Shari,
ministro degli esteri siriano:"La nazione
araba si trova davanti ad una svolta storica, rappresentata
dall'invasione anglo-americana di un paese arabo fratello. Gli Stati
Uniti dicono di voler la liberazione dell'Iraq, ma intanto stanno
compiendo delle operazioni di omicidio e di distruzione ai danni del
popolo iracheno".
cyber
presse Canada Si l'invasion anglo-américaine de l'Irak donne
une image pour le moins belliqueuse de la perfide Albion et de sa grande
soeur américaine, il faut absolument naviguer sur le Web pour se rendre
compte que les États-Unis ne sont pas un monolithe de TNT aux crocs acérés.
Les sites pacifistes se démènent à qui mieux mieux pour ramener la
paix. «Pourquoi terrorisons-nous des gens qui terrorisent les gens afin
de montrer à ces gens que terroriser les gens est mauvais?» Ce slogan,
les internautes le retrouveront sur www.peaceproject.com,
un site Internet militant pour une solution pacifique en Irak. Les
auteurs de peaceproject.com vendent des épinglettes aux slogans parfois
grinçants. «Le cow-boy conduit le pays dans un fossé. Il lance une
guerre comme couverture.» D'autres phrases sont devenus des classiques
tels le «No blood for oil». Peaceproject.com vous propose une
collection de plus de 600 boutons, affiches, T-shirts pour arrêter la
guerre. Signe des temps, si les slogans de l'époque de la guerre du
Vietnam insistaient sur la nécessité de faire l'amour plutôt que la
guerre, ceux de cette nouvelle guerre du Golfe sont plus froids. Tous
les sites, tels le United for Peace and Justice ou www.peacepins.com
insistent sur un point: «Peace is patriotic.» Ce leitmotiv,
tous les sites pro-paix semblent le partager. Le site peacepins.com a même
réalisé une épinglette en métal proclamant «Patriot for Peace».
Sergio
Noja Noseda, islamista: ''I governi arabi non vedono l'ora di poter
archiviare una volta per tutte il problema Saddam. Naturalmente
condannano la morte dei civili iracheni sotto le bombe alleate. Ma in
realtà sperano solo che tutto finisca presto''...''Il sogno dell'unita'
araba -dice- e' tramontato da almeno una decina d'anni. Ogni volta che
la Lega araba si riunisce, finisce in un litigio''
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