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Pietro
Ingrao "Mi auguro ardentemente che il popolo iracheno resista
all'aggressore fino all'ultimo minuto. L'impunità per gli aggressori
sarebbe proprio il peggio. E io sono un pacifista, non un
calabrache"... "resistere agli aggressori è da millenni la
prima condizione per la pace. Questa verità io l'ho imparata duramente
di fronte alle panzer divisionen hitleriane"..." Io sono
anti-Bush, non anti-americano. Anche in America c'è chi resiste a Bush
in una maniera che ha sorpreso un po' tutti. Esiste il consenso al
conflitto, ma accanto a questo c'è tutta una parte di americani che si
esprime criticamente. Con toni anche più aspri di quelli che può usare
un europeo come me. Basti pensare alle parole di Chomsky"..."Il
destino di Saddam è scritto, lui è già nella polvere. Il peso di
questa guerra non cade su Saddam ma sul popolo che già dal '91 sta
patendo. No, io non sono complice del dittatore di Bagdad e se qualcuno
vuole divertirsi con questa ipotesi faccia pure, ma sono e restano delle
fanciullaggini. Ho fatto tanti errori sulla guerra e sulla pace, ma
questo non mi appartiene. Saddam non è della mia parrocchia: è della
loro, di chi lo ha sostenuto economicamente, di chi lo ha salvato ancora
dopo la prima guerra del Golfo".
Dichiarazioni
Ferdinando
Filoni, nunzio a Baghdad: ''Si vive nel terrore di una morte
improvvisa. Non c'e' spazio per pensare, ma solo per agire. Per cercare
di portare un minimo di conforto alle persone piu' vecchie e ai bambini''...
''La televisione irachena continua a dare notizie di una resistenza
assoluta e forte, casa per casa. Ma l'intensificarsi dell'azione di
bombardamento lascia prevedere che americani e inglesi abbiano
intenzione di sfondare le linee della Guardia repubblicana''.
Jean
Stock, segretario generale unione europea radio- televisioni:
"il comando centrale americano limita attivamente la raccolta
indipendente di informazioni provenienti dal sud dell' Iraq"
..."i reporters e troupe di cameramen che hanno rischiato la loro
vita sono stati detenuti dalle truppe britanniche e statunitensi e
rinviati in Kuwait".
Saud
al-Faisal, ministro degli Esteri saudita: ''Se il rimanere al potere
di Saddam Hussein e' la sola cosa che crea problemi al suo paese, ci
aspettiamo che risponda con un sacrificio per il suo paese, che faccia
la stessa cosa che chiede di fare a tutti i suoi cittadini''
Le
testimonianze e i fatti più importanti
dal 19 marzo al 2 aprile
2/4/2003:
strage di Hillah. Dichiarazioni: Amr Mussa, segretario generale della
Lega araba, Moscow Times, Dominique de Villepin, Jacques Delors, David
Blunkett, ministro britannico dell'interno, Donald Rumsfeld, Lamberto
Dini, Stephen Eagle Funk, primo riservista dei marine ad essersi
rifiutato di imbarcarsi per l’Iraq, Saddam Hussein, Tareq Aziz, Michel
Sabbah, Patriarca latino di Gerusalemme
1/4/2003:
declino di Donald Rumsfeld e rinascita di Colin Powell,
Peter Arnett al Daily Mirror. Crisi Usa-Russia. Tensione fra Israele e
Siria. Crisi Usa-Siria. Jihad contro truppe Usa
31/3:
Jihad contro truppe Usa: Mubarak, Abu Imad al Rifai, rappresentante
in Libano della Jihad armata, Hazi al-Rawi, portavoce militare iracheno,
Mullah Omar. Crisi Usa-Siria: Colin Powell, Al-Shari, ministro
degli esteri siriano. Testimonianze: Peter Arnett, Boutros-Ghali,
ex segretario generale dell'Onu
29
e 30: primo attacco suicida, Strage al mercato di al
Nasser a Shola, Sette giornalisti italiani fermati di Bassora, Manifestazioni
nei paesi arabi Kamal Kharrazi ministro degli Esteri di Teheran, Robin
Cook chiede al governo di Tony Blair di ritirare le truppe
britanniche, Hans Blix sostiene che il lavoro svolto in Iraq nei
mesi scorsi "irritava" gli Stati Uniti,
28:
Appello dei capi delle Chiese cristiane d’Iraq; Dichiarazioni
di: Assad, presidente siriano, Saddam Hussein, Mohammad Saeed al-Sahaf,
Colin Powell, George Bush, Geoff Hoon, Hans Blix; Romano Prodi,
Roberto Formigoni,
27:
dichiarazioni di: Kofi Annan, Colin Powell, Gibrael Kassab, arcivescovo
cattolico di Bassora, Hassan, principe di Giordania, Kamal Kharrazi, Nagib
Mahfuz premio Nobel 1988, Igor Ivanov ministro degli esteri russo,
Stampa Estera Al Ahram (giornale governativo del Cairo), New York
Times, Washington Post, Los Angeles Times, Akhbar Alkhaleej (Bahrein)
26: Le
iniziative della Caritas, Massud Barzani e la questione Curda
25:
Questione Sciita, Crisi Stati Uniti e Russia, La Lega araba,
manifestazioni a Damasco
24:
Tensione Ankara e Washington, Gli ospedali di Emergency. Naji Sabri,
Sleiman, arcivescovo di Baghdad, Gloria Arroyo, presidente delle
Filippine.
23:
Andrew J. Bacevich, professore di diritto internazionale alla Boston
University
22:
i militari turchi entrano nel nord dell'Iraq, Bill Graham,
ministro degli Esteri canadese
21:
dichiarazioni Saddam Hussein, Ayman El Zawahri, numero due di Al
Qaeda, Abdel Aziz al-Rantissi di Hamas, Irna, agenzia di
informazioni iraniana, agenzia di stampa nord Coreana
20:
dichiarazioni Bush e Saddam Hussein, Afghanistan: caccia a Osama
Bin Laden, Rueishid in Giordania preparazione campi profughi.
19:
condanne nei paesi islamici e nel mondo
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Le truppe alleate, finita la guerra per il controllo dei pozzi di
petrolio e delle vie di comunicazione nei deserti si preparano a
combattere il popolo iracheno. Nelle ultime ore i bombardamenti a
tappeto nelle periferie delle città stanno spingendo le truppe nemiche,
a trincerarsi nei centri abitati dove dovranno organizzare la resistenza
con l'aiuto delle popolazioni civili. Parte dell'aeroporto di Bagdad è
caduto e in città sono stati creati posti di blocco per impedire
un'eventuale fuga dei civili. A Bassora le truppe britanniche sono ormai
a due chilometri dalla periferia, a Kut, la citta' dove ieri forze
americane hanno attraversato il Tigri si stanno svolgendo scontri casa
per casa. Gli americani hanno occupato la città di Najaf dove devono
continuamente tenere a bada una folla inferocita, anche se disarmata e
pacifica, che impedisce ai militari di entrare nella zona dove si trova
la moschea dell'Imam, la piu' importante della citta'.
Donald
Rumsfeld: ''Il regime e' stato indebolito ma e' ancora capace di
sferrare colpi mortali, e potrebbe esserlo ancora di più nei momenti
che precedono la sua fine''..'Con le forze della coalizione che si
avvicinano sempre di più alla capitale, ci aspettano giorni difficili''...''Saddam
Hussein non ha più soldati, ma solo criminali di guerra''
Colin
Powell: ''Per l'Iraq pensiamo a una soluzione come quella afghana,
poi affronteremo i casi di Siria, Iran e Corea''. ''Non vogliamo altre
guerre ma non rinunceremo a fronteggiare chi sostiene il terrorismo''...
''Con Berlino e Parigi tutto si aggiusterà. Abbiamo risolto altre liti.
Accadrà anche stavolta: lavoreremo insieme per il dopoguerra''.
Thomas
Donnelly, dell'American Enterprise Institute di Washington:
''L'amministrazione Bush tiene gli occhi bene aperti sulla Siria di
Assad. Sin da prima del conflitto in Iraq.Se alla fine della guerra, non
si trovassero gli arsenali batteriologici e chimici, gli Stati Uniti
chiederebbero l'invio di ispettori internazionali a Damasco per
controlli''... ''Se Assad, o qualche generale siriano, ha nascosto armi
di distruzione di massa irachene, direi proprio che rischiano di essere
i prossimi''.
Ieri
3 marzo.Le truppe della coalizione sono arrivate a meno di 10
km, dalla capitale irachena e combattono con le truppe irachene per
conquistare l'aeroporto internazionale ''Saddam Hussein''. Un missile
cade su un mercato a sud-est di Baghdad, facendo otto morti e diversi
feriti. Le forze statunitensi hanno registrato la perdita di un caccia e
di elicottero ''Black Hawk'', colpito ed abbattuto dal fuoco
dell'artiglieria leggera irachena. Nello schianto sono morti sette
soldati a bordo ed altri quattro sono rimasti feriti. Il Pentagono
annuncia che e' stato sferrato ''l'attacco al cuore del regime''
iracheno, mentre una manovra a tenaglia supera le citta' di Al Kut e
Karbala e spinge verso Baghdad gli americani. Un portavoce del primo
ministro britannico Tony Blair mette in guardia da eccessive speranze
sulla prossima fine della guerra: ''Non siamo alla fase finale e ancora
ci attendono grandi sfide, grandi ostacoli da superare. E' importante
che le notizie relative all'avanzamento dei combattimenti non vadano
oltre lo stato reale delle cose", Saddam Hussein, circondato dai
suoi ministri, è riapparso in televisione per minacciare i Curdi di
''non fare cose di cui potrebbero pentirsi'' e per smentire le notizie
di smantellamento delle divisioni della Guardia repubblicana. Nel nord
del paese un cameraman inviato per la BBC in Iraq e' morto
nell'esplosione di una mina. Una bomba e' esplosa questa mattina presso
il consolato britannico di Istanbul, dopo la conclusione delle
qualificazioni per il campionato di calcio Euro 2004, che ha visto la
nazionale inglese vincere per 2 a 0 la Turchia.
Da
Leggere
Il Misna
pubblica una interessante intervista al pensatore islamico Mohammed
Arkoun. Qualche passo: "i regimi del mondo musulmano non
hanno una base democratica che li legittimi. In nessun paese. Elezioni
truccate, libertà che non esistono... perciò non possono darsi al
lusso di tollerare un'informazione libera e aperta. È impossibile. È...
strutturale.".. " il mio libro The
Unthought in Contemporary Islamic Thought è difficile da leggere.
Anche tra quanti lo leggono, pochi lo capiscono: non hanno la cultura
necessaria per capire che significhi la nozione di in-pensato nella
storia del pensiero. È difficile anche per gli occidentali, d'altra
parte, a scuola non ve ne parlano mai anche se, per esempio, in Italia
c'è un enorme in-pensato sul fenomeno religioso.".."
Nei paesi musulmani non c'è un'opinione pubblica forte, una società
civile forte. Tutto è fragile. Prendiamo il caso delle manifestazioni
di piazza. Una manifestazione implica un regime andato al potere su basi
democratiche. Ora, siccome nessun regime riempie questa condizione,
manifestazioni non ce ne saranno, a meno che non le organizzi il potere
stesso o che questo non sia sicuro di recuperarle a proprio vantaggio.
Perché altrimenti potrebbe recuperarle al volo il movimento
fondamentalista! "...?La sura 9 del Corano giustifica il jihad con
l'idea di verità: in nome suo io lotto fino a sacrificare la mia vita e
anche di altri uomini. Ma questa non è una posizione esclusiva
dell'islam. Quando si legge il Corano con gli strumenti della
linguistica e dell'antropologia, non c'è nessuna ragione di fare
un'eccezione per la Bibbia. Dove ritroviamo, di nuovo, il triangolo
antropologico, a tal punto che l'idea di popolo eletto ha permesso agli
ebrei di tornare in Palestina e di fare tutto quello che stiamo vedendo.
Non è Gerusalemme la dimostrazione stessa del triangolo antropologico,
là dove le tre versioni del monoteismo hanno sviluppato la funzione
simbolica".
Mohammed Arkoun (La
filosofia araba libro disponibile in italiano) Dal 1977 al
1988 ha diretto l' Istituto do studi islamici alla Sorbonne Nouvelle
(Paris III), dove oggi insegna Storia del pensiero islamico. Arkound ha
scritto numerosi lavori per far conoscere e apprezzare il pensiero e la
cultura araba, sin da Aspects de la pensèe musulmane classique IPN,
Paris 1963 fino al volume, pubblicato in italiano Islam. Religione e
società ERI, Roma 1980: una serie di interviste condotte da M.
Arosio con Arkoun e M. Boormans. E' stato tra i relatori di
spoletoscienza 1992 ed ha pubblicato il saggio Pensiero religioso e
pensiero scientifico nel contesto islamico, La passione del conoscere (Laterza,
1993)
Lato Side Milano 20154 Via
Messina,
20 Tel. 02-3361.1517
staff@gnomiz.it
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