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Laura
Boldrini, portavoce dell'Alto
commissariato Onu: ''I campi profughi allestiti in Giordania dal governo
e dall'Alto commissariato delle Nazioni Unite (Unhcr) sono deserti in
quanto gli iracheni hanno paura ad abbandonare le loro case''... ''vi
sono parecchi perché alla base di questa situazione a cominciare dal
fatto che c'è un popolo che vive costantemente sotto le bombe, di notte
e di giorno, e quindi teme di mettersi in fuga perché è in ogni modo
rischioso. Dall'altro un regime che pone sotto pressione la popolazione
affinché non si muova''.
Uri
Avnery, scittore israeliano e fondatore del movimento ''Gush Shalom:
''Le ragioni vere di questa guerra hanno ben altri nomi: petrolio e
un'ideologia neo-imperiale tanto più inquietante perché venata da una
concezione messianica di cui l'attuale amministrazione Usa si sente
portatrice''... ''L'Iraq non e' come il Giappone o l'Afghanistan e
gli iracheni non ubbidiranno mai ad un Mikado imposto dagli americani''.
Le
testimonianze e i fatti più importanti
dal 19 marzo al 5 aprile
5/4/2003:
Giulio Andreotti, Achille Occhetto, Fleischer, Naji Sabri, dichiarazioni
del Times
3
e 4/4/2003: Pietro Ingrao, Ferdinando Filoni, nunzio a Baghdad,
Jean Stock, segretario generale unione europea radio- televisioni, Saud
al-Faisal, ministro degli Esteri saudita, intervista al pensatore
islamico Mohammed Arkoun, Donald Rumsfeld,Colin Powell, Thomas Donnelly,
dell'American Enterprise Institute di Washington
2/4/2003:
strage di Hillah. Dichiarazioni: Amr Mussa, segretario generale della
Lega araba, Moscow Times, Dominique de Villepin, Jacques Delors, David
Blunkett, ministro britannico dell'interno, Donald Rumsfeld, Lamberto
Dini, Stephen Eagle Funk, primo riservista dei marine ad essersi
rifiutato di imbarcarsi per l’Iraq, Saddam Hussein, Tareq Aziz, Michel
Sabbah, Patriarca latino di Gerusalemme
1/4/2003:
declino di Donald Rumsfeld e rinascita di Colin Powell,
Peter Arnett al Daily Mirror. Crisi Usa-Russia. Tensione fra Israele e
Siria. Crisi Usa-Siria. Jihad contro truppe Usa
31/3:
Jihad contro truppe Usa: Mubarak, Abu Imad al Rifai, rappresentante
in Libano della Jihad armata, Hazi al-Rawi, portavoce militare iracheno,
Mullah Omar. Crisi Usa-Siria: Colin Powell, Al-Shari, ministro
degli esteri siriano. Testimonianze: Peter Arnett, Boutros-Ghali,
ex segretario generale dell'Onu
29
e 30: primo attacco suicida, Strage al mercato di al
Nasser a Shola, Sette giornalisti italiani fermati di Bassora, Manifestazioni
nei paesi arabi Kamal Kharrazi ministro degli Esteri di Teheran, Robin
Cook chiede al governo di Tony Blair di ritirare le truppe
britanniche, Hans Blix sostiene che il lavoro svolto in Iraq nei
mesi scorsi "irritava" gli Stati Uniti,
28:
Appello dei capi delle Chiese cristiane d’Iraq; Dichiarazioni
di: Assad, presidente siriano, Saddam Hussein, Mohammad Saeed al-Sahaf,
Colin Powell, George Bush, Geoff Hoon, Hans Blix; Romano Prodi,
Roberto Formigoni,
27:
dichiarazioni di: Kofi Annan, Colin Powell, Gibrael Kassab, arcivescovo
cattolico di Bassora, Hassan, principe di Giordania, Kamal Kharrazi, Nagib
Mahfuz premio Nobel 1988, Igor Ivanov ministro degli esteri russo,
Stampa Estera Al Ahram (giornale governativo del Cairo), New York
Times, Washington Post, Los Angeles Times, Akhbar Alkhaleej (Bahrein)
26: Le
iniziative della Caritas, Massud Barzani e la questione Curda
25:
Questione Sciita, Crisi Stati Uniti e Russia, La Lega araba,
manifestazioni a Damasco
24:
Tensione Ankara e Washington, Gli ospedali di Emergency. Naji Sabri,
Sleiman, arcivescovo di Baghdad, Gloria Arroyo, presidente delle
Filippine.
23:
Andrew J. Bacevich, professore di diritto internazionale alla Boston
University
22:
i militari turchi entrano nel nord dell'Iraq, Bill Graham,
ministro degli Esteri canadese
21:
dichiarazioni Saddam Hussein, Ayman El Zawahri, numero due di Al
Qaeda, Abdel Aziz al-Rantissi di Hamas, Irna, agenzia di
informazioni iraniana, agenzia di stampa nord Coreana
20:
dichiarazioni Bush e Saddam Hussein, Afghanistan: caccia a Osama
Bin Laden, Rueishid in Giordania preparazione campi profughi.
19:
condanne nei paesi islamici e nel mondo
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La
guerra continua con grandi massacri e con colpi di propaganda da una
parte e dall'altra: mentre il ministro dell'informazione iracheno Sahaf
nega che le truppe Usa siano entrate a Bagdad con 60 carri armati, il
comando americano, dopo aver issato per pochi secondi la bandiera a
stelle e strisce sul principale palazzo presidenziale, cerca di far
passare dei normali raid corazzati per delle vere e proprie occupazioni.
In realtà si sa per certo solo che Baghdad è quasi completamente
circondata e che si continua a combattere nella zona dell'aeroporto,
dove è atterrato il primo aereo americano e dove una troupe televisiva
di Al Jazeera è stata presa di mira dai soldati americani.
Accanto alle operazioni dei militari, in Iraq si sta consumando un altro
conflitto. È la guerra degli ascolti televisivi, attraverso cui si
cerca di vincere anche la battaglia della propaganda. Oggi l'emittente
araba Al Jazeera rappresenta quello che la Cnn è stata nel 1991: la
principale fonte di notizie sul conflitto per tutto il mondo. Questo
crea seri problemi al Pentagono, visto che l¹emittente sfugge ai codici
di autoregolamentazione delle tv americane e, nella cronaca degli
eventi, assume spesso posizioni vicine alla causa irachena. Il
Pentagono, preoccupato che la propaganda da lui stesso diffusa possa
essere smentita dai fatti, chiarisce che è ancora troppo presto per
parlare di battaglia per Baghdad e precisa che le azioni di guerra di
questa mattina sono una dimostrazione di forza che "invia un
potente messaggio al regime, il messaggio che possiamo andare dove
vogliamo e quando vogliamo''.
Sembra
che la la città santa sciita di Kerbala sia stata occupata
dopo intensi combattimenti casa casa per casa.
A
Bassora le truppe britanniche non riescono ancora ad
entrare nel centro storico mentre nelle vicinanze di Nasiriya è
arrivato il primo gruppo di esiliati iracheni con il compito di
facilitare il collegamento fra le truppe americane e la popolazione
locale. Si tratta di 700 uomini, su un totale di mille attesi, guidati
dal leader del gruppo di opposizione Iraqi National Congress (Inc) Ahmed
Chalabi, giunto anche lui sul posto.
A
nord continua intanto l'avanzata dei peshmerga curdi che hanno
annunciato di aver occupato Ain Sifni, a nord est di Mosul. Diciotto
curdi in marcia con militari americani verso la città di Diberjan sono
stati uccisi da una bomba sganciata da un caccia statunitense, sono
inoltre rimaste ferite 48 persone, inclusi il fratello minore e un
figlio del leader curdo Massud Barzani, schegge hanno raggiunto anche
John Simpson, inviato di guerra della Bbc
Mark
Nicholson del Financial Time: “Nell’ultima settimana il
Segretario alla difesa statunitense Donald Rumsfeld ha usato toni
evangelici parlando dell’informazione, lasciando intendere che mai
nessuna guerra ha fornito un simile accesso istantaneo e diretto ai
campi di battaglia. Questo è vero, grazie soprattutto ai circa
settecento giornalisti ‘arruolati’ nelle forze militari nel Golfo.
Ma è anche vero che pochi conflitti hanno generato una simile
confusione, o così tante notizie spettacolari che dopo un giorno
scompaiono nella vorticosa polvere irachena”... “L’imponente
colonna di mezzi corazzati iracheni, che la sera del 26 marzo erano dati
in partenza da Bassora in un tentativo di contrattacco contro i commando
britannici che controllavano la penisola di Fao. Il giorno dopo questa
colonna si era ridotta a una ‘manciata’ di innocui veicoli iracheni
fatti rapidamente fuori da aerei anglo-americani”... “Oppure
la cinquantesima divisione meccanizzata dell’esercito iracheno, che
presidia Bassora e che apparentemente si era arresa in massa a pochi
giorni dall’inizio del conflitto, con il risultato di ottomila soldati
potenziali prigionieri di guerra. Da allora, invece quella stessa
divisione manda fuori dalla città carri armati e blindati e il 26 marzo
è stata protagonista della più grande battaglia tra mezzi corazzati
combattuta dalle forze britanniche negli ultimi cinquant’anni. Poi
c’è stata l’insurrezione di Bassora, esplosa sugli schermi
televisivi come il presunto preludio a una rivolta di massa nell’Iraq
meridionale. Ma per quello che si riesce a capire, da allora le strade
della città sono tranquille. Ci sono molti altri simili scarti e
inversioni ‘a U’ nel percorso informativo, tanto da sollevare
l’interrogativo se la causa sia la disinformazione o la cattiva
informazione" .. “Il caso della resa di Bassora è un caso
esemplare. I primi resoconti della sua capitolazione si basavano su un
generale che si era arreso, ma più tardi il generale in questione si è
rivelato essere un sottufficiale che aveva mentito sul suo grado per
ricevere un trattamento migliore"
Farouk
el-Shara, ministro degli Esteri della Siria: "questa
guerra è stata preparata male, sono state ignorate le posizioni dei
Paesi della regione, non si sono cercate mediazioni e neppure la passiva
accettazione delle tre potenze confinanti, Turchia, Iran e appunto la
Siria''... ''questa guerra è e sarà catastrofica e, per il dopo, vedo
il caos''
Giovanni Paolo
II: “Il mio pensiero va, in particolare, all’Iraq e a quanti
sono coinvolti nella guerra che là imperversa”... “Penso in modo
speciale all’inerme popolazione civile che in varie città è
sottoposta a dura prova. Voglia Iddio che finisca presto questo
conflitto per fare spazio ad una nuova era di perdono, di amore e di
pace”. Il Papa ha ricordato che nell'enciclica ‘Pacem in
terris’, pubblicata da Giovanni XXIII “egli annoverava tra i
‘segni dei tempi’ il diffondersi della ‘persuasione che le
eventuali controversie tra i popoli non debbono essere risolte con il
ricorso alle armi; ma invece attraverso il negoziato" tale
documento magisteriale “si rivela anche oggi di straordinaria attualità.
Costruire la pace è un impegno permanente. La realtà di questi giorni
lo dimostra in modo drammatico”.
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