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Contemporanei
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Guerra 
I fatti del 
9
Aprile

Per Intervenire: staff@gnomiz.it  
Fratellisti
United
updated  9  aprile
a

Mohammed Jnifen, l'ambasciatore plenipotenziario della Tunisia per i rapporti col mondo arabo: ''Un grande Paese come gli Stati Uniti che mobilita tutta la sua potenza per distruggere la capitale di una civiltà antica, non può far credere di essere impegnato nell'operazione 'Liberare l'Iraq'''
Continua a crescere negli Stati Uniti il sostegno dell'opinione pubblica per la guerra in Iraq. L'ultimo sondaggio commissionato dal Washington Post e dalla Abc segnala che ora il 77 per cento degli americani e' in favore dell'operazione per la liberazione dell'Iraq e che solo il 16 per cento si dichiara contrario.

Le testimonianze e i fatti più importanti 
dal 19 marzo al 9 aprile 
8/4/2003 giornalisti uccisi: rete televisiva araba Abu Dhabi, Al Jazeera e hotel Palestine. Notizie: Osama bin Laden, negativi i test sulle sostanze chimiche, Fadhil Chalabi, ex ministro iracheno del petrolio a Londra, 1250 civili iracheni morti
6 e 7/4/2003: Alleati a Bagdad, Mark Nicholson del Financial Time, Farouk el-Shara, ministro degli Esteri della Siria, Giovanni Paolo II, Laura Boldrini, Uri Avnery, scrittore israeliano e fondatore del movimento ''Gush Shalom

5/4/2003: Giulio Andreotti, Achille Occhetto, Fleischer, Naji Sabri, dichiarazioni del Times
3 e 4/4/2003:
Pietro Ingrao, Ferdinando Filoni, nunzio a Baghdad, Jean Stock, segretario generale unione europea radio- televisioni, Saud al-Faisal, ministro degli Esteri saudita, intervista al pensatore islamico Mohammed Arkoun, Donald Rumsfeld,Colin Powell, Thomas Donnelly, dell'American Enterprise Institute di Washington
2/4/2003: strage di Hillah. Dichiarazioni: Amr Mussa, segretario generale della Lega araba, Moscow Times, Dominique de Villepin, Jacques Delors, David Blunkett, ministro britannico dell'interno, Donald Rumsfeld, Lamberto Dini, Stephen Eagle Funk, primo riservista dei marine ad essersi rifiutato di imbarcarsi per l’Iraq, Saddam Hussein, Tareq Aziz, Michel Sabbah, Patriarca latino di Gerusalemme
  1/4/2003: declino di Donald Rumsfeld e rinascita di Colin Powell, Peter Arnett al Daily Mirror. Crisi Usa-Russia. Tensione fra Israele e Siria. Crisi Usa-Siria. Jihad contro truppe Usa
  31/3: Jihad contro truppe Usa: Mubarak, Abu Imad al Rifai, rappresentante in Libano della Jihad armata, Hazi al-Rawi, portavoce militare iracheno, Mullah Omar. Crisi Usa-Siria: Colin Powell, Al-Shari, ministro degli esteri siriano. Testimonianze: Peter Arnett, Boutros-Ghali, ex segretario generale dell'Onu
29 e 30: primo attacco suicida, Strage al mercato di al Nasser a Shola, Sette giornalisti italiani  fermati di Bassora, Manifestazioni nei paesi arabi Kamal Kharrazi ministro degli Esteri di Teheran, Robin Cook chiede al governo di Tony Blair di ritirare le truppe britanniche, Hans Blix sostiene che il lavoro svolto in Iraq nei mesi scorsi "irritava" gli Stati Uniti, 
28: Appello dei capi delle Chiese cristiane d’Iraq; Dichiarazioni di: Assad, presidente siriano, Saddam Hussein, Mohammad Saeed al-Sahaf, Colin Powell, George Bush, Geoff Hoon, Hans Blix; Romano Prodi, Roberto Formigoni,
27: dichiarazioni di: Kofi Annan, Colin Powell, Gibrael Kassab, arcivescovo cattolico di Bassora, Hassan, principe di Giordania, Kamal Kharrazi, Nagib Mahfuz premio Nobel 1988, Igor Ivanov ministro degli esteri russo,  Stampa Estera Al Ahram (giornale governativo del Cairo), New York Times, Washington Post, Los Angeles Times, Akhbar Alkhaleej (Bahrein)
26Le iniziative della  Caritas, Massud Barzani e la questione Curda
25Questione Sciita, Crisi Stati Uniti e Russia, La Lega araba, manifestazioni a Damasco
24: Tensione Ankara e Washington, Gli ospedali di Emergency. Naji Sabri, Sleiman, arcivescovo di Baghdad, Gloria Arroyo, presidente delle Filippine.
23: Andrew J. Bacevich, professore di diritto internazionale alla Boston University
22: i militari turchi entrano nel nord dell'Iraq, Bill Graham, ministro degli Esteri canadese
21: dichiarazioni Saddam Hussein, Ayman El Zawahri, numero due di Al Qaeda, Abdel Aziz al-Rantissi di  Hamas, Irna, agenzia di informazioni iraniana, agenzia di stampa nord Coreana
20: dichiarazioni  Bush e Saddam Hussein, Afghanistan: caccia a Osama Bin Laden,  Rueishid in Giordania preparazione campi profughi.
19: condanne nei paesi islamici e nel mondo

Lato Side Milano 20154 Via Messina,
20 Tel. 02-3361.1517 staff@gnomiz.it

 

Pomeriggio I carri armati Usa entrano nel cuore di Bagdad e si concentrano davanti all' hotel Palestine, Giovanna Botteri chiede scusa per l'emozione di raccontare e far vedere in diretta le immagini di un fatto storico. Si combatte ancora nei pressi dell'università di Baghdad, a circa quattro chilometri dal centro della città ma tutta la stampa internazionale si dice convinta che, con la quasi totale presa di Bagdad, la guerra deve considerarsi finita. Dick Cheney però ha anche messo in guardia da facili entusiasmi sostenendo che ''Stiamo assistendo alla fine del regime di Saddam'' ma  "vi saranno ancora duri combattimenti"
Oggi Mattina Gli anglo americani, dopo aver azzittito la stampa considerata vicina al nemico e "addolcita" quella indipendente, si apprestano ad occupare il vasto sobborgo di Saddam City, a nord-est del centro di Bagdad, nella speranza che la popolazione a maggioranza sciita si sollevi contro i sunniti del resto della città. Se questa strategia dovesse riuscire non sarebbe difficile per gli alleati, specialmente in mancanza di informazioni obiettive, scaricare sulla fomentata guerra civile le colpe dei prossimi "disastri umanitari" come d'altronde già sta succedendo a Mossul. E' probabile che fra qualche giorno, quando gli alleati riusciranno ad espugnare definitivamente la città inizieranno le faide, i regolamenti di conti e infine una guerra di tutti contro tutti per una nuova Belfast medio orientale. Per il momento le truppe alleate si sono trovate di fronte uno sbarramento di paramilitari, sei militari Usa sono rimasti feriti, uno in maniera grave. Lo hanno riferito giornalisti al seguito del battaglione, secondo cui gli iracheni erano armati fino ai denti, con fucili, armi automatiche e lanciarazzi. Sempre dalle stesse fonti si apprende che centinaia di sciiti danzano, cantano e gettano fiori ai soldati americani che avanzano verso il centro della capitale. Mentre si combatte viene preso d'assalto e saccheggiato il quartier generale delle Nazioni Unite: lo riferisce Sky News aggiungendo che anche negozi vicino la sede del Comitato Olimpico sono stati saccheggiati. In mezzo a tutto questo caos Moin Kassis, portavoce del Comitato internazionale della Croce Rossa fa sapere che  "La situazione precaria e pericolosa e il caos che regna a Bagdad  ci obbliga con rammarico a sospendere temporaneamente le nostre attività in città".

Testimonianze 
Victoria Clarke, portavoce del Pentagono "I giornalisti erano stati avvertiti più volte del pericolo e in particolare che la situazione a Baghdad era pericolosa.
Herve' de Poeg di France 3: ''Era tutto calmissimo. Non vi era assolutamente alcuno sparo. A un certo punto ho visto la torretta girare verso di noi, poi ho visto il cannone alzarsi. Era di fronte all'obiettivo. ''Non era un tiro in risposta'' 
Lilli Gruber: "E' difficile che un cecchino iracheno potesse passare inosservato in un hotel che ospita 150 giornalisti della stampa internazionale"..."un carro armato Usa, che percorreva il ponte proprio davanti al nostro hotel  ha girato il cannone nella nostra direzione e ha fatto fuoco. La scena è stata ripresa da un collega francese: sulla dinamica dell'accaduto nessuno di noi ha dubbi, abbiamo visto tutti in diretta". 
David Chater, inviato di Sky News: "Non ho sentito un solo colpo in questa zona, certamente non dall'albergo"
Aidan White, segretario generale della Federazione internazionale dei Giornalisti (Ifj): "gli attacchi che si stanno susseguendo contro i giornalisti in Iraq devono essere considerati crimini di guerra' e come tali vanno puniti. I responsabili dovranno rispondere alla giustizia''... ''gli attacchi sono una violazione delle leggi internazionali e richiedono l'apertura di inchieste libere ed indipendenti, nelle quali dovrebbe essere coinvolta anche l'Onu''.
Reporter Senza frontiere (Rsf): ''Siamo indignati dall'atteggiamento dell'esercito americano, il cui comportamento nei confronti dei giornalisti non ha smesso di deteriorarsi, soprattutto nei confronti di quelli non incorporati dall'inizio di questa guerra''
Hussein Abdel Ghani, capo della redazione cairota di Al Jazira: '' L'uccisione dei giornalisti, del nostro collega, di quello della Reuter, dello spagnolo, e' un atto selvaggio e criminale, e' un crimine di guerra perpetrato delibeatamente''... ''Americani e britannici sanno bene che quello dell'albergo Palestine e' un palazzo riservato ai giornalisti e per questo non può essere stato un caso. D'altronde sia con Al Jazira, sia con i giornalisti in generale, gli americani avevano già manifestato disappunto per le immagini dei soldati americani uccisi e di quelli presi prigionieri dagli iracheni. Non ce l'hanno perdonato''... ''E' diverso dalla prima guerra nel Golfo dove la Cnn era stata l'unica a diffondere le immagini. Prima in Afghanistan, adesso in Iraq, c'eravamo noi, c'erano gli altri, tanti giornalisti della carta stampata, europei e non, che hanno raccontato come l'Afghanistan non sia stata una guerra vinta. Insomma io credo che l'America, insieme a Israele, saranno i grandi sconfitti di questa guerra, perché sanno bene che prima di vincere sul terreno è la guerra dei media che bisogna vincere. E qui non ci stanno riuscendo. Avranno per anni l'odio del mondo arabo e non solo di quello, per questi crimini di guerra, peggiori degli atti delle guerre coloniali di Francia e Inghilterra''. 
Michael O'Hanlon, analista militare americano:
"Le bombe che hanno distrutto l'ufficio a Baghdad della televisione araba via satellite al Jazeera, uccidendo uno dei giornalisti, Tarik Ajoubi, avranno una ricaduta negativa in tutto il Medioriente. Proprio come accadde nella guerra in Kosovo nel '91, quando fu colpita l'ambasciata cinese di Belgrado. I cinesi ci hanno messo due anni, non sono sicuro che gli arabi ci perdoneranno tanto presto''. 
Federico Trillo, ministro della Difesa spagnolo,  ha raccomandato ai media spagnoli di sollecitare i giornalisti inviati a Baghdad a lasciare la città. 
Georgi Papandreu, ministro degli Esteri greco e Javier Solana, rappresentante dell'Ue per la politica estera, sollecitano gli Stati Uniti a proteggere i giornalisti europei in Iraq

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