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Mohammed
Jnifen, l'ambasciatore plenipotenziario della Tunisia per i rapporti
col mondo arabo: ''Un grande Paese come gli Stati Uniti che mobilita
tutta la sua potenza per distruggere la capitale di una civiltà antica,
non può far credere di essere impegnato nell'operazione 'Liberare
l'Iraq'''
Continua
a crescere negli Stati Uniti il sostegno dell'opinione pubblica per la
guerra in Iraq. L'ultimo sondaggio commissionato dal Washington Post e
dalla Abc segnala che ora il 77 per cento degli americani e' in favore
dell'operazione per la liberazione dell'Iraq e che solo il 16 per cento
si dichiara contrario.
Le
testimonianze e i fatti più importanti
dal 19 marzo al 9 aprile
8/4/2003
giornalisti uccisi: rete televisiva araba Abu Dhabi, Al Jazeera e hotel
Palestine. Notizie: Osama bin Laden, negativi i
test sulle sostanze chimiche, Fadhil Chalabi, ex ministro
iracheno del petrolio a Londra, 1250 civili iracheni morti
6
e 7/4/2003: Alleati a Bagdad, Mark Nicholson del Financial Time,
Farouk el-Shara, ministro degli Esteri della Siria, Giovanni Paolo II,
Laura Boldrini, Uri Avnery, scrittore israeliano e fondatore del
movimento ''Gush Shalom
5/4/2003:
Giulio Andreotti, Achille Occhetto, Fleischer, Naji Sabri, dichiarazioni
del Times
3
e 4/4/2003: Pietro Ingrao, Ferdinando Filoni, nunzio a Baghdad,
Jean Stock, segretario generale unione europea radio- televisioni, Saud
al-Faisal, ministro degli Esteri saudita, intervista al pensatore
islamico Mohammed Arkoun, Donald Rumsfeld,Colin Powell, Thomas Donnelly,
dell'American Enterprise Institute di Washington
2/4/2003:
strage di Hillah. Dichiarazioni: Amr Mussa, segretario generale della
Lega araba, Moscow Times, Dominique de Villepin, Jacques Delors, David
Blunkett, ministro britannico dell'interno, Donald Rumsfeld, Lamberto
Dini, Stephen Eagle Funk, primo riservista dei marine ad essersi
rifiutato di imbarcarsi per l’Iraq, Saddam Hussein, Tareq Aziz, Michel
Sabbah, Patriarca latino di Gerusalemme
1/4/2003:
declino di Donald Rumsfeld e rinascita di Colin Powell,
Peter Arnett al Daily Mirror. Crisi Usa-Russia. Tensione fra Israele e
Siria. Crisi Usa-Siria. Jihad contro truppe Usa
31/3:
Jihad contro truppe Usa: Mubarak, Abu Imad al Rifai, rappresentante
in Libano della Jihad armata, Hazi al-Rawi, portavoce militare iracheno,
Mullah Omar. Crisi Usa-Siria: Colin Powell, Al-Shari, ministro
degli esteri siriano. Testimonianze: Peter Arnett, Boutros-Ghali,
ex segretario generale dell'Onu
29
e 30: primo attacco suicida, Strage al mercato di al
Nasser a Shola, Sette giornalisti italiani fermati di Bassora, Manifestazioni
nei paesi arabi Kamal Kharrazi ministro degli Esteri di Teheran, Robin
Cook chiede al governo di Tony Blair di ritirare le truppe
britanniche, Hans Blix sostiene che il lavoro svolto in Iraq nei
mesi scorsi "irritava" gli Stati Uniti,
28:
Appello dei capi delle Chiese cristiane d’Iraq; Dichiarazioni
di: Assad, presidente siriano, Saddam Hussein, Mohammad Saeed al-Sahaf,
Colin Powell, George Bush, Geoff Hoon, Hans Blix; Romano Prodi,
Roberto Formigoni,
27:
dichiarazioni di: Kofi Annan, Colin Powell, Gibrael Kassab, arcivescovo
cattolico di Bassora, Hassan, principe di Giordania, Kamal Kharrazi, Nagib
Mahfuz premio Nobel 1988, Igor Ivanov ministro degli esteri russo,
Stampa Estera Al Ahram (giornale governativo del Cairo), New York
Times, Washington Post, Los Angeles Times, Akhbar Alkhaleej (Bahrein)
26: Le
iniziative della Caritas, Massud Barzani e la questione Curda
25:
Questione Sciita, Crisi Stati Uniti e Russia, La Lega araba,
manifestazioni a Damasco
24:
Tensione Ankara e Washington, Gli ospedali di Emergency. Naji Sabri,
Sleiman, arcivescovo di Baghdad, Gloria Arroyo, presidente delle
Filippine.
23:
Andrew J. Bacevich, professore di diritto internazionale alla Boston
University
22:
i militari turchi entrano nel nord dell'Iraq, Bill Graham,
ministro degli Esteri canadese
21:
dichiarazioni Saddam Hussein, Ayman El Zawahri, numero due di Al
Qaeda, Abdel Aziz al-Rantissi di Hamas, Irna, agenzia di
informazioni iraniana, agenzia di stampa nord Coreana
20:
dichiarazioni Bush e Saddam Hussein, Afghanistan: caccia a Osama
Bin Laden, Rueishid in Giordania preparazione campi profughi.
19:
condanne nei paesi islamici e nel mondo
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Pomeriggio
I carri armati Usa entrano nel cuore di Bagdad
e si concentrano davanti all' hotel Palestine, Giovanna Botteri chiede
scusa per l'emozione di raccontare e far vedere in diretta le immagini
di un fatto storico. Si combatte ancora nei pressi dell'università di
Baghdad, a circa quattro chilometri dal centro della città ma tutta la
stampa internazionale si dice convinta che, con la quasi totale presa di
Bagdad, la guerra deve considerarsi finita. Dick Cheney però ha anche
messo in guardia da facili entusiasmi sostenendo che ''Stiamo assistendo
alla fine del regime di Saddam'' ma "vi saranno ancora duri
combattimenti"
Oggi
Mattina Gli anglo americani, dopo aver azzittito la stampa
considerata vicina al nemico e "addolcita" quella
indipendente, si apprestano ad occupare il vasto sobborgo di Saddam
City, a nord-est del centro di Bagdad, nella speranza che la popolazione
a maggioranza sciita si sollevi contro i sunniti del resto della città.
Se questa strategia dovesse riuscire non sarebbe difficile per gli
alleati, specialmente in mancanza di informazioni obiettive, scaricare
sulla fomentata guerra civile le colpe dei prossimi "disastri
umanitari" come d'altronde già sta succedendo a Mossul. E'
probabile che fra qualche giorno, quando gli alleati riusciranno ad
espugnare definitivamente la città inizieranno le faide, i regolamenti
di conti e infine una guerra di tutti contro tutti per una nuova Belfast
medio orientale. Per il momento le truppe alleate si sono trovate di
fronte uno sbarramento di paramilitari, sei militari Usa sono rimasti
feriti, uno in maniera grave. Lo hanno riferito giornalisti al seguito
del battaglione, secondo cui gli iracheni erano armati fino ai denti,
con fucili, armi automatiche e lanciarazzi. Sempre dalle stesse fonti si
apprende che centinaia di sciiti danzano, cantano e gettano fiori ai
soldati americani che avanzano verso il centro della capitale. Mentre si
combatte viene preso d'assalto e saccheggiato il quartier generale delle
Nazioni Unite: lo riferisce Sky News aggiungendo che anche negozi vicino
la sede del Comitato Olimpico sono stati saccheggiati. In mezzo a tutto
questo caos Moin Kassis, portavoce del Comitato internazionale della
Croce Rossa fa sapere che "La situazione precaria e
pericolosa e il caos che regna a Bagdad ci obbliga con rammarico a
sospendere temporaneamente le nostre attività in città".
Testimonianze
Victoria
Clarke, portavoce del Pentagono "I giornalisti erano stati
avvertiti più volte del pericolo e in particolare che la situazione a
Baghdad era pericolosa.
Herve'
de Poeg di France 3: ''Era tutto calmissimo. Non vi era
assolutamente alcuno sparo. A un certo punto ho visto la torretta girare
verso di noi, poi ho visto il cannone alzarsi. Era di fronte
all'obiettivo. ''Non era un tiro in risposta''
Lilli
Gruber: "E' difficile che un cecchino iracheno potesse passare
inosservato in un hotel che ospita 150 giornalisti della stampa
internazionale"..."un carro armato Usa, che percorreva il
ponte proprio davanti al nostro hotel ha girato il cannone nella
nostra direzione e ha fatto fuoco. La scena è stata ripresa da un
collega francese: sulla dinamica dell'accaduto nessuno di noi ha dubbi,
abbiamo visto tutti in diretta".
David Chater, inviato di Sky News: "Non ho sentito un solo
colpo in questa zona, certamente non dall'albergo"
Aidan
White, segretario generale della Federazione internazionale dei
Giornalisti (Ifj): "gli attacchi che si stanno susseguendo contro i
giornalisti in Iraq devono essere considerati crimini di guerra' e come
tali vanno puniti. I responsabili dovranno rispondere alla giustizia''...
''gli attacchi sono una violazione delle leggi internazionali e
richiedono l'apertura di inchieste libere ed indipendenti, nelle quali
dovrebbe essere coinvolta anche l'Onu''.
Reporter
Senza frontiere (Rsf): ''Siamo indignati dall'atteggiamento
dell'esercito americano, il cui comportamento nei confronti dei
giornalisti non ha smesso di deteriorarsi, soprattutto nei confronti di
quelli non incorporati dall'inizio di questa guerra''
Hussein
Abdel Ghani, capo della redazione cairota di Al Jazira: ''
L'uccisione dei giornalisti, del nostro collega, di quello della Reuter,
dello spagnolo, e' un atto selvaggio e criminale, e' un crimine di
guerra perpetrato delibeatamente''... ''Americani e britannici sanno
bene che quello dell'albergo Palestine e' un palazzo riservato ai
giornalisti e per questo non può essere stato un caso. D'altronde sia
con Al Jazira, sia con i giornalisti in generale, gli americani avevano
già manifestato disappunto per le immagini dei soldati americani uccisi
e di quelli presi prigionieri dagli iracheni. Non ce l'hanno perdonato''...
''E' diverso dalla prima guerra nel Golfo dove la Cnn era stata l'unica
a diffondere le immagini. Prima in Afghanistan, adesso in Iraq,
c'eravamo noi, c'erano gli altri, tanti giornalisti della carta
stampata, europei e non, che hanno raccontato come l'Afghanistan non sia
stata una guerra vinta. Insomma io credo che l'America, insieme a
Israele, saranno i grandi sconfitti di questa guerra, perché sanno bene
che prima di vincere sul terreno è la guerra dei media che bisogna
vincere. E qui non ci stanno riuscendo. Avranno per anni l'odio del
mondo arabo e non solo di quello, per questi crimini di guerra, peggiori
degli atti delle guerre coloniali di Francia e Inghilterra''.
Michael
O'Hanlon, analista militare americano: "Le
bombe che hanno distrutto l'ufficio a Baghdad della televisione araba
via satellite al Jazeera, uccidendo uno dei giornalisti, Tarik Ajoubi,
avranno una ricaduta negativa in tutto il Medioriente. Proprio come
accadde nella guerra in Kosovo nel '91, quando fu colpita l'ambasciata
cinese di Belgrado. I cinesi ci hanno messo due anni, non sono sicuro
che gli arabi ci perdoneranno tanto presto''.
Federico
Trillo, ministro della Difesa spagnolo, ha raccomandato ai
media spagnoli di sollecitare i giornalisti inviati a Baghdad a lasciare
la città.
Georgi
Papandreu, ministro degli Esteri greco e Javier Solana,
rappresentante dell'Ue per la politica estera, sollecitano gli Stati
Uniti a proteggere i giornalisti europei in Iraq
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