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Studenti e cultura a confronto:
Sensibili, Creativi o Indifferenti?
Questionario a cura di ARPANet e GNOMIZ
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Note di redazione per aprire un dibattito

Per aprire un dibattito che possa coinvolgere i lettori, sia di ARPANet che di Gnomiz, Paco Simone
e Luigi Granetto hanno deciso di scambiarsi i loro interventi, costruendo un ponte ipertestuale
fra i due siti che sarà utilizzato anche per i futuri contributi
.

La fine del futuro e la morte del passato di Luigi Granetto

Mi pare che, fra le molte interpretazioni suggerite dal questionario, la più rilevante sia l'emergere di una crisi
dei tradizionali modelli della cultura occidentale.
Presupposto di questa cultura è sempre stata la capacità della coscienza collettiva di proiettare, nell'immagine di un futuro possibile, il desiderio di modificare il presente e di contrastare, a livello individuale, la debolezza del singolo.
La civiltà occidentale, per mitigare gli effetti distruttivi dell'istinto di morte, insito nella natura umana, ha più volte elaborato modelli capaci di utilizzare la conservazione della memoria per fini evolutivi, delegando ai poteri della guerra la soluzione di tutti quei problemi non risolvibili pacificamente.
La capacità di generare forze coesive, dominate da una grande volontà di innovazione, ha permesso di raggiungere quegli obiettivi, preclusi per molto tempo ad altre civiltà. Continua in ARPANet

L’inconsapevolezza dell’essere di Paco Simone

"Credo sia ipocrisia dire che studiare è un divertimento"
(dal questionario di una ragazza del 3° anno del Liceo Classico).

Non voglio fare demagogia; d’altronde, dalle tabelle è chiaro che il 28% di noi studenti considera lo studio un divertimento, se si accetta la fatica.
I risultati riportati su questo CD sono utili non tanto per confermare alcune impressioni che vagavano in questi ultimi tempi, quanto per rendersi conto delle situazioni, in alcuni casi sorprendenti, in cui è coinvolta la maggioranza di noi, e più spesso la minoranza – decisamente non trascurabile.

E non mi riferisco al fatto che il 70% degli studenti non abbia la minima idea di che cosa siano le riforme culturali del Ministro Veltroni: questo è un grave problema di disinformazione che compete alle istituzioni (una ragazza dell’ultimo anno al Professionale ammette che: "La classe risulta NON indifferente, ma poco informata sulle problematiche culturali"); oppure è lo sconcertante scenario che si presenta ai nostri occhi: è stato davvero fatto qualcosa per la tutela e la conservazione dei beni culturali o si è trattato solo di immagini e parole – neanche effettivamente percepite – ?

Quali sono i dati veramente eclatanti? Forse che 3 su 10 vanno ai musei solo se costretti? Che i libri vengano letti per piacere da appena il 7 % degli studenti (o che i tecnici leggano il doppio degli scientifici) ? Che nessuno – ripeto – neanche uno degli allievi del IV anno tra tutte le scuole considerate faccia viaggiare la mente tra quadri e opere d’arte?

Queste sono soltanto conseguenze. Mai come ora si presenta la necessità di cambiare veramente la scuola, per renderla finalmente in grado di infondere a coloro che la vivono – studenti, e professori in primis - la sensibilità, poi la creatività, assolutamente importante.

E questo in tutti gli indirizzi, poiché il bisogno di creatività è sentito allo stesso modo da un classico, da uno scientifico, da un tecnico o da un professionale.

Le oscillazioni dei valori relativamente agli interessi personali sono invece impressionanti: dieci classici su cento scrivono poesie, compongono o eseguono musica, mentre un solo tecnico scarso, su cento, ha di queste velleità. Probabilmente si trovava lì per caso.

Se qualcuno mi spiegasse questo dato probabilmente mi direbbe che la formazione di un allievo all’Istituto tecnico è sostanzialmente differente da quella inculcata in un Liceo, richiedendo al primo capacità di apprendimento pratiche e ben inquadrate, e lasciando più libertà di pensiero agli studenti classici o scientifici.

Sì, ma allora perché i ragazzi dei Tecnici avvertono al 35% la necessità di un apporto di tipo creativo in una cultura tecnico-scientifica? Non è forse indice di un malessere di fondo?

Significativo è il commento di una ragazza di un Istituto professionale, al V anno: "Rendere lo studio un divertimento dipende dalle capacità dei docenti". Sacrosanto.

Io ho avuto la fortuna di frequentare un liceo classico e, dopo tre rimandi in greco a settembre, credo di aver raggiunto quel minimo di sensibilità indispensabile per apprezzare la bellezza, e per considerarla come assolutamente essenziale. Personalmente, non posso separare il mio essere sensibile dalla cultura, forse perché è attraverso la cultura che la bellezza si è espressa. Ma d’altra parte so benissimo che mi posso perdere nell’incantevole fascino di una notte stellata, senza che la mia testa prelevi per i miei pensieri alcuna nozione di tipo culturale.

Ma perché mai la bellezza è considerata da un tecnico su cinque un’utilità superflua? Cosa c’è di superfluo? Come potremmo vivere senza di essa? In che modo potremmo pensare, se non esistesse un Iperuranio fatto di idee bellissime, appena imitate dall’Arte? E, soprattutto, come possiamo credere di sopravvivere senza impadronirci gelosamente del passato, farlo nostro e difenderlo dall’erosione del tempo?

Gli studenti di Istituti tecnici svelano una manifesta idiosincrasia verso i monumenti, i musei e tutto ciò che concerne l’arte, identificando immediatamente i beni culturali nei musei, considerati statici e improduttivi: il 42 per cento li frequenta solo se la scuola ce li manda, il 20 per cento ricostruirebbe le città anche a scapito dei monumenti. Sono valori molto più alti della media: solo mezzo studente su cento, al classico, infatti, ha scelto quell’ultima risposta. Dev’essere qualcuno con una doppia personalità.

A questo punto vorrei richiamare l’attenzione su alcuni strani valori, nella quinta domanda: "Quale credi sia l’utilità della bellezza"?

Ebbene, poco meno della metà dei maschietti lo ritiene uno dei bisogni più importanti; appena una su quattro, tra le ragazze, è della stessa opinione. E ora sarebbe interessante conoscere la composizione della popolazione femminile di ogni classe, per capire se tale percentuale sia in diretto rapporto con il numero di bellissime rispetto al numero di cozze – mi correggo: di tipi. Dimenticavo: un saluto particolare al simpatico quindicenne che ha scritto che la bellezza serve "per cuccare"!

Altra novità: le donne sono più aperte verso il futuro: il 14 per cento di loro, rispetto all’8 per cento dei maschi, ritiene che la bellezza sia conoscibile e consumabile specialmente da chi riesce a continuare una tradizione rimodernandola. Viceversa, più conservatori gli uomini, che per il 13 per cento (contrapposti al 5 per cento delle ragazze) credono che soprattutto chi ama le bellezze del passato – in forma statica – possa veramente apprezzare il bello.

Restando su queste domande, non riesco a comprendere il significato intrinseco di un paio di dati in particolare: 50 ragazzi del IV anno su 100 considerano la bellezza come essenziale; i consensi calano drasticamente l’anno successivo, scendendo al 29,3%. Che cosa diavolo studiano gli allievi più grandi? O forse questo risultato è dovuto all’incombenza della maturità, per cui si abbandonano le divagazioni di carattere estetico-contemplativo in favore di un impegno nello studio, gravoso ma necessario?

Nella vita dello studente c’è poi un periodo ben delimitato di frequenti crisi mistiche, se tutte le risposte "Dedicandoti alle esperienze spirituali", alla domanda "Come ti piacerebbe far viaggiare la mente?" sono state date solo da diciassettenni e diciottenni. Tra il III e il IV anno, dunque, molti vengono colti da angoscianti incertezze sulla fede, o sul dilemma tra fede e ragione, o più semplicemente scoprono la New Age. Un consiglio alle case discografiche orientate verso la musica celtica: attenzione, rivolgersi prevalentemente ai licei classici, a cui appartengono 8 ragazzi su 10 tra coloro che hanno scelto questa risposta.

Ma torniamo ai musei: la media complessiva indica che il 30% di noi ci si reca solo in casi di costrizione; ma può essere interessante capire quale tipo di ragazzo ci va e quale, invece, non ci andrebbe mai. Così, incrociando con la prima domanda, è emerso che la media è perfettamente rispettata tra gli appassionati di musica, mentre scende al 18,7% tra gli amanti della letteratura e sale vertiginosamente, al 46%, tra gli appassionati di Internet! Ma su questa – pregevole – categoria di persone faremo un discorso a parte tra poco… Anche i più romantici (quelli che fanno viaggiare la mente con un grande amore) evidentemente non vedono il museo come attrattiva interessante (42%). Ma chi davvero non ne varcherebbe mai la soglia? Il valore più alto (51%), si ottiene tra coloro che per risolvere il bisogno di bellezza scelgono di ricostruire le città anche a scapito dei monumenti. C’è anche chi afferma candidamente: "ai musei non vado quasi mai a causa della mia pigrizia".

Gli Internet-tiani. Allora, già sappiamo che più o meno uno su due non ama frequentare luoghi statici e versati al passato. Ma, ragazzi, il 38 e passa per cento di loro considera lo studio un divertimento, se si accetta la fatica! In termini semplici, oltre il 10% in più rispetto alla media! Non è dunque questione di svogliatezza: credo che il punto stia proprio nella necessità di dinamismo, nel panta rei eraclideo che solo la Rete è in grado di esprimere in maniera così completa.

Altra sorpresa: quelli che hanno fatto di Internet una passione sono pure degli edonisti, apprezzano pienamente la bellezza – anche in questo caso con un valore di circa il 10% superiore alla media; occhio, Webmasters: tenete conto dello styling grafico del vostro sito, perché solo sette navigatori su cento considerano la bellezza superflua (rispetto alla media generale del 17%).

Chi dice che la cultura è indispensabile per aiutare la sensibilità nella comprensione della bellezza? Il 32,6% degli studenti che hanno compilato il questionario, oltre a me. Allora io sono atipico, perché tra gli Internet-dipendenti la percentuale è appena dell’11%. E dove vanno a finire gli altri? Beh, il 27% alla risposta: "La bellezza è conoscibile e consumabile specialmente da chi la sa vedere legata ai tempi moderni" (media complessiva: 11,9%). Il dato parla da solo, no?

Molto più seri e responsabili, i navigatori: altro che creatività popolare (15% delle preferenze contro una media del 28%); sono invece degli ecologisti sfegatati! Il bisogno di bellezza, secondo il 34,6%, si risolve con un’attenzione particolare agli spazi verdi e alle infrastrutture.

Un’ultimo appunto prima di chiudere: chi ha un’idea precisa di che cosa sia la serietà alzi la mano. Perché al di là delle risposte "istituzionali" (le prime due), appena il 9 per cento ha scelto: "una virtù democratica".

Qualcuno, poi, ha anche risposto: "La serietà? Il contrario di un atteggiamento ilare".


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