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Biennale di Venezia 2003
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Pittura/Painting: da Rauschenberg a Murakami, 1964-2003 (museo Correr) a cura di Francesco Bonami Mostra storica in Piazza San Marco.

La grande novità di questa Biennale non è rappresentata dal fatto che si vedrà la solita montagna di schifezze ma dal fatto che anche nella tradizionale mostra degli artisti storici ad eccezione di Bacon, De Dominicis, Fontana, Burri, Gerhard Richte e dei gradevoli Rauschemberg e Warhol sarà difficile essere colti dalla sindrome di Stendhal: Non conoscendo le motivazioni per le quali in tale mostra sono completamente assenti gli artisti che anche dopo il 1964 hanno creato opere di grandissimo pregio ci permettiamo di inventarcele di sana pianta. Mancano Picasso, Balthus, Mirò, De Chirico e Moore perché la presenza dei quadri di questi lazzaroni impedirebbe qualsiasi lucignolata critica. Manca Tàpies per la fifa maledetta che fa un artista dotato dell'arma letale della ragione quando sa esprimersi con la scrittura. Manca Sutherland per fare in modo che Bacon sembri un caso isolato. Manca Peter Blake  perché per rappresentare il pop inglese dipinge troppo bene e finirebbe con l'oscurare le campiture fighette di Richard Hamilton. Per una ragione analoga si è rinunciato a Hans Hofmann uno dei pochi tedeschi non cupi al contrario della marea di prussiani presenti, tutti maledettamente drammatici: il bravissimo ma cupissimo Gerhard Richte, lo slavato Georg Baselitz, il mitologico e  barbarico  Anselm Kiefer, Thomas Scheibitz detto anche il  Mondino senza sorriso, il neo dadaista sgocciolone e poliesterone  Sigmar Polke, Martin Kippenberger la versione  Wagneriana di Warhol  e infine Franz Ackerman detto il vorticista del furor segnico. Manca Cy Twombly  per non dare una casa alla leggerezza e manca Richard Diebenkorn  perché se no si capirebbe che esiste un America diversa da quella di Basquiat dove si sa coniugare pensiero a bravura pittorica. Manca Hans Bellmer perché la precisione tecnica è concessa solo se ci si perde nelle illusioni ottiche della op art di Bridget Riley. Manca Frank Stella perché il suo minimalismo, troppo vicino all'espressionismo astratto, metterebbe in pericolo lo sgargiantello e sparacchione Lari Pittman. Mancano Lam e Sebastian Matta per non oscurare i fumettoni di Carrol Dunham e la  mediocrità naive di Peter Doi. Mancano Philip GustonPatrick Heron preferiti a Gary Hume con le sue grafichette londinesi o al timoroso e annebbiato  Luc Tuymans. Sono invece presenti  Francesco Clemente probabilmente per fare incazzare Chia e Paladino, Domenico Gnoli con la sua pittura sapiente ma decisamente freddina, Renato Guttuso perché a qualcuno non venga in mente di riscrivere la storia della pittura figurativa italiana del 900' con gente del calibro di Lorenzo Tornabuoni,  di Music, di Clerici, di Cagli o di Tommasi Ferroni. Enrico Castellani perché i suoi chiodini sottopelle sono una trovata buona per tutte le stagioni. Marlene Dumas perché il suo intimismo slavato è lontano anni luce da quello straordinario di una Barbarigo e quindi non crea problemi.


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Biennale di Venezia 2003 Sogni e Conflitti. La dittatura dello spettatore Direttore: Bonami Francesco Venezia, Giardini della Biennale - Arsenale - Museo Correr - Stazione Santa Lucia Inaugurazione ufficiale: 14 giugno Apertura al pubblico dal 15 giugno al 2 novembre 2003

Una Ben Anale conto l'arte di Luigi Granetto

Torna, lanciata come una saponetta, la Ben Anale, più stitica che globale. La manifestazione veneziana si presenta quest'anno con una micro novità finalizzata a distogliere l'attenzione dal prevedibile, dalla privazione dell'inatteso e dalla mancanza di buoni pittori. Questa novità prende forma nel annichilimento del senso che legittima il discorso fra opere e critica voluto dal curatore Francesco Bonami, il quale, all'insegna del grido "il filo rosso della Biennale è non avere un filo rosso" si è inventato titolo e sottotitolo della manifestazione: "Sogni e Conflitti. La dittatura dello spettatore". Comunque, malgrado le furbizie pubblicitarie di Bonami, i "dittatori" dovranno sorbirsi: le solite icone incapaci di scordare le troppo conosciute liturgie, le prove "sine vocatio" delegittimate a provocare, le utopie mancanti di fondo tragico e, statene certi, gli scontati rischi da scuola guida. Su tutto questo aleggerà la privazione dell'inatteso vanificando la meraviglia che trasforma l'artista in spettatore di se stesso e tutti gli altri in suoi fratelli.

Bonami pensiero
Francesco Bonami: "..è la sincronia di un artista con il proprio tempo che segna la rilevanza di un'opera d'arte" 
Come dire: che bello essere effimeri quando la cova delle cazzate raggiunge il culmine, che delizia assistere alla trasformazione della cronaca in storia con quella intenzionalità tradita di chi suicidandosi con morte violenta finisce, suo malgrado, con il riposare in pace.
Francesco Bonami: "Haarald Szeeman con la sua ultima Biennale "La platea dell'umanità" ha chiuso un ciclo: l'era del curatore a visione unica dove la mostra è incatenata a un idea forte, l'umanità è in platea e il critico sul palco. Regista e attore della grande messa in scena. Ma lui era figlio e interprete della grande stagione ideologica del novecento, io appartengo a un'altra generazione e credo talmente poco alla dittatura del critico da aver chiamato accanto a me altri otto curatori"
Traduzione: Alì Babà per la sua dittatura dell'ignavia si accontenta di otto ladroni. Escono dal teatro: l'universale, il "particulare" e trentadue giovani promesse della critica. Il secolo dei lumi viene sostituito dal secolo dei lucignoli. Il paesaggio è dominato da discorsi che defluiscono come scorie di pozzanghere in prosciugamento. Dietro al paesaggio qualcuno ricorda torrentelli che, erodendo bordi indeboliti, generarono crepe e buchi; il novecento di Burri e Fontana. Sempre dietro al paesaggio, ma forse un po' sopra o un po' sotto o semplicemente di lato, c'è anche chi, non fidandosi più di una sostanza infida ne arte ne parte e, non osando sperare in desueti e sfrontati vaffanculo, si consola con la certezza relativa della gravità. La gravità un fenomeno terrestre amato dai danzatori per la ricerca della leggerezza e, per l'esatto contrario, dagli artisti tedeschi amati da Bonami .
Francesco Bonami: " il grande rischio di un'operazione gigantesca come la Biennale è la spettacolarità, fare una mostra formattata sui gusti del pubblico, trasformare lo spettatore in audience. Detesto il concetto di audience, spero che la mia Biennale sia visitata dal più alto numero di individui possibile, ma voglio che ognuno costruisca il suo percorso, stimolato anche dai differenti punti di vista della mostra che vedrà".
Da una parte si inneggia "alla sincronia dell'artista con il suo tempo" dall'altra ci si schifa del pubblico che rende possibile questa sincronia. In tutto questo pateracchio di contraddizioni, cucinate in salsa pisciosa, non si osa mai ricordare che le grandi opere d'arte assomigliano tutte alle variazioni di Bach: quattro gighe conosciute risuonate in maniera nuova. Il pubblico ama le gighe e questa è una gran bella cosa ma il pubblico non riesce a capire che le gighe nascondono una sfrenatezza, una tensione incessante che potrebbe avere a che fare con il divino e allora il povero Bach si incazza e fa tutto per farlo capire ai suoi contemporanei, i quali non capiscono un ostia perché la sincronia di Bach con il suo tempo fra proprio schifo. Poi succede quello che tutti sanno: Bach crea in perfetta sincronia note e figli affidando alla diacronia sia la sua grandezza sia la nostra infinita meraviglia per lui.

Le Mostre

Ritardi e Rivoluzioni (giardini) a cura di Francesco Bonami e Daniel Birnbaum Una montagna di video, installazioni, performance e vaccate con due soli pittori degni di questo nome l'aggraziata Carol Rama e Franz Ackerman.. continua
La Zona (giardini) a cura di Massimiliano Gioni Gioni ha scelto cinque artisti da collocare in un nuovo spazio per l'arte italiana realizzato dagli architetti A12 di fronte al padiglione americano.
Clandestini (arsenale) a cura di Francesco Bonami
.. continua
Smottamenti (arsenale) a cura di Gilane Tawadros. In collaborazione con il Forum for African Arts Fratture di superficie della nuova arte africana e della diaspora africana.
..continua
Zona d'Urgenza (arsenale) a cura di Hou Hanru Le città scoppiano, soprattutto ad oriente. E non solo per troppo affollamento..
..continua
La struttura della sopravvivenza (arsenale) a cura di Carlos Basualdo Artisti e Architetti alle prese con le crisi politiche  nei paesi in via di sviluppo.
..continua
Rappresentazioni arabe contemporanee (arsenale) a cura di Catherine David.
..continua
Il Quotidiano Alterato (arsenale) a cura di Gabriel Orozco. Pochi giocatori e poche regole: niente pareti, niente piedistalli, niente vetrine, niente video, niente foto!.
..continua
Stazione Utopia (arsenale) a cura di Molly Nesbit, Hans-Ulrich Obrist e Rirkrit Tiravanija. 160 artisti sono stati chiamanti per realizzare manifesti che invaderanno la città.
..continua
Interludes (sedi varie) progetti esterni ed interventi urbani.

  Shop Art: Opere in vendita, esemplari, firmati, numerati e punzonati a garanzia: Manzù, De Chirico, Marini, Calder, Moore, Mirò, Botero, BeuysLam, Warhol, César, Max Bill, Rosenquist, Man Ray, SutherlandAllen Jones, Rauschemberg, Cagli, Greco, Vedova, Schifano, Vespignani, RotellaClerici, MorlottiBen Vautier, Gilberte BrassaiJoe Tilson, Chris Burden, Pistoletto, Giò PomodoroTadini, Tommasi Ferroni, Vostell, Adami, Bruno Caruso, Pericoli, Merz, Turcato , Cantatore, Baj, Scanavino, Consagra, Mattiacci, Parmiggiani, Nespolo, Plessi Fabrizio, Luca Alinari, Echaurren, SantomasoSpoerri, Michele Cascella, Topor, Guccione, Mauro Reggiani Kienholz Mondino, Arnaldo Pomodoro, Pozzati, Fioroni, Giuliano Vangi , Bodini, Lavagnino, Victor Pasmore, Giuseppe Guerreschi, Pietro Cascella, Flavio Costantini, Cesare Zavattini, Gino Marotta, Alicia Penalba, Mario Radice, Francesco Menzio, Armando De Stefano, Paul Davis, Lorenzo Tornabuoni, Sonia Delaunay, Rafael Alberti, Arturo Carmassi, Achille PerilliLeonardo CremoniniJiri Kolar, Ibrahim Kodra, ladimir Velickovic, Eugenio Carmi, Renato Volpini, Cesare PeverelliPietro Gallina, Ezio Gribaudo, Spacal Luigi, Hubertus Gojowczyk, Germano Olivotto, Lucio Fanti, Giorgio Giusti, Romano Parmeggiani, Ivan Rabuzin, Lothar Fisher

Caravaggio: Doubting Thomas (detail) I contenuti della Secret Encyclopaedia of Art
Maestri del XX° secolo italiano: schede, libri, immagini e quotazioni d'asta da Afro a Viani
The Memory of Abstractions: da Caravaggio a Vermeer
Granetto "The unseen its truth reveals"
Gnomiz art proposals
Art and Fashion "out of season" paintings

Granetto : Rovescio di musica (detail) Granetto Rovescio di musica (detail)
Forreword: english, francais, italiano

 

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