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ArteFiera 2001
Sembra oggi assurdo pensare che, in quei tempi, anche chi aveva il coraggio di esporre un Gino De Dominicis preferisse proporre i lavori minori del periodo concettuale rispetto alle opere dove questo genio seppe riconciliare la bellezza del disegno e del colore con la profondità del pensiero. Ancora più assurdo appare oggi pensare che un pittore rarefatto come Gianfranco Ferroni fosse confuso con gli anacronisti, la scultura epica di Palladino con la mediocrità di molti artisti proposti da Achille Bonito Oliva, le esperienze teosofico-romantiche di Balla con l'astrattismo geometrico di Dorazio e l'ultima produzione di Giorgio De Chirico o le felici tele di Sandro Chia con gli epigoni della transavanguardia. Oggi, molte di quelle idee appartengono solo a vecchi nostalgici spesso dotati di un buon portafogli e qualche malattia senile di troppo, ma la fine di quel mondo non ha ancora fatto intravedere una rinascita di valori artistici che sappiano, una volta per tutte, disfarsi del decadentismo modernista. Nell'ultima edizione di Arte Fiera molti sono i segnali positivi, fra tutti ricordo una presenza finalmente esaustiva del già citato De Dominicis, le straordinarie tele di Felim Egan e Hughie O'Donoghue proposte dalla galleria londinese Purdy Hicks, la presenza in più gallerie di un grandissimo come Garel, le aeree installazioni di Jacob Hashimoto proposte dalla Galleria La Città. Questi segnali positivi vengono però frustrati non solo da una quantità di opere mediocri o quando va bene di arredamento ma anche dalla totale mancanza di artisti internazionali che rafforzerebbero con la loro presenza un auspicato cambio epocale. Nella Guida proposta ho voluto suggerire anche qualche assente non giustificato... ovviamente mi scuso con tutti gli assenti giustificati!
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