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(novembre
2002)
Sorprende la
sorpresa
Se non ci fosse l'Andreottismo,
potrei tranquillamente affermare che Andreotti è il miglior
commensale al quale una padrona di casa possa aspirare. Fatta questa
premessa domestica, vi passo l'intervento che Giovanni
Colombo
ha tenuto lunedì 18 novembre durante una seduta dell'ormai mitico
consiglio comunale di Milano. Giovanni Colombo già lo conoscete,
scrive spesso per Gnomiz e ogni tanto, quando la bontà dei suoi pezzi
supera la mia vigliaccheria di editore (sempre preoccupato che parlar
di politica finisca per sfracellarvi gli zebedei!) pubblica anche su
Fratellisti United….
Sorprende la sorpresa. Come se Andreotti
fosse nato ieri, come se non fosse il protagonista di una carriera
irresistibile ma assai discussa. Nel mio piccolo la condanna morale e
politica nei suoi confronti l'ho emessa 15 anni fa. Choccante fu la
lettura di "Delitto imperfetto" di Nando
Dalla Chiesa. E da quel dì,
ho seguito, con molto distacco, le vicende giudiziarie, mentre invece
ho combattuto, con molta foga, l'andreottismo. L'andreottismo è il
realismo ad oltranza, il realismo mane e sera, servito a colazione, a
pranzo, a cena. Mediare, mediare sempre su tutto e con tutti, non
rompere mai perché la rottura favorisce il nemico. Non rompere
neppure quando c'è di mezzo la violenza e la morte. L'andreottismo è
la politica che, in nome del realismo, utilizza anche la criminalità
organizzata, è la politica che si intreccia con la mafia (la "polimafia"
scrisse un giorno Pansa). Ma
come si fa a mediare con la morte? La politica può tentare di riunire
nello stesso fronte il padrone e l'operaio, il bianco e il nero, il
credente e l'ateo, ma non può mai mettere insieme la vittima e
l'aggressore! L'andreottismo purtroppo non è stato spurgato dalla
vita politica italiana. Ecco perché quasi tutti i leader, compreso il
Capo dello Stato, hanno reagito così sdegnati alla sentenza di
Perugia. La campana di quei 24 anni suona anche per loro. Specie per
quei (ex) democristiani che se la prendono coi giudici e che fanno
finta di non capire la vera radice della tragedia della DC e il
perché del suo inesorabile declino: un partito non può contenere
troppo a lungo al suo interno le vittime dei delitti di mafia - e di
camorra, e di terrorismo deviato dalla P2 - e i complici, se non i
mandanti, di tali delitti. L'orologio della politica italiana è
ancora fermo lì, a quel 20 marzo del '79. Quando le lancette
ripartiranno? Quando finalmente si farà tesoro dell'esperienza
negativa (ex malo bonus, dicevano gli antichi). Quando gli uomini
politici si metteranno sulla gobba il fardello delle proprie
responsabilità. Quando uno, anche uno solo, avrà il coraggio di
dire: "sì, confesso che l'ho fatto io, proprio io". Quando
si farà un bagno di verità.
Giovanni Colombo
Consigliere comunale di Milano - indipendente Ds
@ e-mail
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