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I
principali Films della Mostra
Allen
paranoico geniale e
Jonny Depp forzato del machismo
Hopkins e il politically
correct
George Clooney a Venezia: No
George, no festival
Cage,
genio del tic
Sabrina Ferilli, una romana a Venezia
Leone d'oro al film
russo 'The return', diretto da Andrej Zvyanitsev. Leone
d'oro della Mostra del cinema di Venezia. Gran premio della Giuria Leone
d'argento al
film 'Le cerf-volant-L'aquilone' . Premio speciale della regia a
Takeshi
Kitano per 'Zatoichi'. Coppa Volpi al miglior attore per
Sean
Penn ('21 Grammi'),
alla migliore attrice per Katjia Riemann ('Rosenstrasse'). A Marco
Bellocchio
premio per il contributo speciale alla sceneggiatura. Premio
Marcello Mastroianni a una giovane attrice emergente a Najat Bessalem per
'Raja'. Giuria settore Controcorrente: premio San Marco a 'Vodka Lemon' di
Hiner Saleem, il premio speciale per la regia a Michael Schorr per 'Schiltze get
the blues', il premio per la migliore attrice a Scarlett
Johansson per 'L'amore
tradotto' di Sofia
Coppola, il premio per il miglior attore a Asano Tadanobu a 'Last
life in the Universe'. Menzione speciale a 'La quimera de los Heroes'. Premio
Venezia Opera prima Luigi De Laurentiis e' stato assegnato a 'The return',
menzioni speciali a 'The last train' e a 'Ballo a tre passi' di Salvatore Mereu.
Per quanto riguarda i cortometraggi, il Leone d'argento e' andato a 'Neft' di
Murad Ibragimbekov, il premio Uip a 'The trumouse sgow' e la menzione speciale a
'Hochbetrieb'.
Andrey
Zvyagintsev: Questo
premio e' un avvenimento grandioso per il cinema russo, indipendentemente dal
fatto che il film sia mio. Ricevere il premio dalle mani dei fratelli Taviani
che ho sempre ammirato mi ha emozionato tantissimo. E trovo una coincidenza
molto poetica il fatto che questo avvenga 40 anni dopo che un altro film russo,
'Il ritorno di Ivan', vinse il Leone. Questo premio e' dedicato, come il film, a
Vladimir Garin, il giovane protagonista del film, scomparso poco dopo le riprese
in cicostanze tragiche''.
Sean
Penn: ''Un riscatto per l'Oscar?
Questa e' la prova che l'Accademy e' li' per celebrare anche bravi registi,
autori ed attori ma e' soprattutto un gioco in cui c'entra molto il denaro.
Invece festival come questo di Venezia sono un incoraggiamento a registi i cui
film vengono mostrati per essere sostenuti. Per questo mi piace Venezia. E poi,
qui nessuno sulla porta mi ha chiesto che marca di vestito
indossassi...''.
Mario
Monicelli, presidente della giuria: «Quel po’ di peso in più che
in giuria ha un presidente lo farò valere. A parità di meriti appoggerò
un film italiano. Il patriottismo non c’entra, c’entra il cinema. Il
nostro sta riprendendo quota e un premio come il Leone potrebbe aiutarlo».
«Il cinema è arte, d’accordo. La settima, stando alle classifiche.
Ma a mio parere è un’arte minore, applicata a un’industria che dà
lavoro a moltissima gente e fa girare enormi quantità di denaro. Un
film è un prodotto artistico costoso. Oggi più che mai. Un regista non
deve scordarlo. Le esigenze estetiche non possono dettar legge al punto
di dimenticare che dall’altra parte c’è un pubblico. Il cinema è
stato inventato per essere visto da milioni di persone. Non da pochi
intimi, come invece spesso accade. Un paio di generazioni sono rimaste
schiacciate dai grandi maestri. Difficile reggere il confronto. Si sono
salvati in pochi: Bellocchio, Ferreri, Bertolucci... L’ultimo è stato
Moretti. Gli altri... O non hanno osato venir fuori o si sono
concentrati sui loro ombelichi tentando penose imitazioni»...«Per
Bellocchio siamo dispiaciuti, altrochè, ma il verdetto alla fine è stato
unanime. Noi propendevamo per Bellocchio, gli altri giurati, pur riconoscendo
che si tratta di un regista importante, erano più convinti su altri film. Mi
spiace che Marco sia rimasto così ferito, ma noi abbiamo la coscienza
tranquilla»
Stefano
Accorsi, fidanzato di Laetitia
Casta, premiato l'anno scorso con la coppa Volpi per la sua
interpretazione di 'Un
viaggio chiamato amore ' di Michele
Placido, ora nell'insolita veste di giurato.: "Mi piace
venire a Venezia in questo periodo, verso settembre. La città ha una
luce diversa. Mi aspetto di vedere tanti film, pare belli, pare ricchi.
Non vedo l'ora. Senza lo stress del giudicare, mi aspetto di confrontare
il mio punto di vista con quello di altre persone che hanno percorsi
professionali diversi dal mio, culture diverse. Mi ha incuriosito appena
me lo hanno proposto e ho accettato subito. Sono comunque d'accordo con
Mario Monicelli. Se penserò che ci sono due film di pari peso, un
italiano e uno straniero, è naturale che sceglierò il primo. Credo che
sia naturale. Non è campanilismo, è amore per la nostra cultura, per
il nostro cinema. Piuttosto che ex aequo, sceglierei il film italiano.
Se c'è parità perfetta, scelgo il nostro".
Bernardo
Bertolucci, a Venezia con 'I sognatori'
: ''Il '68 e' stato censurato dai genitori di oggi che
lo considerano un fallimento. All'inizio volevo fare il terzo atto di 'Novecento' ma poi trovavo che c'era
troppa ideologia in me per poter affrontare un argomento del genere. Cosi' ho
pensato che mi sarebbe interessato riportare uno spirito di speranza che c'era
in un periodo che ho vissuto. Mi sembra che la societa' di oggi non permetta
sentimenti di grandi speranze se si eccettuano i giovani dei movimenti. Dunque
perchè non
raccontare ai giovani una storia di grande speranza censurata dai genitori.
Quella censura e' stata un errore, il 68 e' stato l'inizio di cose
importantissime, in quell'anno e' esploso il femminismo. Ma oggi e' come se i
giovani non sapessero niente del '68 ed e' un'ingiustizia storica. Gli anni '60 non
finiscono secondo me nel '69 ma con la morte di Aldo Moro nel '78"..."''Mi
rattrista che il bel film di Marco Bellocchio non abbia trovato alla Mostra di
Venezia il suo riconoscimento adeguato. L'idea della liberazione di Moro e'
straordinaria, poetica e ha un grandissimo potere liberatorio anche
catartico per una generazione come la nostra che ha convissuto segretamente e
forse assurdamente con forti sensi di colpa''.
Omar
Sharif, Leone d'oro alla carriera,
a Venezia con Monsieur
Ibrahim e i fiori del Corano', 'Sono molto onorato di ricevere il Leone d'oro alla carriera. Venezia e' una citta' che adoro. Mancavo dal cinema da 5 o 6 anni
perche' non trovavo personaggi idonei. Ho avuto sempre questo problema: io ho un
accento che non e' proprio di un paese specifico e quando ero giovane, e facevo
film di cassetta, i produttori cambiavano i ruoli per adattarli a me''..,,''Per il mio gusto Zivago lo trovo un
po' sentimentale anche se so che piace alle donne. Ma credo
che Lawrence
d'Arabia entrera' nella storia del cinema piu' di Zivago ''..''Non
credo che nel corso della mia vita vedro' mai la pace in Medio Oriente. Forse
mio figlio o miei nipotini ci riusciranno, Sono piuttosto pessimista
sulla situazione -spiega il 73enne attore egiziano- non vedo una soluzione
rapida''.
Sylvester
Stallone, a Venezia per la
presentazione di 'Spy Kids 3 diretto da Robert
Rodriguez e interpretato accanto a Salma Hayek,
e Antonio Banderas,.: ''Sono stufo di essere considerato un'icona dell'era
Reagan,
voglio passare a una nuova fase della mia carriera. Non ho mai
scelto di essere un attore d'azione, è capitato quasi per caso. Il
successo e 'Rocky' prima e 'Rambo' poi, mi hanno cucito addosso un'etichetta da
cui sto disperatamente cercando di liberarmi''.'..'Peccato per 'Rocky VI', ma non
si fara' mai. Ci tenevo molto e avevo gia' pronto il soggetto, ma la produzione
che detiene i diritti lo ha bloccato in partenza''. ''Mi dispiace davvero molto
per me aveva un grande significato, perche' avrebbe
rappresentato la conclusione definitiva del ciclo. Ma purtroppo ho venduto i
diritti, e se la produzione che li detiene non cambia idea, non posso neanche
autoprodurlo''.
Stefania
Sandrelli: ''E' stato de Manoel de Oliveira in persona a propormi questo
piccolo-grande ruolo, piccolo ma molto prezioso perché ''Um filme falado'' (''un film
parlato''), e' una
grande metafora sulla vita, sul mondo occidentale e sul dialogo tra i popoli''.
Isabella
Rossellini, protagonista di The
faddest music in the world' del canadese Guy Maddin: ''A Venezia non ci vengo molto volentieri: mi hanno sempre
scannata. Preferisco altri Festival. La prima volta venni qui nel '79 con 'Il
prato' e mi massacrarono. Anni dopo Gianluigi Rondi mi bandi' per 'Blu Velvet'
dicendo che non poteva mostrare la figlia della sua amica con il seno nudo. Per
questo quando i produttori mi hanno detto tutti contenti che questo film era
stato selezionato per la Mostra gli ho detto: non contate su di me... ''.
Marco
Bellocchio
a
Venezia con 'Buongiorno, notte' :
'Lasciare uccidere un uomo come Aldo Moro e' stato un errore politico. Lo Stato
sarebbe stato piu' forte se avesse trattato anche se avrebbe dovuto poi
affrontare critiche e attacchi. Guardate quello che succede su Sofri che non
vogliono liberarlo. Ma questi sono discorsi che si fanno col senno di poi''.
Takeshi
Kitano: ''I soldi che mi fanno vivere e che
fanno vivere la mia famiglia li prendo dai programmi che faccio per la tv
e' con quelli che mantengo la mia famiglia. Fare film e' un mio hobby e cosi'
posso permettermi di fare quel che voglio senza troppi assilli''.
Francesco Alberoni: ''Finalmente la Mostra di Venezia si e' spoliticizzata. Ed ora ci si
interessa solo al fatto che un film sia bello o no e che un regista sia bravo
o meno''.
Dino De Laurentiis, Leone d'oro alla carriera: ''Non sono mica venuto qui per il Leone, sono qui per mangiare
la granseola. E' un riconoscimento a tutto quello che ho fatto nella mia vita
ma, indirettamente, anche al cinema italiano e alla creativita' artistica ed
imprenditoriale''.."In Italia c'e' tanto talento ma non c'e'
liberta' creativa e imprenditoriale per i produttori. I politici italiani non
capiscono nulla di cinema e anche la nuova legge e' una pessima legge perche' e'
figlia di quella attuale che mi costrinse a trasferirmi negli Usa. La liberta' vale piu' di ogni
sovvenzione statale e bisogna lasciare al produttore e al regista la liberta' di
decidere in che lingua esprimersi. E' ridicolo chiedere che i film vengano
girati in lingua italiana se poi non hanno mercato'',
Tinto
Brass:
''Dal momento che non mi voglio alla mostra ufficialmente vengo
ufficiosamente. I miei film non li vogliono ma le mie ragazze si. Cosi' sto
studiando un modo spettacolare per portare una botta di allegria a questo
festival che a volte e' un po' lugubre anche quando affronta temi legati
all'eros. C'e' questo vezzo di sposare insieme eros e thanatos, con un accento
piu' forte sulla morte che sulla vita, come se questo nobilitasse le
pellicole. Io invece sono per la cultura dell'eros gioioso. Per questo mi conforta la presidenza della giuria affidata a
Monicelli''.
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