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(ottobre 2003)
II Business della
provvidenza (Cocco
Bello collettivo)
Olivia
Hussey: ''Mi sento semplice come Madre Teresa che per me è stata
fonte di enorme ispirazione. E' stato un grande onore interpretare questo
ruolo. Lo sognavo da 20 anni e quando ho letto la sceneggiatura per me e'
stato un piccolo miracolo. Ora spero di toccare il cuore delle persone che
vedranno il film. Questo film è stato un'esperienza unica. Ogni scena è
stata difficile ma al tempo stesso bellissima proprio per il contesto in
cui veniva girata. Ogni giorno lasciava in noi delle sensazioni che
provavano il fisico ma risultavano un sogno mentale. Come Madre Teresa
sono una persona di fede credo nella Provvidenza, prego ogni giorno e mi
ritengo una persona semplice. Madre Teresa, è questo il suo merito
fondamentale ha messo in azione il proprio amore. E anche noi dovremo
cercare di emularla e di vedere Dio in tutte le persone, specie nelle più
bisognose".
Anche
se Maria Teresa di Calcutta è una santa e, con i santi è meglio non
scherzare, lasciateci un po' di ragione critica prima di trasferirci
direttamente in cielo con chi si è convinto che le vie del Signore
coincidano con quelle televisive. Tutta questa santità esibita via etere
ci lascia perlomeno dubbiosi. Ricordiamo, senza voler infierire con
commenti che vi potete scrivere da soli: la trasmissione edificante di
Vespa con "Giulietta bella gigogin" Olivia Hussey, la ex laica Laura
Morante che, oltre ad interpretare la madre superiora nella fiction su
Madre Teresa, sarà la monaca di Monza in "Renzo e Lucia" di
Francesca Archibugi; Monica Bellucci
nella parte di Maria Maddalena che guarda Gesu' morire sulla croce nel
nuovo film di Mel Gibson e, per
finire, l''iniziativa del Poligrafico e Zecca dello Stato, di
affidare all'artista Valeria Celestina Sicilia il compito di coniare una
medaglia d'oro per Madre Teresa circondata dalle parole di Gesu'
"Amatevi come io ho amato voi". Quello che turba in tutto questo
business della santità non è tanto il fatto che l'occidente cerchi
disperatamente di salvarsi l'anima ma che per farlo continui ad ignorare i
termini della questione. Da una parte l'occidente costruisce il suo futuro
dando un' assoluta priorità ai valori di giustizia, prosperità
ragionevolezza, solidarietà etc dall'altra la "santità" per
affermarsi ha bisogno di un etica della sofferenza fatta di ingiustizia,
indigenza e ignoranza. Probabilmente fra queste due realtà contrapposte
si potrebbe collocare una delle frasi più enigmatiche del Vangelo: da a
Cesare quel che è di Cesare e a Dio quel che è di Dio. Per aiutarvi in
qualche modo a dipanare questo tipo di questioni vi suggeriamo due libri.
Il primo è Un'idea
dell'India di Alberto Moravia che cercò, in seguito a un
viaggio in compagnia di Pasolini
e della moglie Elsa
Morante (zia di Laura), di smascherare le superstizioni religiose che
causano la tragica indigenza di quel paese. Il secondo è La
posizione della missionaria. Teoria e pratica di madre Teresa di Hitchens
Christopher che ci propone un’insolita analisi della figura di Madre
Teresa di Calcutta, rafforzata dalle testimonianze affidabili e ben
documentate di alcune ex infermiere della missionaria, nonché di un
autorevole medico (Robin Fox, direttore di una delle più importanti
riviste mediche del mondo, «The Lancet»).Hitchens sottopone
all’attenzione del lettore gli aspetti più contraddittori
dell’attività della religiosa e mette in discussione, in maniera
coraggiosa e politicamente scorretta, l’"etica della
sofferenza" che ne è alla base.
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