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(novembre 2003)
Una nipote da sculacciare
Impossibile
esimerci dal dare un bel Cocco Bello
ad Alessandra Mussolini. Povera Alessandra va bene che senza il nome del
nonno sarebbe stata costretta a fare la valletta di Pippo Baudo a vita. Va
bene che prima di scoprirsi moralista ci dava dentro con le tette al vento
per le copertine di Excelsior, Playmen e addirittura per il tedesco Quick.
Va bene che l'ultima volta che lasciò per un po' il partito al motto di:
«Non mi meritate» non fu per motivi del tutto nobili: pare che il marito
Mauro Floriani sovvenzionò la campagna elettorale della moglie con i
soldi ricevuti da Pacini Battaglia inquisito da Di Pietro. Va bene che di
politica non ne ha mai capito una mazza: nel 2000, parlando di Silvio
Berlusconi preconizzò: «Non vedo un altro premierato per lui» e poco
prima che Massimo D'Alema andasse a Palazzo Chigi, disse: «È in fase
calante». Va bene che ama definirsi una bomba passionale e sanguigna ma
questa volta sarà difficile non diventare la kamikaze di se stessa.
Nessuno dubita che Fini sia furbo e che, come il nonno di Alessandra
conosca l'arte dell'opportunismo ma questa volta è stato proprio un bravo
ragazzo. Solo consegnando alla storia gli errori ed orrori del fascismo si
potrà forse rivalutarne i non pochi pregi. Se il povero Mussolini
tornasse in vita sarebbe fiero di Gianfranco Fini e non avrebbe remore a
sculacciare la bizzosa nipotina.
Roma
27 novembre, dopo le dichiarazioni di Fini a Gerusalemme, Alessandra
Mussolini ha deciso di abbandonare AN: ''E' stata sancita una
incompatibilità e un pregiudizio non tanto con le mie posizioni
politiche, ma con il cognome che porto, per questo lascio Alleanza
nazionale. Sono incompatibile di fronte al tatticismo ho scelto il cuore e
i sentimenti. E mi porto via idealmente la Fiamma, che non ha più ragion
d'essere in questo partito. Credo che sia importante essere se stessi io
non ho poltrone da difendere. E' stata una decisione sofferta, ma credo
che nella vita ci voglia coerenza. Ecco, la mia è stata una scelta di
coerenza. Come posso rimanere in un partito il cui leader ha detto quel
che ha detto su mio nonno? C'e' una specie di pregiudizio sul cognome che
porto, per questo lascio Alleanza Nazionale. La mia incompatibilita' con
il signor Gianfranco Fini e' totale. Capito? To-ta-le. Su tutti i fronti.
Del resto non ho poltrone da difendere, io. E posso assicurare che
la decisione di abbandonare il partito e' una decisione sofferta ma anche
inevitabile, perche' credo che nella vita ci voglia coerenza: lui si e'
messo su un percorso che non puo' essere il mio. Perche' ha tradito, ha
anestetizzato il partito. Fini e' diventato il male assoluto di An: ha
intrapreso un percorso da venduti''.
Reazioni:
Gianfranco Fini: "Nel congresso di
Fiuggi dicemmo che non aveva piu' senso portare nella discussione politica
la storia con il suo immane peso, e che la storia non poteva piu' essere
usata come una clava per colpire l'avversario. Dicemmo che non aveva piu'
senso svolgere il dibattito politico sulla dicotomia
fascismo-antifascismo, anche perche' i valori dell'antifascismo erano
condivisi da tutti, anche da noi. 'Le accuse che mi vengono rivolte
ne sono la conferma, perche' non c'e' un leader staccato dal suo partito
ma c'e' un leader orgoglioso del suo partito. Era giusto fare quello che
ho fatto. La mia non e' presunzione. Pero', se la polemica fa parte del
dibattito politico respingo l'accusa di chi dice 'Fini lo fa' per proprio
tornaconto'. Ho agito secondo coscienza, e nella convinzione di
interpretare il pensiero della maggioranza degli italiani e degli elettori
di An, e la totalita' degli elettori potenziali. Solo il tempo dira' che
quello che ho fatto e' stato utile. Se nella mia vita avessi seguito la
stella polare del tornaconto, non mi sarei iscritto all'Msi''.
Romano Mussolini: ''Alessandra ha fatto bene, se non altro per ricordare a
tutti che lei si chiama Mussolini, che appartiene alla famiglia Mussolini''
Assunta Almirante: ''Brava Alessandra, hai tutto il mio plauso. Ti
abbraccio forte e ti dico che non sei sola. Per forza, lo doveva fare
assolutamente con quel cognome e per quello che hanno detto del povero
nonno. Ma che si sono dimenticati di piazzale Loreto? Non gli e' bastato?
Ad Alessandra telefonerò al piu' presto''.
Gianfranco Anedda, capogruppo di An alla Camera: "Ritengo che
l'onorevole Mussolini, nel prendere la sua decisione, si sia fatta
trascinare dalla emotività che ha soffocato la razionalità. Auspico che
ci ripensi perché reputo la sua una decisione errata. La ritengo errata
sia nelle motivazioni che nell'effetto. Avrà certamente fatto le sue
valutazioni, ma sono convinto che siano state condizionate dall'emotività".
Francesco Storace: "C'è un'operazione costruita a tavolino per far
venire alla luce chissà quali nostalgie e magari espellerle per
purificarsi. Chi ha fatto questi conti ha sbagliato. Dopo decenni di
guida della destra, prima ai vertici delle organizzazioni giovanili e poi
del partito, dobbiamo scoprire che abbiamo sbagliato tutto, che ci siamo
macchiato di chissà quale crimine. La scelta della democrazia non
l'abbiamo fatta oggi. Provo grande tristezza".
Teodoro Buontempo. "Mi dispiace per la scelta di Alessandra
perché ha dimostrato di essere un deputato capace che ha fatto il suo
dovere. Ma capisco la sua amarezza e la sua indignazione. E' lo stato
d'animo che io sento con molta sofferenza. Mi sono iscritto al Msi nel
1963, non provengo da una famiglia fascista al contrario di molti
esponenti dell'attuale classe dirigente di An e sono indignato che oggi al
partito al quale ho dato 40 anni di militanza, vengano attribuite
posizioni politiche e responsabilità di cui non si trova traccia nella
storia del Msi".
Giuseppe Consolo: ''Apprendo con dolore e stupore della decisione di
Alessandra Mussolini di lasciare il nostro partito. Poiche' non mi risulta
che abbia parlato direttamente con Gianfranco Fini, e che quindi non ha
potuto sentire dalla sua viva voce della straordinaria esperienza che lo
stesso Fini ha vissuto con il cuore e non certo solo per motivi politici
in Israele, non posso condividere una decisione basata sul 'sentito dire'''.
Gianni Alemanno: ''Le leggi razziali
sono 'il male assoluto', non c'e' dubbio, ma il fascismo non fu solo
quello. Si e' arrivati al paradosso che Gianni Baget Bozzo sul Giornale e
Giuliano Ferrara sul Foglio hanno preso un atteggiamento sul fascismo piu'
sereno di quello che e' parso avere Fini nel suo viaggio in Israele. Ma la
cosa peggiore di tutta questa storia e' che siamo di nuovo incatenati a
parlare del passato mentre ci sono tanti temi del presente e del futuro su
cui una moderna destra democratica deve trovare la sua vera
legittimazione''.
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