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(novembre 2003)
Sorrisi e Sanzioni TV e La
Rai censura Pericle
 Sorrisi
e Sanzioni TV
Alla faccia del più spudorato trasformismo
Paolo Bonolis è riuscito in poche ore a trasformarsi da Beppe
Grillo al clone di Giulio Andreotti. Dopo aver rilasciato all'Espresso
dichiarazioni bomba su "censura e regime", sul "conflitto
di interessi" e addirittura sulle balle che ci raccontano sull'Iraq,
il super Re degli ascolti ha negato tutto costringendo la direzione
dell'"Espresso" a precisare che esiste una registrazione
del colloquio a disposizione di chiunque desideri vederci più chiaro.
Paolo
Bonolis dall''intervista all'Espresso: "Ho chiesto, fin dalla prima
puntata di Domenica In, di poter intervistare Enzo Biagi. L'ha
visto lei? Manco io. Nessuno mi ha risposto, né sì, né no. Il progetto
ha fatto puff: si è come evaporato, dissolto. Ho la sensazione che
in Italia ci sia un regime.".. "Non ho visto RaiOt, ho
saputo che la Guzzanti ha
affiancato, alla satira, dei capi d'accusa al presidente del Consiglio. La
satira non è mai sbagliata. Non so se per un comico ha senso lanciare
strali estrapolati da essa. Da sempre ogni potere cerca di
proteggersi dalle aggressioni esterne, ma questo sta esagerando. Forse
perché avverte le difficoltà, non si sente un organismo sano e quindi
prende della cautele eccessive. Alle ultime elezioni ho votato Forza
Italia, al prossimo giro non la voto più"..."Umberto Bossi
potrebbe essere in gamba nel far riderema anche Buttiglione ha il phisyque
du role, mi ricorda Louis de Funes"... "Saddam Hussein sarà
brutto, cattivo e fijo de mignotta, ma spiegatemi bene: siamo in guerra
perchè lui è un dittatore sanguinario, o perché il suo Paese controlla
risorse economiche importanti? E poi: perché non gliene frega a nessuno
dei milioni di persone che vengono trucidati dai colleghi africani e
coreani di Saddam?"..."Rispetto alla sua natura di televisione
commerciale, Mediaset è diventata paludata e non tiene conto che il tempo
passa. La Rai ha sudditanza nei confronti del potere. Il conflitto di
interessi è sotto gli occhi di tutti. Ma il suo direttore generale
sta dimostrando di saper dare un colpo al cerchio e uno alla botte".
Paolo
Bonolis smentisce: "Non era un comizio politico. Il mio pensiero è
stato falsato. Era una piacevole conversazione condita con battute
ironiche trasformata in una sorta di comizio politico che non ho fatto. Le
mie considerazioni sul ruolo della politica si riferivano a tutti i
partiti e a tutti i politici. Trovo eccessiva l'enfasi che viene data a
tutto ciò che passa sul teleschermo con un fiorire di dichiarazioni che
meriterebbero argomenti ben più seri e importanti. Ci sono i soliti due o
tre che ogni giorno pontificano contro la Rai. Non ho detto che avrei
cambiato scelte politiche ma solo che poteva avvenire, trincerandomi di
fronte alle insistenze della mia interlocutrice"...Devo far osservare
che se avessi avuto la stessa conversazione con un settimanale di diverso
orientamento rispetto all'Espresso ci sarebbe stata tutta un'altra
impostazione, di tono completamente opposto, su tutte le questioni
politiche". La direzione dell'Espresso, come detto, conferma
l'intervista e mette a disposizione la registrazione del colloquio.
La
Rai censura Pericle
Paolo
Rossi,i, invitato da Bonolis a Domenica in ha dovuto spedire ai
funzionari Rai un dialogo del suo ultimo spettacolo che avrebbe dovuto
recitare davanti alle telecamere. Risultato: severa bocciatura dei
censori, il testo è troppo forte e poi non fa ridere. Si tratta, alla
lettera, di un comizio politico. Pervaso da una profonda, velenosa e
ossessiva intenzione polemica contro Silvio Berlusconi. Ma cosa c'era di
così pericoloso in un discorso di 2.400 anni fa ? Potete darvi la
risposta da soli
Tucidide,
la democrazia spiegata agli ateniesi da Pericle: “Il nostro governo
favorisce i molti invece dei pochi: per questo è detto democrazia. Le
leggi assicurano una giustizia eguale per tutti nelle loro dispute
private, ma noi non ignoriamo i meriti dell’eccellenza. Quando un
cittadino si distingue, allora egli sarà, a preferenza di altri, chiamato
a servire lo Stato, non come un atto di privilegio, ma come una ricompensa
al merito, e la povertà non costituisce un impedimento. La libertà di
cui godiamo si estende anche alla vita quotidiana; noi non siamo
sospettosi l’uno dell’altro e non infastidiamo mai il nostro prossimo
se preferisce vivere a modo suo. Ci è stato insegnato di rispettare i
magistrati, e le leggi, e di non dimenticare mai che dobbiamo proteggere
coloro che ricevono un’offesa. E ci è stato anche insegnato di
rispettare quelle leggi non scritte la cui sanzione risiede solo
nell’universale sentimento di ciò che è giusto e di buon senso. La
nostra città è aperta al mondo; noi non cacciamo mai uno straniero. Noi
siamo liberi di vivere proprio come ci piace, e tuttavia siamo sempre
pronti a fronteggiare qualsiasi pericolo. Un cittadino ateniese non
trascura i pubblici affari quando attende alle proprie faccende private.
Un uomo che non si interessa dello Stato non lo consideriamo innocuo, ma
inutile; e benché soltanto pochi siano in grado di dar vita a una
politica, noi siamo tutti in grado di giudicarla. Noi non consideriamo la
discussione un ostacolo sulla strada dell’azione politica. Crediamo che
la felicità sia il frutto della libertà e la libertà sia solo il frutto
del valore”. La
guerra del Peloponneso. Libro 2º di Tucidide. Il tema è. La
parola a Pericle, politico ateniese del 495_429 a.C.
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