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(gennaio
2004)
Apocalisse asiatica: il
lutto, la rabbia, la speranza di Pino
Agnetti (5 gennaio 2005)
Per
la prima volta nella sua ancor breve storia, l’Europa a 25 espone oggi la
bandiera a mezz’asta e sosta in silenzio per tre minuti. Sono i segni del
lutto per le vittime dell’apocalisse asiatica. Di tutte le vittime, non solo
degli almeno 7.000 cittadini dell’Unione dati per dispersi (500 i corpi senza
vita finora identificati) e che i rispettivi governi disperano, ormai, di
ritrovare in vita. Il carattere simbolico dell’iniziativa non ne intacca
affatto il significato solenne. Anche se esso appare velato dalla litigiosità
assai poco onorevole affiorata nei giorni scorsi fra alcune capitali
continentali (Roma per fortuna se n’è tenuta lodevolmente fuori) circa la
guida delle operazioni di soccorso targate Ue. Motivo in più per auspicare che
al primo vertice mondiale sulla catastrofe che si terrà domani nella capitale
indonesiana Giakarta il Commissario europeo per gli aiuti umanitari, il belga
Louis Michel, possa parlare a titolo non esclusivamente personale. Ma il lutto
odierno può e deve essere l’occasione anche per tentare un primo consuntivo
di come la comunità internazionale nel suo complesso ha fin qui reagito alla
peggiore calamità naturale dell’era moderna. E la prima spietata verità che
s’impone all’attenzione generale (assenza di un sistema di prevenzione
globale dei disastri naturali a parte) è che né l’Onu, né la già citata
Unione europea, né il G8 né altri organismi o sistemi sovranazionali sono
stati capaci di schierare in tempi ragionevolmente tempestivi l’unica risorsa
realmente indispensabile all’indomani dell’ecatombe: un’armata di navi,
elicotteri ed aerei in grado di raggiungere, se non in ore almeno in giorni, gli
scampati e i feriti per curarli e portarli al sicuro. Sotto questo aspetto, la
polemica intorno al mancato coordinamento degli aiuti appare, più che altro, un
penoso diversivo anche rispetto alla seconda e non meno amara lezione su cui
appare obbligatorio riflettere con brutale franchezza. Esiste un gap abissale
fra la portata senza precedenti della solidarietà internazionale (i due
miliardi di dollari già stanziati dai Paesi donatori sono, come ha dichiarato
lo stesso Kofi Annan, una cifra superiore a quella raccolta per tutte le
emergenze umanitarie del 2004) e la possibilità pratica e immediata che questa
immensa massa di denaro serva a impedire che le epidemie arrivino a compiere una
strage di entità pari a quella della primissima ora. La notizia peggiore
battuta in ordine di tempo dalle agenzie, infatti, non giunge dalle moschee di
Banda Aceh e dai templi di Phuket e dello Sry Lanka convertiti in obitori
nauseabondi. Bensì, dagli aeroporti dei dodici Paesi flagellati dallo tsunami
che rigurgitano, oramai, di migliaia di tonnellate di aiuti d’ogni genere.
Viveri, acqua e medicinali che, tuttavia, risulta pressoché impossibile
distribuire alle popolazioni rivierasche (ovviamente le più colpite) per la
semplice ragione che l’oceano impazzito ha spazzato via strade, ponti e
ferrovie e tagliato letteralmente a fette intere regioni azzerandone le
comunicazioni da un capo altro. Gli unici a non essersene accorti sono certi
maldestri inviati sul posto che, invece di denunciare la catastrofe sanitaria
imminente, ancora ieri sera si affannavano a lanciare messaggi di allucinante
insensatezza, tipo: “Mandate qui i vostri soldi per consentire alle Ong di
comprare o noleggiare i pulmini e i fuoristrada su cui far viaggiare gli
aiuti”. Ma quali pulmini, di grazia, e quali fuoristrada quando, al momento,
gli unici “veicoli” che stanno cavandosela egregiamente laggiù sono gli
elefanti? Piaccia o non piaccia, solo l’America è stata in grado, finora, di
gettare nella mischia mezzi (la più moderna delle sue portaerei, insieme a una
nave portaelicotteri del corpo dei marine) minimamente adeguati. Ma nell’era
delle sfide globali, nessuno - dagli alleati più fedeli ai critici più
radicali dell’ultima superpotenza – può gioire all’idea che il compito di
raggiungere i superstiti dell’onda prossima ventura tocchi di nuovo, se non
esclusivamente, agli infaticabili elicotteristi della Uss “Lincoln”. O a una
squadra dei predetti, e assai poco tecnologici, pachidermi. In questo
quadro sospeso fra il lutto e la sconsolata presa d’atto che pure i ritardi
accumulati e le troppe energie sprecate (insieme a quelle mai messe in campo)
hanno assunto proporzioni adeguate alla scala inusitata dell’apocalisse
asiatica, c’è spazio però per un ultimo insegnamento che riguarda, stavolta,
ognuno di noi preso singolarmente. Quando – a questo punto, non importa se fra
settimane o mesi - la macchina della ricostruzione avrà preso finalmente il
via, allora sì che i soldi offerti da una marea di comuni cittadini potranno
trasformarsi in un abbraccio concreto a quei popoli così spaventosamente
colpiti. La “linea del fronte”, dunque, si è già spostata alla fase di
finalizzazione dei fondi raccolti tramite le varie sottoscrizioni aperte anche
in Italia e la cui gestione è stata affidata alla Protezione Civile.
Giustamente, è il caso di aggiungere, considerata l’affidabilità
mostrata anche stavolta “sul campo” dalla struttura guidata da Guido
Bertolaso. Il quale sa bene che un sacco di italiani che non hanno atteso gli
odierni tre minuti di silenzio della Ue per ricordarsi di essere anche cittadini
europei e del mondo attendono con ansia di veder crescere una messe di progetti
di fattiva e visibile solidarietà sopra le spiagge disalberate del Sud-Est
Asiatico. Per dire, a se stessi e ai propri figli: quel seme di speranza e di
rinascita è anche nostro. 5 gennaio 2005
Michela
Rocco di Torrepadula e l'amico di merda; quel diavolaccio di Bill Gates
(novembre 2004)
La
vittoria di Zaccaria di Giovanni Colombo
Le
Simone mi Puzzano di Giovanni Pellinghelli del Monticello
Le
due Simone sono tornate
Giovanni Pellinghelli del Monticello: Il
Rigoletto di Giuseppe Verdi Gobbi e seduttori alla corte
dei Gonzaga con tutti i libretti d'opera di Giuseppe Verdi. Boris
Godunov di Modest Musorgskij Dalla Russia con mistero
Oriana
Fallaci: La
forza della ragione La scrittrice che con i suoi libri riesce
sempre a far incazzare mezzo mondo (l'altra metà ne è entusiasta).
Cine
gossip Marzo: Mel Gibson
"Va de retro Bush"; Courtney "Love
Love con microfono"; Brad Pitt "Il
pistolero più veloce del west"
Letteratura
erotica al femminile: letteratura erotica al femminile.
Melissa P, Grandes Almudena, Francesca Mazzucato,
Teresa Giulietti, Arsan, Anaïs Nins, Colette, Duras, Nadine
Gordimer, Alina Reye, Claudia Salvatori
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Grillo e la Parmalat, Cine gossip gennaio:
Statuette in vista, Angelina Jolie partner ideale si becca Pitt,
Ingrid Thulin e Delia Scala, Le mirabolanti
avventure di Paolo Tarocchis, king of paraculis, Tom
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