INVECE
prima pagina
Periodico a vista .e. Cronaca in pista

Pus e Violette

a
Home Page
Sommario Forum
Granetto: l'altro lato del '900
Notizie Gnomiz notizie del giorno
Gnomiz Art
Encyclopaedia of Art
5000 Libri on-line
Gnomiz Roses soap opera
e-commerce Shop Viaggi
Moda  Arte Libri  Video
VoliViaggiAlberghiLastminuteAuto
MutuiLingerieComputer occasioni
Erboristeriae-Dreams
a

 

TESTORI E PARENTI VENIVANO DA LONTANO di Luigi Granetto
Il
Teatro Franco Parenti di Milano ha festeggiato, la notte del 16 gennaio, il suo primo quarto di secolo con brindisi, risotto, giri di valzer e tanti improbabili reduci dalla memoria fervida. Mario Capanna, che nell'anno 1973 premiava i picchiatori con una medaglia d'argento con l'effigie di Giuseppe Stalin, ha ricordato come questo Teatro, risonante ancora delle eresie del cattolicissimo Testori e del liberissimo pensatore Parenti, fu' aperto anche per merito della sua rivoluzione. Carlo Fontana, pur riconoscendo di non aver mai capito niente di un testo come il Macbetto, si è detto convinto della grandezza del suo autore.
Emilio Tadini, che in quegli anni prestava consapevole vassallaggio alla corte di Marconi, titolare della Galleria provincial-modernista più odiata da Testori, è riuscito a scambiare la raffinata lingua dell'Ambleto (costruita su una perfetta conoscenza del latino e su una complessa amalgama di fonti colte e brianzolo reinventato) per il suo più vicino antagonista linguistico: il dialetto popolare milanese. Piero Mazzarella, nella pregevole ma ingenua sua guitteria, ha ridotto, con uno monologo stralunato che avrebbe provocato in Parenti un'irrefrenabile sete di liquori illuministi, una delle esperienze culturali più significative del dopoguerra a una questione di mestiere. Non saprei dire se questa serata, definita con entusiasmo dalla Sotis "trionfante" saprà trasformare le vaghe promesse del Sindaco Albertini in tangibili beni pecuniari, ma di una cosa sono certo: per aiutare il "Franco Parenti", e specialmente Milano, a ritrovare il suo ruolo culturale nel paese, sara' forse necessario cercare di proferire qualche passionale e verosimigliante verità.
Il Pier Lombardo fu' voluto da due scomodi e geniali artisti, Giovanni Testori e Franco Parenti, da un rigoroso studioso, Dante Isella, dal più aristocratico degli scenografi, Maurizio Fercioni e soprattutto da una fanciulla controcorrente, riottosa ad ascoltare le sirene del '68: la regista Andrée Ruth Schammah. Questa compagnia di maltrainsema visse come "se tutto fudesse inzolamente la fantasia dei noi" in un luogo "squasi alle porte della illustrissima e magnificientissima mediolaniensis urbiz".
In quella città, insomma, dove, fra sventolio di rossobrectiane bandiere, coglionerie legnanesi, Fo-comizi teatrali, unti risotti alla cumenda-Bramieri, re nudi e troppo-coperti-Formigoni, fra Trussardi in bicicletta e Berlusconi salvatetta, una classe di voltagabbana senza scrupoli, d'ignorantissimi truffatori, di piccoli eroi della meschinità, consolidava il suo potere e imparava a giocare a golf.
Potere golosamente appetibile perché costruito sulla mediocrità, l'unica attitudine dello spirito foriera di grandi consensi, capace di rendere omogenee le esperienze più contrastanti: destra e sinistra, avanguardia e conservatorismo, fede e interessi. Nel suo discorso il Sindaco Albertini ha detto "una giunta di destra che da ossigeno a una cultura di sinistra è il massimo che si può ottenere oggi a Milano".
Purtroppo la vera cultura, quella che rimane e stratifica il sapere, non è ne di destra ne di sinistra; il rinnovato interesse per D'annuzio passa per la considerazione che di lui aveva Pablo Neruda, la decrepita e provinciale diatriba crociani-anticrociani lascia spazio alla rilettura di un pensatore cattolico, amato da Bottai e da Gramsci, come Giuseppe Toffanin, l'improvviso interesse americano per una delle più grandi artiste del nostro seicento, Artemisia Gentileschi, dipende da una mostra organizzata da Stella, il più importante pittore astratto americano.
Come spiegare che la mediocrità, il respiro corto, il facile consenso, pur potendo fortunosamente essere funzionali alla commistione fra economia e politica sono pero' deleteri per il binomio cultura-civiltà?
Probabilmente l'incontro fra il bisogno di consenso immediato della politica e la necessità di un tempo dilatato della cultura, si ha solo quando un rispettoso desiderio di conservazione è capace di creare, come fuori dalla Fondazione Mazzotta, file interminabili di cittadini: gli stessi che rimangono con il fiato sospeso davanti alla magica bacchetta di Muti.
Per poter conservare qualche cosa, si dovrebbe fare in modo che qualche pazzo, come Andrée Ruth Schammah, fra mille sbagli e altrettanti commoventi insuccessi, sapesse anche lasciare opere geniali come la trilogia di Testori, o lavori semplicemente convincenti come la riduzione teatrale del bel libro di Emilio Tadini: "La Tempesta.
Del resto, di tutta la chiassosa e costosa storia del Piccolo, rimarranno qualche vago ricordo da nonno a nipote, il racconto di un grande ma meschino regista che non ha saputo insegnare ad alcuno la sua arte, il brutto e inutile teatro di Zanuso e qualche testo spurio di Lunari sui quali stendere pietosamente i velluti dei sipari: tanto rumore per nulla.

LA MILANO DELLA LIBERTA' di Giovanni Colombo

C’è stato un tempo in cui Milano si faceva abbracciare in una definizione. E, di conseguenza, anche per chi faceva politica era più facile rintracciare linee precise lungo le quali procedere con una certa qual baldanza. Ora non è più così. Con Milano ci sta succedendo un po’ quello che succedeva a Sant’Agostino con il tempo, che egli diceva di sapere bene cosa fosse finché non glielo chiedevano ma di non saperlo più quando gli veniva domandato di darne una definizione. Le parole di un tempo sono lise e stralise e quelle nuove sono ancora insufficienti. Anche quelle acute e suggestive usate da Peppino Turani, dicono molto ma non convincono del tutto. Milano città dei talenti? E’ vero che qui si producono idee, software, progetti, stili, consulenze, mode, giornali e si maneggiamo astrazioni e in tanti, alla domanda come ti guadagni da vivere, rispondono come Mickey Rourke in Nove settimane e mezzo "I make money by money" (faccio soldi con i soldi). Ma è altrettanto vero che molti di questi talenti offrono saperi standard e un’anima di plastica, sono perfetti nella loro ovvietà, e che almeno un terzo dei cittadini di money ne vedono sempre meno, e si trovano in condizioni di disagio e di povertà. Andiamo quindi cauti anche coi talenti. Se Milano in questa fase non si lascia dire con parole compiute, ciò non toglie che si debba tentare di capire le ragioni del suo disagio. Perché questo tutti lo sentono. La città si agita, si muove ma ad un certo punto si blocca e diventa triste. Perché mai? La mia risposta è la seguente: Milano è stanca di individualismo sfrenato, atomizzazione, sfrangiamento dei rapporti, sbriciolamento delle relazioni, micronizzazione (terribile parola dell’ultimo rapporto Censis). Desidera relazioni, incontri , abbracci che qui non ci sono più. Milano è innanzitutto libertà, che vuol dire autonomia, efficienza, velocità, tolleranza, metter su bottega in santa pace, insofferenza per ogni forma di burocrazia. Se qualcuno l’adesca con un nome così fascinoso, lei ci sta. Per questo ha votato in massa la Lega: perchè nel ‘93 voleva aver la libertà di urlare basta e Bossi era il megafono giusto. Per questo da tre anni vota in maggioranza Polo: perché le piace il logo, mica le persone, mica Berlusconi, che come politico vale niente, men che meno Albertini e De Corato (tandem modesto, molto modesto e soprattutto triste, tanto tanto triste). Milano sulla libertà scatta, si accende subito. Rischiando così di prendere cantonate, di non distinguere le patacche dai prodotti genuini e affidabili. Mantenendo però la capacità di riprendersi, di cambiare altrettanto repentinamente appena scopra l’inganno. Milano la libertà ce l’ha nel dna e piano piano si sta accorgendo che la libertà non è mai un avvitamento su se stessi, una solitaria, mediocre, opaca ricerca di privato tornaconto ma all’opposto capacità di relazione, di sviluppare le proprie risorse e di metterle a frutto in contesti internazionali, grandi, ariosi. Ciascuno - persona o gruppo o città o nazione che sia - non è se non nella relazione, e la ricchezza duratura, quella che non dipende dalle oscillazioni del Mitbel, è la ricchezza dei rapporti, degli accordi con gli altri e con il diverso da sé. Questa percezione - di una liberté che intrecci vincoli di fraternité - va e viene, è chiara solo ad un’esigua minoranza (minoranza anche nella Chiesa ambrosiana, nonostante le alte parole del Cardinal Martini) e quindi deve essere stimolata da una politica di centrosinistra. In generale la politica non serve per decidere ciò che accade, come invece sentenziava amaramente Musil. In particolare una politica di sinistra non è mai il commercio, non segue solo la domanda, inventa l’offerta, inventa nuovi prodotti, crea nuovi equilibri, nuove scenari, nuovi mondi. Fa diventare possibile l’impossibile.. Sta all’Ulivo dunque produrre una politica così. Ma bisogna partire con le idee giuste. Ed è troppo poco limitarsi ad invocare, come ha fatto nel suo articolo Walter Veltroni, "l’apporto di quella cultura liberale e democratica che oggi segna di sé l’esperienza della nuova sinistra del duemila". Oggi siamo tutti liberali, anche chi è stato fino a pochi anni fa nella chiesa comunista a difendere l’Est, anche chi è stato fino a pochi mesi fa fascista. L’Ulivo quindi non può che essere liberale: ma deve guardarsi bene dall’essere unicamente liberale, e dall’esserlo più del necessario. Deve amare la libertà, ma di un amore alquanto diverso da quello dei liberali ortodossi, che considerano – quelli d’oggi ancor più che quelli del passato – la libertà un bene da assaporare da soli e che preparano così, con le loro stesse mani, la trappola destinata ad inghiottirli: quella in cui la libertà decade a privilegio di pochi e a disaffezione di molti e preclude a forme di dispotismo. In questa fase l’Ulivo deve avere come primo obiettivo quello di contrastare le pulsioni privatistiche e sospingere i cittadini ad associarsi, ad uscire dal loro isolamento e a responsabilizzarsi reciprocamente, puntando a "creare affari comuni che costringano gli uomini ad entrare in contatto gli uni con gli altri" come suggeriva quel gran liberale eterodosso – maestro assai più di democrazia che di liberalismo – che fu Alexis de Tocqueville. Il primo affare comune è l’Ulivo stesso. Ma finora è stato solo una coalizione di partiti. E allora affari comuni sono questi stessi partiti , se non fosse che anch’essi non si vedono più, non si sentono più, non si trovano più e sono utilizzati da apparati sempre più piccoli per perpetuare rendite sempre più ridotte. Sono stato sabato scorso all’assemblea della Cosa 2 e l’unica cosa che mi ha impressionato è che under 40 eravamo in due o tre e che in ore e ore di dibattito non c’è stata una battuta, un’immagine originale, una citazione letteraria, una risata. Tutti segni di paralisi, di ingessamento, di sclerosi. E anche a proposito del tormentone sul recupero della tradizione socialista che fa litigare in casa Pds, nessuno ha spiegato a che serve recuperare qualche ex-dirigente over 60 se poi non si recupera il popolo socialista. Rimetterci insieme - in città, nell’ulivo, nei partiti politici, nella cosa 2 - serve invece proprio a questo: a tornare ad essere un popolo che discute, che fa, che canta e che balla, che cammina unito. Io ci credo.
Giovanni Colombo già consigliere comunale dal 1990 al 1997 per la Rete e per il coordinamento provinciale dei Cristiano-Sociali lavora oggi all' Autorità per l'energia elettrica e il gas



ARCHIVIATENE I PEZZI !
di Benito Ciarlo
Giustizia ordinaria, giustizia sportiva, azione ricorrente : ARCHIVIARE.
Nemmeno sul contenuto della pipì v’è più certezza, quando la stessa viene asciugata con la sabbia.

 

Vox Inside
|
La Rete Forata | La Biblioteca della Memoria: presentazione "de Categorie" |
|
Legenda et Cogitanda secum | Epistoesercizi | Lingua & Ginnastica |
|
L'Anello che non tiene | Scritti Inside | Vox Similia | I Forum di Gnomiz |
.

NEXUS di Gnomiz
Motore di Ricerca Analogico