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FUTURISMO A MILANO: UN CASO DI DECADENZA di Luigi Granetto
Sabato 28 marzo, alla Fondazione Mazzotta di Milano, è stata inaugurata la Mostra: "Futurismo:
I Grandi Temi 1909-1944" aperta fino al 28 giugno.
Quanti visiteranno questa mostra potranno osservare, in
convincente sintesi, alcune fra le opere responsabili del
disastroso, anche se eroico, fallimento dell'arte d'avanguardia
del nostro secolo. Prima di qualsiasi considerazione
ideologica è facile accorgersi che anche la qualità
artigianale, quella pelle pittorica, solitamente funzionale ad
estraniare le opere dalle fragilità culturali che le hanno
motivate, non appare delle migliori.
Pochissimi quadri riescono a sottrarsi a questo doloroso
giudizio: tre intensi e sapientissimi Sironi, il suo Autoritratto
del 1913 dominato dal nero, un inquietante Camion del 1915 e un
poetico Aereoplano con paesaggio urbano del '17; Il grande
bozzetto di Boccioni per "Quelli che verranno"
costruito tonalmente con un verde opaco senza velature; i
"Lampi" di Russolo del 1909 un'opera ottocentesca del
tutto impressionista; "Dives il Ricco", grande disegno
a matita del 1905 di Romolo Romani che ricorda, concettualmente,
il nostro contemporaneo Gino De Dominicis e, tecnicamente, i
bozzetti di Medardo Rosso; per finire altri due quadri:
"Eroismo, tragedia, follia, ossessione" di Leonardo
Dudreiville del 1914, tela, malgrado il titolo, ricca di colori
esultanti e il famoso studio "Bambina che corre sul
balcone" di Giacomo Balla, purtroppo gia futurista.
Anche in questi pochi quadri di buona fattura, colpisce comunque
il fatto che il linguaggio e le tecniche usate siano, con
l'eccezione di Sironi, felici rimasticature dei valori pittorici
elaborati nel secolo precedente, ma senza però quel senso di
vertigine poetica e di astrazione, per esempio dell'ultimo Monet.
Del resto cosa ci si poteva aspettare da un movimento inventato
da qualcuno come Marinetti, che aveva mutuato la sua roboante e
ottocentesca prosa dalla retorica carducciana e dalle atmosfere
eccentriche di Guido da Verona, da quel linguaggio insomma che
tradiva il Leopardi e che avrebbe, qualche anno dopo, suscitato
l'imbarazzo di Pirandello e il riso, per noi liberatorio, di
Montale e di Italo Calvino.
Penso che questa Mostra possa essere utile per dire chiaramente
quello che, ad eccezione di pochi critici e collezionisti
interessati o nostalgici, ormai molti pensano: che il Futurismo e
le varie sue derivazioni movimentiste non furono l'inizio di un
"nuovo qualcosa" bensì la tragica epifania
dell'illuminismo tradito dall'Ottocento, inquinato dalle
decadenze di questo e dalle sue esasperate rigidità positiviste.
Già Piero Gobetti, nel 1924, definiva il Futurismo come
"ultima battaglia della passione romantica" e,
intuendone con lucidità, le disastrose conseguenze, aggiungeva
"..le confuse aspettative e i messianismi di questa
generazione dei programmi, che per aver messo tutto in forse si
trovava a dar valore di scoperte anche alle più umili faccende
quotidiane, preparavano dunque l'atmosfera di una nuova invasione
di barbari, a consacrare la decadenza.." - "..i
letterati stessi, usi agli estri del futurismo e del
medioevalismo dannunziano, trasportarono la letteratura agli
uffizi di reggitrice di stati e per vendicare le proprie
avventurose inquietudini ci diedero una barbarie priva anche di
innocenza." - "Con la loro audacia spavalda, con cui
erano stati guerrieri in tempo di pace, vestivano abiti di corte,
felici di plaudire al successo e di cantare le arti di chi
regna" ( Da il Baretti).
Quello che il povero Gobetti non poteva prevedere era che quel
provinciale decadentismo irrazionale sarebbe rinato quarantanni
dopo per assecondare i bisogni, sempre più opinabili, di una
classe molto diversa da quella che si era immaginato. Una classe
che ha avuto bisogno, per pulirsi dalla barbarie ma non dalla sua
cecità, di due guerre mondiali, dell'orrore dell'antisemitismo,
dei lager stalinisti, delle odierne e trascurate esecuzioni
cinesi, del foraggiamento di qualsiasi ribellione studentesca per
rivoluzioni da operetta utili a garantirle reali restaurazioni e
di tanta, tantissima nebbia.
A riprova di quanto detto, invito i visitatori della Mostra a
visitare, a pochi passi dalla Fondazione Mazzotta, nello spazio
della Posteria, via Sacchi 5, un'altra mostra: "Epocale:
Pop Art- Graffiti Art- Cracking Art" dove, vicino
agli ormai declassati, anche dal mercato, Jasper Jons,
Rauschenberg, Andy Worhol, si possono consumare a poco prezzo i
giovani artisti di regime della plastica riciclata e altre
avanguardie in odore di agonia che anche il più sprovveduto
sindaco della periferia olandese o tedesca farebbe fatica ad
accettare. Logicamente, ma si sta parlando di Regime, il tutto
era confezionato con il prestigio e l'allure dei soliti sponsor
sempre uguali a se stessi: Audi, Aereoporti di Milano e la
generosa Telecom. Unica grande fortuna della mostra alla Posteria
è la completa assenza, credo per ragioni di amicizie, degli
artisti plasticari del Nuovo Futurismo di Renato Barilli, il
critico che è riuscito a confondere l'astrattismo figurativo di
un Roberto Barni con l'anacronismo di Mariani e di Guccione,
senza che un qualsiasi Mercurio, con caduceo d'ordinanza, si
prendesse la briga di diradargli davanti agli occhi qualche bruma
di troppo.
Magari, per scivolare fuori senza ulteriori danni da questo
secolo piuttosto fetente, oserei dire orribile, finalmente
sollevati sia dalla eccessiva fiducia che i nostri bisnonni
avevano dato alle parole "modernità",
"avanguardia" e "progresso", sia
dall'irresponsabilità di una classe che amalgama Cultura e
Mercato con proporzioni sospette, sarà forse necessario cercare
qualche discendenza non epifanica, tentando di conciliare lo
spirito dell'empiria galileiana con la capacità di sognare ad
occhi aperti, come ci hanno indicato Picasso, Bacon, Martini,
Klee e altri trapassati geni senza tempo.
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Pus e Violette
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LE
FABBRICHE NON SERVONO
di Vitostefano Ladisa (articolo pubblicato in Affari
Italiani)
Mi inserisco nel dibattito
sulla politica economica da adottare al Sud sollevato dal sig.
Autino del cui articolo condivido molte cose. Negli
anni 70 e 80 si sono spesi migliaia di miliardi per
cercare di industializzare il Meridione, cercando di trapiantare
su di esso il modello di sviluppo del Settentrione, come sappiamo
fatto di piccole e medie imprese dedite soprattutto alla
fabbricazione di prodotti di esportazione, favorite anche da
scellerate politiche di svalutazione monetaria che, per un Paese
privo di fonti di energia, si sono rivelate un boomerang. Questo
tentativo fallì miseramente, oltre che per questioni di
malgoverno note a tutti, anche perchè non si capì, o non si
volle capire, linutilità di impiantare industrie in una
zona geograficamente non adatta. Immaginiamo, per esempio, di
creare unindustria di macchine utensili in tecnologicamente
avanzata in Calabria. La prima domanda che limprenditore di
questa fabbrica deve porsi è: A chi vendo ? Vedendo intorno a se
i potenziali e facilmente raggiungibili mercati di sbocco, Nord
Africa, Albania, ex-Jugoslavia, la cosa più immediata che gli
può accadere è fallire. Questo semplicistico, ma indicativo
esempio, è per dimostrare che per il Sud la via per uno sviluppo
florido e duraturo passa solo per ununica strada possibile,
il turismo. Quindi la prima cosa da fare sono le infrastrutture
capaci di accoglire visitatori da ogni parte del mondo, ad
incominciare dagli aereoporti e da ferrovie efficenti e VELOCI.
Un modello da seguire è Montecarlo, dove da una striscia di
terra succhiata dal mare, hanno creato un piccolo paradiso e nel
nostro Sud con i luoghi che ha, di essi se ne potrebbero creare
una decina, se non di più. Si potrebbe obbiettare: E i
soldi chi li mette ? Nelle casse dellUnione Europea
esistono dei fondi multimigliardari destinati allItalia che
per beche politiche e burocratiche non sono stati mai utilizzati,
anzi sono giunti da Bruxelles moniti a farlo al più presto, pena
la perdita totale. Ma il nostro Governo da quellorecchio
non ci sente, pensano solo alla rottamazione, che si spera prima
o poi coinvolga anche il loro poco cervello.
ANDATE A
VEDERE LE NOSTRE CRETE di Francesco Di Lallo (articolo
pubblicato in Affari Italiani)
Gentile signor Autino, mi consenta di tentare di dare una
risposta ai tanti perché della sua appassionata, ancorché piena
di rabbia, perorazione sui mali che affliggono il sud del mondo,
in special modo il nostro sud? O, meglio,
di fargliela dare dal nostro grande e completamente dimenticato
(che Italia!) connazionale Giustino Fortunato? "Vada a
vedere le nostre crete" disse un giorno l'esimio professore
a un suo interlocutore, che doveva avergli fatto domande simili
"erano boschi, di cui le capre hanno distrutto i virgulti
nell'indifferenza dei pastori. Ecco la maledizione di noi
meridionali: invece di piantare alberi, li lasciamo distruggere
perché non crediamo nel domani".
SE
PERMETTETE, PARLIAMO D'EUROPA
E' dalla caduta dell'Impero Romano che la nostra bella Italia e'
invasa dallo straniero. Sul nostro Bel Paese si puo' dire che
siano passati un po' tutti: Arabi, Greci, Unni Visigoti,
Ostrogoti, Longobardi che sono arrivati qui un po' come ladri un
po' come predatori. Poi le cose sono cambiate e gli stranieri
sono venuti ad invaderci acclamati dal popolo che da loro si
aspettava giustizia, pane, lavoro. Cosi' i Francesi sono venuti
qui chiamati dai Milanesi, gli Austriaci chiamati dai Veneziani,
Gli Spagnoli chiamati dai Napoletani e giu' tutti in strada ad
acclamare lo Straniero che finalmente arrivava ad aiutarci a
fottere quegli antipatici di altri italiani. Naturalmente lo
Straniero arrivava, si guardava intorno, e poi, visto che non era
per niente malaccio rimanere da queste parti, si accasava
sbafando al Nord, mangiucchiando al Centro e rosicchiando al Sud
tutte le risorese che poteva. Anche la Storia Moderna non si
discosta molto da questa falsariga: Cavour chiede aiuto ai
Francesi e offre la nuova Italia ad una dinastia, sempre
Francese, che ci regala il primo nostro re che si chiama Vittorio
Emanuele SECONDO e il secondo nostro Re che si chiama Umberto
PRIMO. Dinastie italiane! Anche Mussolini corre incontro ad
Hitler e al baratro accompagnato da tutta la popolazione italica
festosa. E dopo lo sfacelo della guerra filmati sbiaditi ci fanno
vedere gli italiani festanti che acclamano l'arrivo degli
americani che gettano dalle jeep le loro tavolette di cioccolato.
E gli italiani sempre festanti, sempre applaudenti. A questo
pensavo l'altra sera vedendo in televisione la faccia di
mortadella del nostro Prode Prodi che si commuoveva dopo aver
consegnato, forse per sempre, la nostra sovranita' nazionale ad
alcuni stranieri che tra l'altro non sembra ci stimino nemmeno un
po'. Abbiamo consegnato ad alcuni banchieri europei la nostra
autonoma facolta' di battere la nostra moneta, di determinare la
nostra politica economica e quindi la nostra liberta'. Perche'
non credete a quegli imbecilli che vi dicono che il lavoro rende
libero perche' non e' vero. Questa frase oltre che riempire la
bocca dei nostri sindacalisti di regime era anche esposta ben
alta su tutti i campi di concentramento tedeschi e quindi e' una
formula che possono usare tutti, ma che dentro non contiene
niente. Il denaro rende liberi, non il lavoro; e aver delegato
Zalm e Wegel ad amministrarcelo per giunta con la preghiera di
farci male per altri sei anni e' un rischio per la nostra
sovranita' nazionale. Perche', a dispetto di Bossi, la cosa che
ci teneva insieme in questo stupido Paese era la lira con cui in
ogni paese d'italia, da Cantu' ad Agrigento si potevano comprare
le merci. Adesso che, siamo tutti qui soddisfatti ad aspettare
che gli altri ci facciano fare quello che non riusciamo a fare
insieme ed in armonia perche' siamo un popolo di stupidi,
litigiosi, presuntuosi saccenti, persa la nostra moneta, ci e'
rimasta, come collante nazionale la televisione coi suoi
Carramba, Ruote della Fortuna, Barbie che ballano durante i
programmi dei nostri figli e la fatidica domanda che vuole solo
una stupida risposta per vincere una modica somma. E la voce al
telefono che implora: "Mi dia un aiutino
"
SE
PERMETTETE PARLIAMO D'EUROPA 2
Il commissario Ue, Thibault de Silguy: «Armonizzazione
fiscale, passo necessario» Waigel scrive a Bruxelles
sull'anticipo del patto di stabilita'. Tietmeyer: «Piu' impegno
per ridurre il debito. Occorre anche un adeguamento strutturale
prima di un si' definitivo nella moneta unica."
Scusate se mi dilungo su un argomento che ormai sembra superato,
ma mi pare che nessuno abbia risposto mai alle domande che quelli
come me si pongono e se le ripongono da soli, parlando come i
matti. Eh, si sa. Avere ragione un'ora prima degli altri vuol
dire essere destinati ad avere torto per un'ora. Spero tanto di
avere torto ma ieri ho letto le notizie di stampa che vi ho
riportato nelle prime quattro righe di questo mio commento
intanto per farvi toccare con mano che ancora non siamo dentro e
gia' questi Soloni ci dicono cosa dobbiamo fare e come lo
dobbiamo fare. Ma questo e' solo l'antipasto. Vediamo un po':
Secondo voi cos'e' l'armonizzazione fiscale? Adesso che e'
universalmente riconosciuto che paghiamo le tasse piu' alte del
mondo cosa vogliono fare? Vogliono eliminare le differenze tra le
tasse piu' alte e le tasse piu' basse per rendere piu'
"armonico" il getto fiscale? E voi nella storia
dell'umanita' avete mai visto fare un'operazione come questa
TAGLIANDO le tasse piu' alte? Un'altra cosa: Secondo voi cos'e'
un "Adeguamento strutturale" dell'economia italiana nei
confronti di quella europea? Ve lo dico io cos'e': Prendete una
supposta alta un metro e con un diametro come quello di un obice.
Questa e' l'Europa. Adesso dovrete nei prossimi sei anni
"adeguare strutturalmente" il vostro buco del culo!
Ho reso l'idea?
MA IO
SONO DI DESTRA?
Amici, fratelli. La maledizione italica di etichettare tutto e di
chiedersi cosa c'e' dietro ha colpito anche la mia modesta
persona. Un gentilissimo navigatore mi ha scritto chidendomi
l'autorizzazione a riportare alcune mie cose che a suo dire
stanno bene nel suo sito. Dico, fa' quello che ti pare. Mi dice,
ma dato che sono un po' di destra non vorrei che tu ne avessi a
male. Allora, fratelli, amici, popol mio, io vi chiedo. Ma posso
io essere classificato di destra? E perche'? Perche' sono nato
Europeista convinto e non mi rassegno ad aver mollato la nostra
sovranita' nazionale senza alcuna contropartita? E' di destra
questo? E di sinistra era Togliatti che voleva consegnare la
nostra sovranita' ai Russi? E' di destra essere inesorabilmente
contro il potere, di qualunque colore esso sia ed usare l'ironia
come estrema arma per combatterlo? Ma se lo aveva proclamato
Lenin! Domandarsi se e' lecito che per essere governati si debba
eleggere chi ci governa ma per tenere in mano i nostri soldi non
e' necessario. Voi lo fareste coi soldi di casa? Dareste a Prodi
l'altro 30 per cento che vi e' rimasto nel portafoglio e senza
sapere chi decidera' quando comprare il gasolio per il
riscaldamento o il cappotto per il bambino? Chiedersi questo, e'
di destra? E' di destra chiedersi di smetterla di essere sudditi
e di diventare finalmente cittadini? E' di destra la cura Di
Bella? Si', perche' il figlio prescrive le cure sul Borghese e
partecipa al Congresso di AN? E allora Beppe Grillo che difende
il Di Bella e' di destra?
ALLORA SONO UN ANNARCHICO ?
Be' ragazzi, se gli anarchici sono quei quattro straccioni che
hanno sfilato a Torino, che si riuniscono a sbafo nei centri
sociali che straparlano come gli "Squatter" (Parola
nuova, che indica stupore) allora meglio morire da piccoli! Io so
che tutti i rivoluzionari muoiono a vent'anni, anche quando non
muoiono e che il destino dell'uomo libero e' quello di nascere
incendiario e di morire pompiere. Ma che sia capitato proprio a
me, questo mi uccide. E allora, fratelli, popol mio, se volete
evitare il suicidio di questa misera penna, vi prego: mandatemi
una E-Mail e ditemi che cosa e' di destra e cosa e' di sinistra,
oggi. Vi prego
P.S.
La gentile persona che pubblica cose di destra si trova qui: PAGINE DEL CACTUS Viandante, non c'e' sentiero, il
sentiero si apre camminando. (Antonio Machado)
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