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Periodico a vista
.e. Cronaca in pista
Pus e Violette 14
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LE
BUONE RAGIONI DI ETICA E RICERCA di Sebastiano Maffettone
L'approvazione da parte dell'Unione europea - dopo dieci anni di
travagli - di una direttiva sulle biotecnologie ha
suscitato, come era lecito attendersi, numerose polemiche. Non
è mancato chi l'ha battezzata con evidente esagerazione
«direttiva Frankenstein», e al Parlamento europeo verdi,
comunisti ed estrema destra hanno organizzato una veemente quanto
colorata opposizione basata, a loro parere, su ragioni morali. Si
può notare di sfuggita che queste forze hanno in comune una sola
cosa, e cioè una tradizionale avversione culturale nei confronti
della modernità. Da questa avversione deriva spesso un
atteggiamento genericamente apocalittico, che tende a
sottovalutare il progresso scientifico ed economico in nome dello
status quo. Curiosamente, a mio avviso, questo atteggiamento
sostanzialmente reazionario viene spacciato ad alcuni per
"etico", senza una chiara consapevolezza del
significato dell'etica in una società aperta e pluralista. Allo
scopo di sgombrare il terreno da questo equivoco sostanziale, e
non solo terminologico, vorrei invitare a riflettere sui punti
seguenti. I limiti della normativa approvata. Sono evidenti, a
cominciare dall'articolo 5 della direttiva in questione, articolo
che recita in maniera inequivoca: «Il corpo umano, nei diversi
stadi della sua costituzione e del suo sviluppo, compresa la
sequenza o la sequenza parziale di un gene, non può costituire
fonte di invenzioni brevettabili». Parimenti è vietata la
brevettazione di nuove razze animali e nuove specie vegetali,
nonché la clonazione umana e l'utilizzo di embrioni umani a fini
industriali e commerciali. La ratio della normativa consiste nel
difendere gli investimenti di imprese europee interessate alla
ricerca e alla produzione nel settore delle biotecnologie. Come
è stato da più parti sottolineato -anche da questo giornale- il
ritardo europeo nei confronti degli Stati Uniti in questo settore
fondamentale è oggi enorme. A fronte di investimenti dell'ordine
delle centinaia di miliardi, è chiaro che nessuna impresa può
investire senza la tutela dei diritti di proprietà. Quindi,
l'unico modo per rendere le imprese europee competitive è quello
di proteggere la loro produzione e ricerca attraverso i brevetti.
Le conseguenze di una mancata politica in questa direzione sono
lampanti (anche perché già pienamente in atto): fuga di
cervelli e di capitali. Una volta per tutte dobbiamo pure
renderci conto che l'efficienza è anche un valore morale
(naturalmente non l'unico). Ciò è particolarmente vero in un
settore il cui sviluppo può avere conseguenze molto vantaggiose
per la salute, e, oserei dire, in special modo per noi cittadini
di un Paese in cui si soffre assai per la cronica mancanza di
serietà ed efficienza. Lo scopo di operare in questo settore
della ricerca. Anche qui è difficile non comprendere che la cura
delle malattie che dipendono da una deficienza genica costituisce
un fondamentale progresso medico. Nel campo delle proteine - come
numerosi scienziati hanno sottolineato molte volte in questi anni
- proteine sintetiche potranno essere adoperate per compensare
deficienze nell'attività dei geni. E nel campo del Dna si può
ipotizzare in un prossimo futuro lo sviluppo di nuove direzioni
di terapia genica. In questo caso, si può pensare che alcune
malattie ereditarie saranno eliminate. Fornite alcune ragioni
semplici ma, a mio giudizio, importanti per non opporsi
frettolosamente a una direttiva come questa, mi sembra opportuno
anche fare un passo nella direzione contraria. Anche se ci sono
buone ragioni per sostenere il progresso della ricerca non
mancano preoccupazioni morali in un ambito che ha a che fare con
la vita nel suo senso scientificamente più profondo. Un'etica
seria e responsabile, però, non è fatta di divieti a priori e
assoluti. Ma piuttosto di controlli continui e attenti. Voglio
con questo dire che, anche se sono giocoforza in prima linea, gli
scienziati non possono essere gli unici a preoccuparsi delle
ricadute morali della loro attività in biologia genetica (ma
anche in altri settori di ricerca). La scienza, se mi si passa
uno slogan, è una cosa troppo seria per farla fare solo agli
scienziati. Cittadine e cittadini responsabili devono
controllarne gli sviluppi. Anche quando sono complicati e
difficili come nel caso in questione. Le vie per simili attività
sono svariate e non semplici. Comitati etici, controlli fiscali e
discussioni pubbliche ne sono elementi necessari. Può essere un
percorso difficile. Ma non vedo alternative. Come al solito, un
atteggiamento etico raccomandabile non è fatto di "tutto o
niente", ma di riflessione costante e informata. (Articolo pubblicato da Affari Italiani)
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