Camilleri, Andrea Andrea Camilleri Page, The Camilleri's fans club
Andrea Camilleri: La
paura di Montalbano Sei
nuovi casi da risolvere, sei differenti indagini che finiscono per sondare il
cuore degli uomini. Tanti i personaggi e tante le storie, tra gli altri: la
figura del maresciallo Verruso, formale, pignolo, in apparenza una specie di
antimontalbano. Con un tremendo segreto da custodire. O l'immagine della signora
Giulia Dalbono che non riesce più ad aprire gli occhi dopo un incidente che
invece avrebbe dovuto spalancarglieli per sempre. Montalbano indaga, perché
come al solito le cose non sono quelle che sembrano. La
scomparsa di Patò Sul finire dell'Ottocento,
durante la rappresentazione di una "Passione" di Cristo davanti a
centinaia di spettatori, l'attore dilettante che interpreta la parte di Giuda,
il ragioniere Patò, sprofonda, dopo il tradimento, come richiede il copione,
nella voragine che si apre sotto i suoi piedi. Si trattava naturalmente di una
botola preparata ad arte, senonché, il ragioniere Patò non riemergerà più
dal sottopalco. Svanisce letteralmente e nessuno lo rivedrà mai più, né vivo
né morto. Il romanzo, sempre sul filo dell'ironia e del paradosso, è una sorta
di spassoso dossier su quella misteriosa sparizione. "Murì Patò o s'ammucciò?"
ovvero "Patò è morto o si è nascosto?". È questo il pressante
interrogativo che si pone incessantemente la folla dei protagonisti, e forse
ancor più quella dei lettori, dell'ultimo curioso romanzo di Andrea Camilleri.
Nella giornata di Venerdì Santo, a Vigàta, il ragioniere Patò, a detta di
tutti uomo irreprensibile, padre e marito amoroso nonché stimato direttore
della filiale cittadina della Banca di Trinacria, sparisce nel nulla durante la
rappresentazione del "Mortorio" in cui recita la parte di Giuda. Che
fine avrà mai fatto? C'è chi sostiene che vaghi smemorato nella campagna e chi
parla di un omicidio mafioso. Alcuni prefigurano un intervento diretto del
Maligno per sprofondare negli inferi Patò-Giuda redivivo, altri ipotizzano una
caduta in un interstizio-spazio temporale o nella scala del matematico Penrose.
Di fronte a tale ridda di ipotesi l'intera cittadinanza, le forze dell'ordine,
le più alte autorità militari, civili e religiose e persino i vertici dello
Stato, nella figura di S.E. il Senatore Pecoraro Grande Ufficiale Artidoro,
Sottosegretario agli Interni e zio dello scomparso, si mobilitano per risolvere
l'inquietante mistero. Riposti per il momento i panni del Commissario Montalbano,
Camilleri compie un passo a ritroso nel tempo, ambientando nella Vigàta di fine
Ottocento una rocambolesca, surreale caccia all'uomo che, oltre alla suspence e
all'intrigo del giallo raffinato, regala ai lettori un impareggiabile repertorio
di tradizioni sicule e italiche, una carrellata ironica e impietosa su usi,
costumi e malcostumi passati e presenti del nostro paese, un vivacissimo
inventario di personaggi, caratteri, miserie e nobiltà dell'animo umano. Il
tutto in un romanzo atipico che rinuncia completamente ai dialoghi e alla voce
narrante per ricorrere alla forma del dossier, dove, come ne La concessione del
telefono, si susseguono, pagina dopo pagina, articoli di giornale, verbali,
lettere anonime, lettere di protesta e di denuncia, che permettono allo
scrittore siciliano di dare sfogo alla sua inarrestabile versatilità di stili e
di linguaggio. Un'ardita scommessa letteraria che Camilleri ha dimostrato di
saper vincere.
Camilleri Andrea La
gita a Tindari; Sellerio di Giorgianni Il commissario Montalbano è impegnato in una nuova indagine tra
l'immaginaria Vigàta e il promontorio di Tindari. Un triplice omicidio è
avvenuto: un giovane dongiovanni che viveva al di sopra dei suoi mezzi
apparenti, due anziani pensionati seppelliti in casa che improvvisamente
decidono una gita a Tindari. Li collega, sembra, solo un condominio. Ma
Montalbano ha una maledizione, sa leggere i segni che provengono
dall'"antichissimo" che vive nel "modernissimo" continente
Sicilia: lo aiutano un vecchio ulivo contorto, la sua squadra, la svedese Ingrid,
un libro di Conrad e un Innominato senza pentimento. Camilleri inaugura l'anno
da poco iniziato con un nuovo romanzo che riporta sulla scena il "suo"
Montalbano, il detective ormai più famoso d'Italia, protagonista di complessi
casi investigativi e di un fortunatissimo successo letterario. Questa volta le
vicende del simpatico poliziotto si svolgono tra Vigàta e Tindari, suggestivo
promontorio carico di riminescenze storiche arcaiche, alla ricerca del
misterioso legame che ha accomunato nella medesima morte violenta tre persone
tra di loro estranee. Grazie al suo inconfondibile intuito professionale e ancor
più forse della sua sensibilità di uomo, Montalbano concluderà con successo
le indagini, muovendosi al confine tra il mondo della tradizione e il mondo
della modernità; lui, cinquantenne, in vena di bilanci e previsioni sulla vita
e sul futuro, alle prese con la realtà attuale della tecnologia avanzata e di
Internet, che rendono superflua ogni appartenenza, confine o distanza
geografica. Un confronto che lo porterà a dubitare persino di non essere
adeguato ai tempi. Al di là di questi riflessioni e incertezze che accrescono
l'umanità del personaggio, rendendolo una figura ancor più vera e familiare,
questo quinto romanzo della "saga" di Montalbano riconferma intatto la
sapienza della narrazione di Camilleri, in cui si mescolano il fascino di una
lingua costantemente protesa al dialetto, la suggestione dell'intreccio, la
vivacità dei personaggi. Leggi l'intervista
all'autore su Café Letterario
La mossa del cavallo, un romanzo storico-poliziesco ambientato
nell'immaginaria Vigàta di fine Ottocento che si sviluppa in una
sconcertante e paradossale storia di sopraffazioni antiche e
attualissime. Il cane di terracotta, il solito delitto di mafia a Vigàta,
cittadina fantastica e metaforica in terra di Sicilia. Ma questa
volta, in coda, se ne trova un altro, più conturbante e rituale:
due cadaveri di giovani abbracciati, nel doppio fondo di una
grotta, sorvegliati da un enorme cane di terracotta. Un mese con Montalbano trenta delitti d'amore o d'interesse,
mafiosi o di esaltazione, di esplosivo furore o di logorante
quotidianità, per passare un mese in compagnia del commissario
Montalbano Il ladro di merendine terzo appuntamento con Salvatore
Montalbano, il commissario di stanza a Vigàta, il "centro
più inventato della Sicilia più tipica".Gli arancini di Montalbano venti racconti tra Vigàta, New York, Roma
e Milano: il nuovo libro di Andrea Camilleri e le nuove avventure
di Montalbano tra commissariato e trattoria.
Andrea Camilleri:
Concessione del telefono,
Filo di fumo,
Stagione della caccia,
Birraio di Preston,
Corso delle cose,
Bolla di Componenda,
Gioco della mosca,
Strage dimenticata,
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Quindici giorni con Montalbano
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