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I.R.A. Imposta sul Ridere Aggiunto
di Adriano Autino


Rispondo, anche se con un po’ di ritardo, al gentile invito di Luigi Granetto, a proposito del ridere. Volete proprio ridere? Voilą, ci pensa “il Professore”. Vedo che qua e la’ per la rete qualcuno continua a chiamarmi cosi’, e allora ci sto, ma ci metto le virgolette, perche’ sia chiaro che e’ per ridere (e un po’ per civetteria).

Vediamo. Siete dei professionisti stimati ed affermati (vi e’ gia’venuto da ridere? Calma, calma, c’est n’est q’un debut, come si diceva una volta). Dopo molti anni di lavoro dipendente vi eravate messi in proprio, nei primi anni 90, quando c’era la crisi dell’informatica e non avevate voglia di prendere parte ne’ di assistere agli inevitabili episodi di cannibalismo dentro le aziende. Fatturate dagli 80 ai 150 milioni l’anno, a seconda di come riuscite a vendere le vostre giornate in consulenza o su piccole commesse (uh quanto! ma allora si’ che c’e’ da ridere!). Facciamo 100. Allora: 20 li pagate con la ritenuta
d’acconto ed altri 30 li mollate giu’ a maggio e novembre, tra IRPEF e INPS. Per la vostra attivita’ avete ovviamente delle spese: la macchina grande (mica potete andare dai clienti con la Uno), un paio di linee telefoniche, il telefonino, qualche computer (ne regalate al figlio mediamente uno ogni due anni, se non siete fanatici del megaherz o amici personali di Bill Gates), corsi di aggiornamento, spese di viaggio. Quanto vi e’ rimasto in tasca? 35 milioni, forse? Ridete, ridete: vi
rendete conto che guadagnate meno dell'ultimo stipendio da dipendente (che prendevate nel '91) ed in piu' avete tutto il rischio di impresa? Ovviamente i vostri clienti vi trattano come un'azienda, pagandovi a 90 giorni (quando va bene), quindi siete sempre in apnea con il conto e sfondate il castelletto ogni volta che pagate le tasse. Avete moglie e due figli. Siete stati cosi’ incauti e ridanciani da costruire una casa vostra, spendendo quei due che avevate messo via quando facevate il
lavoratore dipendente e lavorava anche vostra moglie. Inoltre avete fatto un mutuo per terminarla ed adesso dovete pagare tra i venti ed i venticinque milioni l’anno: qui c’e’ forse qualcosa da ridere, perche’l’inflazione e’ scesa, ed il mutuo e’ indicizzato, pero’ e’ come quel sollievo quando smette di grandinare e si mette a piovere. Non c’e’ scampo: per pagare il mutuo ricorrete regolarmente al papa’, anche se avete quasi 50 anni. Vi siete affacciati sull’internet e, siccome siete uno che pensa, vi sembra una splendida occasione per far conoscere le vostre idee. Fate la vostra bella paginetta, e vi ritrovate a fare parecchie ore di lavoro rigorosamente non pagato, sentendovi in colpa, nei confronti della famiglia (ma vi ripetete che state investendo sul lungo periodo). E fermiamoci qui, con il cahier de doleance, lasciando da parte i problemi famigliari: chi non ha almeno un figlio allergico, conflitti e logorii di tutti i generi? State gia’ ridendo a crepapelle? Il bello deve ancora venire. Gia’: abbiamo il governo di sinistra. Mica ci si puo’ lamentare. Anzi, “sempre allegri bisogna stare, che il nostro piangere fa male al re..”. Se ti lamenti, ecco la’ i gatti e le volpi delle varie destre e dei centri che ti fanno l’occhiolino, ti lusingano chiamandoti “ceto medio produttivo”, “piccola/media azienda” e cosi’ via, dandoti ad intendere che i tuoi interessi sono gli stessi di Agnelli e di Bill Gates o, se proprio vogliamo scendere, quelli dei commercianti. Commercianti e lavoro autonomo, un’unica banda di evasori da supertassare strizzando loro l’occhio.

E qui non posso non pensare al compianto Toto’, che rideva, mentre prendeva le botte al posto di Pasquale... Ridiamo quindi: noi non siamo mica Pasquale. Abbiamo sempre pagato le tasse, fino all’ultima lira, sia da dipendenti, che da consulenti (provate a non fatturare una consulenza, poi vediamo se riuscite a riscuotere il credito). Pasquale, intanto, si’ che se la ride: ne ha messi da parte, di quattrini, cosi’ tanti quando l’evasione era facile, che non saranno le tasse di oggi a mandarlo in rovina. I piu’ continuano a lavorare in nero, gli altri chiudono l’attivita’, e se ne vanno a stare ai Caraibi. Noi no. Sono convinto che la maggior parte di voi, che state leggendo, neppure voi siete Pasquale, e vi starete certamente sbellicando dalle risate. Volete ridere ancora di piu’? Bene, voi, che per comodita’ chiamero’ non_pasquali, siete rappresentati politicamente? Vediamo l’analisi sociale dei professionisti della politica: Bertinotti e Cossutta pensano che il modo di produzione maggioritario sia ancora quello tayloristico, che la maggior parte dei lavoratori stia ancora nelle grandi fabbriche, addetta alle catene di montaggio, e che la massima aspirazione di un giovane sia quella di trovare un posto in catena. Hanno almeno il merito di non nascondere la loro analisi sociale e di non vergognarsene, anche se fa ridere. Popolari e pdiessini, hanno un’analisi sociale? Se qualcuno ne trovasse traccia, mi faccia sapere. Mi sembra che si barcamenino nel gestire l’esistente, forse con maggiore onesta’ dei loro predecessori. Pero’ trasparenti non sono neppure loro: ancora non sappiamo quante migliaia di miliardi hanno effettivamente rubato Craxi e banda, e che percentuale del debito pubblico attuale sia da ricercare sui vari conti in Estremo Oriente, Svizzera o Centroamerica. Noi intanto sudiamo sangue, mentre si costruiscono imperi economici in Tunisia. Ed ancora non abbiamo un bilancio dello stato limpido, effettivamente
pubblico e leggibile, che ci consenta di capire bene, per es., che percentuale della spesa pubblica e’ lo stato sociale, che percentuale la spesa militare, ecc.. Ed ancora nessuno ha rivelato chiaramente che la parte preponderante della spesa pubblica erano e sono le commesse ministeriali gonfiate e truccate, a beneficio di mafie e di varie burocrazie pubblico-private. In nome di Maastricht, sono stati effettivamente chiusi questi bocchettoni di uscita di denaro pubblico? Quanto era ed e’ effettivamente colluso questo stato con il potere politico-mafioso? Stiamo sudando sangue per continuare ad ingrassare
ladri ed assassini? Non dico che Prodi e D’Alema siano in malafede. Solo che non hanno uno straccio di analisi sociale aggiornata, quindi vengono sommersi dall’esistente, e da una visione del mondo superata, che impedisce loro di vedere le possibilita’ oltre i problemi. E se questa e’ la sinistra, figuriamoci la destra.

Delle destre non c’e’ molto da ridere ne’ da dire, oltre a quanto gia’ detto. Dopo aver indossato la camicia e la cravatta da destra liberale, Fini va ai raduni di Rauti e dei Naziskin, tanto per togliere qualche dubbio a chi ne avesse avuti, e con buona pace di chi aveva salutato il suo ingresso tra i democratici. Il carrozzone berlusconiano si e’ rivelato per cio’ che era: una voragine, un buco nero di vuoto politico, che ha inghiottito risorse ed energie in grandi quantita’. Oltre al principio che ogni essere umano adulto non deve essere trattato come un bambino (di cui va dato atto, almeno alla destra liberale, ma anche al pensiero libertario di sinistra), non c’e’ granche’ che mi interessi nell’armamentario filosofico destrorso. Io non voglio perseguire i miei interessi di ceto sociale a spese dei lavoratori dipendenti o dei pensionati. Li vorrei perseguire su progetti di vero sviluppo.

Bossi cerca di costruire una burocrazia padana al posto di quella romana, mutuando da quest’ultima la mancanza di trasparenza ed il vecchio vizio borbonico-sabaudo di regnare anziche’ servire; agitandosi per un federalismo geografico, laddove sarebbe ormai di estrema attualita’ un concetto di federalismo funzionale, di suddivisione dello stato in oggetti piu’ piccoli, piu’ funzionali alle vere esigenze attuali, e piu’ controllabili dai cittadini, nonche’ permeabili agli investimenti dei cittadini.

Prima di chiudere (non vorrei che qualcuno poi stesse male per il gran ridere), voglio anch’io gettare li’ qualche pensierino per sonni leggeri. Quanti siamo, noi non_pasquali? Non e’ neppure facile, nel paese dei cachi, trovare dati di analisi sociale (avete provato?, io si’, c’e’ da ridere, ve lo assicuro). Non resta che vedere l’Istat: nel 1961 vi erano in Italia 600.000 aziende, su circa 50 milioni di abitanti; nel 1991, 4.5 milioni di aziende, su una popolazione di circa 55 milioni. Il numero delle aziende e’ quindi cresciuto in 30 anni di un fattore 10. Significa 4 milioni di nuovi imprenditori. Se si considera che ogni imprenditore ha intorno a sč mediamente da 3 a 5 persone che ne condividono oneri ed onori, abbiamo una ventina di milioni di persone che hanno cambiato stato sociale (non necessariamente stato economico). Allora questa e’ una componente nuova ed importante della societa’, che non coincide con le vecchie categorie della piccola borghesia, del commercio o del lavoro autonomo. La vecchia categoria di lavoro autonomo comprendeva in passato soprattutto funzioni legali o commerciali, mentre oggi comprende principalmente funzioni tecnologiche, informatico-informative e di ricerca. Checche’ ne dicano le vecchie sinistre ed i sindacati, che tardano ad analizzare la realta’ (forse e’ piu’ comodo riscuotere il pagamento delle tessere dai lavoratori che sono tutti insieme nelle grandi aziende) questa e’, secondo me, una tendenza di emancipazione sociale, in atto, nonostante tutto. Se questo fosse vero, noi non_pasquali saremmo quasi un’avanguardia culturale e sociale. Infatti, siamo la categoria sociale che ha problemi nuovi, di tutti i generi, e nessuno che provi a risolverglieli. Dico quasi, pero’, prima dovremmo riconoscerci, come avanguardia, e provare a discutere dei nostri problemi, magari solo per ridere.

Chi non fosse stremato dalle risate potrebbe, intanto, dare un’occhiata al mio articolo “Lavoro e disoccupazione: un problema filosofico”, all’indirizzo http://www.canavese.it/autino/occu_frf.htm
A presto
Adriano Autino (o “il Professore”)

 

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